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Il guinzaglio elettronico

La nostra voglia di social ci costringe ad un perpetuo controllo. Telefoni fissi e mobili ci tengono d’occhio notte e giorno.

Negli anni ’70 se passavi col rosso ( succede spesso, anche perchè se non lo fai, a volte rischi di essere tamponato) dovevi solo girarti e vedere se c’era un vigile. Ora te lo scordi. Telecamere dappertutto e anche multe a non finire tanto che è preferibile lasciare la macchina a casa. Ci spiano continuamente e non si sa come vengono utilizzate tutte le informazioni che vengono raccolte su di noi mentre stiamo navigando. Il corpo umano sta diventando una sorta di password. Sui vari dati estraibili dal nostro fisico si gioca una partita essenziale per il futuro dei dati personali. Un capello, un po’ di saliva, un po’ di sangue e si arriva al tuo genoma senza sapere le conseguenze di questi veri furti della sfera privata. Pensate ad esempio all’assicurazione sulla vita, se è stata violata la tua privacy col cacchio che vi fanno un contratto visto che in internet esistono società che effettuano test generici previo invio di un campione organico. Hai un blog , metti la tua e-mail per i contatti e nel giro di un giorno viene rubata e la tua casella di posta elettronica si riempie di schifose e fastidiose proposte che non ti interessano minimamente. Per non parlare poi delle mail fasulle di Poste.it. Ai tempi di Marx il patrimonio per un proletario era rappresentato dai propri figli, ora per noi proletari digitali è solo un brandello della nostra vita privata. Prigionieri siamo! Fottuti siamo!

Le conseguenze sono gravi, i diritti delle persone vengono annullati. E pensare che ci sono poi persone che cedono i propri dati in cambio di servizi gratuiti! Una vera moneta di scambio ma solo per noi, i ricchi non devono dire niente a nessuno.

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