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Mutilazione genitali femminili, la pratica della vergogna

di Caranas

Sono 140 milioni le bambine di trenta paesi per lo più africani, zona sub-sahariana , che sono costrette a vivere con l’equilibrio psichico alterato a causa di una amputazione barbarica praticata sui propri genitali.

Le mutilazioni genitali femminili restano un tabù, che ancora oggi , in un’era globale, ci coinvolge amaramente perché si tratta di una pratica non medioevale ma attualissima che costringe ancora tante bambine ad una orrenda mutilazione.

Le mutilazioni sono prassi millenarie di solito associate al mondo islamico, ma il fenomeno non riguarda l’Islam e non ha niente a che fare con la religione. La realtà è che tuttora il problema di tutela dell’infanzia, di violazione dei diritti umani, di una barbarie contro bambine inermi , non è risolto.

Le mutilazioni vengono generalmente effettuate con strumenti rudimentali, come ad esempio una foglia verde di canna o vetri rotti ed in condizioni pericolose da parte delle donne anziane del villaggio che si improvvisano medici chirurghi.

Tra le pratiche più comuni abbiamo :

Circoncisione (o infibulazione al-sunna): è l'asportazione della punta della clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;

Escissione al-wasat: asportazione della clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;

Infibulazione (o circoncisione faraonica o sudanese): asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale;

Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Somalia sulle bambine, in Uganda sulle adolescenti.

Nella forma più comune di questa procedura (vedi figura) il clitoride viene trattenuto tra il pollice e l'indice, tirato e amputato con un movimento veloce utilizzando un oggetto tagliente. L'emorragia viene solitamente arrestata tamponando la ferita con garze o altre sostanze e applicando un bendaggio compressivo.

Amnesty International, con la campagna “Il mio corpo, i miei diritti”, ha espresso ferma condanna nei riguardi di questa diffusissima pratica di mortificazione della sessualità femminile. Ma non basta.

Tag(s) : #MEDICINA

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