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La condanna a morte di Meriam, un concentrato di crudeltà e di offese ai diritti umani

Meriam Yehya Ibrahim Ishag condannata a morte per aver sposato un cristiano

La donna sudanese, educata nel cristianesimo, Meriam Yehya Ibrahim Ishag - questo è il nome della donna, 27enne è stata condannata a morte per apostasia e a ricevere 100 frustate per adulterio, avendo sposato un cristiano. Il radicalismo islamico sta diffondendo la violenza nel mondo. Per i musulmani è tempo di denunciare questo islam violento, scegliendo "l'islam della città", non "l'islam beduino del deserto".

Meriam è stata condannata ieri all'impiccagione per apostasia. Essendo incinta di sette mesi, la sentenza sarà ritardata di due anni. Ma intanto la donna dovrà anche ricevere 100 frustate per adulterio, avendo lei, considerata musulmana - contratto matrimonio con un cristiano, ciò che non è permesso dalla legge islamica. La vicenda definita "stupefacente e orribile", è un concentrato di umiliazioni per i diritti della persona.

Meriam Yehya è nata da padre musulmano. Ma avendo l'uomo abbandonato la famiglia alla sua nascita, la piccola è stata educata dalla madre, un'etiope ortodossa, alla religione cristiana. La donna ha poi sposato un cristiano del Sud Sudan. Dal 1983 a Khartoum vige la sharia e un tribunale islamico ha condannato Meriam alla morte. La condanna è avvenuta l'11 maggio, ma i giudici le hanno dato quattro giorni per ripensarci e tornare alla fede islamica. La donna, nella gabbia degli accusati, ha risposto: "Sono cristiana e non ho mai fatto apostasia [dall'islam]". Alla sentenza di morte i giudici hanno aggiunto la pena di 100 frustate per "adulterio". La donna era stata arrestata nell'agosto 2013 proprio per adulterio. La corte islamica vi ha aggiunto l'accusa di apostasia dopo che la donna si era dichiarata cristiana, e non adultera.

Essendo Meriam nata da un padre musulmano e da una mamma cristiana, l'Islam obbliga che i figli siano musulmani: è il padre che decide e non la persona stessa. Questo è contrario ai diritti umani e ai diritti dell'infanzia

Tag(s) : #RELIGIONE

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