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Ripartiamo dal Caffè Letterario - La grande madre di Alessia Alì

La grande madre -- di Alessia Alì

Pentapoli 2492, il futuro è sempre più vicino. La medicina, in particolare la genetica, ha fatto passi da gigante.

La trasmissione della vita avviene tramite Metròs (conosciuta come “la grande madre”), un dispositivo che seleziona ed elabora il materiale cellulare, precedentemente prelevato, di due donatori sani ed emette gli embrioni da incubare in una cella omega per favorirne il completo sviluppo. Non esiste più alcun vincolo biologico tra genitori e figli; non esistono più malattie: è questo lo scenario che si presenta davanti agli occhi di Thomas e Julia, due dei protagonisti, al termine del loro percorso spazio-temporale intrapreso per far luce sullo strano arrivo a Thor Island di bambini provenienti dal futuro.

La storia viene raccontata da due voci narranti: la prima è proprio quella di Julia, che redige un diario di viaggio riguardante la sua avventura; la seconda appartiene a Orius, il responsabile per la sicurezza della Bambineria. A mettere in moto l’azione è Olga, l’assistente del dottor Vitasey, dopo essersi resa conto che questi, nel suo laboratorio, sta portando avanti un esperimento di eugenetica con l’intento di creare una stirpe biologicamente perfetta, destinata a diventare la nuova classe dirigente.

In questo testo raffinato e avanguardistico l’esposizione procede in maniera armoniosa ed estremamente fluida fondendosi abilmente con la trama scientifica i cui argomenti e colpi di scena conquistano il lettore. Anche la suspense contribuisce a creare un racconto avvincente, sospeso fra l’attesa e la scoperta: l’evoluzione del progresso e la sua natura vengono descritti attraverso personaggi caratterizzati in dettaglio, dalla componente psicologica approfondita e intensa. L’ambientazione avveniristica condisce di spunti interessanti una storia vibrante che regala attimi di riflessione concentrandosi sul problema dell’eticità delle invenzioni e delle scoperte mediche: la cultura è positiva solo se utilizzata a fini benefici.

L’autrice Alessia Alì è avvocato ed è originaria di Gioiosa Ionica (Rc).

«Avrei potuto dirle che non ce n’era bisogno: un pezzo di lei sarebbe tornato a casa, quel piccolo pezzo che io mi portavo dentro, come un dolore meraviglioso. Avrei potuto dirle tante altre cose. Avrei potuto almeno salutarla. Stringerla un’ultima volta. Invece non l’ho fatto. Mi sono limitato a guardarmi intorno, in cerca di qualcosa che avrei potuto lasciarle, perché fosse solo suo, perché le ricordasse ciò che era stata per me, ma era un’idea sciocca: io le stavo lasciando tutto di me, quello che era stato mio adesso era suo, anche se lei non ne avrebbe potuto godere ancora a lungo perché stava svanendo inghiottita da quel male che la divorava da dentro. E allora, mentre pensavo con rabbia al suo dolore, al mio dolore, sentii, dimenticato lì nella tasca della mia giacca, come un peso di fuoco vicino al cuore, il mio inalatore; lo tirai fuori, me lo rigirai tra le dita per qualche istante e poi glielo misi in mano, senza parole, ma con il rimorso travestito da compassione di chi compie un male inevitabile. Lei lo prese e indugiò un momento sulle mie dita, lasciando l’impronta dei suoi polpastrelli sulle mie mani; un contatto che non vorrò mai dimenticare».

Tag(s) : #CAFFE' LETTERARIO

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