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Pier Luigi Bersani non rilascia interviste. Però nelle conversazioni private...

Pier Luigi Bersani non rilascia interviste. Però nelle conversazioni private tiene il punto nello scontro più duro mai avuto con Matteo Renzi, oltretutto alla vigilia di elezioni che si annunciano decisive. «Sia chiaro: deve essere la legge a decidere chi si può candidare e chi no. Però esiste anche il codice antimafia. L’abbiamo approvato tra l’entusiasmo di tutti. E il codice va rispettato. La polemica sui tempi del pronunciamento della commissione antimafia è sbagliata. Bisognava aspettare che fossero depositate le candidature, e che arrivassero le informazioni dalle prefetture. Dare addosso in questa maniera alla Bindi, una donna del suo rigore e della sua passione politica, è indegno. Vuol dire che abbiamo perso la bussola. E qui o si va a messa o si sta a casa».

Bersani però difende anche De Luca. «Io ho fatto l’amministratore per trent’anni. L’abuso d’ufficio per un amministratore è come una multa per un camionista. Non a caso il codice etico del Pd, che pure è rigorosissimo, non prevede che l’abuso di ufficio possa precludere una candidatura. La legge Severino però lo prevede. E allora dovevamo sanare questa contraddizione: o cambiando il codice etico del partito, o cambiando la legge Severino, che sarebbe stata secondo me l’opzione giusta. Invece il caso è stato preso sottogamba, si è smarrito il filo logico. E queste sono le conseguenze. La questione delle liste è molto importante. Perché qui finisce che in Puglia e altrove si tengono riunioni tra i consiglieri regionali eletti, per decidere chi fa l’assessore e chi fa il senatore, perché ha bisogno dell’immunità».

estratto dal Corriere

Tag(s) : #POLITICA

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