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TAV , NUTELLA e olio di palma

Da 5 mesi le aziende indonesiane produttrici di olio di palma temono la reazione dei clienti che in Europa sono a conoscenza della presenza di questo alimento nei prodotti che compriamo. Per un giorno di lavoro gli operai guadagnano 5 euro e 8 cent di euro per ogni palma interrata. Il mercato dell'olio di palma è cresciuto negli ultimi 30 anni e, per il disboscamento, diverse specie animali sono in pericolo estinzione. Il prezzo sul mercato è di 900 euro a tonnellata per la parte bianca e di 600 euro per quella arancione. I frutti vengono distillati e lavorati, ma i grassi saturi restano e la raffinazione chimica rimane quella preferita dai grandi "clienti". I consumatori spesso sono all'oscuro delle sostanze che i prodotti contengono, come per esempio la Nutella che pare contenga il 31% di olio di palma, ma la quantità sulla confezione non è riportata perché la legge non lo impone. La Nestlè e la Ferrero quindi si sono viste costrette a dichiarare di usare olio di palma sostenibile o la sua totale eliminazione (Nestlè). Tuttavia chi fa le certificazioni non è obiettivo in quanto è pagato da chi deve controllare. I principali acquirenti sono India e Cina, più attenti a risparmiare che alla sostenibilità. Le foreste quindi vengono "riconvertite" cioè si bruciano e si avviano piantagioni di olio di palma. Gli oranghi scampati alla deforestazione sono stati reinseriti nelle aree protette. Le violazioni delle aziende produttrici di olio di palma sostenibile avvengono ogni giorno, come accade nel Borneo Indonesiano, dove si usano pesticidi, per i quali gli operai non usano mascherine. Le foreste bruciate producono una quantità incredibile di anidride carbonica, in quanto il legno contiene la "torba", alla base della carbonizzazione.

Tag(s) : #ATTUALITA'

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