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di Caranas

 

"I figli non sono un diritto". Non poteva mancare, nella settimana in cui il Senato inizia il dibattito sulle unioni civili, la voce tonante del cardinale Angelo Bagnasco che attacca fortemente la legge Cirinnà. Trattasi del presidente della Cei, sì, quello che gode di una pensione statale di 7.000 euro al mese come cappellano militare...col grado di generale di corpo d'armata, senza contare l’altro contributo sempre statale con l'8XMille. Bagnasco mistifica e non specifica che sì non esiste il diritto ad avere un figlio ( ma anche no), ma solo quello del minore ad avere una famiglia sia essa etero o omosessuale. Il bambino è soggetto di diritti, non un mero oggetto di desiderio. La legge del resto già prevede che un bambino di 14 anni deve esprimere il suo parere sulla richiesta di adozione.

Quanto alla famiglia, secondo il presidente della Cei, "c’è n’è una sola, ha un'identità unica e propria riconosciuta dalla Costituzione e dal sentire della gente". Ed ha rilevato , citando parole del Papa – con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico'”.

Il solito refrain dell’ideologia cattolica che nasconde la volontà di conservare un certo tipo di società e un certo tipo di sistema di rapporti di proprietà.

Non esiste un modello cristiano di famiglia, è un falso valore che deve essere liberato dalle esigenze evangeliche, una menzogna di quelle che nascono per una specie di escrescenza storica progressiva, sulla spinta di altre ragioni che non sono di tipo ideale, ma pratico.

I primi cattolici non avevano un ordinamento giuridico proprio della famiglia. Essi vivevano la vita di famiglia secondo il costume del tempo. Non c'era il matrimonio in chiesa; non c'era una anagrafe o un tribunale ecclesiastico per i matrimoni, non c'era il prete al matrimonio. Il padre di famiglia destinava alla figlia un dato marito, d'accordo con la famiglia del promesso sposo, senza che i due interessati potessero esprimere alcunché, perché questo era il costume. Inutile quindi andare a cercare nei primi cristiani un modello di "famiglia cristiana" e quindi inutile anche difendere in una società pluralistica un modello cristiano di famiglia. Una donna non aveva un suo mondo culturale. I figli non avevano un mondo culturale autonomo. Non c'erano spazi diversi per l'esperienza di vita. Perfino san Paolo porta riflessi della condizione sociale della donna dei suoi tempi, quando dice che la donna deve essere sottoposta al marito, o deve coprirsi il capo quando entra in assemblea perché il capo della donna è l'uomo.

Anche la sacra famiglia è un invenzione posteriore, perché la famiglia di Nazareth, non è un modello di famiglia, per il semplice fatto che, almeno nelle convinzioni di fede, Maria e Giuseppe non erano autenticamente marito e moglie (70 anni lui, 16 lei…), e comunque dinanzi a Cristo non c'è nessuna differenza fra l'uomo e la donna, non c'è né maschio né femmina.

Conosco la Bibbia , in essa ho trovato la poligamia; solo dopo si è acquisito il concetto della famiglia monogamica, che forse è un concetto irrinunciabile ma non certamente voluto dalla natura.

L’arcivescovo ribadisce che spetta ai laici, come già indicato dal Concilio Vaticano II, “di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Assumano la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero.

Certo non si può immaginare che un cardinale possa esprimersi in modo diverso. Parla ai credenti e alle loro coscienze! Se altri però sostengono tesi diverse sono ugualmente da rispettare. E’ la democrazia.

 

Tag(s) : #POLITICA

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