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di Caranas

Umberto Eco , se pur con toni più  pacati rispetto a quelli di Edoardo Sanguineti,  entrò ( ma non da solo- lo fece anche Moravia) in agguerrita polemica contro Pier Paolo Pasolini nel 1975 (rif. articoli corsari). Il 21 gennaio 1975, su «Il Manifesto», Umberto Eco, celato dietro lo pseudonimo di Dedalus, attaccò P.P.P. riferendosi alla polemica in corso in quell’anno sulla presentazione e approvazione di una normativa sull'aborto (che diverrà poi la legge 194 del 22 maggio 1978).

Non si tratta, di un problema riconducibile tout court a un "sì" o a un "no" all’aborto espresso in un referendum popolare, ma va  osservato e analizzato in rapporto al suo significato profondo, soprattutto nel contesto di quella "società dei consumi" che si stava purtroppo affermando in quegli anni e di cui quella di Pasolini è stata, forse, l'unica Vox clamantis in deserto che si è alzata, inascoltata, a denunciare lo scempio - quello appunto  del consumismo - che si stava orrendamente realizzando nella società italiana e non solo.

Partiamo dall’inizio. In Sono contro l'aborto ("Corriere della sera", 19 gennaio 1975,  con il titolo “Il coito”),  l'autore Pasolini rifiuta una soluzione comoda per una maggioranza che ha reso più facile il coito, vero problema delle discussioni sull'aborto. Questa libertà la vuole il nuovo potere dei consumi, rendendo il coito più facile, ed offre e obbliga l'accesso alle lusinghe consumistiche. Per Pasolini si tratta di una falsa liberalizzazione, che porta all'oppressione della maggioranza sulle minoranze, esercitata attraverso un modello di "normalità". Così, la nuova coppia è più consumatrice che procreatrice di prole e la libertà sessuale della maggioranza, secondo Pasolini, rivela solo convenzionalità, obbligo ed ansia sociale . L'intervento di Pasolini  suscitò le più numerose, vivaci e diverse polemiche, voci critiche della minoritaria posizione pasoliniana, cui rimproveravano di essersi voluto dimenticare della posizione eterosessuale, rivendicando anche il ruolo della figura femminile, tralasciato da Pasolini.

Eco scrive sul Manifesto che Pasolini difende contro l'aborto il suo rapporto profondo con la vita, affermando di essere più coinvolto, di vivere la realtà più profondamente, corporeamente: "Amo la vita così ferocemente, così disperatamente, che non me ne può venire bene: dico i dati fisici della vita [...]". In quanto alla prevenzione, P.P.P. vede una soluzione in forme di amore non procreanti. Eco sottolinea che  tutta la discussione sul discorso pasoliniano sull'aborto non affronta un problema centrale: “P.P.P. non sta parlando dell'aborto come effetto della necessità o della volontà umana, ma come determinato dal gioco del potere consumistico” . Questa differenza fondamentale, secondo Eco, è sfuggita a molti, che forse hanno frainteso gli interventi di Pasolini che analizzano soprattutto il rapporto del potere consumistico con l'aborto, vedendo invece in essi un contributo, giudicato errato, alla discussione sulla relazione intima tra l'uomo e l'aborto.  “L'autore non ci sta spiegando che cos'è l'aborto, se esso può essere inteso come un esercizio di libertà individuale: non ne fissa i limiti morali, ma ne sottolinea l'importanza per il potere consumistico”. Eco fa notare che anche Pasolini, che pure mette nei suoi film tante chiappe e minne ( per difendere i quali chiede poi aiuto al mondo laico), richiama alla difesa dell’integrità della stirpe. Egli non vuole l’aborto perché dell’utero materno ha un dolcissimo ricordo e nel suo comportamento quotidiano vive la sua felice immersione nelle acque materne. Secondo Eco, la tesi vera che viene fatta propria dal lettore sprovveduto, è ridotta all’osso (sacro)  èd è molto chiara :'' Non è l’aborto di cui bisogna discutere, ma il coito, il quale , a causa dell’oppressione e della repressione fascistico-consumistica, è sempre imposto come coito tra uomo e donna. Di conseguenza, se si ammettesse e si propagandasse il coito tra uomo e uomo o tra donna e donna, il problema non esisterebbe". Eco continua dicendo che le argomentazioni di Pasolini non tengono perché, anche se per ragioni ecologiche apparisse utile il coito omosessuale (che non produce bambini) , non si potrebbe impedire a chi predilige il coito etero di continuare a praticarlo in santa pace e, in tal caso, sia pure per una piccola minoranza di eterosessuali inveterati ( e che quindi non cambiano) , il problema aborto sussisterebbe ancora e Pasolini non spiega per loro la soluzione.

La chiosa di Eco è molto forte : “ Pasolini pensa che una società in cui pochi schiavi eterosessuali a cui viene proibito l’aborto, dovranno continuare a partorire degli eletti parvenu di classe superiore a cui sia invece consentita la libera e aristocratica pratica dell’omosessualità; il che non era passato per la mente nemmeno a Orwell, ma nemmeno ad Hitler e neanche a Fanfani.

Conclusioni

Credo che se tuttora fosse vivo il dandy Pasolini, oggi come allora non approverebbe la Cirinnà così come nel testo originale, e con le sue pletoriche e fortunate provocazioni raccoglierebbe molti consensi nella pandemina alfaniana ricca di guitti. Occorrerebbe ancora un catartico intervento di un  Eco à la page.

 

 

Tag(s) : #UNIONI CIVILI

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