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Il Berlusconi americano incomincia a far paura. E’ un grave  errore da parte delle élite progressiste sottovalutare o ridicolizzare Trump

Sono moltissimi gli italiani che negli ultimi vent'anni non hanno mai amato Berlusconi e per loro (non solo) , l'irruzione di Donald Trump sulla scena politica americana è senza dubbio uno shock. Dopo l’ultima uscita di Trump sulla celebre frase di Mussolini, non ci sono dubbi, non è troppo presto per definirlo il "Berlusconi americano". Il concetto era semplice, e fu reso immortale dalla copertina dell'Economist su Silvio "unfit to lead Italy", inadatto a guidare l’Italia. Era proprio così: ogni antiberlusconiano che si rispetti ha pronunciato almeno dieci volte la frase: "Negli Stati Uniti un personaggio del genere non sarebbe mai arrivato a fare il presidente".

Come Berlusconi, Trump è un uomo dell'establishment economico, con immense risorse economiche e un altissimo grado di notorietà, uno che riesce d'improvviso a presentarsi come l'outsider, il rottamatore della vecchia politica, il paladino della middle class e in alcuni casi anche della working class. Ed il rischio più grande, per gli americani che vedono Trump come un imbonitore, un gaffeur o un personaggio "unfit" è quello di considerare la sua ascesa al governo impossibile.

E’ un grave errore da parte delle élite progressiste sottovalutare o ridicolizzare Trump, perché cos’ si accresce il suo fascino nei confronti degli elettori alla ricerca di una novità. E la satira non può che favorirne l’ascesa.

Il fascino dell'uomo di successo, del "self made man", di un aspirante politico che "è già ricco di suo dunque non utilizzerà la politica per arricchirsi" ha sempre successo nelle masse. Non è un caso che proprio questo concetto fu uno dei leit motiv della campagna che gli artisti e le star delle tv di Berlusconi utilizzarono negli anni Novanta per convincere gli elettori incerti: "Ha creato questo grande azienda, farà grande anche l'Italia".

Per gli italiani, le gaffe di Berlusconi, gli infelici riferimenti al fascismo, il sessismo pubblico ancora più che privato, i riferimenti talvolta razzisti, sono diventati in due decenni quasi la norma della nuova politica che ha creato Salvini e Beppe Grillo.

Il rischio è che la scena pubblica americana perda in questi mesi quel tratto di fair play che ha spesso suscitato invidia negli italiani. È difficile pensare che questo non succeda. Occhio America!

Tag(s) : #POLITICA

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