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A Malta un anno fa circa vi fu un  vertice tra rappresentanti dell’UE e Paesi  Africani il cui  obiettivo era quello di affrontare congiuntamente il grande tema dell’immigrazione utilizzando un approccio improntato al dialogo e alla responsabilità condivisa.

Tutti i partecipanti sembravano intenzionati a coordinare i propri sforzi su diversi aspetti del problema.

Lavorare per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, ma anche riconoscere che occorre trovare nuove formule per rendere possibile una maggiore mobilità e consentire la migrazione legale. Ma sarà giusto poi non porre dei limiti visto che comunque la tratta di esseri umani continua senza soste?

L’incontro si chiuse in maniera positiva: i leader dei 60 paesi presenti  raggiunsero  un accordo unanime su una dichiarazione politica e un piano d’azione sui migranti.

I cambiamenti però non ci sono stati e sinceramente, visto che l’Italia è la nazione che più spende per ospitare i migranti, non mi va giù che l’Europa che da noi prende 20 miliardi restituendone solo 12 metta ora un freno all’aumento di  un misero 0.1 % previsto nella manovra di bilancio del governo. Ti viene quasi voglia di seguire la brexit.

Ormai è chiaro, nessuno ha intenzione di investire sullo sviluppo del continente africano utilizzando strumenti come la cooperazione internazionale e gli accordi economici.

Il New Migration Partnership Framework,  sembra preoccuparsi di esternalizzare il controllo delle migrazioni, più che creare le condizioni per uno sviluppo durevole dei Paesi beneficiari.

Le cose non vanno meglio quando si analizzano gli accordi di partnership economica fra UE e Paesi africani, conosciuti anche come EPA.

Questi accordi possono sembrare generosi, perché applicano il principio della parità fra i partner; ma nella maggior parte dei casi, imporre le stesse condizioni a regioni del mondo con economie radicalmente diverse equivale a danneggiare chi è più debole.

Se davvero l’Europa vuole ridurre il flusso dei migranti  le cause dell’emigrazione economica e ambientale vanno affrontate con urgenza.

Se veramente si vuole porre un freno ai fenomeni migratori, bisognerà approntare politiche che consentano di intaccare le grandi disuguaglianze fra le diverse regioni del pianeta.

Disuguaglianze che non solo continuano a sussistere, ma che la globalizzazione ha reso ancora più visibili e difficili da tollerare.

Caranas

Tag(s) : #POLITICA

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