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Anche stavolta il diavolo sta nel dettaglio. Ad accorgersi del dettaglio un giovane parlamentare del Movimento 5Stelle, Giuseppe L’Abbate. Con l’aiuto del suo commercialista ha notato che nel versamento della tassa sui rifiuti qualcosa non quadrava e per questo ha fatto un’interrogazione parlamentare. Il suo comune, Polignano a Mare nel barese, nel suo regolamento per la Tari aveva applicato la quota variabile a tutte le pertinenze dell’utenza domestica, compresi box e cantine. In realtà, come ha chiarito recentemente il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, si tratta di un’errata comprensione della legge di primo livello, secondo la quale la Tari, per la parte variabile, va applicata soltanto all’abitazione e non anche alle pertinenze.

Peccato che finora siano stati in pochi, nei regolamenti Tari, ad applicare la normativa come andava fatto ed è pertanto complicatissimo comprendere quanto i contribuenti abbiano già versato impropriamente. Per capire però se si è stati frodati nostro malgrado, è necessario constatare sull’avviso di pagamento — che contiene il riepilogo dell’importo da pagare — le istruzioni per il versamento (scadenza rate e codice tributo) nonché il dettaglio delle somme. È in questa parte che l’ente indica le unità immobiliari (con i dati catastali: foglio, particella, sub), la superficie tassata, il numero degli occupanti e la quota fissa e variabile distinta per ogni unità immobiliare. La quota variabile, ricordiamo, deve essere presente solo per l’abitazione, non anche per le eventuali pertinenze.

La Tari infatti è composta da due parti: una fissa legata ai metri quadri della casa e al numero degli abitanti  e una parte variabile legata solo al numero degli abitanti della casa, criterio quest’ultimo, introdotto proprio per proporzionare il tributo alla quantità di rifuti prodotta. In sostanza: la parte variabile della tassa varia con il numero degli abitanti, non con la superfice. Fatto logico, visto che la dimensione di un’abitazione non è, di per se’, produttrice di spazzatura.

 

La parte variabile  – ha chiarito il Ministero dell’Economia – va calcolata considerando una sola unità abitativa comprensiva di eventuali pertinenze come garage o cantine. Diversi Comuni, invece, hanno moltiplicato la parte variabile per tutte le pertinenze con evidente riflesso sulla bolletta. Che in molti casi è lievitata. L’errore sarebbe stato commesso, tra i tanti, dai Comuni di Milano, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro e Cagliari.

 

Per esempio: un appartemanto dove vivono 3 persone. superfice di 150 mq., di cui 100 di casa, 30 di garage e 20 di cantina, la parte variabile della Tari relativa ad autorimessa e cantina «va computata solo una volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze site nello stesso comune». Il totale dovuto sarà quindi composto dalla parte fissa di casa, garage e cantina più la parte variabile che andrà sommata una sola volta e non tante quante sono abitazione e pertinenze.

 

Come controllare se il proprio Comune ha fatto bene i conti? Non è semplice. Occorre controllare sull’avviso di pagamento dove il Comune indica le unità immobiliari con i dati catastali, la superfice tassata, il numero degli abitanti, la quota fissa e la quota variabile: quest’ultima deve essere segnata solo per l’abitazione principale non per le pertinenze. Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra per i rimborsi.

Tag(s) : #TARI tassa rifiuti

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