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Blog  di Caranas

Il programma economico di “Liberi e Uguali”.

17 Febbraio 2018 , Scritto da CARANAS

Facciamo ripartire l’Italia con una nuova Politica Industriale e Fisco progressivo

E’ stato presentato in una conferenza stampa il programma economico di “Liberi e Uguali”. Hanno Partecipato il leader di LEU Pietro Grasso, Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Giulio Marcon e il Prof. Carmelo Parello

 

Per far ripartire l’economia l’Italia ha bisogno di investimenti pubblici, di un grande “Piano verde” per la riqualificazione e la messa in sicurezza del nostro territorio e di incentivi alle imprese che investono.  Per genereare risorse serve una rivoluzione del sistema fiscale che abbia al centro equità e progressività Il contrario della Flat tax, che penalizza i ceti medio bassi. Questa in sintesi la proposta economica di Liberi e Uguali.

 

In questi anni abbiamo assistito a una politica di bonus e agevolazioni, che non ha fatto ripartire la nostra economia, mentre l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione e il complesso delle politiche di austerità volute dall’Europa hanno minato la crescita e non hanno contribuito a ridurre il debito.

 

Liberi e Uguali propone una rivoluzione/semplificazione della politica fiscale per rendere la tassazione davvero progressiva e meno pesante e una lotta all’evasione fiscale con l’utilizzo di nuove tecnologie capace di recuperare 30 miliardi. Venti miliardi di questo tesoretto di possono usare per tagliare l’Irpef dei redditi bassi e medi mentre dieci possono essere impiegati per favorire le imprese che reinvestono gli utili.

 

Politica Industriale

 

Oggi l’economia cresce grazie al ciclo internazionale e al Quantitative easing (i soldi immessi nel sistema dalla BCE). Serve una politica industriale che aiuti il sistema a ripartire. Liberi e Uguali ritiene che per generare crescita siano necessari anche investimenti pubblici e forti incentivi alle imprese che investono e assumono.

 

Possiamo rilanciare l’edilizia non consumando altro suolo ma incentivando la riconversione energetica anche agli edifici interi su tutto il territorio nazionale con un risparmio energetico del 60-70%.

 

Per ridare slancio alle partecipazioni statali si dovrebbe creare una holding unica di gestione e far rinunciare il Tesoro alla distribuzione dei dividendi: se lo Stato guadagna deve reinvestire. Pensiamo inoltre alla creazione di una banca pubblica per finanziare investimenti a lungo termine.

 

Un discorso speciale meritano le aree interne. La dorsale appenninica si spopola ed è in grande difficoltà: dobbiamo dare incentivi fiscali a chi investe in attività economiche o di conservazione dell’ambiente.

 

Dobbiamo fare in modo che gli incentivi per gli investimenti nell’industria 4.0 raggiungano anche quelle piccole imprese che non riescono a stare al passo, che non esportano, che non fanno parte di quel 20% che sta al passo con la dinamica della globalizzazione. E possiamo orientarli a investimenti in innovazione di processo e prodotto che riducano l’impronta ecologica del sistema industriale.

 

L’innovazione tecnologica e la robotizzazione sono destinate a far crescere la produttività. Da sempre più produttività si traduce in riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Sarà ora di prendere in considerazione questa possibilità.

 

Fisco

 

Proponiamo l’eliminazione dell’Irap e dei contributi previdenziali (oggi al 33%), e della contribuzione per gli assegni familiari e l’istituzione di un fondo per il finanziamento del welfare, finanziato con un prelievo omogeneo su tutti i redditi prodotti, sia da lavoro che da capitale, a parità di gettito. Il welfare finanziato dalla fiscalità generale è un welfare davvero universalistico: tutti pagano per i servizi di tutti.

 

Con la nostra ipotesi non si pagheranno più l’IMU, le ritenute sui redditi da capitale, quelle sugli affitti, le imposte da bollo, e verrà introdotta una unica imposta di equità a parità di gettito (30 miliardi), con un unico prelievo progressivo compreso tra 0% e 1% per i patrimoni sopra la media nazionale.

 

Da questa “imposta di equita’” verrà esclusa la metà dei contribuenti italiani, perchè interessa soltanto un valore patrimoniale di base pari al patrimonio familiare del contribuente medio.

 

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