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Blog  di Caranas

NUOVI Caz (pardon) RAZZI PER GHEDDAFI E BERLUSCONI

23 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

SON RAZZI LIBICI PER IL PREMIER

                                                                                                          di Caranas

I RAZZI DI BERLUSCONI IN LIBIA-copia-1

                                                                                       (vignetta Berlusconi razzi italiani)

 I toni tra la diplomazia italiana e quella libica diventano  più tesi come dimostra la telefonata  tra i due leader B &G, che si è avuta al termine del delirante discorso televisivo di Gheddafi in cui venivano menzionati i presunti razzi inviati dall’Italia. In questa breve conversazione della durata di soli venti minuti, il presidente del Consiglio Berlusconi pare aver duramente smentito le asserzioni del colonnello in merito agli aiuti militari italiani ai manifestanti in Libia. Secondo la nota di Palazzo Chigi, il premier ha espresso nel corso della telefonata la sua preoccupazione di fronte all’inaudita violenza esercitata sui civili in protesta e ha ribadito l’esigenza di trovare un rimedio pacifico alle rivolte, evitando una vera e propria guerra civile. Anche prima della telefonata, da Palazzo Chigi era arrivata la secca smentita sulle gravissime affermazioni di Gheddafi, considerate “provocatorie e prive di fondamento”

< Non siamo responsabili dell'uso che può essere fatto delle earmi che diamo ai palestinesi. Noi le diamo ai palestinesi perchè crediamo nella loro causa e riteniamo doveroso aiutarli. Quel che succede dopo non mi riguarda. Se devo essere condannato  indirettamente, preferisco le accuse dirette. ma non ci sono prove>. [ così il raìs rispondeva ad Oriana Fallaci nel 1986]

 

altra domanda : "Colonnello, visto che lei non si considera un dittatore, nemmeno un presidente, nemmeno un ministro, mi spieghi : ma lei che incarico ha? Che cos'è?

risposta : < sono il leader della rivoluzione.Ah! Come si vede che non ha letto il mio Libretto Verde !>

D. "Ah!Qquello che sta su un portacipria?

R." lei parla proprio come Saddam. Lei è proprio una ignorante"

Quello strano oggetto del desiderio chiamato LIBERTA'

 

Dittatori

Gheddafi, Ben Alì e Mubaràk :

sul Mare Nostrum tante cose nuove.

Sembra un film, è il primo ciak,

ma certamente qualcosa si muove.

Il tempo , lentamente, fa tic-tàc,

ma scorre per tutti, in ogni dove.

Crollano i regimi: patatràc !

Soltanto Berlusconi si commuove.

Esprime con accorato cordoglio:

«Per primi se ne vanno i migliori!

Io resisterò, perché non voglio

finire come questi dittatori.

Gli dissi : non sparate sulle masse !

Basta sparar cazzate … sulle tasse !»

 Vox

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Gheddafi : discorso integrale alla nazione

23 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Un contributo di MARIO SELVAGGIO

 

(22 febbraio 2011)

"Non mi farò da parte. Non ho un incarico per essere dimesso, sono il leader della rivoluzione''. Il collonello, per più di un'ora' in diretta tv.  si rivolge ai libici dalla sua casa di Tripoli.

''Morirò da martire''

"Io, leader fino alla morte''

"Dove eravate quando gli  Usa mi bomardavano''

"Non temo niente. Ho il mio fucile e combatterò"

''Sono l'orgoglio della Libia''

Dopo il discorso, la solitudine del dittatore

IL DISCORSO INTEGRALE (IN INGLESE)  link

Tripoli -

Un'altra volta in giro di 24 ore è tornato a mostrarsi in tv il leader libico Muammar Gheddafi.

Il rais promette di restare in Libia fino alla fine dei suoi giorni.

"Sono il leader della rivoluzione, non un presidente che si dimette, morirò qui come un martire".

Poi la minaccia, durissima, ai rivoltosi: "Non abbiamo ancora utilizzato la forza ma lo faremo se necessario".

Poi prosegue cercando di risollevare l'orgoglio nazionalista:

"Vogliono rovinare la vostra immagine nel mondo. La vostra immagine è distorta nei mass media arabi per umiliarvi".

A un certo punto le immagini si allargano, mostrando un palazzo gravemente colpito dagli ordigni. Il rais spiega: è il luogo fatto bombardare da Reagan nel 1986 e in cui morì sua figlia adottiva. Un luogo simbolo che Gheddafi, fine cultore della simbologia, ha scelto appositamente per rilanciare la sua sfida.

"Vi saluto o coraggiosi, vi saluto popolo della vittoria e delle sfide, siete la generazione del domani e delle sfide, date al mondo la vera immagine del popolo libico. Voi presentate al mondo la verità contro la viltà e il tradimento. Fate vedere la vostra immagine al mondo, in modo che tutti, libici compresi, vedano che la Libia non vuole la provocazione e la divisione. La Libia vuole essere protagonista nel mondo, tutti i continenti devono guardare alla Libia e al suo onore, ora quando si dice Libia nel mondo tutti sanno che la parola corrisponde a Gheddafi e alla rivoluzione. Tutti i capi di stato africani e del mondo guardano con rispetto al nostro paese, a Tripoli e a Bengasi".

 

Abbiamo vinto contro Usa, Gb e Italia "Abbiamo sfidato l’America con tutta la sua potenza, la Gran Bretagna. Abbiamo sfidato grandi nazioni nucleari e abbiamo vinto. Ora non possiamo abbassare la testa. Anche l’Italia, allora grande impero, fu sconfitta in Libia".

 

Manifestanti? Drogati pagati dall'estero "Un minuscolo gruppo giovani drogati ha attaccato le sedi della polizia e dell’esercito. Sono ratti pagati dai servizi segreti stranieri". Il rais aggiunge poi che gli insorti sono "una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù".

Un passaggio del suo discorso il colonnello lo dedica all'economia. Ancora una volta cercando di rinverdire lo spirito della rivoluzione del 1969: "In territorio libico c’erano cinque basi americane. Dove eravate voi? E i vostri padri? Ci sono voluti tanti anni per costruire questo orgoglio. Noi non abbiamo mai desiderato incarichi o potere. Lo abbiamo lasciato al popolo, a tutti i libici. Negli ospedali, negli uffici, nei campi, abbiamo lasciato gestire tutto dal popolo nel 1977. I comitati rivoluzionari sono espressione del popolo. Anche il petrolio lo abbiamo lasciato al popolo e il popolo ha voluto che venisse amministrato dallo Stato"....

 

Da 41 anni la storia della Libia coincide in tutto e per tutto con quella del suo colonnello Muammar Gheddafi, il leader più longevo del mondo arabo.

Ecco alcuni degli eventi chiave della storia libica sotto la guida di Gheddafi:

 

1969: il 27enne Gheddafi, insieme con altri ufficiali, guida un golpe incruento contro re Idris, giudicato troppo servile verso Usa e Francia. Il colpo di stato porta alla proclamazione della repubblica il 1 settembre dello stesso anno.

 

1972: le spoglie dei terroristi del Settembre Nero, che avevano compiuto un massacro della squadra israeliana alle Olimpiadi di Monaco, arrivano in Libia accolti con gli onori militari.

 

1977: Gheddafi istituisce la Grande Giamahiria, ovvero lo 'stato delle masse'. L'anno prima, con il Libro Verde che prendeva spunto dalla cromatura della bandiera libica, aveva esposto i principi della sua 'terza via' che coniugava panarabismo e socialdemocrazia.

 

1986: ad aprile gli Usa di Ronald Reagan attaccano Tripoli: nel massiccio bombardamento rimane ferita a morte la figlia di Gheddafi. Illeso il colonnello, avvisato dal governo italiano (Craxi).

 

1988: il 21 dicembre esplode un aereo della Pan Am sopra la cittadina di Lockerbie: muoiono le 259 persone a bordo del veicolo e 11 abitanti della piccola cittadina scozzese. Dalle indagini emerge il coinvolgimento di due 007 libici. Dopo forti pressioni internazionali, nel 2003 Tripoli 'accettera'' la sua responsabilita' nella strage.

 

1998: il 4 luglio a Roma il comunicato congiunto Dini-Mountasser dà il via al processo di riconciliazione fra l'Italia e la sua ex colonia, culminato con l'accordo di Amicizia e Cooperazione firmato nel 2008 a Bengasi tra Gheddafi e Berlusconi. E' l'inizio dello sdoganamento di Tripoli.

 

2003: ad agosto la Libia si accorda con Usa e Gran Bretagna sul pagamento di 2,7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime di Lockerbie. Il 12 settembre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu revoca le sanzioni imposte a Tripoli, di fatto sancendo la fine del suo isolamento internazionale.

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Bossi molla Berlusconi. Era ora!

22 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS

da il fatto quotidiano
Bossi affida a Maroni la via d’uscita: abbandonare Berlusconi

La riunione di ieri pomeriggio in via Bellerio ha riportato all'unità interna: il senatùr ha sposato la linea da mesi proposta dal ministro dell'Interno. Dialogo a tutto campo per arrivare a staccare la spina al governo

Se ancora sembra ci siano delle crepe, si stanno rapidamente chiudendo. Umberto Bossi è riuscito, per l’ennesima volta e contro ogni previsione, a rinsaldare i suoi. Il senatùr ha individuato uno spiraglio per far uscire la Lega Nord dalla palude in cui fino a pochi giorni fa appariva invischiata, trascinata dal malessere della base e le difficoltà politiche delle ultime settimane. Come? Durante il vertice di ieri sera nel quartier generale di via Bellerio, dopo un confronto con l’intero stato maggiore del partito, Bossi ha scelto la linea che da mesi propone Roberto Maroni: individuare un’exit strategy per abbandonare, nel modo meno traumatico possibile, Silvio Berlusconi.

Già a novembre il ministro dell’Interno, durante una riunione con Bossi, aveva sbottato: “Non ci sto a sostenere un governo inesistente” (leggi). Inascoltato. Già prima dell’estate Bobo aveva spinto affinché il Carroccio staccasse la spina per andare a elezioni anticipate, ricevendo anche il sostegno del “rivale” interno, Roberto Calderoli. Ma Bossi non ha voluto sentire ragioni: “Si va avanti con Berlusconi, resisterà”, ha ripetuto spesso durante i vertici del lunedì sera. Una posizione di fermezza fortemente criticata da Maroni, a cui nel frattempo si sono avvicinati in molti. Tanto che nelle ultime settimane, durante i vertici di via Bellerio, c’è stata una sorta di conta su quanti si erano “iscritti” all’istanza Bobo. Una lista che si è costantemente allungata.

Il fallimento del federalismo, le vicende in cui il premier è coinvolto, la quasi rivolta della base hanno spinto Bossi a rivedere la linea. Il senatùr settimana scorsa ha incontrato il premier, cercando di trovare insieme a lui una strategia comune. Ma a Palazzo Chigi ha trovato un uomo ostinato ad andare avanti.  Così ieri ha convocato in via Bellerio l’intero stato maggiore e ha comunicato la decisione raggiunta: “Con Berlusconi abbiamo fatto molto ma purtroppo il suo tempo è finito, non possiamo rischiare di affondare con lui, dobbiamo pensare al dopo e dobbiamo farlo da subito”. Come? Affidando a Maroni l’incarico di portare avanti il dialogo con il Partito Democratico, aperto con l’intervista pubblicata su La Padania al segretario Pier Luigi Bersani. L’obiettivo: individuare una potenziale maggioranza in grado di portare a termine il federalismo e sostenere un eventuale governo di transizione guidato dallo stesso Maroni. Sì, il ministro dell’Interno l’ha spuntata su tutta la linea: da sempre favorevole a un esecutivo tecnico alternativo a Berlusconi e contrario al sostegno a Giulio Tremonti premier.

A nome del Carroccio può garantire un distacco lento del premier e una riforma elettorale che superi il porcellum, come invoca l’opposizione. Realizzando la Camera delle Regioni, passo ulteriore del federalismo e visto positivamente anche da Gianfranco Fini e dal leader dell’Udc,Pierferdinando Casini. La nascita della nuova aula, nell’ottica leghista, è la chiave di volta per il definitivo abbandono del Cavaliere. Gli unici dubbi sono i tempi. Oggi in Senato c’è il passaggio del federalismo, con la relazione invocata dal Capo dello Stato. Poi si tornerà di nuovo a doversi concentrare sui guai giudiziari del premier. E se la base è stanca di dover “parare il culo flaccido del Cavaliere”, Bossi non è da meno. “Agiamo lentamente, non parliamo in troppi e interveniamo senza bocciare niente ma lasciando capire la nostra posizione critica”, ha dettato la linea ieri sera. Perché questa volta la Lega vuole che il Pdl si concentri sul federalismo, basta pensare ai guai del premier. Prima la riforma bandiera del Carroccio.

La bocciatura arrivata stamani dalla Corte dei Conti, che ha detto di apprezzare i “profili di positività” dell’impianto del federalismo fiscale municipale ma ha messo in guardia sui rischi di squilibrio e incertezza che potrebbe produrre, ha convinto ulteriormente la Lega a trovare un percorso alternativo al governo attuale per eventualmente corregere ma comunque approvare la riforma tanto cara al popolo del Nord.

Così, dopo giornate di silenzio totale, nonostante gli inviti del Pdl a intervenire, oggi il Carroccio ha aperto la nuova stagione. Berlusconi e i suoi invocano la riforma della giustizia tornando all’impunità e sostenendo di avere il beneplacito della Lega? “E’ una proposta che è emersa come altre, la valuteremo”, ha detto Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera. Sottolineando che l’interesse del partito “è procedere verso una riforma della giustizia che serve ai cittadini e alle imprese”. E l’immunità a loro proprio non serve. I vertici del Carroccio hanno espresso la loro contrarietà all’accelerazione della riforma della giustizia al sottosegretario Gianni Letta e al guardasigilli Angelino Alfano. In particolare sul processo breve. E sembrano aver espresso con fermezza il loro no. Tanto che il ministro della Giustizia, lasciando il vertice, ha detto: “Non voglio che (il processo breve, ndr) sia un elemento di rottura in un momento come questo in cui stiamo lavorando alla riforma costituzionale”.

Oggi in Senato Umberto Bossi e Roberto Calderoli illustreranno il decreto del federalismo municipale e confidano di mostrare un passo avanti ma sanno che è solo apparenza, con effetti neanche troppo pirotecnici. I fuochi d’artificio veri li sta confezionando Maroni e non illumineranno le Camere ma Arcore.
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Crozza ballarò 22 febbraio 2011

22 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS

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L'intervista all'infermiera di Gheddafi

22 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS

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Uomini, ominicchi, piglianc@lo e quaquaraquà

21 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS

 

 Come diceva Totò, questi non sono uomini, sono solo caporali !

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Scrivevo ieri dei politici della transumanza. A chiamarli politici già sbagliavo perché questi non sono neanche uomini , manco ominicchi, sono solo dei quaquaraquà.

(vedi "Politici della transumanza)

Bellotti , il  promotore della novità politica di Mirabello, quello che aveva scaricato a Milano tutta la sua rabbia contro La Russa e Gasparri colonnelli del suo amato Fini, torna nel PdL  riabbracciando  il Messia Berlusca del “ci eravamo tanto amati”.

Bellotti , anima di un progetto che aveva entusiasmato  i numerosi giovani nel piccolo centro ferrarese   non  risparmiando  nessuno dal suo pulpito , in particolar modo la Lega  cui  dedicò un oceano di frecciatine velenose culminate con un canto a squarciagola dell’Inno Nazionale ,senza paura del giudizio altrui e con strafottenza  (tanto i media ormai assecondano tutti questi orrori di dignità) , è ritornato nel teatro infame di quel che ancora oggi chiamiamo politica.

Valori di Destra? No , questi sono solo i valori dei  piglianculo e quaquaraquà che non arrossiranno mai.

 

Sentite cosa disse poche settimane fa alla Fiera di Milano :

 

 

 

 

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UN GIUDICE IMPARZIALE E SERENO

20 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS

 

Da: daw-blog.com

Guardate la donna in foto. E’ stata scattata durante una manifestazione contro una legge del governo Berlusconi. A difesa della Costituzione violentata dall’Orco Berlusconi. Quella stessa donna ha firmato poi un appello dell’ANM contro Berlusconi. Ora, questa donna, dovrà giudicare proprio Berlusconi. E’ una delle tre  donne magistrato del caso Ruby.

GIUDICE.jpg 

 

  

Quella che vedete in foto è Orsola De Cristofaro, una delle tre donne che dovrà giudicare Silvio Berlusconi. Questa non è una foto qualsiasi, ma è stata scattata durante una delle tante manifestazioni dei magistrati contro il governo di centrodestra e contro Silvio Berlusconi. Il giudice si è appesa al collo un cartello in difesa della Costituzione, che evidentemente riteneva minacciata dal governo Berlusconi. Inoltre, il suo nome compare tra i firmatari dell’appello lanciato dall’Associazione Nazionale Magistrati contro il ddl Pecorella del governo Berlusconi.

 

Ora dovrà giudicare proprio Silvio Berlusconi, proprio quell’uomo contro il quale ha manifestato più volte. Vi sembra normale?

 

Noi non siamo mai stati teneri con Berlusconi, anzi per noi è stato lo strumento con il quale le lobbyes antinazionali hanno operato in Italia in questi anni. Ma coerenti non possiamo tacere l'anomalia che un giocatore della squadra avversaria si erge ad arbitro. Chi in questi anni, antagonista o semplice cittadino, ha avuto la sventura di finire sotto i teoremi della "casta magistratura" non può essere indignato, non per il gioco sporco, ma per la strafottenza  e l'arroganza di chi dovrebbe rappresentare il Diritto ma lo calpesta per interessi di bottega.

ricevo e pubblico

 GIUDICE.jpg 

MARIO SELVAGGIO SCRIVE :

La foto che appare sul Blog é tagliata. Questa é la foto originale scattata nel 2010 quando tutti i giudici si schierarono in difesa della Costituzione. Ne consegue che Berlusconi non potrebbe essere giudicato da nessun giudice stando così le cose. 

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No, Sanremo no !

20 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

 di Piergiorgio Odifreddi

piergiorgioodifreddi

Non si è ancora spenta l’eco della grandiosa manifestazione delle donne di domenica scorsa, e subito la scena viene loro rubata dalle due vallette del Festival di Sanremo. Le quali ci hanno voluto far sapere che non solo non si erano accorte di nulla, ma che se anche se ne fossero accorte, non ci sarebbero andate lo stesso. Che bella scoperta! Forse non hanno capito che quella manifestazione, in fondo, era stata indetta proprio per prendere le distanze dalle donne come loro. E che invece di leggere una lettera a Ruby El Mahroug, sul palco si sarebbe potuto benissimo leggerne una a Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez.

Anch’esse, infatti, non sono altro che starlette del mondo dell’intrattenimento mediatico a buon mercato. Quello stesso mondo che è diventato un cancro con i programmi televisivi di Berlusconi, ma che ben prima aveva infettato gli italiani proprio con il Festival di Sanremo. E fino a quando quello spettacolo di retroguardia che imperversa sul video da sessant’anni continuerà ad attrarre tanti spettatori quanti lo spettacolo di avanguardia di Fazio e Saviano, ci sarà poco da sperare in un risveglio culturale del nostro paese. Anche perchè l’allegro passaggio di ospiti come Benigni da un palcoscenico all’altro, fa sospettare  e temere un analogo allegro passaggio del pubblico da uno spettacolo all’altro. 

La scorsa volta, da Fazio e Saviano, Benigni ci andò gratis. Ecco, forse si potrebbe, o si dovrebbe, pretendere la stessa cosa anche da tutti gli ospiti del Festival. Che si facciano pure la loro pagliacciata annuale, ma senza costi per lo stato e per la Rai. Anzi, che paghino l’affitto delle serate televisive, e che i soldi incassati vengano spesi per trasmettere in televisione cose serie. Cose che semplicemente non ci facciano vergognare di essere italiani, sempre lì a mendicare cento lire dalla mamma per andare in America.

Naturalmente, non serve nascondersi dietro la scusa che quei rottami di canzoni vengono cantate in commemorazione del centocinquantenario dell’unità d’Italia. Perchè le cantano comunque gli stessi “artisti” che continuano a calpestare la scena dell’Ariston da cinquant’anni: da Gianni Morandi, a Patti Pravo, ad Al Bano.

In fondo, Berlusconi sta al governo da molto meno: perchè chiedere solo a lui che se ne torni a casa e ci lasci vivere in pace? Non dovremmo pretenderlo anche dagli organizzatori e dagli ospiti del Festival di Sanremo? Che se ne tornino tutti a casa: Berlusconi e le sue escort, ma anche Morandi e le sue vallette! E che gli italiani incomincino a vivere un po’ più seriamente: oscurando i programmi di Mediaset, ma anche il Festival di Sanremo!

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Sanremo 2011 (la vignetta di Caranas)

20 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS

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POLITICI DELLA TRANSUMANZA O PROSTITUZIONE TUTTA AL MASCHILE ?

19 Febbraio 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Mignottocrazia di ieri e di oggi

 Da Francesco Rutelli a Bobo Maroni, da Sandro Bondi a Ferdinando Adornato, da Elio Vito a Gaetano Pecorella. Non sono pochi quanti, nel giro di qualche anno, e in alcuni casi di qualche decennio, hanno cambiato idea politica, concretizzando la propria evoluzione ideologica e culturale nel passaggio da uno schieramento all'altro, o in un cammino trasversale attraverso forze politiche contigue, a cavallo tra la prima e la seconda Repubblica. Qualche decennio si diceva, ora invece questa evoluzione della transumanza si verifica in poche settimane e lo dimostra il va e vieni di onorevoli (?) che cambiano formazione secondo  convenienza che non è politica pura. 

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Paolo Guzzanti                                                                             Mario Baldassarri

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Roberto Rosso                                                                                 Silvano Moffa

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Pasquale Viespoli                                                                Massimo Calearo


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Domenico Scilipoti                                                              Luca barbareschi


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Maurizio Saia                                                                                Giuseppe Menardi

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Francesco Pontone                           L' onorevole de  "  La sera andavamo a ministre "                                                            

ULTIMO ACQUISTO DEL 19.2.2011

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LUCA BELLOTTI   

 E così la quota 325-330 è subito raggiunta e dobbiamo aspettare almeno due anni per vedere le cose cambiate. Sopportiamoci Berlusconi!

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