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Blog  di Caranas

Follie estive a ... (foto)

28 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #CURIOSITA'

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“La gente ci detesta , difendiamo la casta” .Ecco il vero PdL

28 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

“La gente ci detesta , difendiamo la casta” .Ecco il vero PdL : dopo le critiche di Crossetto  arrivano quelle di  Rotondi  che  dice no ai tagli dei privilegi

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Il ministro Rotondi  (Attuazione del programma) , intervistato da Libero, si scaglia contro Tremonti e secondo lui per salvare l’Italia ,  offre questa cura : “ Berlusconi se vuole far durare il governo deve coccolare i parlamentari“ . Dobbiamo coccolare i parlamentari; se un giorno gli si dice che vanno dimezzati, il giorno dopo che gli si taglia lo stipendio, quello successivo l’auto blu, significa voler proprio far cadere il governo”. Il ministro Gianfranco Rotondi è contrario ai tagli dei privilegi a deputati e senatori. Anzi. I privilegi, dice, vanno tutelati. “Tanto, più impopolari di così”.

Il ministro per l’Attuazione del programma si arruola nell’esercito nemico di Giulio Tremonti. “Le misure contro i privilegi della politica le considero un insulto alla sua intelligenza”, dice. E suggerisce una ricetta tutta sua. “Forte del fatto  che nessuno, neanche all’opposizione, vuole andare al voto, Berlusconi deve avere un’unica preoccupazione: coltivare i rapporti con Camera e Senato”. Come? “Teniamoci buoni i mille parlamentari”, dice Rotondi in un’intervista a Libero. “Non possiamo dargli l’aumento, ma almeno coccoliamoli, rassicuriamoli, non rompiamogli le palle se vogliamo arrivare al termine della legislatura. E nel frattempo cerchiamo di farci dimenticare. Perché, inutile negarlo, la gente ormai ci detesta”.

Secondo Rotondi, dunque, cosi il governo può arrivare alla sua scadenza naturale del 2013. Altrimenti rischia. “Se uno un giorno dice a deputati e senatori che vanno dimezzati, il giorno dopo che taglia loro gli stipendi, quello successivo che gli toglie l’auto blu, allora è un kamikaze, significa che vuole proprio farlo cadere questo governo”.

Una difesa della Casta. “Più impopolari di così. Il deputato oggi è uno sputtanato che va per la pagnotta, questo è il giudizio che ci siamo cuciti addosso, per merito dei comici, delle trasmissioni tv”, secondo Rotondi. Non per merito dei parlamentari. “Un tempo si accusava i politici di rubare, oggi gli si rimprovera solo di avere dei privilegi previsti dalla legge. Ma attenzione. Questa furia antipolitica finisce per essere antiparlamentare  e il Parlamento è come la salute: ti rendi conto che è importante solo quando non ce l’hai più”, dice Rotondi.

Insomma una sorta di requiem al governo. E al premier Rotondi suggerisce di tornare allo spirito di una volta tanto “deve rassegnarsi al fatto che in diciotto mesi non può fare le riforme istituzionali, né la riforma della giustizia e neppure quella fiscale. Al massimo si può far approdare qualche legge in Parlamento” . Visto da chi siamo governati ? Subito al voto !

 

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Il nonnetto appisolato sulla poltrona

27 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

dalla tracotanza al compassionevole

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di Pierfranco Pellizzetti

Sicché l’unto del Signore, lo sciupafemmine fanfarone del non aver mai pagare costi da seduzione (tutte escort di buon cuore e minorenni mosse da amore filiale?), il riccone calpestatore di ogni regola, presunto oggetto dell’inconfessabile invidia nazionale, il grande comunicatore signore e padrone dell’etere ora viene rappresentato come un povero e innocuo nonnetto che si appisola sulla poltrona. Il rimbambito, la cui non eccelsa intelligenza può essere oggetto di crudele sottolineatura perfino da parte di un colosso del pensiero quale Stefania Prestigiacomo; la Barbie-ministra dell’Ambiente, assurta a tale rango grazie a una certa fotogenicità e i crediti formativi acquisiti nella militanza di seconda fila in quella “Scuola d’Atene” dell’associazionismo democratico rappresentata dai Giovani Imprenditori beluschinizzati di Confindustria.

Insomma, si sta realizzando la virata dalla tracotanza al compassionevole. Del resto, tonalità che tocca le corde segrete nel Paese delle mamme d’Italia. Compreso quelle di Antonio di Pietro, sempre in sintonia con gli umori italioti più profondi.

 

Chi aveva proclamato che “non avrebbe fatto prigionieri” adesso si ritrova incartato nel cellofan del patetico. A sua insaputa. Perché è proprio lo stesso Berlusconi l’unico a non essersi reso conto della svolta comunicativa in avvio e per questo continua a remare contro se stesso, prigioniero della mitologia precedente. Ma con effetti quasi commoventi: il solito fotografo lo riprende col teleobiettivo nella villa sarda deserta, mentre intrattiene lo sparuto gruppetto di due-ragazzotte-due al posto delle vagonate di satanelle sgallettate di periferia e d’oltremare del bel tempo che fu, quando i caporali della carne fresca di coscia lunga non erano ancora finiti in galera; i suoi messaggi telefonici rimbombano nelle sale vuote davanti a una platea di sole poltroncine abbandonate.

 

Ce ne sarebbe da stringere il cuore, se Silvio Berlusconi non fosse sempre lo stesso; a parte l’avanzamento dello stato di decomposizione e qualche ulteriore tirante da lifting, per cui i suoi occhi sono diventati fessure a mandorla come quelli di un mandarino confuciano. Sempre lo stesso: l’autobiografia di una certa Italia. Ossia la summa iconica di quella parte di società nazionale che ha trovato in lui lo sdoganatore e il clonatore (la neoborghesia cafona) ma anche il referente ideale di una classe dirigente che ormai ha trascinato il Paese in serie B e che ora rischia di farlo precipitare ulteriormente di categoria. Quella classe dirigente che – come stiamo dicendo un po’ tutti in questo blog – si affanna a mettere in salvo Berlusconi per salvare se stessa. Operazione che ne svela, al di là del succedersi di tracotante e di patetico, la sua vera natura: quella di essere ridicolmente mediocre. Sempre più comica nella misura in cui il timore, che induceva rispetto verso i potenti, va spegnendosi davanti all’indignazione dell’Altra Italia che mostra di volersi riprendere il proprio destino.

 

Ridanciana alla Ridolini, nel Massimo d’Alema, con le sue supponenti teorizzazioni di alta strategia politica che si risolvono nel creare trappole in cui cade lui stesso. Imbarazzante alla Tafazzi, nell’opposizione che si rivela il migliore puntello degli equilibri vigenti che la penalizzano (almeno apparentemente).

 

Ma anche fantozziana da sbellicarsi quando emergono dalle penombre i volti di quelli che sarebbero i grandi manovratori, le eminenze grigie. Tipo il Topo Gigi Bisignani: uno spicciafaccende come se ne trovano a diecine nei corridoi romani o a bivaccare negli uffici Pubbliche Relazioni delle grandi aziende con l’unico mandato di “procurare compagnia serale” ai clienti importanti. Gente con la faccia ammiccante di quello che, mentre sei in coda per un taxi all’uscita della stazione Centrale di Milano, ti propone una corsa senza fattura. E poi ci sono gli interlocutori del Bisignani stesso. Con una new entry: il giornalista ex bancario Enrico Cisnetto, sfrenato presenzialista nel vippume, che si spaccia per grande esperto di economia solo perché trent’anni fa, quando già lottava contro la precoce calvizie e sgomitava per arrampicarsi, aveva bazzicato i soliti Giovani Imprenditori riempiendo la propria agendina di numeri telefonici e collezionando gustosi gossip.

 

Apprendere che questa fauna manovra i destini nazionali è la conferma del livello di penosa miseria a cui siamo giunti. Per cui non ha nessun senso l’operazione compassionevole nei confronti dell’avvizzito corruttore che ci ha trascinato sino a questo punto. Semmai compassione dovremmo nutrirla verso noi stessi e per questa nostra Italia, che gira a vuoto. Come un criceto che corre restando fermo, mentre zampetta frenetico sulla ruota della sua gabbietta.

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ESPUGNATO CON UN FITTO LANCIO DI LACRIMOGENI IL PRESIDIO DEI NO TAV IN VAL DI SUSA

27 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Marco  Imarisio per Corriere.it

 

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Espugnato il presidio dei No Tav in val di Susa. Circa 2.500 poliziotti hanno sfondato tutti gli ostacoli e i blocchi creati dai manifestanti sulla strada dell'Avanà. Ovvero la via che conduce all'area della Maddalena dove sarà aperto il cantiere per la linea dell'Alta Velocità Torino-Lione e dove i No Tav avevano messo in piedi un presidio permanente.

Quest'ultimo è stato espugnato da polizia e carabinieri attraverso un fitto lancio di lacrimogeni, che ha costretto i manifestanti alla fuga per le vigne e i boschi che costeggiano gli spazi dove entro il 30 giugno partiranno i lavori del tunnel. Violento corpo a corpo, invece, sull'autostrada Torino-Bardonecchia, dove i manifestanti hanno lanciato estintori e pietre contro gli agenti, che hanno risposto caricando.

L'AVANZATA DEGLI AGENTI

da YouReporter

L'AVANZATA - Il primo colpo ai manifestanti era arrivato intorno alle otto, quando la polizia aveva sfondato la prima barricata dei No Tav, quella all'altezza della centrale idroelettrica di Chiomonte (Torino). Dopo il lancio dei lacrimogeni, gli agenti avevano iniziato la marcia verso il presidio della Maddalena con 41 blindati, rimuovendo mano a mano i blocchi stradali allestiti dai No Tav (in tutto una quindicina).

TENSIONE - I primi mezzi delle forze dell'ordine erano stati avvistati sulle strade della Valsusa intorno alle quattro e trenta del mattino, facendo scattare l'allarme generale - con l'esplosione di fuochi d'artificio - al presidio No Tav di Chiomonte. L'autostrada Torino-Bardonecchia - che, all'altezza della galleria di Ramat, confina con l'area del cantiere dove entro il 30 giugno partiranno i lavori del tunnel geognostico della Maddalena - era stata chiusa alle 4 e 40.

UN ARRESTO, MOLTOV E SASSI PRONTI ALL'USO

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PRESIDIO - Molti No Tav indossano i caschi. Via dell'Avanà, la strada principale, è diventata un percorso a ostacoli con barricate di massi, pali di legno e acciaio, filo spinato. Dietro, a ogni barricata, decine di persone. Quasi tutti militanti dei centri sociali del Nord, che da ieri notte sono giunti al presidio. Sul piazzale non ci sono più abitanti della Valsusa.

Al punto che la loro presenza viene richiesta a gran voce dagli incappucciati neri non pratici della zona, che nascondono molotov, pietre ed estintori dietro ai massi. La via d'accesso dall'autostrada Torino-Bardonecchia è ostruita da altre barriere e da un muro umano. Elicotteri sorvolano la zona. L'unica voce che si sente è quella di «radio Maddalena libera» che dagli altoparlanti informa sugli avvistamenti. Molta gente che gira con spranghe e mazze da baseball. Dentro il presidio, almeno 500 persone. Vedette in auto pattugliano Chiomonte. Tensione pazzesca nell'aria.

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2- DUE ESERCITI AI PIEDI DI UNA SCARPATA - TEMPO SCADUTO, LO SCONTRO ANNUNCIATO CHE NESSUNO HA SAPUTO EVITARE

Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

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Comunque vada, comunque la si pensi sulla vicenda Tav, è già troppo tardi. In queste ore la questura sembra un vespaio, tra riunioni, verifiche, dubbi. Ce ne sono tanti, anche tra i duemila poliziotti e carabinieri che tra poche ore dovranno salire alla Maddalena di Chiomonte, forse il peggior luogo possibile per una operazione di ordine pubblico. In pendenza, ai piedi di una scarpata, blindato da rudimentali posti di blocco.

Con gli antagonisti del Nord Italia che da giorni, via Internet, hanno cerchiato questa data in rosso. L'appuntamento era fissato da almeno 35 giorni, da quando il gruppo più radicale del movimento No Tav ha occupato l'area dove dovrebbe sorgere il cantiere per un tunnel esplorativo, ribattezzandola «Libera repubblica della Maddalena» . Nell'ultima domenica di quiete il presidio nella piazzola dell'eco-museo di Chiomonte ostenta la sua faccia presentabile. Donne e anziani che passeggiano e fanno picnic, musiche, canti e balli, al bivio tra sagra e festa popolare. Ci sono anche loro, in questa storia.

SUSA BIG

Ma sono attori non protagonisti. All'alba, o quando sarà il momento, toccherà alle truppe di complemento. Ai torinesi, come li chiamano qui. Militanti dei centri sociali, di estrazione autonoma o anarchica, saldati per una volta nella protesta dura contro l'Alta velocità. «Siamo come due treni che corrono in direzioni opposte sullo stesso binario» sospirano rassegnati gli ispettori che dovranno guidare le pattuglie. Lassù nella «repubblica» di Chiomonte lo scontro fisico non è una eventualità. È una speranza.

Anzi, una necessità. Ha il pregio della chiarezza, Lele Rizzo, storico portavoce del centro sociale Askatasuna, la spina dorsale della protesta dura. «Sarà una battaglia - dice -. E potremo anche perderla, non è questa la cosa importante. Quel che conta è riattivare la mobilitazione permanente della Valle di Susa, anche dopo la notte degli scontri, che potrà fare la storia» . L'anello di congiunzione tra le famiglie con bimbi al seguito e le frange disposte a tutto si chiama Alberto Perino, bancario di Condove in pensione, militante No Tav da vent'anni, gli ultimi cinque dei quali trascorsi in un crescendo di estremizzazione. Mentre molti paesi della valle mediavano con l'Osservatorio nato proprio per fare questo, lui predicava in senso contrario.

Si è ritrovato in compagnia di una falange non nutrita, ma pronta a seguirlo in discorsi dove si paragona la protesta contro la costruzione di un tunnel alla lotta dei partigiani, a Garibaldi, a Spartacus. «Arriveranno con i manganelli e ci picchieranno, come sempre. Il nostro sacrificio aprirà la strada alla lotta No Tav delle nuove generazioni» . Le sue ultime parole, non proprio improntate alla moderazione, sono queste. C'è bisogno di un sacrificio, di un martirio da poter esibire. È questo che rende la faccenda di Chiomonte tremendamente complicata. Lo scenario non è ignoto ai vertici della questura, i primi a essere chiamati in causa da questa resa dei conti annunciata.

Le ultime relazioni inviate al Viminale suggerivano di rimandare l'operazione dopo l'estate, lasciare lassù i «resistenti» , utilizzare il tempo come un diluente della protesta. Non ce n'è più di tempo, è stata l'ultima risposta. Il 30 giugno, termine ultimo fissato dall'Unione europea per l'apertura del cantiere, perdita la pena dei finanziamenti comunitari, non era una scadenza all'amatriciana. A Bruxelles aspettano dal 2005, da quando gli scontri di Venaus rinviarono l'opera a data da destinarsi. Adesso basta, è stato questo il messaggio di Siim Kallas, vicepresidente Ue, che ha chiesto certezze sull'avvio dei lavori. E così il racconto dell'apertura di un cantiere diventa simile alla cronaca di un incontro di boxe, con i due contendenti che fremono nell'angolo aspettando il gong.

I No Tav aspettano, come hanno sempre fatto, consapevoli di avere dalla loro il vantaggio dell'arrocco. Per mettersi in regola, venerdì hanno anche pagato al Comune di Chiomonte la tassa di utilizzo del suolo pubblico, 821 euro sull'unghia che sanno di sberleffo a un'amministrazione che da tempo ha pronunciato un sì sofferto alla Tav. Gli altri, invece, politica compresa, hanno lentamente sostituito il lasciate fare di questi mesi con il senso dell'ineluttabile. Pochi mesi fa, quando Perino e i suoi fedeli occuparono il terreno, non arrivò mai l'ordine di sgombero.

Erano pochi, allora, e quello era un atto illegale. Si preferì il quieto vivere. Anche per questo, gli accorati appelli dell'ultima ora sanno molto di coscienza pelosa. Renzo Pinard, mite sindaco di Chiomonte, ha la voce colma di amarezza. «Hanno lasciato che qui si creasse una situazione insostenibile, fuori dalla logica e dalla legalità. Qui, lo Stato ha già perso» . Intanto è partita la campagna di comunicazione varata dalla Regione Piemonte per convincere i valsusini che la Torino-Lione è un'opera strategica.

Le prime lettere ai novemila abitanti dell'area sono giunte a destinazione questa mattina, con qualche decennio di ritardo. Comunque vada, l'hanno visto arrivare tutti, questo scontro finale. Fuori i secondi, nella speranza, non troppo fondata, che nessuno si faccia male.

 

 
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Di Pietro non ha un ca... da fare e dopo aver parlato con Silvio si sposta a centro

26 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Di Pietro lancia la nuova fase dell'Idv e si sposta al centro.

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Una strategia che secondo De Magistris non paga. Vendola lo attacca: fa così perché vede che nel centrosinistra gli spazi per lui si stanno restringendo Se Silvio Berlusconi, dopo il cappotto alle amministrative prima e ai referendum poi, naviga a vista, il centrosinistra sembra aver smarrito addirittura la rotta. La bussola politica, infatti, al posto di segnare l’unica direzione possibile, ovvero quella dell’unità per dare l’ultima spallata al Cavaliere, gira impazzita a 360 gradi. A sparigliare le carte di una rincorsa, che dopo le vittorie di Napoli e Milano, sembrava aver raggiunto lo scollinamento, è Antonio Di Pietro. L’ex pm di Mani Pulite e leader dell’Idv lo aveva annunciato: dopo il referendum, il partito avrà una nuova fase. Più moderata e meno da battaglia. Una fase per trasformare il partito da movimento di nicchia a uno di governo. Di Pietro ci crede. E così, dopo aver ascoltato il discorso di Berlusconi alla Camera, eccolo accomodato con il premier a far chiacchiera. Di cosa? Tradurrà poco più in là per i cronisti: “Il presidente del Consiglio è un uomo solo”.

La chiosa spetta a Nichi Vendola. “‘Il colloquio fra Di Pietro e Berlusconi? Avere considerazione del proprio avversario quando si avvia al tramonto non è una cosa negativa, non ho mai sopportato gli eccessi di demonizzazione della figura dell’avversario”. Mica finita. Il governatore della Puglia prosegue: “‘E’ un bene che Di Pietro superi un antagonismo gonfio di enfasi e di rancore. Tutti noi dobbiamo essere in grado di vivere la contesa politica senza sovraccaricarla di emozioni cattive e di odio che non mi sembra l’ingrediente necessario alla buona politica, si può combattere l’avversario rispettandone l’umanita”’.

Questo capita il 25 giugno. L’agenzia è delle 17 e 35. Tre minuti dopo, ed ecco Vendola che cambia versione e passa all’attacco. “‘Di Pietro sente restringersi lo spazio a sinistra, la crescita di Sel e il protagonismo del segretario del Pd lo hanno spiazzato e crede che ricollocandolo a destra nella coalizione di centrosinistra possa metterlo in grado di intercettare l’eventuale crisi del centrodestra”. Che cosa è successo? Semplicemente che Di Pietro, in questa sua strategia, sempre ieri annuncia di voler correre per le primarie del centrosinistra, ma mette il diktat sui candidati alla Vendola. “Non aiutano”, dice. E poi rilancia: “La vera alternativa siamo noi, non gli altri alleati che pensano che il solo problema sia Berlusconi”.

 

Se Di Pietro svolta a destra, non tutti nel suo partito sono disposti a seguirlo. In testa c’è il neo-sindaco di Napoli Luigi De Magistris per il quale “è un errore cercare la svolta centrista”. Di più: “Antonio si muove nella direzione sbagliata” perché “il centro, non solo è già troppo ingolfato, ma soprattutto non è la nostra tradizione”. L’ex magistrato sta sul punto e rilancia su Vendola: “Credo che il suo leaderismo solipsistico sia sbagliato”.

 

Insomma, se il berlusconismo non è finito, il suo maggior interprete è ben avviato sul viale del tramonto. Eppure ancora una volta, sul più bello il centrosinistra si divide. Lo fa Di Pietro. Rilancia Bersani che spariglia sulla legge bavaglio. Pubblicare intercettazioni che non hanno rilevanza penale è sbagliato. E la sponda al Cavaliere è lanciata.

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FILI DI PAROLE D'INIZIO ESTATE

25 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #CAFFE' LETTERARIO

Fili di parole d’inizio estate. Lettera a se stesso di un morto mai nato.

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                                                                               di Caranas

 

Ci sono dei giorni che non riesco a sentire proprio nulla. Tutto fermo, tutto uguale. Solo il mio respiro condizionato dal fumo delle sigarette che rompe ritmicamente quella quiete. E’ difficile da spiegare, anche perché quell’anelito di vita sembra non appartenermi, è come se respirassi con i polmoni di un altro , un altro con pantaloni bruciacchiati che guardo e mi guardo respirare. Dicono che la solitudine davanti al pc è una malattia che contagia molti. La mia è più particolare perché mi regala una compagnia tristissima : la mia. Boh, sarà che oggi non ho rotto le scatole a nessuno. Il caldo umido scorre inesorabile lungo le tempie e scorre lentamente in una danza a spirale sempre più giù fino ai cabasisi tranquilli perché oggi non hanno avuto giri di boa. Il computer è finalmente spento. Magari l’accendo dopo per scrivere queste righe.

Ora riesco a concentrarmi e a pensare a tutti questi anni passati così velocemente tanto da non ricordare quasi nulla di recente ( a parte le cose che mi hanno più colpito nei libri che leggo). Sarà che mi vien più facile ricordare cosa successe cinquant’anni fa che l’anno scorso. O forse ho frequentato poco il Bar Lume o il Bar Condicio, o forse non ho ancora l’arco senile, sarò a mezza strada. Beh, qualcosa  di Milano , si ,ricordo. Quella parte scivolata in un buco nero in cui non posso più entrare a cercare, a guardare gli inevitabili distacchi amorosi e non.

E’ la vita ! Una barca spezzata nel mezzo, con prua e poppa sollevate e il mare a coprire la ferita.  Accendo una sigaretta. Anche per non sentire quel respiro di prima. Meglio l’intermittenza dei colpi di tosse.

Penso ai sorrisi improvvisi di quando avevo 12 anni, allo sguardo tormentato ma aperto sul mondo, al coraggio inconsapevole di lasciare il paese. Ma anche alle paure. Penso a come sono adesso, i tratti riflessi non somigliano al ritratto di allora, sono mutati da un tempo dilatato in una maschera ostinata.

A  volte è anche come se mi svegliassi da un sonno prolungato pomeridiano, una specie di ipnosi che non ti permette di aggiornare l’ora. Ecco, talvolta è un desiderio lontanissimo che affiora e mi smuove e ti dà un senso di soddisfazione come quando ti cancelli da face book , non più prigioniero di stupidaggini altrui.

Un po’ come adesso che mi aggrappo al ricordo di quel pomeriggio trascorso  in sei , ragazzi e ragazze,  tra i ruderi di San Giovanni vecchio sotto Pisasale. Quel ricordo pulsante e vivo , profumato di ginestre, si aggrappa ai miei occhi, alle mie orecchie e mi stira un sorriso. Il sorriso di allora.

Era il 25 giugno 1962, la festa del Corpus Domini. Quell'anno, il Milan di Altafini e Nereo Rocco, vinse lo scudetto già ai primi di aprile .

 

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Caro onorevole ... quanto mi costi !

25 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

I nostri parlamentari si devono sempre distinguere . Sono gli altri ad essere ingenui? Come dire : non sono razzista, sono loro che sono napoletani !

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Parlamentari italiani pagati più del doppio di quelli tedeschi e inglesi, il triplo dei francesi, quasi quattro volte la media europea, siamo primi. Benefit come se piovesse, rimborsi, diarie, vitalizi e contributi vari . I nostri onorevoli (?) non li  frega nessuno.

A raccontarlo agli amici può esser preso per uno scherzo, nei Palazzi della politica suonerebbe come una provocazione: un distinto lord inglese che abbia scelto di fare il deputato nella prestigiosa House of Commons, ha diritto al rimborso-spese per i pasti solo quando le sedute si protraggono oltre le 19,30, e per i taxi quando i lavori terminano dopo le 23. Altrimenti per andare in Parlamento può chiedere il rimborso dell'autobus o della metropolitana. Anche se arriva dalla stazione o dall’aeroporto, dopo aver viaggiato, of course, solo in classe economica. I nostri onorevoli invece godono sempre e comunque di rimborsi di 1.300 euro mensili per i trasferimenti casa-aeroporto-Montecitorio (...)

 Stipendio parlamentari competenze

 per non parlare di auto blu

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CAPEZZONE CONTRO TUTTI: "Il GOVERNO? SEMBRA L'ASILO MARIUCCIA

25 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

15 settembre 2010 Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, chiama Bisignani. Capezzone si sfoga contro i dirigenti del suo partito e del governo

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Bisignani: Daniele

Capezzone: Perdonami, ho perso la tua telefonata di poco fa

B: Come stai?

C: - Incomprensibile -

B: Senti, ogni tanto ti chiama Valeria Valido...Calcola che è una mia amica carissima, io le ho detto di informarti secondo per secondo perchè lì ti stanno facendo una serie di puttanate, per cui, quando ti chiama lei, è solo per informarti...

C: sì sì lei è gentilissima

B: appunto

C: guarda un apersona...

B: ho detto: guarda che Daniele bisogna assolu...perchè lì, insomma, fanno tutti i furbetti capito?

C: guarda giarda è una situazione

B: per cui - qualsiasi cosa sente o fa, telo dice, anche perchè è una tua fans, perciò te lo volevo dire...Glio ho detto: questa è l'unica persona concreta, gli altri chiacchierano tutti

C: sei gentilissimo, ma se tu sapessi, ti racconto, persino persino per una scemenza come organizzare le presenze, il programma degli interventi alla festa di Milano...

B: Uhmm

C: La fiera delle piccole vanità...le piccole miserie di questo, di quello, guarda siamo a livelli da asilo Mariuccia...che si tratta di ministri, viceministri, sottosegretari, degli spettacoli da ridere, da ridere, che uno si domanda ma come si fa ad andare avanti se siamo a questi livelli, se se sulle cose più banali si fa questo circo, fifurati sulle cose seria

B: Mi diceva Valeria , si sono addirittura dimenticati di Podestà, ma insomma, una banda di cialtroni.

C: si me ne hanno fatta...guarda, ne hanno fatta una appresso a un'altra, una appresso all'altra...e l'unica preoccupazione è, come dire, ti ricordi il finale di "Facite Ammuina"? Chi non tiene niente da fare, si "arremagna" di qua e di là, pr dare l'impressione che si sta facendo, insomma....Qui mi pare che si va allegramente a sbattere proprio, cioè che pazzi

B: un abbraccio Daniele

C: ciao, ciao, ciao, ciao

 

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Mussolini - Carfagna : game over

25 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #SATIRA UMORISMO COLTO

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gossip... mi hai stufato ! Ridiamoci su con PV

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Bruciati vivi 100 cuccioli al giorno

25 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

 

In Romania si prepara una legge per sterminare 2 milioni di cani randagi.

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 Nonostante un rinvio, secondo gli animalisti la norma rischia di essere approvata lo stesso. Così su Internet continua la raccolta di firme da tutto il mondo. Intanto nella cittadina di Tulcea vengono bruciati vivi più di cento cuccioli al giorno. Il 21 giugno il Parlamento romeno ha rimandato ancora una volta, per mancanza di tempo, la discussione di una legge sull’uccisione di cani randagi che popolano il paese. E per fortuna, perché la ben nota proposta di legge PL 912 avrebbe autorizzato lo sterminio brutale di oltre 2 milioni di randagi. Cani che vengono presi al collo per strada con una grossa pinza, sedati sul posto tramite un’iniezione calmante, gettati a terra, scaraventati in massa nell’inceneritore e bruciati vivi.

Se approvata, la PL 912 vieterebbe anche alle organizzazioni senza fini di lucro di entrare nei canili pubblici per verificarne la gestione e limiterebbe pesantemente l’adozione dei cani presenti nelle strutture. I leader dei gruppi parlamentari, la coalizione che governa, costituita dal Partito democratico liberale di centrodestra insieme all’Unione democratica degli ungheresi, e i tre partiti di opposizione, sono stati d’accordo nel decidere che sarà la Commissione per l’amministrazione pubblica a dover ridiscutere la legge nelle prossime settimane e a prendere una decisione. Che è solo rimandata.

Su Facebook circola una petizione al Parlamento europeo per bloccare la PL 912. In poco tempo in tutta Europa sono state raccolte oltre 20.570 firme, ma è un numero ben lontano dal milione di firme necessarie. A due giorni dal voto, il governo romeno ha deciso infatti di non accettare più alcuna firma di protesta da inviare al Parlamento europeo. Queste sono le facce dei politici che la pagina di Facebook “The Dog killers in Romania” indica come quelli che più odiano i cani.

Nonostante la proposta di legge PL 912 e il trattamento verso gli animali randagi, nell’ottobre 2012 Bucarest ospiterà The European Dog Show, la più importante manifestazione canina d’Europa. Un’ultima, tragica beffa verso il popolo dei nostri “fratelli minori”.

 

 

fonte: Il Fatto)

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