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Blog  di Caranas

STATISTICHE BLOG

16 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #STATISTICHE

AI 10843 visitatori che hanno letto il blog dall'inizio di novembre 2011 ad oggi

 

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Calendari (vignetta)

16 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #SATIRA UMORISMO COLTO

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La crisi ? Tutta colpa di Berlusconi…

16 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Il merito più grande di Fini è stato quello di aver mandato gambe all’aria quello che a tutti gli effetti era un piano deleterio messo in piedi dalla cricca Tremonti-Bossi-Berlusconi contro l’interesse della nazione.

                                                                     di Spartaco Pupo 

                                    (Docente di Storia delle dottrine politiche all’Università della Calabria )

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Gianfranco Fini ha avuto ragione su tutto, smentendo anche le più pessimistiche previsioni circa il valore strategico e politico delle sue scelte. Il suo non era il risentimento personale per il mancato invito alle strategie conviviali di Arcore ma il grido d’allarme per le conseguenze infauste che le stesse avrebbero di lì a poco generato, mettendo a dura prova la tenuta dell’unità nazionale. Il merito più grande di Fini è stato quello di aver mandato gambe all’aria quello che a tutti gli effetti era un piano deleterio messo in piedi dalla cricca Tremonti-Bossi-Berlusconi contro l’interesse della nazione.

Sì, perché la responsabilità principale di Berlusconi, checché se ne dica, non è stata quella di avere “nascosto” la crisi sotto il falso velo dell’ottimismo, ma quella di avere permesso che la crisi globale venisse addirittura cavalcata, se non cinicamente acuita con l’unico intento di arrivare alla recessione, che a ben vedere rappresenta la via più breve verso la secessione. Il Sud, infatti, privo com’è d’industrie e depauperato fino all’osso da un governo a trazione leghista, difficilmente sarebbe sopravvissuto alla recessione, accrescendo di molto il suo già ampio divario rispetto al Nord e dando campo libero all’agognata secessione settentrionale. Tremonti, in altri termini, non ha fatto altro che favorire una serie di contorsioni economiche a vantaggio esclusivo del Nord e contro il Sud, attuando una politica altamente recessiva che, senza l’interruzione provvidenziale di questi ultimi giorni, avrebbe fatto scoppiare il debito pubblico e agevolato la realizzazione del sogno padano.

È forse una lettura troppo spinta di quanto è accaduto negli ultimi tre anni? Può darsi. Ma la cruda evidenza dei fatti e la gravità della situazione attuale richiedere analisi realistiche e possibilmente scevre da facili buonismi e astuzie retoriche. Se la meta finale non fosse stata la recessione-secessione, il Pdl e la Lega non avrebbero dovuto fare nient’altro che quello che è scritto nel programma di qualsiasi destra liberale: la diminuzione del debito pubblico attraverso la riduzione delle tasse. Tremonti, dati alla mano, si è mosso su una linea completamente diversa. E siccome l’alternativa della sua inettitudine non si porrebbe neanche, non resta che considerarlo come ciò che effettivamente è stato, e cioè la mano economica della secessione leghista, l’autore di una serie di provvedimenti non a favore del rilancio dell’economia ma contro la crescita del Paese. L’assenza totale di politiche a sostegno delle famiglie, l’aumento indiscriminato dell’Iva con la consapevolezza che avrebbe comportato la lievitazione incontrollata dei prezzi, l’aumento delle accise sulla benzina, il blocco degli scatti stipendiali, la contrattazione aziendale e via discorrendo, tutto sono tranne che misure d’impatto economico. La riforma delle pensioni, quella sì, avrebbe contribuito a placare i mercati se solo avesse prodotto i suoi effetti immediatamente e non tra quindici anni, come invece è stato stabilito per assecondare i diktat di una Lega che si scopre solo ora, guarda caso, protettrice dei diritti acquisiti e delle pensioni d’anzianità, dopo che negli anni ’90 non aveva fatto altro che attaccare proprio il sistema delle pensioni additandolo come l’emblema delle ruberie e dell’assistenzialismo statalista. Se a tutto ciò si aggiungono le misure tremontiane a svantaggio del Meridione, come lo scippo dei fondi Fas alle infrastrutture del Sud per pagare le quote latte del Nord, e il taglio al finanziamento del ponte sullo Stretto, che per quanto criticabile avrebbe rappresentato una boccata d’ossigeno non indifferente per l’economia meridionale, il quadro è completo. Si doveva evitare sistematicamente qualsiasi misura che potesse favorire la crescita economica dell’Italia intera e la diminuzione del debito pubblico. E così è stato.

Un presidente del Consiglio decisionista e soprattutto paladino dell’unità nazionale avrebbe come minimo sostituito un ministro così palesemente contrario alla crescita organica del Paese. Berlusconi, al contrario, l’ha lasciato fare, accampando la scusa, peraltro infondata dati i precedenti, che non è possibile cambiare un ministro senza cambiare il governo, e dando in realtà l’impressione di favorire il disegno separatistico della Lega che per questo, e non per altro, ostentava lealtà al suo esecutivo. Una Lega che, non a caso, oggi si colloca, e per intero senza cioè alcuna defezione interna, all’opposizione del governo Monti che, guarda caso, si presenta come il governo del risanamento, della crescita, dell’equità sociale e dell’unità nazionale. 

 

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TERZA REPUBBLICA

15 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Berlinguer aveva ragione , da domani riparte il Compromesso Storico ?

15 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

E Maroni prende atto del cambiamento del Pdl che segna una rottura con la Lega e che le assegna (finalmente !) un ruolo all'opposizione.

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Il presidente del Consiglio incaricato, il senatore Mario Monti, ha chiesto udienza al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per domani mattina alle 11 per sciogliere la riserva. In giornata, per la formazione del governo, era arrivato il via libera di Pdl e Pd. La seconda e ultima giornata di consultazioni del premier incaricato si è aperta stamani con la delegazione del Pd, formata dal segretario Pier Luigi Bersani e dai capigruppo Anna Finocchiaro e Dario Franceschini. Subito dopo è arrivata a palazzo Giustiniani quella del Pdl, guidata dal segretario Angelino Alfano con i capigruppo di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri.

Soltanto da stasera abbiamo un grande alibi in meno e qualche speranza in più.

La speranza di un Paese senza leader politici che fanno il gesto dell’ombrello e senza cronisti giudiziari trasformati in capipopolo o editorialisti politici che occupano la televisione pubblica per imporre il pensiero del Capo alle masse teledipendenti.

La speranza di un Paese che scende in piazza a festeggiare se vince e non se altri perdono.

La speranza di un Paese in cui se qualcuno avanza una proposta, questa la si giudica per quel che è e non sulla base del fatto che un anno fa il proponente andò a cena “a casa di”.

La speranza di un Paese in cui i parlamentari non siano costretti a umiliare sé stessi per difendere il Capo Assoluto da accuse giudiziarie molto pesanti.

La speranza di un Paese in cui chi è bravo e merita va avanti a prescindere dall’avere due belle tette.

La speranza di un Paese senza leggi ad personam e con i privilegi di casta ridotti allo stato fisiologico tipico di tutti i Paesi del mondo.

La speranza di un Paese in cui se si aumentano o si diminuiscono le tasse è perché si pensa che sia utile al Paese e non perché si è schiavi di un sondaggio politico-elettorale.

La speranza di un Paese senza condoni.

La speranza di un Paese con ministri che non si sognano di lanciare allarmi sul terrorismo se non sono fondati.

La speranza di un Paese in cui l’avversario politico è soltanto un avversario politico e senza più “noi il partito dell’amore e voi il partito dell’odio”.

Insomma, la speranza di vivere in un Paese normale è da questa sera aumentata. Ma, appunto, di speranza si tratta. Un ritorno all'orgoglio ITALIANO. Niente di più.

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Brunetta e il presepe (vignetta)

14 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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IL PRIMO DISCORSO DI MONTI (vignetta)

14 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Quest'uomo è un genio !

14 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

pirla padania

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Bancomat, inversione numero di PIN (buono a sapersi) - consigli 3

14 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #CONSIGLI CARANAS

 

inversione numero PIN 

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Se dovessi mai essere costretto da un rapinatore a ritirare soldi da un bancomat, è possibile avvisare la polizia inserendo il PIN# in senso inverso. Per esempio, se il tuo numero di pin è 1234, dovresti digitare 4321. Il sistema ATM riconosce che il codice PIN è stato invertito rispetto alla carta bancomat inserita nella postazione ATM. La macchina ti darà il denaro richiesto, ma la polizia – all’insaputa del ladro – sarà mandata immediatamente alla postazione ATM.

Questa informazione è stata recentemente trasmessa su CTV da Crime Stoppers, tuttavia è raramente usata perché la gente semplicemente non la conosce.

Si prega di divulgare a tutti questo avvertimento.

Suggerisco comunque di chiedere in Banca se la procedura è attendibile. Soprattutto evitare prove inutili scomodando le Forze dell'Ordine nel caso in cui la procedura dovesse dimostrarsi veritiera.


Questo è il tipo di informazioni che la gente non pensa di ricevere, perciò trasmettila ai tuoi familiari e amici.

 

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                                             Sara Tommasi

 

Aggiornamento : 21.2.2013 - da approfondimenti fatti , pare che sia una bufala. Consiglio di informarsi bene in banca senza fare prove.


 OkNotizie

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