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Blog  di Caranas

Nebbia e sofferenza ... un gran mare piano. Poi a volte esce il sole

25 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

La nebbia è la metafora meteorologica della sofferenza dell'anima: quando non vedi più nemmeno te stesso, quando hai perso tutti i punti di riferimento, e non sai più dove andare... Poi, a volte, esce il sole.

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Nella Nebbia (G.Pascoli)

 

E guardai nella valle: era sparito

tutto! sommerso! Era un gran mare piano,

grigio, senz'onde, senza lidi, unito.

 

E c'era appena, qua e là, lo strano

vocìo di gridi piccoli e selvaggi:

uccelli spersi per quel mondo vano.

 

E alto, in cielo, scheletri di faggi,

come sospesi, e sogni di rovine

e di silenzïosi eremitaggi.

 

Ed un cane uggiolava senza fine,

né seppi donde, forse a certe péste

che sentii, né lontane né vicine;

 

eco di péste né tarde né preste,

alterne, eterne. E io laggiù guardai:

nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste.

 

Chiesero i sogni di rovine: - Mai

non giungerà? - Gli scheletri di piante

chiesero: - E tu chi sei, che sempre vai? -

 

Io, forse, un'ombra vidi, un'ombra errante

con sopra il capo un largo fascio. Vidi,

e più non vidi, nello stesso istante.

 

Sentii soltanto gl'inquïeti gridi

d'uccelli spersi, l'uggiolar del cane,

e, per il mar senz'onde e senza lidi,

 

le péste né vicine né lontane.

°°°°°°°°°

 

Poi a volte esce il sole, unico stordimento piacevole in questa valle

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Coca Cola :una muerte silenciosa

24 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #CONSIGLI CARANAS

La Coca Cola è meglio berla fresca e a nessuno verrebbe in mente di farla bollire in una pentola. Il video che circola in rete però mostra un piccolo esperimento. La bibita è composta di acqua e zucchero e facendola bollire, si ottiene una sorta di caramello nero, dovuto al colorante E150d, che secondo recenti studi è un potenziale cancerogeno. Il consumatore che beve la Coca Cola quindi ingerisce anche una sostanza altamente nociva.

 

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BERLUSCONI FINALMENTE IN LAVATRICE A 90 GRADI

24 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #SATIRA UMORISMO COLTO

Se è vero, il ritiro di Berlusconi dalla politica e dal Parlamento è un grandissimo giorno per l'Italia.

Godetevi queste vignette sul ritiro e sulle preliminari del PdL (povero Alfano costretto a candidarsi con la Santanché) :

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e domani ritorna Servizio Pubblico

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PdL : primarie o preliminari ?

Le primarie di Silvio

e alla fine tuonò (per amore dell'Italia )

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ma qualcuno vestito di nero interrogò :

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AMANDOLA - un altro piemontese (o quasi) scomodo : i Napoletani puzzano

23 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

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di Caranas

Perché dovremmo meravigliarci ancora una volta dell’infelice battuta del giornalista Rai Giampiero Amandola sui napoletani che, secondo lui, si riconoscono dalla puzza ? L’ha già scritto Giorgio Bocca e nessuno se n’è risentito (tranne il sottoscritto che napoletano non è ). Del razzismo di Bocca ne ho già parlato su questo blog. Ora voglio sottolineare proponendovi la lettura dell’articolo che segue invitando a riflettere sul pensiero di  questo antitaliano da poco scomparso.

 

GIORGIO BOCCA E LE AMARE VERITÀ SU NAPOLI

Lo scrittore piemontese non ha mai lesinato critiche a Napoli, ai napoletani e alla “napoletanità”. Senza mai temere, spietatamente lucido. Di Carmine Cimmino

In Napoli Giorgio Bocca, “l’antitaliano“, vedeva uno dei paradigmi di quell’Italia corrotta, cinica, criminale, figlia degenere dell’antifascismo, che il caotico sviluppo economico degli anni ’60, il “Miracolo all’ italiana“, aveva definitivamente depravato. Contro le storture di quel “miracolo“ Bocca emise la prima, durissima condanna in un articolo del gennaio del ‘1962, dedicato alla città di Vigevano, e pubblicato su “Il Giorno“. 

“Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Di abitanti, cinquantasettemila, di operai, venticinquemila, di milionari, battaglioni affiancati; di librerie, neanche una”. La sentenza fu inappellabile, e la condanna, definitiva. Alle sconcezze che esibiva in quanto città italiana Napoli aggiungeva sconcezze proprie e particolari, in nome del principio che, secondo Bocca, riassumeva tutta la filosofia napoletana: qui il peggio rientra nella normalità. “L’Italia è tutta uno schifo, ma a Napoli va un po’ peggio“. Tra il 2004 e il 2005 il giornalista, sollecitato dalle prime scene dello spettacolo della monnezza, dedicò alla città alcuni articoli assai aspri.

Quegli articoli provocarono a Napoli commenti stizziti e risposte furibonde, che egli poi trascrisse, nel 2006, nel libro “Napoli siamo noi“. Un titolo volutamente ambiguo, aperto a una doppia lettura: Napoli siamo noi, perché la città è, con chiarezza didattica, la sintesi di tutti i mali italiani, oppure perché, se non risolviamo i problemi di Napoli, non risolveremo i problemi dell’Italia. Nel 2004 Bocca aveva formulato un duro giudizio sulla napoletanità, intendendola come “folklore che copre l’insipienza del disordine, finta solidarietà che copre il perdurante sfruttamento dei deboli“: “questa napoletanità risulta francamente repellente, indegna di una grande città civile”. 

Questa grande città non risolve mai nessuno dei suoi problemi, a Napoli “il problema vero è sempre un altro, che altri dovrebbero risolvere… Napoli è stata fatta così com’è oggi dalla sua storia, e la sua storia è segnata da una mancanza o dalla debolezza di una classe dirigente capace di perseguire il bene comune. L’unica giustificazione di questa storia è che nella modernità il perseguimento del bene comune non è né possibile né desiderato”. La napoletanità tanto severamente condannata da Bocca era, diciamo così, un’idea di Raffaele La Capria. Napoli è abitata da due “nazioni“: il popolo alto e la plebe. Atterrito dalla violenza plebea del 1799, il popolo “alto“ decide di creare un patrimonio di miti da condividere con la plebe, per convincerla che il popolo napoletano è uno solo, e soprattutto per ammansirla.

I “miti“ comuni, costruiti nel tempo, sono il dialetto, la pasta, la pizza, la canzone, il teatro di Viviani e di Eduardo. Questa è la napoletanità di Raffaele La Capria. Il quale, ritenendo di essere un bersaglio degli articoli di Bocca, rispose, prima dichiarando, garbatamente, che la napoletanità

“è una vera e propria forma di civiltà”, e dunque non può essere espressione di una città che sia solo “un paese di camorristi adoratori di pulcinella”; poi, riconoscendo, maliziosamente, che alla napoletanità avrebbe giovato un po’ dell’ “austero e severo moralismo“ di Bocca, ma anche che lo spirito della napoletanità avrebbe addolcito, nel giornalista, se egli ne avesse accettato l’influenza, “la monotona seriosità del giustiziere“: e voleva dire, La Capria, che mancava a Bocca quel senso dell’umorismo ironico che scintilla, invece, nell’intelligenza dei napoletani.

Ma non fu garbata la reazione di Ermanno Rea, il quale classificò i “pezzi“ di Bocca come “l’invenzione di una vecchia scarpa littoria carica di nostalgia“: un insulto sanguinoso per uno che pensava e scriveva i suoi articoli con l’animo di chi non ha mai cessato di sentirsi un partigiano in guerra contro tutte le possibili versioni e riedizioni del fascismo. Il sindaco di Napoli, signora Iervolino, adombrò il sospetto che gli articoli fossero un attacco premeditato al centrosinistra che governava la città, e quindi giovassero alla causa di Berlusconi. Un professore della Federico II bollò Bocca come “tuttologo“.

 

A tutti Bocca rispose in “Napoli siamo noi: rispose indirettamente, attraverso il “medaglione“ dedicato a Amato Lamberti: “Amato Lamberti è nato a San Maurizio Canavese, ha fatto le scuole a Bussoleno in Val di Susa, ma poi è andato a Napoli, di cui è un grande conoscitore per aver diretto, per anni, l’ Osservatorio sulla camorra e fatto parte dell’ amministrazione cittadina. Parlare di Napoli con uno che ha fatto le scuole a Bussoleno, sotto il Roccamelone e l’abbazia di Novalesa, è tornare alla chiarezza. Con Lamberti non si recita, si parla, non si fa ammuina, si comunica”. Amato Lamberti gli spiegò, tra l’altro, che nella Napoli delle due “nazioni“ la camorra aveva preso il posto della napoletanità di La Capria: assicurava la sopravvivenza dei “ marginali “ e impediva loro di “assaltare i regolari”.

 

Giorgio Bocca avrebbe potuto, prendendo le mosse da questa amara verità, riconsiderare il ruolo che i piemontesi svolsero a Napoli tra il 1861 e il 1864, riconoscere la gravità degli errori che essi commisero, la vergogna dei soprusi di cui furono responsabili. Non lo fece: il rigore morale piemontese era un cardine della sua visione del mondo, del suo modo di essere: non avrebbe mai nutrito dubbi sulla sua verità storica. E poiché questo rigore si manifestava prima di tutto nel culto della giustizia, Bocca indagava gli uomini e le cose con una lucidità spietata, perché nell’ Italia gaglioffa che egli descriveva come “antitaliano“ conoscere la realtà era in sé un primo atto di giustizia.

 

Gli estremisti dell’idealismo hanno spesso il genio e il gusto del realismo estremo. Bocca interrogava uomini e cose in una prospettiva agonistica: l’incontro era sempre un confronto, e le interviste erano duelli. Nel luglio del ’79 intervistò Lucio Dalla, e aprì l’articolo con questo raffinato gioco retorico: Lucio Dalla “piacerebbe anche a me se non fosse elettrico e retrattile come un gatto durante il temporale, impaziente di farmi sapere subito, in due minuti, come è e il contrario di come è, semplice? no, sofisticato; sofisticato? no, semplice; amico? sì, ma con il sottinteso che per lui puoi anche essere uno stronzo”.

 Giorgio Bocca è stato un italiano scomodo. Il destino gli ha concesso il privilegio di osservare, meravigliandosi fino all’ultimo giorno, a quali altezze sanno salire gli Italiani, e in quali baratri possono sprofondare. Forse vide in Napoli la Sirena che poteva incantarlo, confondergli le carte, e indurlo al dubbio. Si difese con la piemontesità : “ … io sono di Cuneo e se gioco, gioco ai tarocchi o alle bocce. Sai cosa dicono i giocatori di bocce al momento di contare i punti, dalle mie parti?: bocce ferme. Nessun trucco, nessuno spostamento dell’ultimo secondo, le cose stanno come sono”. 

Nemmeno in fotografia la luce di Napoli permette che le cose stiano come sono. Ma forse è un pregio, una “virtù” filosofica.

f. Il mediano.it

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Etica e politica non vanno insieme

23 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Berlusconi Bocassini

 

"Non mi parli di etica in politica perché l'etica non c'entra nulla con la politica". Così il senatore del Pdl e avvocato di Berlusconi, Piero Longo,  a "24 Mattino" su Radio 24 in merito all'incandidabilità dei condannati in Parlamento. "I migliori politici con l'etica forse non hanno mai avuto niente a che fare - ha aggiunto Longo a Radio 24 - Quale etica? Quella del comportamento personale? Massimo D’Azeglio veniva soprannominato per la sua vita disinvolta 'lo sporcaccione'. Churchill era spesso non alieno dall'assumere sostanze alcooliche, era ubriaco ed era un grandissimo statista. Non c'entra nulla la fedina penale specchiata. Colui che ha commesso un fatto di reato e poi si è riabilitato, vogliamo tenerlo fuori dal consorzio umano? Io non credo che sia giusto".

 

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Dai Fornero, non fare la choosy !

22 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Fornero choosy show

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cinguettio

Dopo il Governo la Fornero tornerà a casa. Volevo dire, in università. Ma sì, è lo stesso, ci trova marito e figlia nell'una e nell'altra.

Fornero:"Meglio una zappa oggi che una laurea domani". Già, ti avrei vista bene a raccogliere carciofi” Ahahahah ..concordo!

La Fornero dice ai ragazzi di non essere esigenti. Io ai miei studenti dico sempre l'esatto contrario, soprattutto se si fanno il mazzo.

"Ministro Fornero occhi lucidi lascia convegno Torino dopo la contestazione: «Io avvilita»". (Questa non ha il minimo senso della vergogna).

La figlia della Fornero non è choosy. Infatti guida una fondazione finanziata dalla Sanpaolo della quale lei era vicepresidente.

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Renzi < FUORI !>

22 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Come la giri e  la rigiri, son tutti uguali

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“L’opposizione in Consiglio ne conta 59, da tre anni a questa parte. «“Fuori!”, non è il titolo del suo libro, è la sua filosofia di assumere gente da fuori, quando il Comune di Firenze ha già 5.200 dipendenti che si possono utilizzare», attacca il Pdl cittadino. Il punto non è tanto il costo delle assunzioni (2.400.000 euro l’anno), che per il sindaco è invece un’ottimizzazione dei costi, ma più che altro l’appartenenza di molti assunti (in Comune e partecipate), che illustra bene il «metodo Renzi». Alcuni vengono dall’Agesci, l’associazione degli scout cattolici italiani, da cui viene lo stesso Renzi, cattolico, ex segretario cittadino del Ppi e poi Margherita. Poi c’è la figlia del direttore del Corriere Fiorentino, influente giornale cittadino. Poi c’è qualche piddino già in lista nel 2009 e non eletto, poi la moglie di un attuale consigliere comunale del Pd, il portavoce di Lapo Pistelli (mentore di Renzi, poi da lui fatto fuori), ex dipendenti della Provincia trasportati per «fedeltà» in Comune (come l’autista, che Renzi ha fatto distaccare da lì), qualche ex assessore, tra cui Lucia De Siervo.” F. Il Giornale

Caro Renzi , se ti rode avere sul conto solo 20 mila euro comincia ad essere meno spendaccione, o evita di disperdere i soldi su più conti.

Vendola: "quando si parla di problemi concreti di milioni di italiani, di migliaia di docenti e studenti: Renzi non pervenuto"

 

 Dimenticavo, il programma di RENZI : link

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Abito in via Sacco e Vanzetti per scelta.

20 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Grande Volontè, grande Bartolomeo Vanzetti - - - di Caranas

Straordinaria interpretazione di Gian Maria Volontè di Bartolomeo Vanzetti dal film "Sacco e Vanzetti) di Giuliano Montaldo.

Il commovente discorso è stato pronunciato il 19 aprile 1927 davanti il tribunale di Dedham (Massachusetts), lo stesso anno che Sacco e Vanzetti furono giustiziati alla sedia elettrica.

      da youtube commenti :

Notare il netto accento piemontese che Volontè (milanese) diede al personaggio senza alcun problema. Scena mitica.

La cosa strepitosa di questa scena è la guardia alle spalle di Volontè (quella alla sinistra,che continua a guardarlo). Questa scena venne interrotta da Montaldo perché l'attore romano che impersonava la guardia si mise a piangere per l'interpretazione di Volontè :) Non ci saranno mai più attori così.

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Drogatevi di cultura . Paolini sei er mejo !

20 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Paolini sei er mejo

 

Paolini Gabriele, da solo e senza alcun mezzo finanziario,  è riuscito a combattere una intera classe politica dominante. Onore al compagno Paolini !

NAPOLI -  Gabriele Paolini si schiera di nuovo dalla parte dell'amica Sara Tommasi e per farlo sceglie di improvvisare uno spogliarello. Come location ha scelto la sede del Corriere del Mezzogiorno, a Napoli, che ha registrato la performance in esclusiva.

Armato di megafono, il provocatore Paolini ha detto: «Sara Tommasi rischia di morire in base a un trattamento sanitario obbligatorio. Non vuole più mangiare e va aiutata dalle istituzioni, dal pubblico tv e da internet».

Attorniato da ragazzini, Paolini si è rivolto ai giovani suggerendogli «drogatevi di cultura», facendo riferimento alle scelte sbagliate dell'amica Sara. «Se lei si è ridotta così è perché ha dei grossi problemi in famiglia ed è crollata. Ragazzi, scegliete sempre la cultura e non la droga». Ha poi annunciato di ricorrere alle vie legali nei confronti di Alfonso Luigi Marra, l'ex compagno della Tommasi.

 

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Difendere il lavoro- Avanti con la CGIL

20 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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La Cgil e' tornata a Piazza San Giovanni dopo due anni per difendere il lavoro e per contrastare "la politica di austerita"', che, denuncia il segretario generale Susanna Camusso "ha fallito" e si e' resa "colpevole" dell'attuale situazione del Paese. Per rilanciare l'economia Camusso suggerisce di spostare sul lavoro dei giovani i soldi previsti per produttivita'. E la Cgil non manca di dare un altro appuntamento alla piazza: Camusso chiude il suo discorso dal palco assicurando la partecipazione dell'Italia alla manifestazione, indetta dal sindacato europeo, per mercoledi' 14 novembre.

Manca quindi poco meno di un mese alla prossima iniziativa, a cui la Cgil si augura partecipino anche Cisl e Uil. Intanto, pero', bisogna pensate alla legge di stabilita', che secondo Camusso necessita di "profondi modifiche", non di qualche correzione, per ridurre "l'iniquita"'. La giornata a piazza San Giovanni e' stata lunga, l'iniziativa organizzata dalla Cgil per riunire le centinaia di vertenze ha, infatti, rappresentato una novita': si e' trattato di una non stop con lo slogan 'Il lavoro prima di tutto'.

Sulla piazza, che si e' cosi' riempita pian piano (la linea del sindacato e' di non dare numeri), hanno campeggiato sin dal mattino 30 stand regionali e di categoria. Mentre sul palco si alternavano alla musica di Eugenio Finardi, La Casa del Vento, Enzo Avitabile, le volti e i voci della crisi, ovvero le testimonianze di lavoratori a rischio. Camusso prima ha passeggiato tra gli stand, seguendo dal palco le note di 'Bella ciao' e poi ha preso la parola nel pomeriggio per dire ad alta voce che "Il Paese non si salva se non si salva il lavoro", che le aziende in crisi pagano "una politica sbagliata" fatta di finanza e non di investimenti.

Al Governo la leder della Cgil riserva parole dure, sottolineando che l'Italia non "aveva bisogno di professori" per ritrovarsi in una "situazione disastrata", su cui pesano mezzo milione di cassaintegrati e un altro mezzo milione di posti persi in tre anni. Infatti per Camusso "passando di spending review in spending review non si mettono a posto i conti dello Stato ma si fanno licenziamenti di massa". Dal palco non viene mai pronunciata la parola 'sciopero', incitato dal segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

E ai cronisti che hanno fatto notare come la manifestazione del 14 novembre cada di mercoledi', ovvero di giorno lavorativo, Camusso ha risposto che la forma di partecipazione all'iniziativa del sindacato europeo non e' stata ancora decisa "vedremo nei prossimi giorni", visto che e' stata deciso solo ieri la data, "ne discuteremo con Cisl e Uil". Camusso evidenzia anche che ogni paese e' libero di articolare come meglio crede la manifestazione e cosi' alcuni Stati hanno optato per incrociare le braccia e altri no.

Alla Cgil e' arrivato il sostegno del segretario del Pd Pier Luigi Bersani ("la Cgil ha buone ragioni per scendere in piazza"), del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. Il ministro del lavoro, Elsa Fornero, ha espresso rispetto. Mentre il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, in mattinata aveva detto di non essersi accordo della manifestazione, per poi puntualizzare: "Rispetto chiunque manifesti le proprie opinioni".

fonte : Rai News 24.it

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