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Blog  di Caranas

Equitalia - domani pagamento bolletta acqua Fuscaldo

5 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

Equitalia - domani pagamento bolletta acqua Fuscaldo

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SALVIAMO IL CONVENTO DI FUSCALDO

4 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

SALVIAMO IL CONVENTO DI FUSCALDO

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Le vignette dei maestri

4 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

Le vignette dei maestri
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Le interferenze della Cancellieri (vignetta)

3 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

Le interferenze della Cancellieri (vignetta)

Nessuna interferenza con le decisioni degli organi giudiziari sul caso di Giulia Ligresti, ma solo un intervento «doveroso» finalizzato ad impedire eventuali gesti autolesivi, precisa oggi il ministro in una lettera inviata ai Capigruppo di Camera e Senato. «Naturalmente, sono pronta a riferire in Parlamento, ove richiesta, per poter dare ogni chiarimento che si rendesse necessario», conclude.

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Berlusconi o no, ora più che mai serve un indulto. Ecco i 30 nomi degli esseri umani morti in carcere dal giorno in cui Giulia Ligresti è tornata a casa, fino a oggi.

3 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

Berlusconi o no, ora più che mai serve un indulto. Ecco i 30 nomi degli esseri umani morti in carcere dal giorno in cui Giulia Ligresti è tornata a casa, fino a oggi.

Ecco, qui di seguito, i nomi dei deceduti per suicidio o perchè privi di adeguata assistenza sanitaria nei penitenziari dove erano stanziati dal luglio del 2013 a oggi, da quando Giulia Ligresti ha goduto di un "beneficio di carattere umanitario" (e come persona sono davvero contento per lei perchè è stata salvaguardata la sua salute privata).

Sono 30 esseri umani.

Non erano stati condannati a morte perchè la pena capitale è stata abolita in tutte le 28 nazioni della Unione Europea.

Eppure sono morti.

Nessuno si è occupato di loro.

Corso Egidio 81 anni 26-ott-13 Malattia, carcere di Ferrara

Italiano anonimo 43 anni 20-ott-13 cause "ancora da accertare" carcere di Avellino

Nuvoletta Angelo 71 anni 20-ott-13 Malattia, carcere di Parma

Occania Amedi 41 anni 19-ott-13 cause "ancora da accertare" carcere di Teramo

Nahri Said 33 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Pesaro

Simsig Giulio 50 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Trieste

Vadalà Antonino 61 anni 16-ott-13 Malattia, non specificata nè definita, carcere di Secondigliano

Caccianti Sergio 82 anni 15-ott-13 Malattia, carcere di Roma Rebibbia

Valpiani Davide 49 anni 13-ott-13 Suicidio, carcere di Perugia

Asslamal Fouad 37 anni 23-set-13 cause "ancora da accertare" carcere di Livorno

Pellecchia Raffaele 55 anni 17-set-13 Malattia, carcere di Avellino

Faliero Vincenzo 43 anni 17-set-13 cause "ancora da accertare" carcere di Civitavecchia (RM)

Tunisino Anonimo 43 anni 16-set-13 Cause "ancora da accertare" carcere di Spoleto (Pg)

Continanza Nicola 39 anni 16-set-13 Cause "ancora da accertare" carcere di Bologna

Paiusti Francesco 66 anni 15-set-13 Malattia, carcere di Salerno

Ler Fulvio 53 anni 9-set-13 cause "ancora da accertare" carcere di Salerno

Panariello Angelo 64 anni 5-set-13 Suicidio, carcere di S. Angelo d. L. (Av)

Mokhar Ahmed Mohamed 24 anni 4-set-13 Suicidio, carcere di Caltanissetta

Spuzic Resad 35 anni 3-set-13 cause "ancora da accertare" Siena

Mariani Walter Luigi 58 anni 31-ago-13 cause "ancora da accertare" carcere di Opera (Mi)

Suladze Shota 29 anni 28-ago-13 Suicidio, carcere di Taranto

Daoudi Abdelaziz 21 anni 16-ago-13 Suicidio, carcere di Padova Circondariale

Italiano Anonimo 51 anni 13-ago-13 Suicidio, carcere di Prato

Anaki Moustapha 31 anni 10-ago-13 causa "ancora da accertare" carcere di Crotone (Cie)

Viorel Neicu 30 anni 1-ago-13 Malattia "ancora da definire" carcere di Sassari

Vignoli Mario 66 anni 29-lug-13 Suicidio, carcere di Cremona

Marsala Giovanni 40 anni 28-lug-13 Suicidio, carcere di Velletri (Rm)

Bottini Piero 53 anni 25-lug-13 Suicidio Roma, carcere di Rebibbia

Maragkos Nikolaos 53 anni 21-lug-13 Suicidio, carcere di Rossano (CS)

Tunisino Anonimo 40 anni 3-lug-13 Suicidio carcere di Napoli Secondigliano

In memoriam

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Quando c’era lui… caro lei

3 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

Quando c’era lui… caro lei

com'è facile smontare certi fascistelli

Quando c’era il Duce….. di Marco Cucchi

“Se non c’era il Duce col …. che prendevi la pensione, visto che l’INPS la inventò lui”: il primo sistema pensionistico in Italia a tutela dello stato di sopraggiunta invalidità sul lavoro o nel caso di impossibilità al lavoro per vecchiaia venne costituito nel 1898 quando venne introdotta la CNP, Cassa Nazionale di Previdenza nella quale venivano iscritti i lavoratori di alcune categorie e definitivamente dal 1919 quando l’ente divenne CNAS (Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali) prevedendo l’iscrizione obbligatoria per tutti i lavoratori.

“Se non c’era il Duce e ti ammalavi, peggio per te, non prendevi lo stipendio”: con la legge 11 gennaio 1943 n. 138 venne istituita la prima Cassa Mutua di Assistenza di Malattia che offriva tutele minime ai soli lavoratori dipendenti del pubblico impiego e nulla per gli altri.

L’indennità di malattia è un dono della repubblica democratica visto che venne istituita con decreto legislativo del Capo provvisorio dello stato nr. 435 del 13 maggio 1947 l’INAM, Istituto Nazionale per l’assicurazione contro le malattie, riformato nel 1968 che assisteva tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private.

E nel 1978, con Legge 23 dicembre 1978, nr. 883, veniva estesa, oltre che l’indennità retributiva in caso di malattia, anche il diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

“Il Duce ha inventato la Cassa Integrazione Guadagni per aiutare i lavoratori di aziende senza lavoro”: nel 1939, tramite circolari interne, veniva prevista la possibilità, prevista senza un reale quadro normativo per poterla applicare, visto che allora era totalmente inutile.

L’Italia, già coinvolta nelle guerre nelle colonie (Libia, Abissinia) si stava preparando all’entrata in guerra al fianco della Germania e l’industria (soprattutto quella bellica) era in gran fermento, motivo per cui non solo si lavorava a turni pesantissimi ma si assistette addirittura al primo esodo indotto di lavoratori dall’agricoltura all’industria.

La Cassa Integrazione Guadagni, nella sua struttura è stata costituita solo il 12 agosto 1947 con DLPSC numero 869, misura finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività.

“Quando c’era il Duce non vi era disoccupazione in Italia”: vero, anche se in maniera discutibile.

Unica precisazione da fare è che tale evento non era giustificato da reale stato di benessere dell’economia ma da due eventi ben precisi: l’Italia stava preparando l’entrata in guerra e tutte le industrie (e l’artigianato) che direttamente o indirettamente fornivano l’esercito lavoravano a pieno regime.

Per contro, l’accesso al lavoro era precluso a tutti coloro che non sottoscrivevano la tessera del Partito Nazionale Fascista, sanzione che era estesa anche ai datori di lavoro che eventualmente li impiegassero.

Motivo per cui durante il fascismo assistemmo ai primi flussi migratori, di tutti coloro che per motivi politici non intesero allinearsi al regime ma avevano una famiglia da mantenere.

Francia (prima dell’invasione nazista), USA, Argentina, Brasile e Africa le direttive principali dell’emigrazione Italiana: anche mio bisnonno da parte di padre fu costretto ad emigrare in Etiopia visto che nella Romagna nessuno intendeva rischiare dando lavoro a uno privo della tessera del partito.

Gli extracomunitari attuali non esistevano visto che venivano direttamente sfruttati in loco nelle colonie, mentre i migranti erano i nostri poveri che non volevano tesserarsi al partito, motivo per cui in Italia, chi non lavorava per la guerra era indotto ad emigrare.

“Se non c’era il Duce le grandi strade in Italia non venivano costruite”: anche questo non è vero, visto che la necessità di realizzare infrastrutture in Italia fu un’idea di Giovanni Giolitti durante il suo quinto governo (15 giugno 1920/7 aprile 1921), avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture, sviluppo industriale dimostratosi necessario dal confronto con le altre grandi potenze che avevano partecipato al primo conflitto mondiale.

Tale “rivoluzione” non potè essere attuata da Giovanni Giolitti, prima, e dal governo Bonomi che ne seguì solo per i sette mesi che resse a causa del boicottaggio e dell’ostruzionismo politico da parte del nascente fascismo, prima generico movimento popolare (1919) e poi soggetto in forma di partito dal 1921, con la costituzione del Partito Nazionale Fascista.

“Quando c’era il Duce il popolo stava meglio”: anche questa è un’affermazione discutibile.

Infatti, a seguito delle sanzioni internazionali irrogate nel 1936 all’Italia a seguito dell’invasione dell’Etiopia, il 18 novembre di quell’anno venne indetto il “Giorno della fede” in cui gli italiani furono invitati, in teoria, a donare tutto il proprio oro alla Patria ricevendo, in cambio delle fedi nuziali (gli sposati) anelli in ferro con la scritta “ORO ALLA PATRIA – 18 NOV.XIV” che ancora qualche anziano possiede ancora.

Teoricamente perché, malgrado fosse fatto su invito volontario, chiunque venisse colto a possedere oro proprio anche in casa, veniva perseguito come traditore e nemico della patria dalle squadre del Fascio Littorio, ripassati (come si diceva allora) a manganello ed olio di ricino.

E sempre per sostenere la guerra in Abissinia ed Eritrea prima, quella al fianco dei tedeschi poi, venne imposta l’autarchia: tutti i prodotti di importazione vennero soppressi come la maggior parte del grano utilizzato per la pasta e sostituito dall’”italico” riso, come ad esempio il caffè, sostituito dal “surrogato” fatto con cicoria tostata e il the, sostituito dal “coloniale” karkadè, misura che complessivamente peggiorò di molto la qualità della vita del popolo.

E il sequestro ai contadini della produzione agricola: agli agricoltori, come i miei parenti nell’alto forlivese, veniva imposta una elevata produzione agricola di cui solo una piccola parte veniva lasciata al contadino per il consumo personale e la vendita al mercato mentre una quantità esosa veniva “prelevata” dai fascisti locali “per il bene della patria”. E anche gli animali da carne.

Furono anni in cui calò l’allevamento dei maiali, animale ingombrante, oneroso da mantenere, visibile e quindi facilmente “prelevabile” in favore dell’allevamento del coniglio, più piccolo, più discreto e quindi più facilmente nascondibile; nel paese di Santa Sofia di Romagna (FC), tutta la collina della frazione di Camposonaldo, zona impervia da esplorare, divenne prima che territorio e base dei partigiani luogo di allevamento abusivo dei conigli, quelli che le famiglie contadine mangiavano la domenica e nei giorni di festa malgrado le disposizioni del regime.

“Il Duce amava l’Italia”; «Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative.» enunciò il Duce il 26 maggio 1940 (ndr. L’Italia nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1946, p. 37): e così fu, visto che nella disastrosa “campagna di Russia”, solo per compiacere Adolf Hitler con una presenza italiana del tutto male equipaggiata e fornita nelle sue operazioni di guerra di guerra, persero la vita ufficialmente 114’520 militari sui 230’000 inviati al fronte, a cui aggiungere i dispersi, ovvero le persone che non risultavano morte in combattimento ma nemmeno rientrate in patria, che fonti UNIRR stimano in circa 60’000 gli italiani morti durante la prigionia in Russia.

Il Duce amava talmente l’Italia da aver introdotto leggi razziali antisemite nel 1938 solo per compiacere l’alleato nazista, inutili perché in Italia gli ebrei, a differenza che in Germania, non avevano un’importanza rilevante in un sistema economico di cui la dittatura volesse provvedere all’esproprio.

E i fascisti, soprattutto durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana (o di Salò) collaborarono attivamente ai massacri di rappresaglia a seguito delle operazioni partigiane e alla deportazione nei lager di cittadini italiani.

E l’Italia, unico nei paesi “satellite” della Germania nazista, il fascismo fu istitutore e gestore di “lager” in Italia con l’impiego prevalente di proprio personale: la bibliografia ufficiale stima in 259 i campi di prigionia in Italia e gestiti con presenza prevalente di personale italiano, alcuni normali campi di detenzione, altri campi di smistamento in attesa della deportazione in Germania come quello di Bolzano (in cui imperversò, partecipando ad alcuni massacri futili ma brutali anche l’alpino Albino Cologna) e Fossoli, in provincia di Modena; ma alcuni erano autentici campi di sterminio come la Risiera di San Sabba a Trieste, dove il tenore dei massacri era inferiore solo ai campi in Germania e Polonia, molto più grandi e appositamente attrezzati.

Solitamente bastava il 25% delle asserzioni sopra esposte per venire “cacciati” dalla pagina, subendo il rancore di chi non riesce più a sostenere un confronto dialettico. E, voglio proprio vedere, chi con un minimo di intelligenza e di conoscenza della storia possa ammettere che Benito Mussolini e il fascismo abbiano fatto il bene dell’Italia. Marco Cucchi

Fonte : http://luciogiordano.wordpress.com/2013/10/26/quando-cera-lui-caro-lei-quello-che-non-si-dice-del-duce/

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La sinistra ed il vuoto... a rendere

2 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

La sinistra ed il vuoto... a rendere
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Ora basta, Renzi e Cuperlo ridatemi l'eskimo

2 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

Non ce la faccio più ! perchè dovrei votare Renzi se già votai Bersani ? perchè dovrei votare Cuperlo che neanche conosco ? ARIDATEME L'ESKIMO !

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2 novembre

2 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

2 novembre

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Dario Fo: “Il Vaticano rifiuta il mio spettacolo su Franca”

2 Novembre 2013 , Scritto da CARANAS

Dario Fo: “Il Vaticano rifiuta il mio spettacolo su Franca”

Il premio Nobel parla di censura e lamenta: così si spegne la «gioia che Papa Francesco ci sta regalando»

«La Santa Sede non ci autorizza a procedere con la rappresentazione del testo di Franca» all’Auditorium Conciliazione, «hanno dichiarato: “Niente palcoscenico per Dario Fo e Franca Rame”», dice lo stesso Fo che parla di censura che spegne la «gioia che Papa Francesco ci sta regalando».

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