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Blog  di Caranas

Berlusconi e Tremonti sapevano: «rapporto n. 460/2009 – Revisione sul processo di finanza proprietaria del Gruppo Monte Paschi effettuata dal 5 agosto al 30 settembre 2009».

27 Gennaio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Dentro il Montepaschi un hedge fund fuori controllo

Lorenzo Dilena

Esclusivo. Il rapporto interno di fine 2009 che lanciava l’allarme sulla finanza di Mps rimasto ignorato. Gli investimenti speculativi della banca hanno continuato ad aumentare fino a tutto il 2011. I dettagli di “Nota Italia”. E il verbale Bankitalia con le osservazioni su Nomura, Deutsche Bank e Santorini.

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                                 Giuliano Amato e Giuseppe Mussari (foto Imago)

23 Gennaio 2013 - 19:00

«Rapporto n. 460/2009 – Revisione sul processo di finanza proprietaria del Gruppo Montepaschi effettuata dal 5 agosto al 30 settembre 2009». In questo documento interno ottenuto da Linkiesta, c’era già la fotografia di quello che Mps era diventata: “un hedge fund di fatto” da 24,89 miliardi di euro, con una banca intorno. Al di fuori di ogni controllo. A tal punto che, nonostante il rapporto fosse sul tavolo del consiglio di amministrazione del 14 gennaio successivo, nessuno bloccò la crescita del «Portafoglio titoli e derivati di proprietà del Gruppo»: era questo il rassicurante nome con cui l’hedge fund di fatto operava all’interno della banca senese.

 

Così gli investimenti speculativi sono lievitati fino ai 38 miliardi di euro, evidenziati dal bilancio 2011, senza che le ristrutturazioni su alcune di queste operazioni, come quelle sui veicoli Alexandria e Santorini, risolvessero il problema, ma anzi aggravandolo. La poltica di investimenti era aggressiva. Si è speculato su tutto: pure sull’Italia. Tramite veicoli di finanza strutturata, Mps garantiva la solvibilità del Tesoro italiano. Una struttura, nota un esperto di derivati sentito da Linkiesta, apparentemente senza senso: «Nessuno comprerebbe protezione su un titolo sovrano da una banca sotto giurisdizione dell’emittente sovrano». Eppure così è stato, anche se oggi è il Tesoro a salvare Mps con un prestito da 3,9 miliardi di euro.

L’operazione, battezzata “Nota Italia”, aveva un valore nominale di 500 milioni e scadenza nel 2037, ed era collegata a un veicolo finanziario irlandese, Corsair Finance, messo su da Jp Morgan. Proprio stasera, la banca presieduta da Alessandro Profumo ha comunicato di «aver recentemente ristrutturato tale investimento mediante l’eliminazione della sua componente derivativa legata al rischio sovrano Italia e che, a seguito della chiusura del derivato, la rimanente parte  dell’investimento iniziale rimane correttamente classificata tra i Loans and Receivables».

Un allegato del rapporto 460/2009 spiega cosa è Nota Italia:

«L’operazione in oggetto appartiene alla famiglia delle cartolarizzazioni sintetiche “credit link note”. In breve, la posizione consiste nella vendita di protezione sui titoli emessi dalla Repubblica Italiana con scadenza 2037 verso un rendimento pari all’Euribor a 3 mesi + 25 punti base. L’investimento è articolato nel modo seguente:

- la società veicolo emette le note, le quali sono sottoscritte dalla banca;

-la società veicolo investe le risorse finanziarie raccolte con l’emissione delle note acquistando un titolo con rating AAA (Corsair a tasso variabile scadenza a febbraio 2037), il quale rappresenta il collaterale dell’operazione e vende protezione sul nome Italia, attraverso un credit default swap. Infine, considerando che il collaterale è in dollari, il veicolo copre il rischio di cambio sottoscrivendo un cross currency swap».

Fonte: Mps, Rapporto n. 460/2009, allegato 6

Quanto ha reso «Nota Italia»? In attesa di spiegazioni ufficiali da parte della banca, che ha promesso chiarimenti «entro la prima metà del mese di febbraio»,  vale la pena di rileggere quello che veniva scritto nel rapporto 460/2009, che porta la firma di Andrea Furlani e di altri sette revisori del Servizio audit rischi.

«In merito alla redditività dell’investimento, tenuto conto che attualmente il Btp con scadenza 2037 ha un rendimento lordo pari al 5% circa, il margine finanziario dell’operazione risulta scarso, considerato che attualmente l’Euribor 3 mesi ha una quotazione pari allo 0,74%, per cui se si somma lo spread di +25 basis point, l’operazione ha attualmente un rendimento inferiore all’1 per cento.

In conclusione, se l’Area finanza avesse investito direttamente sul Btp con scadenza 2037 anziché entrare nell’operazione Nota Italia, la reddività sarebbe stata maggiore del 400%. Inoltre, l’investimento diretto sui Btp avrebbe limitato anche i rischi di credito assunti, visto che il collaterale dell’operazione è rappresentato da un titolo emesso dalla controparte Jp Morgan e, di conseguenza, la banca ha assunto il rischio di credito di quest’ultima, il cui spread creditizio nell’ultimo anno è stato quasi sempre superiore a quello dell’Italia».

Fonte: Mps, Rapporto n. 460/2009, allegato 6

In quel momento la sola Area finanza – guidata da Gianluca Baldassari, che lascia la banca a marzo 2012, due mesi dopo l’arrivo dell’attuale amministratore delegato Fabrizio Viola – aveva investito 1,71 miliardi di euro in titoli strutturati di ogni genere: Abs, Cdo, Cdo Squared, Cdo Cub, Cdo di Abs, Credit spread linked, Synthetic Loan Cdo, Credit link note of Special purpose entity, e poi Spi-Synthetic portfolio insurance e Cppi-Constant proportion porftolio insurance. Alla data del 30 settembre il valore di mercato di tutti questi strumenti era però inferiore di oltre 200 milioni (1,48 miliardi). 

Nei documenti messi a disposizione degli amministratori, sindaci e revisori, c’è anche un cenno alla ristrutturazione di Alexandria, un Cdo-squared sottoscritto  per 400 milioni di euro, prima ancora che Mussari fosse nominato presidente di Mps «Per quanto riguarda invece la posizione Alexandria detenuta nei portafogli delle filiali estere, la verifica eseguita ha evidenziato un miglioramento gestionale del merito creditizio espresso dal mercato; tale variazione è connessa ad una rimodulazione del sottostante effettuata nel corso dell’ultimo trimestre», si legge. Dai verbali del cda del 14 gennaio 2010, che Linkiesta ha potuto consultare, non risulta che gli amministratori o i sindaci abbiano sollevato domande specifiche su Alexandria e sulla relativa ristrutturazione.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/mps-un-hedge-fund-fuori-controllo#ixzz2JAV2LozB

 

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