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Chiaro(a) Carla, visto che sul sito di Cariglio dopo l’opportuna ed esauriente risposta  di Mario,non scrivi più, vorrei invitarti qui a commentare il pezzo che segue. Sai, m’incuriosisce il capire fin dove arriva la tua vista non coperta da fette di salame. Non credo che tu abbia sempre ragione, anzi… certe volte fai venire voglia di calci in cul cul cul fa il tacchino; sai benissimo però che è solo una cosa virtuale , infatti non ne varrebbe la pena,  anche perché , a torto o ragione, rispettiamo "simpaticamente" le tue idee. Ed ecco il pezzo tratto da l’Espresso (sono in ferie ed in questo momento non ho voglia di impegnarmi troppo).

La polpetta di Bertolaso

di Gianluca Di Feo e Claudio Pappaianni

I fratelli De Luca (appena arrestati) puntavano al business in Abruzzo. E il capo della Protezione Civile li ha chiamati. Ma poi la Finanza ha fatto saltare tutto. Il ruolo del cardinale Angelini, di Lupi e Cosentino

(07 luglio 2010) La Prefettura dell'Aquila dopo il terremoto. Non gli bastavano gli appalti delle Ferrovie, volevano infilarsi nel piatto più ricco: le opere per la ricostruzione dell'Abruzzo ossia "la polpetta", come la chiamavano al telefono pochi giorni dopo il terremoto. E loro riescono a entrare direttamente in contatto con Guido Bertolaso grazie all'intercessione di un potente cardinale "che lo ha aiutato moltissimo".

 

Tutte le strade portano a Roma e agli stessi indirizzi della cricca: Vaticano, Protezione Civile, ministero delle Infrastrutture. Con diversi ruoli e con trattative che non giungono a conclusione perché si scopre l'esistenza dell'indagine della Procura di Napoli, che manda i finanzieri ad acquisire documenti negli uffici di Trenitalia.

 

Ma i fratelli Giovanni e Antonio De Luca, arrestati a Napoli con l'accusa di avere pagato tangenti sui contratti di manutenzione dei treni, avevano creato relazioni anche con altri personaggi, sfruttando soprattutto le entrature della sorella Anna. La donna infatti è la moglie di un giudice molto noto: Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone, membro del Consiglio superiore della Magistratura. È lei a procurare i contatti chiave nei palazzi romani, che i fratelli poi cercano di trasformare in affari.

 

Qui serve un prelato I fratelli De Luca quando cominciano a temere che l'attività delle Fiamme Gialle possa compromettere i rapporti con Trenitalia, già molto tesi per i forti ritardi nei pagamenti delle attività svolte, cercano in tutti i modi di arrivare al vertice delle Ferrovie e parlare con il numero uno Mauro Moretti.

 

Il loro principale referente romano è il cardinale Fiorenzo Angelini, un protagonista della zona grigia a metà strada tra politica e Santa Sede: vicinissimo a Giulio Andreotti, è stato per anni il "ministro della Sanità" del Vaticano.

 

Il cardinale Angelini consiglia agli imprenditori di non andare da Moretti ma di rivolgersi per i loro problemi a tale "Lupi" che gli investigatori identificano nell'onorevole Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, uno dei leader della corrente cattolica interna al Pdl.

 

E dalle intercettazioni sembra che il prelato riesca a fargli ottenere un colloquio con Lupi. Al telefono i De Luca discutono anche della possibilità di coinvolgere il cardinale di Napoli Angelo Sepe, del quale Anna dice: "Non è stimato ma però è ammanigliato". C'è un problema: non si può chiedere ad Angelini di intervenire su Sepe: "Quelli, i due cardinali, si odiano, si odiano a morte".

 

La lettera salvagente Di fronte alle attività della polizia giudiziaria che si interessa ai rapporti tra la loro azienda e Trenitalia, i fratelli De Luca si consultano con il cognato magistrato sui modi "per tutelare il nostro buon nome e l'azienda di famiglia".

 

In ballo c'è l'ipotesi di fare causa alle Ferrovie per ottenere i pagamenti bloccati da mesi. Ma Giovanni De Luca punta su una soluzione diversa: "Prima di fare una strada legale... io penso... se coinvolgere un politico forte del territorio per tutelare l'azienda...". Il giudice del Csm concorda: "Hai ragione tu. Sicuramente... insomma... non è questo il momento di agire legalmente, di fare un passaggio violento, diciamo di questo genere". Il cognato imprenditore ipotizza "una lettera di patronage, di un buon rappresentante, un autorevole rappresentante del territorio". E il magistrato conclude: "Certo, mò vediamo un attimino quando torna pure sua Eminenza... Se si apre qualche porta là".

 

Il primo personaggio politico a cui si rivolgono è Nicola Cosentino, il sottosegretario dell'Economia e leader campano del Pdl . Il contatto avviene tramite un loro amico d'infanzia, Giampaolo Paudice, funzionario della Regione Campania che la rappresenta nella Conferenza Stato-Regioni.

 

Siamo ad aprile: Cosentino però è alle prese con i suoi problemi giudiziari - l'ordine di arresto per camorra - e con la partita per le elezioni regionali. E i fratelli De Luca dopo un incontro mostrano di non credere che possa venire da lui la risposta ai loro problemi. 

 

Aggiungo un'altra ciliegina fresca fresca

 

IVA ZANICCHI : Gianfranco Fini fuori dalle palle

di Iannozzi Giuseppe

 

Si potrebbe controbattere : “ Iva Zanicchi fuori dalle palle "

La Zannicchi ha perso la bussola, la decenza invece da tempo immemorabile. Deputata del PdL , la Zanicchi urla : “ Fini vada fuori dalle palle . Non è del PdL . Se vuole andare vada” Lo fa nel corso della trasmissione di Radio 2 “ Un giorno da pecora” in trasferta da Strasburgo.

Una gaffe ?

La Zanicchi ha proprio invitato il presidente della Camera  a togliersi dalle “palle”, non c’è ombra di dubbio. Prosegue : “ Io stimo Berlusconi e mi auguro che ancora una volta con una delle sue zampate possa fare in modo che Fini poggi la sua testolina sulle Palle … “ 

Il linguaggio da bettola di quart’ordine adoperato dalla deputata del PdL Iva Zanicchi è oltremodo offensivo nei confronti della terza carica più importante dello Stato , del presidente della Camera Gianfranco Fini, ma getta anche fango sul governo e sull’immagine dell’Italia all’estero. Un atto inqualificabile quello della Zanicchi. ,

 

I due conduttori della trasmissione, Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, allibiti e imbarazzati, senza parole, alla fine le chiedono : “ Ma cosa dice signora Zanicchi?” Imbarazzo apocalittico. La Zanicchi cerca indarno di metterci una pezza : “Voglio dire sulle spalle di Berlusconi”. Il danno oramai è bell’e fatto, non c’è pezza che tenga . Per le belle parole gliene sarà grato Fini e l’opinione pubblica tutta, italiana e non.

 

PS : non servirà a nulla , ma dovevo esternare 

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