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Blog  di Caranas

Come abbiamo fatto a sopravvivere ?

19 Aprile 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

                                                                                                        di Caranas

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Noi del ’50 non siamo la generazione più sfigata della terra. Ci sono stati periodi della nostra vita in cui eravamo circondati da centinaia di amici ( più tardi per politica il mondo volevamo cambiarlo veramente). Oggi siamo solo più soli, noi con la nostra tastiera e qualche telecomando. Siamo nati in un’epoca in cui l’influenza dominante era quella del padre , un po’ affettuoso e  un po’ padrone;  ora che padri siamo noi non si capisce più nulla e non frega più a nessuno perché non fa moda . C’erano i nonni con i loro consigli , le loro abitudini, i loro racconti… oggi ne sono rimasti poche decine davanti alle scuole a sostituire i vigili urbani, altri in case di riposo ad affrontare le giornate sempre uguali nell’attesa che qualche figlio si faccia vedere la domenica per sentirsi dire ancora : bacia il nonno.

Siamo sopravvissuti.

Il tempo passa e un mio amico quasi coetaneo mi ha ricordato che :

da bambini non andavamo in auto perché non l’avevamo e comunque non conoscevamo cinture di sicurezza né airbag; attaccarsi alla sponda di un camion era una passeggiata speciale e ancora ce ne ricordiamo; le pareti delle nostre case  (anche le culle) erano dipinte con vernici al piombo; le tettoie delle rimesse erano in eternit; i tubi dell’impianto idraulico erano in piombo; bevevamo alla fontana attaccandoci al tubo e non conoscevamo la plastica dell’acqua minerale; trascorrevamo ore a costruirci carretti di legno a rotelle e ci lanciavamo in discesa con unico freno le scarpe; non avevamo armadietti di sicurezza per le medicine, i più fortunati avevano la bicicletta che usavano senza casco; ci sbucciavamo le ginocchia , ci rompevamo qualche dente, tornavamo con un occhio nero e nessuno faceva denuncia;  condividevamo una gassosa in quattro bevendo alla stessa bottiglia; non avevamo il computer, la playstation,  il telefonino e molti neanche la televisione , ma avevamo tanti amici; le case degli amici erano aperte, entravi senza neanche bussare e loro pronti lì per uscire a giocare; per i giochi (poveri ma belli) c’era l’imbarazzo della scelta e se qualcuno veniva scartato non veniva portato dallo psicologo per il trauma; la scuola finiva alle 12.30 e dopo  il pranzo eri libero; studiavi, giocavi, frequentavi l’azione cattolica o gli scout e stavi tanto tempo fuori in quel mondo “crudele”; nessuno ci diceva "stai lontano dal prete" ;  se non andavi bene a scuola ripetevi l’anno senza  interventi psicopedagogici, non conoscevi problemi fonetici, di attenzione ,iperattività ecc. al massimo ci scappava qualche scapaccione (“u restu”).  

Come abbiamo fatto a sopravvivere?

 

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Marcomix 04/20/2010 18:53



L'importante è esserci nella convinzione di aver fatto qualcosa di positivo.Alla modernità si deve comunque pagare un prezzo.