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Blog  di Caranas

Il gioco del cerino

11 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Bersani a Di Pietro : non è che uno può andare a funghi durante il governo tecnico e poi tornare per la campagna elettorale.

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                                                                                                           di Andrea Sarubbi  deputato PD

 

 

Continua a stupirmi l’atteggiamento dell’Italia dei valori di fronte alla possibilità di un governo Monti. Cioè, stupirmi non è la parola giusta, perché l’affidabilità di Tonino Di Pietro è pari a quella di Marco Pannella: diciamo che mi amareggia, perché ho sempre in mente la distinzione di De Gasperi fra i politici che pensano alle prossime elezioni e gli statisti che pensano alle prossime generazioni, e mi illudo ogni volta che nei momenti più difficili gli interessi personali possano essere messi da parte. Invece, ancora una volta, stiamo assistendo al gioco del cerino: siccome con il governo del presidente si rischiano di perdere voti, perché toccherà mettere mano a interessi diffusi, la gara è a sfilarsi in tempo per non prendersi le colpe di provvedimenti impopolari. La Lega ha già preso la rincorsa, dicevo ieri, e l’Idv le sta andando dietro; il Pdl è totalmente dipendente dagli umori di Berlusconi, che potrebbe decidere anche in base agli interessi delle aziende di famiglia; a quel punto, il rischio di queste ore è che comincino a tremare le gambe anche al Pd, che tutto sommato avrebbe l’alternativa per niente malvagia di vincere le elezioni e di andare al governo. Io spero invece che teniamo duro, e che – se anche fossimo sostenuti solo da una parte del Pdl – non dimentichiamo la differenza tra un ribaltone e un governo del presidente. Detto questo, torniamo un attimo all’Idv, perché la discussione è aperta anche tra di loro.

Oggi pomeriggio, nelle caselle di posta dei parlamentari, è arrivata per errore una lettera firmata da Pancho Pardi, senatore dell’Idv: voleva mandarla solo ai suoi colleghi di partito, ma ha sbagliato pulsante e patapùm. Non ve ne avrei mai parlato, per correttezza professionale, ma ormai la notizia è di dominio pubblico, visto che il testo è già arrivato alle agenzie di stampa. A questo punto, vale la pena farvene leggere il passaggio più nobile, trascurando le riflessioni più opportunistiche sugli interessi specifici del partito.

“Noi potremo ripetere fino a un minuto prima della presentazione del governo la nostra preferenza per il voto anticipato. Ma ci rendiamo conto che è una prospettiva irrealistica. Siamo in una situazione in cui non solo i giorni ma perfino le ore contano nel fronteggiare il rischio di bancarotta. Due mesi di campagna elettorale possono seppellire il paese sotto la speculazione più sfrenata. Il paragone con le elezioni spagnole e greche non regge. Il nostro caso purtroppo è più grosso e più grave. La nostra proposta di referendum sulla legge elettorale, sostenuta da una quantità imprevista di cittadini, gioca contro il voto anticipato: andare a votare con una legge che merita l’abrogazione? Per di più soffriamo l’identità con la richiesta della Lega. Ciò ci condanna al ruolo speculare degli esclusi sui due lati opposti della scena politica. Di fronte a ogni decisione da prendere nel prossimo periodo noi dobbiamo sempre rivendicare e rappresentare con efficacia il nostro ruolo decisivo nella demolizione del regime. Noi siamo quelli che hanno sostenuto la lotta con la maggiore coerenza ed energia, senza sbandamenti. Noi siamo tra i vincitori una componente essenziale. Affermarlo con orgoglio comporta una coerenza di comportamenti: dobbiamo essere presenti nei luoghi e nei momenti essenziali per portare a definitivo compimento la ricostruzione dalle macerie economiche, sociali e istituzionali prodotte dal regime. Il voto contrario, ma anche l’astensione, nella fiducia all’eventuale governo Monti avrebbe il significato di un Aventino sterile e improduttivo. Ci attirerebbe la facile accusa di operare solo per lucrare voti e interessi di bottega (sono subissato da mail in questo senso inviate da chi ci ha votato). A nulla vale ribattere che anche gli altri sono mossi dagli stessi moventi. Noi saremmo fuori dalla possibilità di influire sulle decisioni e d’altro canto il nostro partito non è neanche attrezzato per assumere le bandiere dei molteplici ribellismi prodotti dalla società. Non avevamo detto che si deve passare dalla protesta alla proposta?”

Di Pietro – e come lui il senatore Stefano Pedica, che potete leggere nei commenti al mio post di ieri – mette le mani avanti con la scusa di non poter votare un esecutivo con alcuni ministri provenienti dall’esperienza di governo precedente: sa che i suoi elettori non glielo perdonerebbero. Pardi gli trova pure una via d’uscita:

“L’obiezione che molti nostri sostenitori potrebbero avanzare (come possiamo stare in una maggioranza che comprende alcuni figuri del mondo berlusconiano?) può essere superata facendo loro osservare che proprio quei figuri hanno il compito più scomodo: resti sgangherati di una invincibile armata ora in disarmo, costretti a stare nella compagnia inevitabile e necessaria a liquidare la loro esperienza di governo.”

Infine, dopo una lunga riflessione, Pardi conclude la sua lettera con una frase che vorrei sentire da tutti i miei colleghi, di qualsiasi schieramento:

“Di fronte al concreto rischio di bancarotta del paese, i cittadini capirebbero senza difficoltà alcuna il principio di responsabilità che ci ha indotto ad assumere con fermezza il ruolo più scomodo”.

Spero davvero che Di Pietro legga queste parole dieci volte, prima di dire una parola definitiva. Perché a Vasto tu puoi scattare tutte le foto che vuoi, ma poi – come ha detto oggi Bersani, con una battuta da mille punti – non è che uno può andare a funghi durante il governo tecnico e poi tornare per la campagna elettorale.

 

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Giuly 11/11/2011 08:23



TRoppo impegnativo quello che hai scritto per me me, ma una cosa te la dico penso che Monti faccia danno agli italiani è un economista tecnico ora mette le mani nella marmellata e chissà che
combina con le banche.



CARANAS 11/11/2011 09:58



Non abbiamo un'alternativa. A me preoccupa il ritorno dell'ICI sulla prima casa. Mi turo il naso alla Montanelli ( che non stimavo perchè con un passato fascista a differenza dei fratelli Cervi)
e tiro avanti. Ma forse hai ragione tu, sarebbero meglio elezioni anticipate. E D'Alema che continua da inciuciare ? Ha ragione Renzi per certi versi anche se in questo momento mi sento liberal
ma sempre comunista per il POPOLO. Ciao Giuly