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Blog  di Caranas

Lettera aperta a Mario Monicelli un anno dopo

30 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

monicelli.jpg

 

Caro Maestro ,

 

ti ho conosciuto e non riesco a giustificare il tuo modo di lasciarci. Forse ci riderai sopra, ma io sono un cattocomunista,  non riesco  a capire il tuo estremo gesto. Ti sentivi solo, depresso, abbandonato... forse hai ragione tu, ma io non riesco a staccarmi dall'unica persona al mondo, Gesù,  che non ha sbagliato nulla e quindi non riesco a capire , come oggi non capisco l’altro suicida Lucio Magri. Dolore, depressione, voglia di non vivere più in questo mondo di merda, ma forse avevi ancora tante cose da dirci... o no? Non posso pensare che sia un altro film, un altro " the end " della tua commedia all’italiana,  è stata una tua scelta,non posso non rispettarla, scusami però, non la condivido proprio , è per paura, ho troppa paura dell'aldilà e non ho ancora quel grado di fede che mi aiuterebbe ad averne di meno . Certo , è facile a dirsi, potresti dirmi :  “ prova tu con il dolore e gli annessi” . Ci ho pensato molto e ho riascoltato le tue ultime interviste, non sono in grado di rispondere alla tua ipotetica domanda, il dolore fisico mi spaventa. E il fatto ch'è successo, mi fa sembrare  quasi , che anche il Gesù consapevole, sia stato in realtà un suicida . Cosa posso dirti ?

Mi ricordo il tuo sorriso , sul set di “Romanzo Popolare” , la tua arguzia, la tua ironia quando il tuo assistente mi rimproverò di avere in mano un’arancia che stavo sbucciando all’uscita della “Innocenti”. In effetti, come potevo avere in mano un’arancia prima ancora  di averla comprata al camion del fruttivendolo fuori dalla “Innocenti”? Le registrazioni/riprese si ripetevano, avevo mal di denti, quella sensazione di freddo attutiva il  dolore caro Mario,  e tu lo capisti!  Giravi  “Romanzo popolare” .Per me era il coronamento di un sogno poter partecipare a 12.000 lire al giorno al tuo film  e “ guadagnarmi la giornata “ accanto a Ornella Muti, Ugo Tognazzi e Michele Placido. E chi li aveva mai visti prima dal vivo …? Un pasto lo pagavo 330 lire alla mensa.

Ricordi : … il vestito “ Facis” di Placido, i versi della canzone “ tre mesi sono lunghi d’aspettare” della Fratello che strillava dal  registratore a tracolla di Michele , Tognazzi che si rotolava a terra per sporcare la sua tuta blu….  l’urlo “cornuto” che ripetemmo in mensa tante volte… Avevo già partecipato alle scelte delle  comparse nel “Simon Boccanegra”  di Verdi alla Scala , stavo per optare per la scuola d’arte filodrammatica  da frequentare in contemporanea alla facoltà d’ingegneria,  erano i primi anni settanta, poi subito dopo,  arrivò la nomina come insegnante e  sapessi come mi dispiacque rinunciare a quei ruoli…

Tutti ti volevamo bene Mario, tu incarnavi il cinema italiano, rappresentavi noi con immagine e parola mentre tutto si spegneva col tramonto del neorealismo degli anni precedenti. Il casino è ora,  caro Mario,  che non ci  lasci eredi,  a parte il mio quasi coetaneo Carlo Verdone ( più giovane di me di 10 giorni).

 

“ Se c’è un’altra vita, ok! Se no…”  Dicesti...Ora lo sai. Ciao Mario

 

 

 

 

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