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Una poesia di Armando Nesi (Fuscaldo Marina CS) ed una mia che fa riferimento anche questa ai nostri pescatori


Forse rimarranno sempre lì,

nella scia del tempo,

minacciati dall'onda,

i malfermi tuguri

degli sparuti pescatori...

...e donne in povertà

sull'uscio attenderanno

l'uomo e la ricchezza

del mare avaro...

...e spose ansiose

nel vuoto letto

aspetteranno per ore

la metà divisa con la notte...

e i bimbi attesi, poi,

fioriranno a iosa

nei paterni tetti

per crescer tristi

ed invecchiare presto

sul mare antico

eternamente amaro...

 

 

 

 

Candelora

 

Quel giorno la neve cadde anche sul mare

sciogliendosi al pronto contatto.

Il primo che scese dalla barca

sulla spiaggia bianca

imprecò contro il sole scialbo e lontano.

Per freddo , per fame, per poca pesca,

nun sacciu.

Altri con la testa china a guardar giù,

segnavano con passi gravosi

il manto bianco

al confine con le onde

preparandosi a tirar su

le barche da rovesciare.

 

Più in là, i fimmini nivuri

vattendusi u pettu facevan ressa,

con occhi volti al convento,

lassù sull’eremo di San Francesco,

chiedendo grazia

per quelli ancora in mare

con promesse d’oli da ardere.

 

Su volti segnati dal tempo

si scioglievano malinconie disperate.

E Fiore, marinaio più giovane,

col suo sorridere così innocente:

jamu, jamu, ca c’havimu fatta!

 

Come un invito alla presenza,

sul manto bianco della spiaggia

i segni di quel  travaglio umano,

ultima fatica   prima di tornare a casa.

 

Il rintocco delle otto

accompagnato dal sibilo della sirena,

riportava all’impegno gli studenti,

curiosi spettatori infreddoliti

ripassavano  sotto il ponte ferrato

e si avviavano a scuola

seguiti da lontano

da  Pristufora  cane amico

con lingua fumante.

 

Lo spettacolo era finito.

 

2 febbraio 1965  Fuscaldo Marina - diritti riservati dei due autori A. Nesi e Carmelo Anastasio

Tag(s) : #POESIA

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