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Una storia come tante, quella di Davide Ruggero, giovane ricercatore di origini calabresi. La storia di chi, dopo anni di appassionati studi, è costretto ad emigrare, per coltivare l’amore e la passione per la scienza, per svolgere il suo lavoro con dignità e mettere le sue capacità al servizio della collettività.

 Un destino che accomuna migliaia di giovani e brillanti menti italiane che, costrette da un sistema asfittico e poco stimolante, vanno via, privando il paese delle sue energie migliori.

 

 Eppure questo piccolo esercito, come dimostra appunto la storia di Ruggero, ha straordinarie qualità.

 

 Il giovane scienziato, infatti, da tempo si distingue per le sue ricerche nel campo dell’oncologia, collaborando in stretta sinergia con un team di ricercatori dell’University of California.  Tra i suoi lavori più significativi, spicca sicuramente una recente ricerca, destinata, se dovesse trovare la conferma, a rivoluzionare il mondo della medicina e ad incidere notevolmente sul miglioramento della qualità della vita.

 

 Il gruppo di ricerca, guidato da Ruggero, infatti, ha individuato una molecola: l’mTor  che regola e gestisce la produzione di proteine all’interno della cellula. Tuttavia – e qui sta la portata rivoluzionaria della scoperta – questo aminoacido potrebbe essere responsabile delle metastasi tumorali.

 

 Secondo Ruggero e i suoi collaboratori, il funzionamento dell’mTor, in presenza di tumori, risulterebbe alterato. Mentre in condizioni normali la molecola stimola la produzione e il metabolismo cellulare,  in presenza di carcinomi, indurrebbe le cellule a dividersi in modo anomalo, trasformandole in elementi invasivi, producendo, quindi, la metastasi.

 

 Se si riuscisse a bloccare tale proteina, ed è questa la finalità di Ruggero e del suo gruppo, si potrebbe quindi impedire il formarsi delle metastasi. A tal proposito, si sarebbero già effettuati dei test su topi, sottoposti al contatto con un particolare composto, che avrebbe prodotto degli ottimi risultati per ciò che concerne la cura del carcinoma alla prostata.

 

 Si attendono, dunque, conferme a riguardo.

 

 Nel frattempo, occorrerebbe riflettere e capire perché uomini di così alto spessore culturale e professionale sono costretti ad operare fuori dalla nostra penisola. Oggi, bisogna, pertanto, adoperarsi affinché queste energie trovino le condizioni ideali per rimanere in Italia e contribuire al benessere del nostro paese.

Tag(s) : #MEDICINA

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