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Blog  di Caranas

Silvio a Bolgheri pensando al Carducci

9 Novembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #SATIRA UMORISMO COLTO

2177867200 1de68a3510carducci776                                                                                

                  Silvio a Bolgheri  (satira)           

                                                                                                            di  C. M. Anavaldi

Aveva deciso di passare qualche giorno a Bolgheri. Voleva riposarsi e pensare a come uscire dal casino in cui si era messo con il voto del martedì alla Camera. Silvio passeggiava  perso nei suoi pensieri , cercando di ricordare un vecchio carme che aveva studiato  dai salesiani. A un certo punto, il suo cuore aveva dato un battito più forte . A qualche metro in fondo al vicolo, era comparsa una figura maestosa. La testa leonina, la barba folta, l’incedere pesante e consapevole che tutti, da quelle parti, conoscevano bene. Giosuè Carducci.

Silvio si era quasi immobilizzato, mentre il Poeta si avvicinava lento e maestoso nella strettezza del vicolo, guardandosi intorno con calma. Di soppiatto, Silvio aveva lasciato sfilare la figura imponente, chiedendosi se era il caso  di salutarlo o meno, se doveva fare mostra di averlo riconosciuto o no, se invece non era meglio palesarsi e dirgli buona sera, senatore, mi consenta, mi scusi l’ardire ma…

Ma cosa sta facendo ?

  Mentre Silvio stava immobile a guardare, infatti, il Poeta si era fermato davanti a un portone e lo aveva studiato severamente per qualche secondo. Quindi, trovatolo confacente, si era sbottonato con difficoltà i pantaloni e aveva incominciato tranquillamente a liberarsi la vescica, la testa verso l’alto e il fare indifferente che caratterizzano il vero professionista della pisciata all’aperto.

 Silvio rimase impietrito.

 Dopo una decina di secondi, Silvio si era avvicinato al vate pisciante e lo  aveva guardato con stupore.

 E il Carducci, nulla. Lì, come se niente fosse.

 A quel punto, Silvio esplose. Ma cosa diavolo state facendo ?- disse con voce  tremante di rabbia e di sorpresa.

 Per nulla turbato, il poeta cominciò :

 

Non vedi, caro, che stai disturbando?

Su un portone, tranquillo, sto pisciando.

Io piscio dove mi pare e quando voglio,

piscio sopra l’aiuola e sullo scoglio.

Piscio sulla moneta, e sopra il foglio,

piscio sul Vaticano e in Campidoglio;

e se continui a rompermi i coglioni

piscio sul muso a te, e anche ai tu lecconi.


E, terminato l’endecasillabo, si riabbottonò e girò sui tacchi imperturbabile, lasciando il povero Silvio ammutolito.

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Sandro85 11/09/2011 14:11



Ahahahahh ! Troppo bella !



CARANAS 11/09/2011 17:23



Trasformazione di uno scritto di Mavaldi