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Dal sito "myspace" autore Biagio Accardi 

http://www.myspace.com/fuocu/music/songs/La-canzuni-i-Donnu-Pantu-11066454

 

Chi è DONNU PANTU ?

Sacerdote e poeta dialettale. Scarsissime sono le notizie sulla vita e sulle opere di "questo figlio prediletto d'Apollo e delle Muse". Duonnu Pantu è considerato il padre di quella poesia dialettale calabrese che tanto scandalo provocò per il suo linguaggio irrispettoso, in un secolo in cui i poeti della nostra regione si dividevano tra petrarchisti e manieristi, fu il prestigioso iniziatore di quel filone "erotico", "l'archetipo dell'estrema licenziosità dialettale calabrese", ma l'elemento pornografico è solo un pretesto per impostare un discorso critico che investe tutta la società contemporanea di Duonnu Pantu e il suo travagliato momento storico di passaggio.

La difficoltà dell'identificazione di Duonnu Pantu ha uno strascico più grave anche nell'attribuzione delle opere: la sua produzione letteraria si è dovuta ricostruire, tra vari dubbi Ad oggi, tra le opere attribuite a Duonnu Pantu c'è: La Cazzeide è un componimento di ventuno ottave. Qui il Pantu paragona il suo secolo (XVII), in cui uomini e donne sono dominati dalla lussuria, alla favolosa età dell'oro, ai tempi di Saturno, quando regnava l'innocenza e l'amore era solo unione spirituale con la persona amata. Il poeta ne incolpa la dea Venere che, offesa più volte da Giunone in collera con lei, punisce le donne condannandole ad una forte eccitazione sessuale. Ogni donna è così alla ricerca frenetica di un compagno per congiungersi carnalmente: non guarda luogo, non fa distinzione di età, di grado, di razza, di condizione sociale. Il marito sa della moglie che lo tradisce e fa finta di nulla, finanche le porta l'amante in casa; così come il fratello ride della sorella da lui sorpresa, mentre fa all'amore. Nella Cazzeide il sesso lussurioso è solo il pretesto per impostare una critica più ampia: freudiano ante litteram, Duonnu Pantu avverte fino in fondo l'importanza della sessualità come momento fondante della socialità, e allora su di essa costruisce la contrapposizione iniziale tra una passata età dell'oro ("Quannu juria la bella età dell'uoru, / chi a Saturnu li figli secutaru,/ tannu lu cunnu valia nu trisuoru […] regnava allura la semplicitate / l'amure de Platune, e l'unestate") rivissuta nella sua integrità di costumi a abitudini ("Sulu santu Imeneu lu faciale / appiccicava la lampa d'Amure / […] A la Mugliere lu Maritu sulu / spruguliava lu pisticchiarulu"), e un presente che rappresenta al contrario il limite estremo della lussuria ("E mò curre nu sieculu puttanu, / ppe nun dire nu sieculu curnutu, / n'età chi nun se trova cunnu sanu, / nné culu chi nun sia statu futtutu"). Pantu termina esortando i giovani a trascorrere il tempo tra i piaceri della vita ("Dunca futtiti vue mò quatrarazzi, / scialativila ccu sti cunnarizzi: / sciacquativille vue sti cugliunazzi, / e a Venere mannati li pastizzi: / nnarvulàtile, e sparmàtile sti cèuzi, / chiantati corna ppe tutti sti pizzi: / jati gridandu ppe tuttu lu munnu / viva lu cazzu, lu culu, e lu cunnu").Il personaggio "Duonnu Pantu", nella memoria storica, si propone – dunque - come enigmatico e - al tempo stesso - seducente sul piano intellettivo ed emotivo. Del resto, l'insufficienza di notizie storiche certe ha fatto sì che il fenomeno "Pantu" diventasse una sorta di MITO tramandato da padre in figlio, attraverso una orale trasmissione dei suoi versi di generazione in generazione, a cui si sono associati aneddoti popolari.

 

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