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Blog  di Caranas

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Alla fine del tunnel c'è il precipizio ?

31 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

«È un tunnel, ma la fine sta cominciando a illuminarsi, e noi e il resto d'Europa ci stiamo avvicinando alla fine del tunnel». Lo ha detto il premier Mario Monti, intervenendo telefonicamente a «Radio Anch'io», su Rai Radiouno.

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Altro che fine del tunnel... Le spese della PA non sono diminuite di un solo centesimo... Perciò campa cavallo... Fintanto che lo spread non scenderà su valori accettabili, la fine del tunnel la vede solo Monti...

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Si,si vede la fine del tunnel ma all'uscita c'e il precipizio ...BASTA favole,il PIL è in caduta libera, i disoccupati continuano ad aumentar…ma dov’è  ‘sta luce ?

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Ridi che ti passa

30 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #CURIOSITA'

 

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Amianto a Fuscaldo : la grande battaglia è contro l’inciviltà

30 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #FUSCALDO

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                                                                                    di Caranas

Era già successo non molto tempo fa , ora lo scarico abusivo di eternit si è ripetuto a Fuscaldo in fondo alla via Piana degli Artisti. Il colpevole (o i colpevoli), i soliti anonimi ma non troppo.

La stessa o le stesse persone che non hanno idea della pericolosità dell’amianto e di quanto costa al comune,  e quindi a noi tutti,  la rimozione delle onduline assassine.

Nonostante  ci sia impegno costante sul campo, non si fa in tempo a ripulire dai rifiuti un’area che dopo già ventiquattro ore la stessa sia nuovamente piena di tutto e di più. Insomma nonostante tutti i buoni propositi messi in campo , il tormentone dei rifiuti sembra non avere una fine. Per la serie “la mamma degli scemi è sempre incinta”!

Davvero notevole quanto è possibile trovare nei pressi dei bidoni dei rifiuti facendo un giro a Fuscaldo paese o alla Marina, soprattutto in questo periodo di rientro dei fuscaldesi del nord. Le foto, per chi volesse fare un elogio all’inciviltà, rendono bene l’idea di cosa venga lasciato e abbandonato dove non è possibile farlo.

Al  fianco di bidoni adibiti alla raccolta dei rifiuti “standard”, si possono trovare pezzi di amianto o un televisore (come mostra la foto) , oppure copertoni o batterie di auto, damigiane di vetro, sanitari o anche scrivanie e vecchie poltrone per non parlare dei sempre presenti materassi.

Mi dicono ora che grazie all’intervento del sindaco G.Ramundo ed in particolare dell’assessore Paolo Cavaliere , i pezzi di eternit sono stati rimossi nel pomeriggio. Meno male che qualcuno interviene. 

Sono sicuro però che nonostante  l’argomento susciti indignazione da parte dei più , i “soliti idioti” dall’immondizia facile, saranno pronti a ricominciare la loro crociata distruttiva e priva di senno. Pochi giorni o addirittura poche ore e saremo punto e a capo.

Questi individui non riescono davvero a capire quanto possa essere deleterio il non rispettare l’ambiente in cui si vive. Probabilmente questa gente non solo manca di senso civico, ma soprattutto di educazione. 

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Amianto quater

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" Il 15 % dei leghisti è gay, Maroni ci dia spazio " Lo dice Carlo Manera segretario Los Padania

29 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

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«Il nuovo segretario Maroni riapra le porte ai leghisti omosex. Il 15% dei leghisti è gay e bisex. Tutti sanno che fin dai tempi della sua fondazione, molti big nella Lega erano chiacchierati per i loro amori omosex». Lo dice Carlo Manera, segretario di Los Padania, l’associazione gay vicina alle posizioni leghista, ospite di «KlausCondicio», la trasmissione tv di Klaus Davi.

L’OMOSESSUALITA’ NEL CARROCCIO – Secondo Manera nel Carroccio l’omosessualità sarebbe alquanto diffusa e Bobo farebbe in modo da ostacolare le carriere interne dei gay in camicia verde: «Maroni farebbe bene a riaprire al mondo gay, visto che fin dall’inizio siamo stati una componente importante del partito accettata da tutti, a un certo punto poi esclusa da Bossi. Se Maroni – ha concluso – vuole dare un’immagine liberale del partito, speriamo che faccia delle aperture sul tema dell’omosessualità, molti parlano bene ma poi razzolano male».(da Ansa)

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Cosa succede se aumenti il prezzo delle sigarette?

29 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

A chi voleva coprire i buchi di bilancio con i soldi dei fumatori Libero spiega cos'è successo

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Cosa succede se si aumenta il prezzo di un bene in maniera significativa e a più riprese in due anni? Funziona la tattica di aumentare il prezzo di un bene per coprire un buco nel bilancio dello Stato? La risposta a questa bella domanda la dà Antonio Castro su Libero, che spiega per filo e per segno:

Tra gennaio e giugno le vendite di tabacchi lavorati hanno messo a segno un calo del 9%. Detta così sembra che qualche campagna contro il tabagismo abbia sortito l’effetto sperato. E invece no. Nei giorni scorsi al ministero del Tesoro i dati (per ora riservati) trasmessi dall’Amministrazione monopoli (Aams) hanno suscitato un certo allarme. Nel 2011 dalla vendita di sigarette, sigari e tabacchi trinciati, l’Erario ha incassato la bellezza di 14 miliardi (tra accise e Iva).

Solo che c’è un problema:

Una voce di bilancio importante che viene adoperata come un bancomat per coprire un po’ di tutto (dal finanziamento della banca sinfonica alla copertura per gli esodati). Solo che sembra essere stata raggiunta la soglia massima di tassazione portando il prezzo del pacchetto oltre i 5 euro si è anche ridata vita al contrabbando in grande stile. Nel 2011 sigarette illegali (contraffatte nel marchio ma anche nei tabacchi) hanno sottratto al fisco un gettito (sotto) stimato in 500 milioni. È attendibile la stima che nel 2012 – complice un mutamento dei consumi – il gettito per il fisco possa scendere pericolosamente di oltre 1,5 miliardi.

Insomma, alla fine lo Stato rischia di guadagnarci di meno. Geniale, no?


 

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L’Italia sta affondando – ormai è chiaro – e Fuscaldo sprofonda vivacchiando .

27 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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                                                                           di Caranas

Sono a Fuscaldo (a estivare - si fa per dire ) da ormai 12 giorni. Ho già rivissuto tutte le difficoltà di ogni anno di noi “turisti calabresi” . Qui , dopo i primi tre giorni, la  "depressione" comprimente e derivante dall’agonia ( ‘u rago ) del paese,  ti aggredisce anche in piazza dove cerchi rifugio  assistendo all’ennesimo festeggiamento in onore di San Giacomo Maggiore Apostolo , patrono di questa comunità. Sempre le solite cose, non c’è verso ! Non cambia nulla .

Il solito in giacca e cravatta , quattro o cinque giovani che cercano di movimentare  ” l’aria “ davanti al palco, rumore (non melodia)  assordante che non permette neanche un saluto vocale, ed i soliti anonimi ma non troppo seduti ai tavoli di plastica semivuoti che ormai riempiono mezza piazza.  

Fuscaldo mostra ancora una volta il suo declino prettamente italico e, certamente non è tutta colpa della crisi.

Torno dalla Spagna e , a  Fuscaldo , a differenza non dico di Barcellona che vive solo di Gaudì, ma dei paesini limitrofi della Catalogna,  le  difficoltà le noti subito  tutte ( compresa l'assenza di spazzini nelle vie e quelle derivanti dall'erba alta- prova a viaggiare da Fuscaldo Marina al Paese col finestrino destro aperto... ) e non sono minori rispetto alla Grecia ormai simbolo della crisi. In Spagna però, solo due settimane fa, tutta ‘sta crisi non l’ho vista a Barcellona , a Madrid invece no, lì si fa sul serio, e di botte la popolazione che protestava ne ha prese tante.  Certo anch’essa , come l’Italia, soffre per scelte di politica economica che hanno impoverito i cittadini e messo in ginocchio il sistema delle imprese, da noi però  esiste una strana calma. Come a Fuscaldo. Nessuno s’incazza. Nessuno, neanche  quelli che di solito affidano i propri messaggi di protesta a FB, neanche  escono , chiusi in casa o a cercare il fresco su quella specie di cortissimo-lungomare fuscaldese.

"Perché? Appunto, per senso di colpa tanto per la nazione , tanto per il paesello, perché siamo intimamente consapevoli del fatto che il disastro al quale si sta cercando ora di riparare (senza frutti) l’abbiamo creato noi stessi, ognuno di noi, gli italiani presi singolarmente, spesso senza nemmeno rendercene conto, anno dopo anno, giorno dopo giorno. Tutti o quasi ( nella mia piccola realtà , perdonatemi, io no, a meno che non mi si voglia incolpare di aver sempre votato a sinistra, la mia sinistra, ma mi inserisco ugualmente) abbiamo avuto e abbiamo una quota di responsabilità per la situazione di dissesto nelle finanze pubbliche.  Abbiamo spolpato lo Stato, ne abbiamo tratto tutti un qualche indebito vantaggio, e adesso con chi dovremmo prendercela se non con noi stessi?

Siamo tutti colpevoli, quo quota ovviamente. Quello che non ha mai pagato le tasse e quello che se le è ridotte, diciamo così, di sua iniziativa, tanto prima o poi ci sarebbe stato un condono per qualunque tipo di abuso. Quello che ha avuto una consulenza pubblica che forse non gli spettava o che forse non meritava. Quello che al genitore anziano ha fatto ottenere l’invalidità grazie ad un amico medico compiacente. Quello che – commerciante, barista, panettiere, calzolaio, corniciaio, idraulico – non ha mai emesso uno scontrino o una fattura, o ne ha emessi talmente pochi durante l’anno da risultare al fisco quasi un indigente. Quello che lavora alla Asl, o che ha il cugino usciere al ministero, o la sorella impiegata alla Comunità montana, o il fratello autista alla municipalizzata, o la cognata cassiera in banca – e tutti sono stati assunti, non per merito o titoli, ma perché un politico o un sindacalista ha dato loro la classica spintarella.

E poi c’è il professore d’università che ha fatto vincere il concorso da ricercatore al figlio o alla nipote, quello che è andato in pensione con 15 anni sei mesi e un giorno di contributi e adesso fa il rappresentante di commercio, come un altro lavoro, rigorosamente in nero, fa anche l’operaio finito da anni in cassa integrazione. E poi ci sono il medico e l’avvocato che pretendono in nero metà del compenso dai loro clienti, il commercialista che vive di perizie grazie alle giuste amicizie in tribunale, il geometra che sa chi ungere all’ufficio edilizia del Comune, ecc. ecc. "

"L’Italia è stata [come il mio paesello d’origine che ne fa parte] per decenni, il circo appena abbozzato. Un paese nel quale tutti si sono fatti gli affari proprio alle spalle del prossimo, nella convinzione soggettiva di essere furbi, di non star facendo in fondo nulla di male, di fare quello che in fondo fanno tutti, e via giustificando se stessi. Sino a che il conto di tanto scialo con i soldi dello Stato (cioè nostri) ci è stato presentato e lo abbiamo scoperto non salato, ma salatissimo”. E a Fuscaldo il dissesto avanza. D’altra parte , da amministrazioni incapaci anche  di far fare la lettura dei contatori dell’acqua potabile cosa ti puoi aspettare ?

“Ecco perché gli italiani non scendono in piazza in massa a spaccare le vetrine o a insultare il prossimo, a darsi fuoco o ad assaltare gli edifici pubblici. Se lo facessero, da un lato si vergognerebbero come cani, dall’altro gli verrebbe anche un po’ da ridere. Non è il senso di responsabilità a trattenere la nostra rabbia, ma quel che ci resta di senso della decenza.”

Ma Berlusconi è tranquillo perché di coglioni che ancora lo voteranno ce ne sono moltissimi, soprattutto a Fuscaldo.

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PS: non vado via subito perché altrimenti “ ammanca l’acqua !”

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Effetto Berlusconi e sondaggio ancora in calo per il PdL mentre il PD stacca di 8 punti il partito del Cavaliere (19,6 %) portandosi al 27,3 %.

24 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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L’annuncio della ricandidatura a premier di  Berlusconi non ha prodotto gli effetti duraturi sperati dal gran capo e se effetto c’è stato  si è presto esaurito. Tutto questo  secondo il sondaggio reso noto dal Tg di La7 ( per chi in ferie in Calabria riesce a vederlo ) di Enrico Mentana. Ed ecco la notizia : nel consueto appuntamento con il termometro politico della settimana, il Pdl arretra ancora di mezzo punto, mentre a guadagnare è solo il Pd che ormai stacca di 8 punti la formazione del Cavaliere.

Rispetto alla settimana precedente, il sondaggio elettorale Emg sulle intenzioni di voto degli italiani dice che  il Pdl e la Lega hanno perso mezzo punto a testa portandosi rispettivamente al 19,6 e al 4,8 per cento.

Al di là dell’astensionismo ( preoccupante ?) che tocca un italiano su tre, il primo partito resta stabilmente il Pd che sale di quasi un punto e si porta al 27,3 per cento.

Forse è tempo di elezioni anticipate anche per non vedere più prodotti mostro della politica che permettono l’elezione diretta del capo dello stato e non quella dei singoli parlamentari.

In questa bailamme non sta meglio Casini che vede scendere di mezzo punto anche l’Udc al 6,8 per cento. Meglio Di Pietro che  invece sfiora  l’8 per cento con l’Italia dei valori. E, sorpresa, il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo scende di mezzo punto attestandosi al 16,4 per cento, ora terzo partito in Italia.

 

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Cerimonia del ventaglio con spread di nuovo a 500

23 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Spread di nuovo a quota 500. Il cittadino comune si chiede : « Ma allora , con Monti non è cambiato nulla ? » Non è cosi semplice spiegare, Una cosa però l’abbiamo capita tutti : Tanto più è alto il differenziale/spread rispetto al Bund, tanto più significa che la situazione economica del paese è peggiorata e con essa la capacità di ripagare il proprio debito agli investitori che hanno acquistato i titoli obbligazionari. Ma se è peggiorata a cosa sono serviti i sacrifici imposti da Monti e Fornero? Ho l’impressione che neanche l’acquisto dei titoli da parte della  Banca Centrale Europea ( un’iniezione di fiducia nei confronti dei due paesi Italia e Spagna ) servirà a  ridurre il differenziale in termini di rischiosità con la Germania. 

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La politica dei morti viventi

23 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Silvio è il più vegeto tra gli zombie

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A volte ritornano. Se qualcuno pensava che Silvio il Deposto non sarebbe stato in testa alla fila ululante dei revenants, a spargere il terrore in quelle che Repubblica definisce “le cancellerie europee”, si vede che non conosce l’uomo. O meglio non lo conosceva quando faceva al 100% parte di questo nostro mondo. Del resto, previdente, già da vegeto e da regnante si era circondato di figure tanto diafane e scialbe che persino da ectoplasma risulta molto più vivo, vivace, carismatico e pertanto capace di razziare voti di loro. No, nella resurrezione del re vampiro non c’è quasi nulla di stupefacente. L’unico a illudersi che se ne sarebbe davvero rimasto buono buono nel catafalco era stato il povero Angelino, l’erede beffato, ma non è che ci si possa commuovere più che tanto per le sue lacrime di disillusione. Come quasi tutti i dignitari della corte d’Arcore resta un miracolato. Come che sia, dovrebbe accendere un cero all’ora per grazia ricevuta. Il dubbio, casomai, riguarda quale forma sceglierà di assumere lo zombie ora che deambula di nuovo nei corridoi dell’alta politica. Più precisamente: vestirà i panni scamiciati del Masaniello pronto a guidare la rivolta contro Monti il turpe esattore oppure preferirà virare in sobrio e proporsi alle masse come suo austero e responsabile erede? Sarà il Berlusconi del battiamo moneta alla faccia del mondo, o quello del Monti non si discute si vota? Quesito lecito ma ingenuo. Denota una scarsa conoscenza sia della filmografia zombie che del modus operandi del morto vivente in questione. Si sa che gli zombie tendono a ripetere pedissequamente i gesti che gli erano abituali prima del trapasso, e Berlusconi, oltre tutto, non è che variasse più che tanto schema di gioco nemmeno nel rigoglioso passato. Dunque riproporrà paro paro il gioco che gli garantì il trionfo nel 1994, quando riuscì a proporsi allo stesso tempo come guida della rottura innovatrice con la Prima Repubblica e come erede della stessa. Stavolta si tratterà di figurare a un tempo come alternativa alle politiche di Monti, dalle tasse all’austerità alla sudditanza nei confronti della “culona inchiavabile”, e come prosecutore fedele di quelle politiche. Uno di quei giochi di prestigio che solo nella terra fatata della politica italiana, abituata da sempre alla fantasia illimitata dei pittoreschi suoi abitanti, può riuscire. A quel punto, va da sé, saranno i fatti e i risultati elettorali a decidere se, a urne chiuse, Silvio il Redivivo rioccuperà palazzo Chigi, per la gioia dei colleghi capi di governo europei, oppure se punterà su una piatta ripetizione dell’attuale “strana maggioranza”, magari con lo stesso Monti alla guida del Titanic, pardon del Paese, ma la golden share saldamente nelle mani dello spettro di palazzo Grazioli. In sé, si tratta di una strategia astuta e con ottime chances di successo. A renderla meno credibile è casomai proprio il suo ideatore, regista e principale interprete. Nel vasto mondo non c’è probabilmente altro posto dove un fantasma, oltretutto con alle spalle una teoria di fallimenti e danni impressionante, potrebbe seriamente ambire a giocare di nuovo un ruolo di primissimo piano. Vero. Però questa è l’Italia. È la politica italiana: un set da film di George Romero (mai abbastanza lodato autore della serie dei morti viventi) nel quale di trapassati politici che si trascinano ripetendo stancamente le strategie nelle quali eccellevano da vivi ce n’è a carrettate. Guardi da una parte, e t’imbatti in Massimo D’Alema, col ghigno un tempo sarcastico ormai irrigidito che cerca l’accordo col centro come faceva quando c’erano ancora sia lui che il centro. Muovi gli occhi, e trasalisci di fronte a un Veltroni sempre più spaventoso che si finge buono come faceva ai tempi e ancora balbetta nefandezze nuoviste. Volgi lo sguardo al centro e c’è Casini, l’unico che riesca ad abbronzarsi anche da morto vivente, impegnato proprio come vent’anni fa a “ricostruire il centro”. Non manca proprio niente, neppure i giornalisti “responsabili” che mettono in guardia dalle sirene dell’antipolitica, oggi incarnate dalle sembianze poco sinuose di Beppe Grillo come ieri da quelle altrettanto rustiche di Bossi. È la politica italiana, e le si attaglia, non a caso, la frase adoperata spesso da uno che di zombie e spettri se ne intende come pochi, Stephen King: “L’inferno è ripetizione”.

 

 

Fonte : Gli Altri la Sinistra quotidiana

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Allarme del giurista Rodotà: Può un Parlamento di non eletti mettere mani in modo così incisivo sulla Costituzione?

22 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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UNA FASE COSTITUENTE PIU’ DEMOCRATICA

Stiamo vivendo una fase costituente senza averne adeguata consapevolezza, senza la necessaria discussione pubblica, senza la capacità di guardare oltre l’emergenza. È stato modificato l’articolo 81 della Costituzione, introducendo il pareggio di bilancio. Un decreto legge dell’agosto dell’anno scorso e uno del gennaio di quest’anno hanno messo tra parentesi l’articolo 41. E ora il Senato discute una revisione costituzionale che incide profondamente su Parlamento, governo, ruolo del Presidente della Repubblica. Non siamo di fronte alla buona “manutenzione” della Costituzione, ma a modifiche sostanziali della forma di Stato e di governo. Le poche voci critiche non sono ascoltate, vengono sopraffatte da richiami all’emergenza così perentori che ogni invito alla riflessione configura il delitto di lesa economia.

In tutto questo non è arbitrario cogliere un altro segno della incapacità delle forze politiche di intrattenere un giusto rapporto con i cittadini che, negli ultimi tempi, sono tornati a guardare con fiducia alla Costituzione e non possono essere messi di fronte a fatti compiuti. Proprio perché s’invocano condivisione e coesione, non si può poi procedere come se la revisione costituzionale fosse affare di pochi, da chiudere negli spazi ristretti d’una commissione del Senato, senza che i partiti presenti in Parlamento promuovano essi stessi quella indispensabile discussione pubblica che, finora, è mancata.

Con una battuta tutt’altro che banale si è detto che la riforma dell’articolo 81 ha dichiarato l’incostituzionalità di Keynes. L’orrore del debito è stato tradotto in una disciplina che irrigidisce la Costituzione, riduce oltre ogni ragionevolezza i margini di manovra dei governi, impone politiche economiche restrittive, i cui rischi sono stati segnalati, tra gli altri da cinque premi Nobel in un documento inviato a Obama. Soprattutto, mette seriamente in dubbio la possibilità di politiche sociali, che pure trovano un riferimento obbligato nei principi costituzionali.

La Costituzione contro se stessa? Per mettere qualche riparo ad una situazione tanto pregiudicata, uno studioso attento alle dinamiche costituzionali, Gianni Ferrara, non ha proposto rivolte di piazza, ma l’uso accorto degli strumenti della democrazia. Nel momento in cui votavano definitivamente la legge sul pareggio di bilancio, ai parlamentari era stato chiesto di non farlo con la maggioranza dei due terzi, lasciando così ai cittadini la possibilità di esprimere la loro opinione con un referendum. Il saggio invito non è stato raccolto, anzi si è fatta una indecente strizzata d’occhio invitando a considerare le molte eccezioni che consentiranno di sfuggire al vincolo del pareggio, così mostrando in quale modo siano considerate oggi le norme costituzionali.

Privati della possibilità di usare il referendum, i cittadini — questa è la proposta — dovrebbero raccogliere le firme per una legge d’iniziativa popolare che preveda l’obbligo di introdurre nei bilanci di previsione di Stato, regioni, province e comuni una norma che destini una quota significativa della spesa proprio alla garanzia dei diritti sociali, dal lavoro all’istruzione, alla salute, com’è già previsto da qualche altra costituzione. Non è una via facile ma, percorrendola, le lingue tagliate dei cittadini potrebbero almeno ritrovare la parola.

L’altro fatto compiuto riguarda la riforma costituzionale strisciante dell’articolo 41. Nei due decreti citati, il principio costituzionale diviene solo quello dell’iniziativa economica privata, ricostruito unicamente intorno alla concorrenza, degradando a meri limiti quelli che, invece, sono principi davvero fondativi, che in quell’articolo si chiamano sicurezza, libertà, dignità umana. Un rovesciamento inammissibile, che sovverte la logica costituzionale, incide direttamente su principi e diritti fondamentali, sì che sorprende che in Parlamento nessuno si sia preoccupato di chiedere che dai decreti scomparissero norme così pericolose. È con questi spiriti che si vuol giungere a un intervento assai drastico, come quello in discussione al Senato. Ne conosciamo i punti essenziali. Riduzione del numero dei parlamentari, modifiche riguardanti l’età per il voto e per l’elezione al Senato, correttivi al bicameralismo per quanto riguarda l’approvazione delle leggi, rafforzamento del Presidente del Consiglio, poteri del governo nel procedimento legislativo, introduzione della sfiducia costruttiva. Un “pacchetto” che desta molte preoccupazioni politiche e tecniche e che, proprio per questa ragione, esigerebbe discussione aperta e tempi adeguati. Su questo punto sono tornati a richiamare l’attenzione studiosi autorevoli come Valerio Onida, presidente dell’Associazione dei costituzionalisti, e Gaetano Azzariti, e un documento di Libertà e Giustizia, che hanno pure sollevato alcune ineludibili questioni generali.

Può un Parlamento non di eletti, ma di “nominati” in base a una legge di cui tutti a parole dicono di volersi liberare per la distorsione introdotta nel nostro sistema istituzionale, mettere le mani in modo così incisivo sulla Costituzione?

Può l’obiettivo di arrivare alle elezioni con una prova di efficienza essere affidato a una operazione frettolosa e ambigua? Può essere riproposta la linea seguita per la modifica dell’articolo 81, arrivando a una votazione con la maggioranza dei due terzi che escluderebbe la possibilità di un intervento dei cittadini? Quest’ultima non è una pretesa abusiva o eccessiva. Non dimentichiamo che la Costituzione è stata salvata dal voto di sedici milioni di cittadini che, con il referendum del 2006, dissero “no” alla riforma berlusconiana. A questi interrogativi non si può sfuggire, anche perché mettono in evidenza il rischio grandissimo di appiattire una modifica costituzionale, che sempre dovrebbe frequentare la dimensione del futuro, su esigenze e convenienze del brevissimo periodo.

Le riforme costituzionali devono unire e non dividere, esigono legittimazione forte di chi le fa e consenso diffuso dei cittadini. Considerando più da vicino il testo in discussione al Senato, si nota subito che esso muove da premesse assai contestabili, come la debolezza del Presidente del Consiglio. Elude la questione vera del bicameralismo, concentrandosi su farraginose procedure di distinzione e condivisione dei poteri delle Camere, invece di differenziare il ruolo del Senato. Propone un intreccio tra sfiducia costruttiva e potere del Presidente del Consiglio di chiedere lo scioglimento delle Camere che, da una parte, attribuisce a quest’ultimo un improprio strumento di pressione e, dall’altra, ridimensiona il ruolo del Presidente della Repubblica. Aumenta oltre il giusto il potere del governo nel procedimento legislativo, ignorando del tutto l’ormai ineludibile rafforzamento delle leggi d’iniziativa popolare. Trascura la questione capitale dell’equilibrio tra i poteri.

Tutte questioni di cui bisogna discutere, e che nei contributi degli studiosi prima ricordati trovano ulteriori approfondimenti. Ricordando, però, anche un altro problema. Si continua a dire che le riforme attuate o in corso non toccano la prima parte della Costituzione, quella dei principi. Non è vero. Con la modifica dell’articolo 81, con la “rilettura” dell’articolo 41, con l’indebolimento della garanzia della legge derivante dal ridimensionamento del ruolo del Parlamento, sono proprio quei principi ad essere abbandonati o messi in discussione.

 

Fonte : Imola Oggi

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