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FORZA ITALIA ADDIO. NASCE IL PARTITO DELLA NAZIONE. MA NON DURERA’ A LUNGO

5 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 FORZA ITALIA ADDIO. NASCE IL PARTITO DELLA NAZIONE. MA NON DURERA’ A LUNGO

DI LUCIO GIORDANO

E’ la fine di Forza Italia. E va bene. A breve sarà la fine di Ncd. E anche questo appare evidente. Ma non crediate che Silvio Berlusconi o Angelino Alfano si straccino le vesti. Tutt’altro. Certo, l’ex cavaliere deve fare l’offeso per essere stato preso per i fondelli dal suo allievo, il restauratore dello status quo Matteo Renzi. E deve dire che no, sul Quirinale, il suo figliolo putativo non si è comportato bene. Logico. Deve salvare la faccia , Silvio, davanti al suo elettorato sempre più striminzito. Lo stesso farà Angelino, anche se lui, con i sondaggi inchiodati al 2 per cento, conta davvero poco nello scacchiere politico nazionale.

Ma state certi che l’ex cavaliere, al di là del fatto che abbia mostrato il broncio, in realtà è felicissimo di rottamare quella creatura che gli ha regalato tante soddisfazioni in politica e che oggi è un ‘polmone’, come si dice a Roma. Cioè una palla al piede. Detto ancor meno prosaicamente è un cancro tra le chiappe. Insomma, Silvio non ha nessuna voglia di tenersi Forza Italia. Vuole rottamare il suo partito e finirà per riuscirci liberandosi di Fitto, Brunetta e tutta quella corte che negli anni gli ha regalato largo seguito. In realtà Berlusconi sta solo cercando un pretesto e in breve potrebbe trovarlo. Esempio . L’ex governatore della Puglia chiede l’azzeramento dei vertici di Forza Italia e lui continuerà nel suo rifiuto. Si arriva alla rottura e alla fine di Forza Italia. Punto.

Che volete: Silvio ha 78 anni, la politica non lo appassiona più, se non avesse da difendere le aziende di famiglia avrebbe già lasciato il trono al suo pargolo briccone del Pd e sarebbe volato ad Antigua, a svernare nell’ultimo rintocco della sua vita. Sono gli ordini di scuderia a costringerlo a resistere. Non altro. Tutta colpa di quel Dennis Verdini che ha studiato la strategia. Verdini. Per chi non lo conoscesse è il Richelieu italiano. Non decapita le teste dei nobili, come faceva il famoso cardinale francese. In compenso, colleziona rinvii a giudizio:dalla p3 alla P4 fino al crack del credito cooperativo fiorentino. E’ astutissimo e molto amico di Renzi. Sono stati loro due ad accordarsi sul nome al Quirinale, con il benestare di Berlusconi, e tutto è stato studiato nei particolari.

Scenari futuri, quasi presenti. Come detto, Forza Italia si disintegra, Ncd si disintegra, Renzi si libera della sinistra del Pd, dopo aver disintegrato l’immagine progressista dei democratici e fa nascere il Partito della nazione, capace di radunare tutti gli elettori della destra radicale italiana, coagulando i voti suoi, di Berlusconi e di Alfano. Scelta studiata a tavolino ma scelta necessaria. Una sorta di arroccamento dei conservatori e dei reazionari del Paese, per difendere i privilegi acquisiti in questi 30 anni barbari e che il vento nuovo che sta spazzando la vecchia Europa rischia di far perdere. Il patto del Nazareno, che ormai appare evidente è vivo e vegeto, a questo punta: a creare un partito unico, un pensiero unico, un comitato d’affari unico per privatizzare il privatizzabile, con l’appoggio di un’informazione sempre più asservita e che esautora i suoi giornalisti migliori e con la schiena dritta. Perchè l’italiano medio non deve sapere, l’italiano medio si deve cibare di propaganda.

Galoppa sulle riforme, Matteo, proprio perchè deve arrivare in tempi brevi a modificare la legge elettorale e la costituzione e arrivare al presidenzialismo. Un presidenzialismo autoritario che in altri tempi avrebbe avuto un nome molto più amaro. Galoppa, Renzi, prima che anche la casalinga di Licata scopra il disegno, prima che il muratore di Bussolengo faccia uno più uno uguale due.

Riuscirà nel suo disegno, l’attuale inquilino di Palazzo Chigi? Per qualche giornalista di Alganews Renzi e i suoi hanno già vinto. Protetto da poteri fortissimi, come Troika e finanza internazionale, Matteo rischia di durare almeno 30 anni. Altri opinionisti non ne sono affatto convinti e io tra questi. Renzi infatti ha tirato troppo la corda con i suoi fedeli alleati, Alfano e Berlusconi. E anche il più fedele dei politici sarebbe pronto a rovesciare il tavolo in un sussulto di dignità , quando una corda troppo stretta soffoca il respiro. Tra l’altro la scelta di Mattarella è paradossalmente sbagliata. Per Matteo, non per gli italiani. Disegnato come uomo tutto d’un pezzo, integerrimo servitore dello stato, l’attuale presidente della repubblica perderebbe la faccia se assecondasse riforme ai limiti della costituzionalità. Sempre che poi, andando a referendum, come è costretto ad andare, l’attuale presidente del consiglio non incappi nell’ira degli italiani. Perchè la realtà è che non ha nemmeno una maggioranza certa , figuriamoci i due terzi del parlamento. Per farle approvare, queste riforme cosi importanti, serve ben altro: un referendum. A questo punto ci si chiede perchè la sinistra del Pd non si ribelli agli schiaffi che prende di continuo, facendo cadere il governo e andando al voto con l’unica legge elettorale esistente: il consutellum. Paura di perdere il vitalizio, forse. Oppure mancanza di coraggio nel formare un movimento di cittadini illuminati e progressisti, lo stesso genere di schieramento che ha trionfato in Grecia e rischia di trionfare anche in Spagna. O più semplicemente è l’incapacità di remare tutti dalla stessa parte a bloccarli. Ma se all’improvviso qualcuno a sinistra trovasse l’ardore di far nascere il Syriza italiano, mettendo da parte certi vertici, Renzi inizierebbe a tremare.

La mossa del Quirinale, dunque, proprio quella che per molti è stato il successo dell’attuale premier, potrebbe diventare la tomba politica dell’ex sindaco di Firenze. Nei giorni dell’elezione di Mattarella , Renzi ha diviso a destra e sinistra, ha minacciato le urne, di cui lui è il primo ad aver paura. Con i soliti toni arroganti ha rivendicato la vittoria sulla scelta di Mattarella. Come detto, ha tirato insomma troppo la corda. Qualcuno rischia seriamente di fargliela pagare. E se poi gli italiani si radunassero in massa, pacificamente e ad oltranza davanti Palazzo Chigi, forse la sua breve primavera si concluderebbe prima del previsto. Certo, a quel punto, povero Silvio: ha perso la faccia, facendosi prendere a pesci in faccia dal suo Matteo e nemmeno potrebbe gioire per esser diventato il padre nobile del Partito della nazione.

Se invece l’operazione Patto del nazareno, molto inaspettatamente riuscisse dovremmo dar ragione al novantaseienne Licio Gelli. Intervistato cinque anni fa da un quotidiano, a domanda precisa rispose: ” Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa”. Ecco. La sua serenità, però, non coinciderebbe con quella degli italiani onesti. Degli italiani che amano la democrazia.

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[ f. Alganews]

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La Franzoni mamma d'Italia

5 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #CRONACA

La Franzoni mamma d'Italia

Le mamme di Ripoli e Monteacuto non avevano bisogno del decreto del tribunale per i minorenni di Bologna che pochi giorni fa ha sentenziato: «I due figli di Annamaria Franzoni vivono in un ambiente protetto e tutelato dai genitori, sono curati e accuditi adeguatamente sia sotto il profilo pratico che sotto quello emotivo». Non ne avevano bisogno perché da mesi affidano a lei i loro bambini.

All'inizio erano tre o quattro. Ora sono una dozzina i piccoli che tengono impegnata la mamma di Cogne. Hanno dai due ai 12 anni. Tutto funziona più o meno come un asilo. Lo scuolabus li scarica davanti a casa Franzoni.

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Non sarà colpa della Grecia, l’euro finirà a Berlino sfasciato dalla Merkel

5 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

di Caranas

Dopo il viaggio in Germania, con Tsipras nulla rimarrà come prima in tutta l’Europa, ed ormai tutti sanno che la Grecia non npuò rimanere lì dove era col governo precedente così come appare dopo i colloqui del neo premier greco con i vertici europei. Non si può ragionare più con la logica del "tanto peggio, tanto meglio" . Tsipras non l’ha detto chiaro che vuole abbandonare la zona euro ed i poteri forti dell’UE se ne approfittano

Tsipras sta cercando di accendere una luce in fondo al tunnel debitorio della neo politica debitoria del suo nuovo governo nei confronti delle oligarchie finanziarie della UE che a quanto pare sembrano fregarsene dei debiti greci; si sa, a loro interessano solo i soldi e se ne fregano altamente di ridurre alla fame un popolo dall’antichissima storia.

La Merkel ha paura di Tsipras perché con questo giro di consultazioni sta mettendo allo scoperto le strategie dei poteri forti che fin qui hanno gestito la crisi europea, crisi che stanno pagando solo i più poveri arricchendo l’alta finanza.

Tsipras parla con tutti e avverte che dovrebbero, i partners europei in zona rischio, stare con lui e non con la troika. Renzi non può rimanere servo degli oligarchi finanzieri e così anche François Holland se non anche Cameron .

Il debito pubblico con una crescita quasi zero è insostenibile e non può continuare ad arricchire i soliti anonimi ma non troppo rispettando le regole di bilancio che vuole Bruxelles.

C’è solo una constatazione da fare, la Grecia ha già vinto perché ha denunciato il sistema ed in questo momento rappresenta il piccolo David contro Golia.

Quelli che erano debiti finanziari tra istituti di credito privati, sono diventati debiti "europei" con regia Merkel e & in capo alla Ue. E la Grecia che ha le casse di stato vuote dovrà ora pagare interessi usurai sul proprio debito. Sacrosanta quindi la richiesta di congelare e rinegoziare il debito greco.

L’euro subirà una forte scossa di terremoto perché la Germania respingerà tutte le proposte di Tsipras e i danni finanziari che verranno inferti alla Bce e alla Ue come istituzione, saranno impossibili da ripianare senza una radicale modificazione dell’euro. Ci dobbiamo aspettare una espulsione della Grecia dall’euro ma non dalla UE, il che non ha senso se non c’è un valore finanziario nella scelta.

La partita della Merkel è una battaglia grave che se andrà in porto determinerà la morte della UE destinata a non vedere nessun vincitore cancellando 50 anni di storia in una fine che sarà la peggiore di tutti gli scenari politici possibili.

Ma Renzi si sa, in questo momento con la rottura del patto del Nazareno ha altro per la testa. Non può occuparsi della nuova mannaia tedesca, deve prima risolvere i suoi problemi interni. Speriamo comunque che con questo governo l’Italia non segua la Germania come con Mussolini. La storia si ripeterà ?

 

 

 

 

 

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Nichi Vendola da tradurre

4 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Nichi Vendola da tradurre

ma che vordì ?

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La Procura: Ettore Majorana vivo in Venezuela fra il 1955 e il 1959

4 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #CRONACA

La Procura: Ettore Majorana vivo in Venezuela fra il 1955 e il 1959

L’indagine ha accertato che lo scienziato catanese, sparito nel nulla nel 1938, era a Valencia, nel Paese sudamericano. La conferma in una foto e una cartolina

Ettore Majorana, il geniale fisico catanese cresciuto in via Panisperna e che alcuni esperti collocano tra Newton ed Einstein, scomparso misteriosamente nel 1938, era vivo, nel periodo 1955-1959, e si trovava, volontariamente nella città venezuelana di Valencia. Lo ha accertato la procura di Roma indagando sulla scomparsa.

L’indagine ha accertato che lo scienziato catanese, sparito nel nulla nel 1938, era a Valencia, nel Paese sudamericano. La conferma in una foto e una cartolina

Ettore Majorana, il geniale fisico catanese cresciuto in via Panisperna e che alcuni esperti collocano tra Newton ed Einstein, scomparso misteriosamente nel 1938, era vivo, nel periodo 1955-1959, e si trovava, volontariamente nella città venezuelana di Valencia. Lo ha accertato la procura di Roma indagando sulla scomparsa.

La foto con l’amico meccanico

Ora la procura, dopo aver aperto un fascicolo nel 2011 sulla scomparsa dello scienziato, ha chiesto l’archiviazione. Quindi nessuna scomparsa dovuta a omicidio, o suicidio o riparo in un convento da parte di Majorana come indicato da parenti e conoscenti. Probabile che lo scienziato, spaventato dalle sue scoperte sull’atomo, abbia deciso di sparire senza lasciare tracce. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, in particolare, ha accertato la fondatezza di quanto ipotizzato già alcuni anni fa: ossia che in una foto scattata in Venezuela nel ‘55, analizzata dal Ris, Majorana, conosciuto con il cognome Bini, appare insieme con un emigrato italiano, Francesco Fasani, meccanico, subito dopo aver ricevuto un prestito. L’uomo che appare insieme con Fasani risulta compatibile con i tratti somatici del fisico catanese. «I risultati della comparazione - scrive Laviani nella richiesta di archiviazione - hanno portato alla perfetta sovrapponibilità» dei particolari anatomici di Majorana (fronte, naso zigomi, mento ed orecchio) con quelle del padre.

La cartolina dello zio

A conferma di quanto accertato, anche una cartolina che Quirino Majorana, zio di Ettore ed altro fisico di fama mondiale, scrisse nel 1920 ad un americano, W.G. Conklin, trovata dallo stesso Fasani nella vettura di Bini-Majorana. Un fatto, per Laviani, che conferma la «vera identità di costui come Ettore Majorana, stante il rapporto di parentela con Quirino, la medesima attività di docenti di fisica e il frequente rapporto epistolare già intrattenuto tra gli stessi, avente spesso contenuto scientifico».

f. Corriere.it

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La fine della seconda repubblica

3 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

La fine della seconda repubblica

L'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica segna la rivincita in grande stile dei cattolici adulti, ovvero di quei credenti che hanno voluto riaffermare l'autonomia dei politici impegnati nella vita pubblica dalle gerarchie ecclesiastiche, dalle direttive politiche impartite dalla conferenza episcopale negli anni del cardinal Ruini. Si tratta di quel gruppo di dirigenti ex democristiani che, con l'avvento della seconda repubblica, non hanno aderito al neoclericalismo dilagante e alle teorie dei neoconservatori americani, scegliendo invece la strada del riformismo, e quindi dell'alleanza con la sinistra, rispetto alla via obbligata dell'abbraccio berlusconiano quale unico modo per difendere i principi non negoziabili.

Era solo pochi anni fa, ma Rosi Bindi, Romano Prodi, Pierluigi Castagnetti e con loro altri fra i quali Sergio Mattarella, facevano parte degli 'indesiderabili' per una Chiesa italiana che aveva trasformato la bioetica in ideologia integralista e costruito intorno ad essa il principio dell'alleanza strategica con il centrodestra berlusconiano. E' del resto lungo quel cammino che il cardinale Ruini si era mosso, prima con una sapiente opera di normalizzazione interna e poi costruendo – all'indomani di tangentopoli e della fine della guerra fredda – un'intesa preferenziale con il centrodestra. La Chiesa ci metteva l'ideologia, Berlusconi, Fini e Casini fornivano la sponda legislativa alle richieste della Cei. Il disegno si frantumerà col tempo e lo stesso Fini ben presto nel tentativo – infine fallito - di costruire una destra europea e laica, si scontrerà con il Vaticano.

f. Linkiesta

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Quirinale: Berlusconi incontra Bindi, baciamano con gaffe

3 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Quirinale: Berlusconi incontra Bindi, baciamano con gaffe

Siparietto al Quirinale tra il Cavaliere e Rosi Bindi. Durante il rinfresco che ha seguito la cerimonia di insediamento del nuovo Presidente Renato Brunetta si avvicina con la Presidente dell'Antimafia a Berlusconi. Matteo Renzi, temendo le scintille, si scansa e spiega: "Qui accanto c'è il terzetto Brunetta, Bindi, Berlusconi". Il colloquio tra i due inizia sotto i migliori auspici ma il Cavaliere non resiste: "Ho visto che ha versato lacrime di commozione. Non ci aspettavamo da un uomo, pardon da una donna, come Bindi, tante lacrime".

Pronta la replica della Bindi: "E io mi aspettavo da lei che fosse diventato un po' più galante...". Berlusconi sorride e si porge verso di lei per un baciamano: "Signora, io sono sempre galante...".

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M5S E LA STRATEGIA PER IL QUIRINALE: ALCUNI CHIARIMENTI

3 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

M5S E LA STRATEGIA PER IL QUIRINALE: ALCUNI CHIARIMENTI

DI ALDO GIANNULI

Prevedevo molte delle obiezioni che mi sarebbero state fatte a proposito del mio pezzo sull’elezione del Presidente e del bilancio complessivo della vicenda. Non mi ripeterò ma mi pare opportuno fare delle precisazioni telegrafiche:

1. sino a lunedì, quando Grillo e Casaleggio hanno inviato la lettera ai parlamentari Pd chiedendo di fare i nomi dei candidati, la trattativa fra Berlusconi era in corso e destinata a durare sino a sabato, per dichiarazioni dello stesso Renzi. In quella trattativa Berlusconi proponeva Amato e Renzi proponeva Mattarella e Padoan, ma si prospettava anche un ritiro di tutti tre i nomi per trovare l’accordo su un altro.

2. Alla lettera di Grillo e Casaleggio rispondevano solo cinque parlamentari Pd, tre civatiani e due amici stretti di Prodi (Monaco e Zampa) e tutti proponevano Prodi che pertanto era inserito nella rosa da sottoporre alla rete, così come sarebbero stati sottoposti altri nomi Pd se fossero giunte altre proposte.

3. Al profilarsi di una candidatura Prodi con il sostegno di sinistra Pd e M5s, (ed i nomi di Zampa e Monaco la rendevano assai concreta), Renzi troncava i contatti con Berlusconi con tre giorni di anticipo ed annunciava la candidatura di Mattarella su cui confluiva subito la sinistra di Bersani e Cuperlo. Immediatamente dopo, Prodi chiedeva di essere escluso non volendo essere “elemento di divisione”. Dunque è inesatto dire che la candidatura Prodi non è decollata perché il M5s non lo ha votato nei primi scrutini: ad affossare la candidatura del Professore bolognese è stata la sinistra Pd e domenica, una dichiarazione di Bersani conferma che, se non si fosse trovato l’accordo su Mattarella egli avrebbe riproposto Prodi. Dunque, la candidatura di Prodi (con la relativa apertura al M5s) era usata da Bersani solo come deterrente per ottenere Mattarella. Questo conferma che non era quella la candidatura voluta da Renzi che la ha accettata proprio per non misurarsi con una candidatura Prodi.

4. A quel punto il M5s non poteva che dar corso a quanto scelto dalla consultazione on line, votando Imposimato che era riuscito primo e quindi era il “candidato di bandiera”, ma riservandosi di consultare ulteriormente la rete qualora fosse emersa qualche altra possibilità. Nessuno avanzava proposte al M5s né su Mattarella né su altri, invitandolo a confluire.

5. Cosa altro avrebbe potuto fare il M5s? Ovviamente i suoi candidati (Imposimato, Zagrebelsky, Di Matteo, Cantone ecc) non avevano alcuna probabilità di essere eletti perché nessun altro gruppo era disposto a votarli, quindi l’unica scelta concreta era: o tenersi fuori votando un candidato di bandiera o scheda bianca o cercare di far pesare i propri voti scegliendo fra i candidati effettivamente “papabili”. Nel primo caso esponendosi all’accusa (qui puntualmente ripetuta) di essere volontariamente irrilevanti, nel secondo di “sporcarsi le mani”. Il M5s ha provato a inserirsi nel gioco con l’operazione Prodi, ma essa non è riuscita perché la sinistra Pd ha preferito compattarsi all’interno del partito.

6. Poteva il M5s votare Mattarella? Se il nome fosse giunto in tempo se ne sarebbe anche potuto parlare: in fondo se si prendeva in considerazione la candidatura di Prodi che è stato il padre dell’adesione italiana all’Euro, perché non si sarebbe dovuto ragionare su Mattarella che non ha questa responsabilità ed è un politico non chiacchierato? Il punto è che, mentre l’operazione Prodi serviva a dividere il Pd, la candidatura Mattarella è servita a compattarlo, dunque, al di là della persona, il senso politico dell’operazione era opposto. Peraltro, votare Mattarella al 4 scrutinio non avrebbe cambiato nulla, perché sarebbero stati voti aggiuntivi e non determinanti per cui questo non avrebbe significato altro che un intruppamento del M5s in una maggioranza già esistente. Diverso sarebbe stato se Mattarella non ce la avesse fatta e ci fosse stato un quinto scrutinio.

7. Dunque, l’accusa di volersi volontariamente escludere e non “contare” non regge, perché il M5s ci ha provato, ma non si sono determinate le condizioni politiche minime per poter convergere su un candidato.

8. Il M5s ha però avuto un risultato indiretto ma per nulla irrilevante avendo spinto Renzi a rompere le trattative con Berlusconi, mettendo in crisi il patto del Nazareno. E non è poco.

9. Il patto del Nazareno risorgerà? Forse, ma oggi, dopo questa sconfitta e lo sbriciolamento del suo partito, quanto pesa Berlusconi? Il punto è che questa è davvero la fine della parabola del Cavaliere che resta solo con un pugno di parlamentari ormai non più determinanti. Dato che non è vero che in politica conta solo la vittoria al 100% o la sconfitta, anche un risultato parziale ha il suo peso e, in questo caso, non è un peso tanto piccolo.

10. Dopo di che, si può benissimo dissentire dalla mia analisi, ma sarebbe utile che si dicesse cosa altro si poteva fare: proporre altri candidati? Con quali prospettive di elezione e, quindi, con quali alleati? Votare lo stesso Prodi? Il M5s sarebbe rimasto solo con Civati e non cambiava assolutamente nulla, per di più esponendosi ad una sconfessione dello stesso Prodi. Votare Mattarella? Il M5s non sarebbe affatto diventato più influente per questo perché sarebbero stati solo voti aggiuntivi e non richiesti. Limitarsi a votare il candidato di bandiera? E’ quello che il m5s ha fatto, anche se per stato di necessità. Ci sono state altre possibilità non valutate? Quali?

fonte Alganews

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Scontro vivace tra Alfano e Renzi

2 Febbraio 2015 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

 

di Caranas

Non deve dormire sonni tranquilli l’ex delfino di Berlusconi che dopo l’elezione di Mattarella prende sberle sia a destra che a sinistra ed anche dai suoi NcD.

 

Lupi manda a dire a Renzi che ha umiliato Alfano : « “diciamo che non siamo abituati a fare né siamo nati per fare i cespugli". "Non siamo attaccati alle poltrone - ha aggiunto parlando di Ncd - ma neanche abituati a fare i tappettini. I “cespugli” hanno permesso con responsabilità la nascita dei governi Letta e Renzi"»

 

La sicurezza di Renzi diventa anche irriconoscenza verso Alfano :« Chi ha da leccarsi le ferite lo faccia ma non c’è bisogno di discussioni polemiche , non sprecherò tempo coi partitini».

 

Secondo il premier la legge elettorale può essere approvata alla Camera ad aprile e la riforma costituzionale essere pronta, come previsto, per il 2016.  

Non si capisce bene però da dove deriva tutta questa sicurezza di Renzi ; che ci sia forse qualche altro patto nascosto con Berlusconi? Non si può infatti immaginare altro , visto che i maluomori nella sinistra PD restano con Civati e i suoi che non nascondono la loro opposizione a Renzi e visto che i rapporti con NcD  non sono più idilliaci.

 

Dice Renzi : "Alla Camera Forza Italia non è importante dal punto di vista numerico ma come idea di riforme condivise. Credo che Forza Italia abbia interesse a starci ma non ha senso rimettere in discussione tutto, noi si va avanti comunque, se non vogliono andiamo avanti anche senza".

 

In realtà, i numeri Renzi non li ha. E lo sa bene. Il metodo Quirinale è difficilmente trasportabile su altri temi che incontrano l’opposizione degli altri partiti minori che pur hanno appoggiato l’elezione di Mattarella.

 

Forse si va verso una rottura con Alfano e quindi verso la caduta del governo. E  le dimissioni di Maurizio Sacconi rappresentano quel filo teso che regge ancora la maggioranza ma che potrebbe spezzarsi.

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