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POESIE DI Caranas

 Alcune mie poesie tratte dal quaderno " a sagliuta" pubblicato nel 2007

E’ scuro il cielo di Milano;

di nebbia e di gas  lacrimogeno.

L’aria puzza e non è mai ferma.

Le strade disselciate si gloriano

di tumulto,  con cortei che sostano

un poco attorno alle vedovelle

per togliere la sete , per bagnare

gli occhi  che sanno di limone.

I cuori battono sussultando.

I portoni si chiudono , le serrande

scorrono e  dalle finestre

spuntano pugni chiusi nell’odore

della pietra e degli spari.

Un urlo più forte,

una carica rossa tra manganelli,

auto rovesciate e incendiate e poi

l’onda si allarga, si allarga ,

e a terra una grande macchia rosso

sangue di primavera,

sangue di 20 anni.

Nella mano una bandiera zuppa con

l’A cerchiata che si vede appena.

Portatemi dietro al corteo,

fatemi fare ancora un po’

di strada con voi.

 

 



Il biglietto sulla novanta

Il biglietto sulla 90

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1968 – Un giorno, una guerra

 

 

Ad ogni sparo un urlo

e spesso solo un tonfo!

 

E pullula la morte

ora in basso ora in alto

sui terreni arrossati

e l’uomo urla al vento,

alle pietraie mute

la sua storia di sangue.

 

Vanno senza calzari nella notte,

di sentiero in sentiero,

l’anime revelte dei morti

e sono perle al mattino

le lacrime sui prati.

 

 

 

 Candelora

 

Quel giorno la neve cadde anche sul mare

sciogliendosi al primo contatto.

Il primo che scese dalla barca

sulla spiaggia bianca

imprecò contro il sole scialbo e lontano.

Per freddo , per fame, per poca pesca,

nun sacciu.

Altri con la testa china a guardar giù,

segnavano con passi gravosi

il manto bianco

al confine con le onde

preparandosi a tirar su

le barche da rovesciare.

 

Più in là, i fimmini nivuri

vattendusi u pettu facevan ressa,

con occhi volti al convento,

lassù sull’eremo di San Francesco,

chiedendo grazia

per quelli ancora in mare

con promesse d’oli da ardere.

  

Su volti segnati dal tempo

si scioglievano malinconie disperate.

E Fiore, marinaio più giovane,

col suo sorridere così innocente:

jamu, jamu, ca c’havimu fatta!

 

Come un invito alla presenza,

sul manto bianco della spiaggia

i segni di quel  travaglio umano,

ultima fatica   prima di tornare a casa.

 

Il rintocco delle otto

accompagnato dal sibilo della sirena,

riportava all’impegno gli studenti,

curiosi spettatori infreddoliti

ripassavano  sotto il ponte ferrato

e si avviavano a scuola

seguiti da lontano

da Pristufora  con lingua fumante.

 

Lo spettacolo era finito.

 

2 febbraio 1965  Fuscaldo Marina

 

 

 

 

A mio padre

 

Ottantacinque anni

trasportati da solo all’imbrunire

dal Calvario,

coperti dalla coppola scura

macchiata un poco

di verderame.

 

Con scarpe quasi sempre polverose,

riscaldate poco prima

con giornali accesi con fosparo,

l’uomo con i coppi ai pantaloni,

con passo lento

risale la scala del catoio

aiutandosi piano con la mano

per non lasciar cadere

il sacchetto di plastica

stretto nell’altra venosa.

 

Lassù in cima

dove sostando un poco

Si asciuga la fronte,

ogni vespro si guarda intorno

vivo, con occhi di speranza,

cercando oltre la porta socchiusa,

una traccia di valigia

testimone del mio ritorno. 

 


Dolce mia terra, dolce Calabria

 

Mi sposto da una camera all’altra,

senza meta, senza sosta,

con il dodicesimo caffè

che fuma tra le mani.

 

Al polso l’orologio s’è fermato

e il tempo sta sospeso sotto il cielo grigio.

 

Mi siedo, mi rialzo, riprendo a camminare

con la dodicesima  ( minchia ‘sto numero !)

sigaretta tra le labbra.

E sogno il mare di Fuscaldo

sentendo sferzate salmastre sulle narici,

                          e voglia di piedi nudi nella sabbia fredda.

 

Poi mi vedo riempire di quel mare

una bottiglietta  di Lete da portare a Milano,

per annusare ogni tanto quel nostalgico odore

di fanciullezza  e libertà.

Che noia ! Vabbè, domani parto!

 

 

 Ghirigori 

Esiliato dal tempo

non posso viverti

e pallidamente aspetto

di qua e di là

come morto

non ancor risorto

senza gloria.

 

Loschi bagliori.

Eppure questo corpo sguscerà

per vivere la serpe

in questo nulla che ci separa.

 

Clandestina novità

che si arrampica,

che sale

che scende

e s’aggrappa spingendoti

ora in alto,

ora in basso.

Potremmo alzarci urlando

mano nella mano

schiena contro schiena

investendo i colori

ora il rosso, ora l’azzurro

oltre la spiaggia

sempre più piccola sino al punto.

 

Non possiamo cadere.

Noi non ci siamo.

E ancora più su

rapiti dal vento

zavorrati solo dai mie genitali.

 

Poi, a poco a poco,

riportandoti giù

assaporare ancora

quell’attimo magico

l’uno nell’altra

cullati nell’arco di luce.

 

E infine silenzio

nella vertigine

leggero come l’aria.

 

 

 

Scilla

 

Soffice ti sfiora la mia mano

penetrandoti la mia anima,

il mio cuore.

 

I tuoi occhi marini mi guardano

fissandomi spiosi

in linea ammaliante

mentre dolcemente, gli altri, scuri,

si posano sui seni bianchi,

capezzoli rosa

profumo d’oriente.

 

E voluttà con amore

stringendoti e accarezzandoti

ancor più piccola e  mia.

 

E sudore che scivola

nei meandri più intimi

a cogliere il pulsare

d’emozioni vicine all’estasi.

 

E poi, piano accarezzarti i capelli

baciarti le palpebre ,

sussurrarti calde parole d’amore.

E sentirti ancora pulsare e vibrare.

Sei mia. 

 


 

 

…pa, pa , pa …

 

Ecco , la sveglia !

L’inconfondibile richiamo,

manifesta impietoso il risveglio.

Poi, trascorso il secondo,

mi lancio per prenderla

e sollevarla stringendola al petto.

 

…pa, pa, pa …

 

Si amore, sono qui!

E piano mi umetta il viso

sollevandosi, pigiando forte

sulla mia pancia,

guardandosi intorno

a scoprire nuovi orizzonti.

 

…pa, pa, pa …

 

Caterina… vuole la pappa!

 

 

 

 

Ansia

 

Trent’anni almeno o forse più

che non mi lasci.

Anima ribelle che distruggi.

Piovra serrante progressiva

delle mie giornate,

anche ora che vita voglio.

 

Astringi non più in quarantena

e con assillo mordi la gola

responsiva quando luce

ti porta a scontrarti

con realtà più grigia.

 

Tormento fiume che non voglio.

Così, respiro forte

per calmarti un po’

per trovar forza e non farti

offendere la mia anima.

 

Tu no, non alzar la voce

tromba per le orecchie

che trascino davanti al sacramentario show

per starci ore a rimirar lo stato

sfioccandomi e soffondendo acqua

per svegliarmi un po’ nel papocchio.

 

E il nero esce dal riflesso.

Così notte, così giorno.

 

 

 

 

 

 

 

Esplosi 


Esplosi nel cervello

flessibili labbra

antri pericolosi da scoprire

e come Sibilla

ora ti concentri

forte dei miei neuroni

e delle mie elucubrazioni.

 

E ritorna il tarlo

bisognoso di vitamine

al di là del muro

che oggi posa più alto

su base di unico sentimento

retorico o no

che comunque c’è

e pare solo mio.

 

… Calabria!

Tornare giù in quell’adolescenza,

un poco triste, un po’ briosa…

E ancora colori

e vento, tanto vento melodioso

e parlare col mare 

e urlare come allora

correndo con la cinquecento blu,

scaricando quel po’ di tossine

imbevute di noia.

 

Stordirsi di note

Beatles, Nomadi, Rokes e Rolling Stones

e tanti altri nostri

che ci accompagnavano nelle domeniche

attorno all’unica bottiglia di vermouth

che potevamo permetterci,

sotto lo sguardo  vigile dei genitori,

che con testa bassa

introducevano i loro sguardi

sulla distanza delle coppie.

 

E tu, tu non c’eri.

 

 

 

 

Pugni chiusi, tramonti oscuri

 

Ci precipitammo in Statale.

Tutti parlavano con tutti.

C’erano ancora scontri

ma non sanguinosi.

“Lasciatelo parlare”

quando dilungava o inciampava

in sé stesso parlando

al mondo per la prima volta.

 

Non c’erano maestri.

Tanti giovani, belli o brutti

e anche meno giovani.

E fuori il rumore

delle sirene e barricate.

Milano o tace o grida

o dorme .

 

Eravamo già perduti.

Era facile vedere generazione

che si opponeva fragilmente

a reazione , architettura capitalistica.

 

Il mondo m’appariva com’era su , al nord.

Non più tramonti scintillanti di Calabria.

Come  chi aveva appena annusato Marx

sapeva che fosse.

 

Il PCI in un angolo

inarcando il dorso

come un gatto sotto il temporale

non si rimproverava omissioni.

 

Libertari, antiborghesi e antisistema

acclamavamo  Lenin e Rosa Luxemburg.

Pochi Ho Ci Mihn e di più Mao.

Ma non erano che simpatici simboli.

 

Passioni e condanne

ardenti e approssimative.

Anarchici in simpatia

senza visita nelle loro riflessioni.

E più tardi incominciarono

a scapparci i morti.

 

 

 

Fuscaldo  1997 

Adesso basta!

Mi hai annoiato

con la memoria che invochi

come antico guerriero morente

intrappolato da inamovibile destino.

 

 

Né pietà  né memoria ti darò.

Ladro sei !

Senza vera storia

continui a cospargere di polvere

i nostri occhi

puntati alla ricerca del tempo.

 

 

Ora basta!

Pietre, pietre, sempre pietra.

Paese desolato

non avrai anche il cuore

così duro

come portale ornamentoso?

 

 

 

File apri, file chiudi

  

Questo blog è una stanza disabitata.

Ogni tanto ci infilo una sedia nuova,

un quadro, un cestino. E li lascio li.

 

Aspetto che qualcuno si sieda e legga il quadro

compiendo quel travaso

con pudore e con luce,

rendendolo acquedotto luminoso.

 

Niente, neanche un commento!

 

File apri,

file chiudi,

file salva.

 

Quello che avanza lo dispongo in cestino

per un’ultima sosta prima di uscire dall’orizzonte

e morire in memoria.

 

 

CANZONE CARANAS

 

PAZZO

Lo so sono pazzo

e non ci capisco più un cazzo.

No non voglio non pensarti più

Non posso

Farebbe più male al cuore

e per te non sai che cosa farei .

Leggero angelo  di vento

lo sai che non mi spavento

anche se so che potrei rimetterci il sonno

per quegli occhi tuoi

per quei seni turgidi che hai

per le tue labbra …

 

Lo so sono pazzo

e non ci capisco più un cazzo

 

 

Ma  ti rivoglio e chi se ne frega

devo provarci almeno e poi si vedrà

diavolo d’inferno

spina di rosa

stregante e ammaliante

sarai per me nuovo respiro

bella come sei devo rischiare

 

Lo so sono pazzo

E non ci capisco più un cazzo

 

Vorrei fermarmi e non pensarti più.

Ma come posso con questa voglia

Mo lo porto a pisciare

fuori dalla conchiglia

se non arriva una pattuglia.

Bella da dimenticare

Chissà dove sei a scopare

Male ci sto.

 

Lo so sono pazzo

E non ci capisco più un cazzo

 

 

 

 

 

  

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Profilo

  • CARANAS
  • Blog di Carmelo Anastasio
  • Italia Milano
  • arte politica Calabria poesia ambiente
  • Comunista è una parola estremamente significativa nell'universo politico, una sorta di leit-motiv che compare frequentissimo anche nei miei scritti. Ma oggi, chi si può dire veramente comunista?

Presentazione

LETTURE e consigli

 
NOTA : Si potrebbe pensare che queste copertine siano inserite per pubblicità e quindi legate a un mio guadagno. Non è così. Con questo blog non guadagno assolutamente nulla ! E' una mia libera scelta per consigliare gli amici amanti della lettura e della scrittura.

STO LEGGENDO
  00000-Mavaldi.jpeg 

Una nuova intrigante storia dei quattro vecchietti ricoverati nel BarLume di Massimo con inquietanti retroscena su un delitto commesso nel 1990.

       °°°°°°°°°°°°°°°

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Non è un granché rispetto alle oltre opere del maestro Camilleri. Sinceramente, stavolta , sono rimasto molto deluso. Trentatre racconti di 3 pagine ciascuno, di scarsissimo valore culturale. Sarà quello il limite. Continua ad indignarmi il fatto che Camilleri usi ancora la Mondadori. Non è che anche lui si è messo a fare cassa  come Monti ?

                °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
 STO RILEGGENDO    

0000000000Bagaria.jpeg

Una  appassionante ricerca di luoghi e di tempi lontani. Se è vero che il passato non è bello in quanto tale ma  che di esso  è bello solo il ricordo, è altrettanto vero che colori, sapori e luci di una terra antica come la Sicilia non possono che essere  quantomeno sorprendenti. Come per la mia Fuscaldo.

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“Se la Bibbia è un’opera ispirata da Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella ?” Invece trabocca di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, perversioni etiche e bruttezze letterarie “

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0-a Consolo

Una voce di ragazzo irriverente, racconta esperienze di umili affascinanti lavori presto vietati, di piccole e più o meno innocenti avventure istituzionali, di calde solidarietà giovanili, all'interno di una struttura educativa cattolica chiusa e repressiva... che già allude a un sistema di potere e storture, subalternità e divieti ben più diffuso e feroce.
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Come dal titolo, una rappresentazione in sequenza di fatti miracolosi. Come in pittura.
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Odifreddi ripercorre le tappe salienti del pensiero di Darwin, le sue ripercussioni nella cultura moderna  e le reazioni che ha scatenato di là e di qua del Tevere

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CARANAS Ra@@ontami

 

  Alcuni miei scritti

 


.

In questo "Quaderno" una silloge delle mie poesie , summa poetica della mia giovinezza e poi maturità. Alcune voci fotografano una certa vitalità polimorfa  ma anche intensità e varietà del discorso poetico.Almeno così si sono espressi quelli che dopo la lettura  , hanno elogiato la creatività lirica dei vari messaggi poetici della raccolta.  

.

Il romanzo


.

 

Una storia d’amore e d’eresia rinasce dall’ombra del passato in una cornice non sempre allegra, fatta di ricerca e di ricordi sviluppandosi in un racconto a volte visionario, a volte storico , inseguendo note di un destino ineluttabile sino a concludersi con la morte fortemente voluta da Gian Luigi Pascale , un valdese giunto da Ginevra nella terra di Fuscaldo . Un libro tumultuoso in cui le storie d’amore e di fede , s’intrecciano in pagine scritte spesso con  toni leggendari.  Ai personaggi principali , realmente vissuti, se ne  aggiungono altri tipicamente fuscaldesi scaturiti dalla fantasia dell’autore che rende con le loro gesta più gioiosa la lettura di una storia d’amore mai esistita, quella di Francesca , duchessa di Seminara e Gian Luigi Pascale di Cuneo, personaggi qui immersi in un universo di solitudini incrociate. Su tutti domina l’azione dell’Inquisizione che culmina in una strage realmente accaduta nel 1561 , che causò circa 6000 morti  e ancor oggi,  testimoniata dalla “Porta del sangue” in Guardia Piemontese (CS). 

 

Storie per bambini


.

 


La storia del ratto delle Sabine è narrata  in questo libretto in  modo semplice e illustrata dallo stesso autore con tratti elementari per rendere agevole la lettura degli alunni delle ultime classi della scuola primaria. Un racconto piacevole per l’introduzione alle storie mitologiche  che aiuta a far crescere facendo intuire quanto sia difficile andare d’accordo e convivere con spirito di fratellanza.

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ALCUNE IMMAGINI DI FUSCALDO

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