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Blog  di Caranas

Post con #attualita' tag

Cometa di Hale Bopp e cometa di Halley

19 Febbraio 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

                                                                                  di Caranas

  

Hale-Bopp-Caranas-copia-2.jpg                                       foto Caranas 1 aprile 1997 Vimodrone (MI) ore 18.50

Ho letto quasi tutto di Isaac Asimov e molto di Arthur Clarke .La mia passione per la fantascienza non si è mai affievolita. Ricordate 2061 Odissea tre (A.Clarke)? Includeva una missione con equipaggio sulla cometa di Halley. L’ultimo passaggio è del 1986 , fu fotografata ma con telescopi potenti. Il primo aprile del 1997 fui molto fortunato perché riuscii a fotografare un’altra bellissima cometa che si vedeva ad occhio nudo, quella di Hale-Bopp. Accontentatevi quindi di questa foto e godetevi  la canzone di Irene Grandi . Il testo, abbastanza interessante è riportato sotto. Penso che la Grandi vincerà il festival di Sanremo o sarà battuta di stretta misura da Povia.

                                     
 

 

                               

 

Il testo di "La cometa di Halley" di Irene Grandi:
 

Tu vuoi vivere così

per inerzia e per comodità

per qualcosa che non riesco più a capire

e poi ami con tranquillità

come un Dio lontano

che non ha né problemi

né miracoli da fare

non capisci che ci ucciderà

questo nostro esistere a metà

che la casa ha i rubinetti da cambiare

eppure un tempo ridevi

e mostrandomi il cielo

mi disegnavi illusioni e possibilità

e la Cometa di Halley ferì il velo nero

che immaginiamo nasconda la felicità

tu vuoi vivere così

coi vantaggi della civiltà

e pontifichi su ciò che ci fa male

non la vedi la stupidità di una relazione

che non ha francamente neanche un asso da giocare

 

Non ci credi che ci ucciderà

questo nostro vivere a metà

che la stanza ha le pareti da rifare

eppure un tempo ridevi

e mostrandomi il cielo

mi disegnavi illusioni e possibilità

e la Cometa di Halley ferì il velo nero

che immaginiamo nasconda la felicità

lasciami da sola

fallo solo per un po’

lascia stare

non pensarci più

lasciami la radio accesa

lasciami cantare

e qualche cosa da mangiare

servirà

ed una notte piangesti

guardando nel cielo

mi disegnasti illusioni e possibilità

e la Cometa di Halley ferì il velo nero

che immaginiamo nasconda la felicità

eppure un tempo ridevi

e mostrandomi il cielo

mi disegnavi illusioni e possibilità

e la Cometa di Halley squarciò il velo nero

che immaginiamo nasconda la felicità

eppure un tempo ridevi

e mostrandomi il cielo

mi disegnavi illusioni e possibilità

e la Cometa di Halley squarciò il velo nero

che immaginiamo nasconda la felicità

io ti dico addio

tu mi dici ciao

io ti dico addio

tu mi dici ciao

io ti dico addio

tu mi dici ciao.

 

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RANIA DI GIORDANIA una regina stupenda

18 Febbraio 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

rania-giordania.jpg

                                                                                                                                                               di Caranas


La Clerici di San Remo è  meno simpatica di quella della “Prova del cuoco”. Impacciata nel suo goffo vestito non riesce quasi a camminare sul palco. Anche nella trasmissione del mezzogiorno  mostrava difficoltà di deambulazione quando si spostava dalla zona verde a quella rossa. Sarà forse per il peso del balcone. Ma non è dell’Antonella che voglio scrivere bensì della stupenda Rania di Giordania ospite ieri sera del festival . A parte la fresca bellezza , mi ha colpito l’intelligenza e la spontaneità di questa donna capace di rispondere con grande sicurezza alle domande  ( a volte molto banali) della Clerici . La regina dagli occhi di cerbiatta , mi ha fatto pensare subito alla Julia Roberts (c'è una certa somiglianza) del film Pretty woman , non per la trama (non confondo i ruoli)  ma per il carattere del personaggio interpretato dalla Roberts. Ho pensato anche alla Jacqueline Kennedy e per bellezza e impegno nelle N.U. all’Angelina Jolie.

 

julia_roberts_04_k.jpg

angelina-jolie.jpg
Direi che le tre super donne sono da 8 marzo , le più belle del mondo!


Brevi note biografiche  su Rania di Giordania (trovate in rete):

 

Rania al Yassin nasce in Kuwait da genitori palestinesi, frequenta la New English School nel suo paese e si laurea all’università americana del Cairo. Decisamente un bel curriculum che la porta ad essere assunta prima in una importante banca e poi presso la sede giordana della Apple. Una carriera di tutto rispetto soprattutto per una donna.

La sua vita cambia quando incontra un principe a una cena e, come in ogni favola che si rispetti, è amore a prima vista. I due annunciano il loro fidanzamento solo un paio di mesi dopo e convolano a nozze in tempi brevissimi. Il principe in questione, Abdullah II Al-Hussein, diventa re di Giordania nel 1999 e decide di proclamare regina la sua consorte (per la cronaca, avrebbe potuto non farlo e lei sarebbe rimasta semplicemente la principessa consorte).

 

 In attesa di canzoni del festival ascoltiamo Zucchero in Donne! 


P.S. Sono Donne con la "D" maiuscola non donnette da film tipo : Mary Pompins, Ventimila seghe sotto i mari, I tre giorni del condom....
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MINO REITANO, UN GRANDE !

30 Gennaio 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

 

UN CALABRESE VERO, UN GRANDE UOMO
                                                                                              
                                                                                                  di Caranas

 reitano.jpg

Ė già trascorso un anno e anche lui è finito nell’oblio. Giovedì scorso infatti quasi nessuno ha ricordato il carissimo Mino Reitano.

Ho conosciuto personalmente Mino e posso garantirvi che sotto l’artista c’era un grande uomo. Un brav’uomo vinto a 64 anni dalla malattia sopportata con cristiana rassegnazione. Di Reitano, gli italiani e non solo , dovrebbero dimenticare in fretta gli ultimi anni perché , invischiato in quel filone teleberluska, secondo me si era ridotto quasi a una macchietta da trasmissioni tv pomeridiane, obbligato quasi (ma lui ci credeva) a cantare Italia, Italia … con quello sguardo da cagnone maltrattato. Faceva tenerezza, ma era una brutta televisione che non nascondeva  diverse facce note divertite ( i soliti stronzi che pigliavano ppù culo!).

Mino lo voglio ricordare come quello che cantava nello stesso locale dove si esibivano  John Lennon, George Harrison , Ringo Star e Paul McCartney. Lo voglio ricordare per l’amore verso la sua  Calabria, per la bellissima melodia “ Era il tempo delle more” e tante altre tra cui la più nota “Una ragione di più”.

La sua è stata una storia vera, una storia che fa pensare, quella di un calabrese partito  poverissimo. Ma noi calabresi cos’altro abbiamo se non la nostra miseria che diventa oggetto d’attenzione solo al momento del voto? C’è anche un po’ di sfiga caro Mino, sfiga maledetta. Penso infatti ad altri artisti noti che ti hanno preceduto : Mia Martini ( stupenda la sua" Cù mmè "con Murolo) e l’altro carissimo calabrese Rino Gaetano ancora attualissimo. Ciao Mino  

Per ascoltare la  musica di Reitano clicca su ">" qui sotto e dopo, se vuoi , clicca sull'immagine piccola del disco, potrai ascoltare tutta la musica di Mino Reitano, magari in cuffia con effetto auditorium.

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NAVE DEI VELENI A CETRARO : una storia infinita

8 Novembre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Si , quella nave forse non è la Catania  ...  clicca sul  link

http://espresso.repubblica.it/multimedia/18371092

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Alda Merini , la piccola ape furibonda se n'è andata

2 Novembre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Voglio ricordare la poetessa in modo molto semplice riportando  alcune sue parole:

"Anche i grandi poeti (............) fanno massa nel corpo d'amore della nostra società che ormai é vuoto, così vuoto che non riconosce neanche più i suoi figli. "

 

           Amore non dannarmi

               Alda Merini

Amore non dannarmi al mio destino

tienimi aperte tutte le stagioni

fa che il mio grande e tiepido declino

non si addormenti lungo le pulsioni

metti al passivo tutte le passioni

dormi teneramente sul cuscino

dove crescono provvide ambizioni

d'amore e di passione universale,

toglimi tutto e non mi fare male.

 

 

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"L'ITALIA DI NOANTRI "

28 Ottobre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Il libro

«Ormai da Verona a Vibo Valentia

siamo tutti un po' meridionali»

Alle tesi di Cazzullo contenute in «Italia de noantri»

risponde il direttore del Corriere del Mezzogiorno

 

di MARCO DEMARCO

 

(...) È tenace il luogo comune secondo cui l’Italia sarebbe il paese delle tante capitali. La terra delle centocittà. La nazione più variegata e cangiante del mondo, dove a ogni colle cambiano l’accento e il modo di farcire i ravioli. Il paese dalle mille storie diverse l’una dall’altra, a seconda della latitudine, del ceto sociale, della tradizione locale. Una penisola lunga e stetta, mai uguale a se stessa, dove si passa da ghiacciai eterni a mari caldi, da Stati preunitari governati da Cavour e Ricasoli ad altri retti dai Borboni e dalla triade festa-farina-forca. Un paese spezzato tra un Nord industriale, moderno, avanzato e un Sud assistito, bigotto, arcaico. Ebbene, sono convinto che non sia così. Meglio; che non sia più così. Certo, il paesaggio naturale e umano muta a ogni casello dell’Autosole. Certo, nascere a Lodi piuttosto che ad Afragola, a Parma piuttosto che a Vibo Valentia, a Verona piuttosto che ad Alcamo significa avere a disposizione un reddito medio tre volte più alto, scuole migliori, infrastrutture più efficienti, credito più agevole per le imprese, una pubblica amministrazione più snella, un tasso di criminalità minore (e prezzi maggiori). Ma non esiste l’Italia del bene comune e quella del «particulare». Non c’è il paese delle virtù civili e quello degli interessi privati. Esiste una sola Italia: l’Italia de noantri. Noi italiani siamo diventati, nel bene e nel male, un po’ tutti meridionali. (...)

 

Aldo Cazzullo, tratto da «L’Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali»

 

Il vecchio Piemonte delle Langhe e di Cavour ha perso da tempo le sue virtù risorgimenta­li. E poco o nulla è rimasto, da quelle parti, del decoro piccoloborghese o della sana ipocri­sia o, ancora, del rispetto per le forme. Quel Pie­monte non è più altra cosa rispetto all’eterna Na­poli borbonica o all’infida Roma papalina. «Sia­mo diventati tutti meridionali», ecco il punto. Ed è infatti questo il sottotitolo che Aldo Cazzul­lo, firma di punta del Corriere della Sera, ha scel­to per il suo ultimo libro: «L’Italia de noantri». Del resto, è vero o non è vero che i camerieri a Vicenza, la «sacrestia d’Italia», la città di Ru­mor, non hanno più voglia di lavorare? Ed è ve­ro o non è vero che a Milano come a Reggio Emi­lia mancano i taxi alla stazione? E a Genova non convivono 61 famiglie della criminalità organiz­zata: 32 legate alla ’ndrangheta, 13 alla camorra e 16 alla corona unita?

 

E poi chi può negare che al Nord si evade il fisco come al Sud, che il traffico è meno conge­stionato e che i clacson rompono i timpani allo stesso modo? Non solo. Al Nord forse non si sa­le sui bus senza biglietto? Forse non esiste l’eco­nomia sommersa? Forse non si lavora in nero? «Forse al Nord non si paga il pizzo, non si prati­ca l’usura, non si sfrutta la prostituzione, non si cede al racket? Forse a Torino, Milano, Bologna non si ricicla il denaro della camorra, non si compra la droga?», chiede insistente Cazzullo a un disarmato Erri De Luca nel corso di un recen­te colloquio dedicato al suo libro.

 

«Sì, è così. Non ci sono più due Italie», risponde l’autore di «Il giorno prima della felicità». Non sono d’accordo. Ma sia chiaro: non per assolvere il Sud e coloro i quali lo hanno gover­nato negli ultimi anni. Non sono d’accordo, per­ché se la meridionalizzazione c’è e non si può negare, il divario resta, eccome. «L’Italia de no­antri» è un affresco assai efficace dell’Italia di og­gi, un paese dove, al Nord come al Sud, «l’ascen­sore sociale è guasto» e «il familismo prospe­ra ». E fulminanti sono i ritratti di protagonisti come Berlusconi, Fini o Tremonti. Tuttavia, sul­la meridionalizzazione che avrebbe unificato il Paese, seppure al ribasso, c’è molto da dire. La tesi è assai cara a Cazzullo, che l’ha antici­pata nel suo precedente «Outlet Italia». Già allo­ra non vedeva dove fossero i Ricasoli e i Min­ghetti, ma vedeva bene dov’erano i Borbone: «dappertutto». Nel dipingere questo quadro, Cazzullo non è solo. Gode, anzi, di un’ottima compagnia, fatta sia di meridionali, sia di «nordisti». Il che dimo­stra che la tesi non è di per sé riconducibile a un atteggiamento «leghista» o comunque antisudi­sta. Me ne sono reso conto quando ho scritto «Bassa Italia».

 

Di meridionalizzazione dell’Italia si parla sin dai tempi di Francesco de Sanctis. Quando era ministro di Cavour e di Ricasoli e come la Gelmini tentava di mettere mano al rior­dino della pubblica istruzione, De Sanctis fu og­getto di un duplice attacco: da parte dei napole­tani, che lo accusavano di volerli piemontesizza­re; e da parte dei piemontesi, che al contrario credevano di essere napoletanizzati. Fu poi Sciascia a dare corpo a una vera e pro­pria teoria. La chiamò «della palma o del caffè ristretto», perché sia l’albero, sia la bevanda sono tipici delle aree calde, meridionali, e con mafia e scandali, diceva Sciascia, salgono, come il mercurio di un termometro, su su per l’Italia. Di meridionalizzazione hanno poi parlato, tra gli altri, sia i piemontesi Ceronetti e Bocca, sia, più di recente, il casalese Saviano, le cui pagine di «Go­morra» lasciano addirittura intravedere una mondializzazione delle cattive pratiche camorri­stiche. Insomma, non è più la pedagogia pie­montese a civilizzare i meridionali, ma questi ul­timi a esportare i loro disvalori, le loro ansie agorafobiche, il loro protezionismo familisti­co-criminale.

 

Non più vittime ma carnefici. Non più soc­combenti ma egemonici. Anche quando usata per mettere in guardia dal declino italiano e non in chiave «nordista», questa tesi resta co­munque una tesi a rischio. Intanto, perché può comunque alimentare, al di là delle intenzioni, il pregiudizio antimeridionale. E poi perché, co­me si diceva, meridionalizzazione e declino non procedono di pari passo. In realtà, l’idea della meridionalizzazione tende a rappresentare un Paese con un Sud in movimento e un Nord so­stanzialmente fermo. Ma è davvero così? O, pa­radosso nel paradosso, qui davvero il Sud-Achil­le non riesce mai a raggiungere il Nord-tartaru­ga? È assolutamente vero, allora, come dice Caz­zullo, che non c’è più un’Italia del bene comune e un’altra del particulare e che ovunque, anche se si chiamano in modo diverso, i ravioli hanno ormai lo stesso sapore.

 

Ma perché sottovalutare che la distanza economica tra Nord e Sud sia an­cora quella degli anni Cinquanta? Che dal Sud sia ripresa l’emigrazione? Che qui ci sia molta più inefficienza amministrativa? E che nelle clas­sifiche del Sole-24 Ore le nostre città siano sem­pre in fondo e mai al top? «Mal comune mezzo gaudio», si dice. Se così fosse saremmo a cavallo. E invece no. La meri­dionalizzazione non ha dimezzato il divario, lo ha anzi acuito. «Certo, nascere a Lodi piuttosto che ad Afragola, a Parma piuttosto che a Vibo Valentia non è la stessa cosa», scrive Cazzullo. Appunto. L’Italia si sarà anche meridionalizzata, ma perché non vedere che il Meridione, per re­sponsabilità delle sue stesse classi dirigenti, si è nel frattempo ulteriormente meridionalizzato? Dipingere un’invasione alla rovescia, dal Sud verso il Nord, non è sbagliato, ma certo non con­sola i meridionali e chissà se aiuta davvero l’Al­ta Italia.

 

 

27 ottobre 2009

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OMAGGIO A GIAN MARIA VOLONTE'

19 Ottobre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Un guerrigliero in divisa da attore"; così era definito Gian Maria Volonté negli anni Settanta. Geniale protagonista del cinema italiano, nato a Milano il 9 aprile 1933, Volonté ha rappresentato senza dubbio il miglior esempio di attore-autore "impegnato" del secolo scorso. Diplomato nel 1957 presso la prestigiosa Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma (dopo un'importante esperienza al fianco di Alfredo De Sanctis, ultimo esponente diretto del teatro tardoromantico ottocentesco), esordì lo stesso anno nella "Fedra" di Jean Racine al Teatro S.Erasmo di Milano. Seguirono anni di intensa attività fra cinema (esordio in "Sotto dieci bandiere" di Duilio Coletti, 1960) teatro e televisione (dove spicca come eccellente attore di sceneggiati quali "L'idiota" di Dostoevskij, "La pisana" e "Il taglio del bosco"), fino al fatidico incontro con Sergio Leone che lo lanciò nel famoso western "Per un pugno di dollari" (1964). Da lì in poi sarà un susseguirsi di strepitose interpretazioni: bandito, giudice, operaio, politico, ispettore, giornalista...Volonté "vampirizza" (come disse Emidio Greco) i suoi personaggi rendendoli incredibilmente autentici, soprattutto nelle straordinarie impersonificazioni di Enrico Mattei, Lucky Luciano, Bartolomeo Vanzetti, Giordano Bruno, Aldo Moro, Carlo Levi. Il suo contributo si estende oltre il semplice "lavoro dell'attore", coinvolgendo aspetti linguistici ed espressivi che esplodono particolarmente nei film di Elio Petri e Francesco Rosi; "è stato grazie alla sua interpretazione che alcuni personaggi si sono stampati per sempre nell'immaginario collettivo. Lui li penetrava fin nel più profondo dell'anima e li rendeva vivissimi attraverso i gesti, il modo di camminare, di parlare, il tono della voce, che poteva modificare in maniera incredibile" (Ugo Pirro). Gli anni Settanta diventano così quelli della definitiva consacrazione, grazie a clamorose pellicole come "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" (Premio Oscar come miglior film straniero nel 1970), "La classe operaia va in paradiso" (Palma d'Oro 1972), "Il caso Mattei" (Palma d'Oro 1972), "Todo modo" e "Cristo si è fermato a Eboli" (David di Donatello 1979), opere dure e provocatorie sui malesseri della società italiana (che, nonostante l'ostracismo del Potere, hanno contribuito in maniera determinante a creare un briciolo di coscienza storica e civile nel nostro Paese). Uomo mite, ma dalla tempra ribelle e temeraria, Volonté si distingue in quegli anni anche per il forte impegno politico e sociale a favore dei "compagni" e dei numerosi colleghi spesso penalizzati da un sistema cinematografico dispotico e sfruttatore. Erano gli anni irrequieti della contestazione e Barbara Palombelli ricorda "Piazza Esedra piena di gente; apriva il corteo Gian Maria Volonté,  i riccioli grigi, con la bandiera rossa e il pugno chiuso verso l'alto". La sua barca a vela divenne addirittura il mezzo per la fuga di Oreste Scalzone (noto leader di Autonomia Operaia, coinvolto nelle inchieste sugli "anni di piombo") in Corsica, nel 1981. "In questo, Gian Maria Volonté è stato davvero unico, orgogliosamente contro qualsiasi equilibrio costituito, mai riconciliato con la normale routine professionale, o con il quieto vivere dei rapporti meramente formali. Per Volonté essere uomo e attore non ha mai fatto differenza, per lui non c'era calcolo o interesse professionale che potessero condizionare una scelta o una presa di posizione ritenute necessarie. In anni di scontri ideologici e contrapposizioni frontali lui amava schierarsi, anche pagando costi alti in termini di carriera; era però anche un compagno di strada scomodo, perché alla solidarietà, ai tempi lunghi della politica, al compromesso preferiva spesso il gesto dirompente, perché era magari indisponibile a firmare manifesti ma sempre pronto ad accorrere, autonomamente, spericolatamente, ovunque ci fosse una buona causa da combattere" (Franco Montini e Piero Spila). Nel corso degli anni Ottanta viene quindi inesorabilmente escluso dalle nuove produzioni e gira solo sette film, fra i quali "La Morte di Mario Ricci" (Palma d'Oro come miglior attore nel 1983) e "Il caso Moro" (struggente riabilitazione dell'ex leader democristiano che gli vale l'Orso d'Argento al Festival di Berlino). Nel 1991 vince il Leone d'Oro alla carriera e partecipa al suo ultimo film italiano, "Una storia semplice" (tratto dall'ultimo romanzo di Leonardo Sciascia, autore fondamentale nella filmografia di Volonté). La morte lo coglie improvvisamente il 6 dicembre 1994 a Florina (Grecia), sul set de "Lo Sguardo di Ulisse" di Theo Anghelopoulos; muore così un vero eroe del nostro cinema, forse l'unico a credere veramente nell'utopia di cambiare il mondo attraverso una cinepresa...

 

"Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c'è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressiste di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l'arte e la vita."

Gian Maria Volonté, 1984

 

Le citazioni sono tratte dal libro "Gian Maria Volonté Un attore contro" (Bur, 2005).

 

 

 

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Caro Venditti, compagno di scuola, compagno per niente...

12 Ottobre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

    


Volevo scrivere su Venditti e sulla sua ultima uscita sulla Calabria, poi ho preso in prestito un “pezzo” da strill.it che rispecchia in buona parte quello che penso su Venditti e sulla mia regione.Non ho aggiunto nulla di mio su quello che in realtà non va in Calabria perché tutti conosciamo bene la situazione reale. Su come la penso sui “panni sporchi” , ormai i pochi lettori di questo blog si sono fatti un’idea.   Nota : Giusva Branca  è il Direttore responsabile del quotidiano on line. Caranas

 

" Venditti ha sbagliato, ma il dramma della Calabria è reale"

 

 

di Giusva Branca - Strill.it è un giornale e, come tale, fa informazione. La fa bene o meno bene, a seconda di come ci riesce e, ovviamente, più o meno compatibilmente con il consenso dei lettori.

 

E l’informazione passa dalle notizie buone (non molte) e da quelle meno buone.

 

 L’uscita di Antonello Venditti, datata estate 2008 – e non l’estate scorsa, come giustamente (ma in modo impalpabile rispetto alla considerazione globale della vicenda) sottolineato dalla lettera inviataci dall’artista - è stata, fuori da ogni ragionevole dubbio, sgarbata, fuori luogo, fuori contesto ed anche falsa nei contenuti, laddove si disconosce alla Calabria il ruolo di guida culturale.

 

Ancora peggiore la replica di Venditti che ha cercato di “sistemare”  la faccenda offrendo interpretazioni autentiche dalle quali proveniva – inequivocabile – lo stridio delle unghie sugli specchi e che, come spesso accade, hanno messo in bella mostra una toppa assai peggiore del buco.

 

Ora, però, archiviata la vicenda Venditti (può capitare a tutti una sera d’estate di dire delle sciocchezze, anche se, ad esempio, a me non sarebbe mai passato per la mente di dire qualcosa di assoluto ed inappellabile su un popolo), il dato che resta è un altro ed origina dalle dinamiche mediatiche che hanno creato l’onda anomala sulla cresta della quale è stata a cavallo l’intera vicenda.

 

Personalmente, nella qualità di direttore responsabile, ho scelto di pubblicare quel video non certo per esigenze di cronaca (il fatto, come lo stesso Venditti sottolinea era quasi stantio), ma per rispondere all’esigenza del lettore che ce lo ha segnalato e di altri che avevano già attenzionato il filmato, presente da mesi su youtube.

 

Che in poche ore, poi, la vicenda sia diventata un caso nazionale del quale, tra gli altri, si sono interessati col massimo risalto Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero, Il Tempo, Il gazzettino, Sky tg 24, Rai, Radio 24 ore, Rtl, Radio Capital  qualcosa significa.

 

Significa che, al di là di tutto, le gente di Calabria ha reagito e lo ha fatto in maniera compatta.

 

I dati, quindi, sono due e rappresentano, reazione ed unità, un evento di portata storica per la Calabria che cela, però, il peccato originale.

 

Venditti sbaglia quando maledice la Calabria (“Dio, perché hai fatto la Calabria…?”), sbaglia ancora quando la etichetta come priva di cultura, sbaglia ulteriormente nei modi e nei contenuti della rettifica, ma solleva – e lo fa con la credibilità dirompente dell’artista – una tematica sulla quale ci troviamo d’accordo e, addirittura, al suo fianco se vorrà veramente dimostrare di essere vicino alla Calabria.

 

Per la Calabria non c’è più tempo e, al di là di quanto detto da Venditti in senso stretto, questo era probabilmente, il contenuto del concetto che, vanificato dal corto circuito cervello-lingua verificatosi nella notte di Marsala, Antonello Venditti avrebbe voluto esprimere.

 

La Calabria – e strill.it  lo ha scritto in tutte le salse - sta affondando, vittima non certo del destino cinico e baro, ma di sé stessa. Non di una mancanza di cultura, caro Antonello, ma, paradossalmente, della presunzione derivante dalla consapevolezza di essere figli della cultura.

 

Ma la cultura da sola non basta per garantire sviluppo, la coscienza etica troppo spesso è stata travolta dal senso “familistico” più o meno allargato che ha prodotto danni forse irreparabili ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

La reazione e la compattezza della Calabria offesa dalle parole (ma non, secondo me, dall’anima di quanto dichiarato da Venditti) dimostrano che ancora un minimo di capacità reattiva della gente calabrese c’è.

 

Vorremmo tanto, noi di strill.it, essere travolti di mail – come accaduto per il cantautore romano – anche per vicende gravissime, che trattiamo quotidianamente e per le quali sarebbe bene che i responsabili, politici e non, sentissero lo stesso fiato sul collo che ha portato il caso-Venditti da strill.it a Sky tg 24 passando per Repubblica, Tg com, Radio 24, Corsera.

 

Vorrebbe dire che, forse, un po’ di speranza per la Calabria c’è ancora.

 

 

 

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TOGLIAMO LA FOGNA DAL MARE DI FUSCALDO

10 Agosto 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'







Oggi, 9 agosto 2009, su circa 100 km di costa cosentina da Amantea a Tortora, si è svolta la manifestazione pacifica " Teniamoci per mano" per protestare contro il mare sporco e forse anche inquinato con sostanze radioattive e altro ( un bidone radioattivo è stato trovato sulla spiaggia di Paola restituito dal mare che l'aveva ricevuto). La manifestazione è stata promossa dal gruppo "Togliamo la fogna dal mare" presente su Face book ed amministrato dall'Arch. Rosabino Santoro. L'iniziativa  dello scrivente"catena umana sulla costa" ha avuto successo nonostante l'assenza dei media più significativi.A tutti va un sincero ringraziamento per la partecipazione e l'impegno profuso. Si spera ora che le acque si smuovino affinchè una prossima vacanza al mare di Fuscaldo o nei paesi della costa tirrenica calabra, non si trasformi ogni anno in un incubo per i tanti calabresi che nonostante tutto quì ritornano a estivare. Per alcune foto visitate il mio album su FB.Di nuovo grazie a tutti. Carmelo Anastasio.


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ANCORA SU FERIE A FUSCALDO

4 Aprile 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

                                                          

 

 

FERIE A FUSCALDO SI … FERIE A FUSCALDO NO

 

Emerso e sommerso nella recente discussione (o polemica?) ospitata da un blog cittadino, consequenziale all’articolo “ 12 punti per non estivare a FUSCALDO”

 

"beati monoculi in terra coecorum"  



Sviluppi analitici

 

  1. commenti ( quasi tutti) caratterizzati da assenza di empatia
  2. forte carica d’ira incontrollata
  3. difetto di lettura del messaggio ( c’era una positiva provocazione – con un punto di domanda posto alla fine del titolo, l’argomento  non avrebbe trovato l’interesse di alcuno)
  4. riverenza ( o forse sudditanza? ) velata e distraente di alcuni interlocutori verso il “poteruccio”- inteso come sistema non necessariamente locale
  5. volgarità offensive (rivolte all’autore) che trasformano l’immagine positiva  della community
  6. incapacità di confutare verità obiettive
  7. incapacità di controllare la propria emotività ( manifestata anche con parole pesanti  : diffamazioni gratuite )
  8. inopportuno sentimentalismo in diversi interventi (chi non ama la terra che l’ha visto nascere? ). Il sole, il mare, il calore della gente e gli affetti non bastano (per alcuni)
  9. non sono mancate  indirette accuse retoriche ( manco se fossimo in trincea) di  “ tradimento e disfattismo”
  10. proposte “rotonde”e serie in  agorà , quasi subito trasformate in servizio di catering
  11. malizioso chiosare (ad occhi chiusi) di alcuni, farcito da parole melense di altri.
  12. I dodici punti, probabilmente hanno infastidito chi inconsciamente pensava  di detenere il monopolio del discorso sulla « questione glocale » accontentandosi della propria  rassegnazione, peculiare  figlia delle giustificazioni pseudo ideologiche dell’esistenza,ancor oggi  di zone di sottosviluppo. Rassegnazione ancor più  nostalgicamente in rapporto coloniale con l’antico Piemonte. Familiare cornice di un  declino catartico. 

 

Sono ancora  12 ma si potrebbe aggiungere  :

 

“ per risolvere i problemi potremmo dedicarci allo studio dell’agiografia, 

  vi potremmo trovare  un messaggio di-vino !”  - VI PIACE QUESTO MARE? E  
  TENETEVELO!

 

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