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Blog  di Caranas

Post con #attualita' tag

Talenti di Calabria - Francesca Gerbasi

20 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

 

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COSENZA – Talenti di Calabria. Venezia, patria dell'amore per eccellenza, famosa per i suoi canali, per le sue romantiche gondole, per l'accattivante fenomeno naturale dell'acqua alta, è anche la città dove è esplosa l'eccezionale bravura di Francesca Gerbasi, cosentina,rinomato soprano falcon, idolatrata dalla critica e apprezzata dal pubblico per via di quella sua tonalità vocale che, nel corso degli anni, le ha permesso di essere paragonata ad una dei mostri sacri della lirica mondiale, Maria Callas. Raggiungiamo telefonicamente Francesca Gerbasi, in un momento di pausa. L'accoglienza che ci riserva è particolare, non foss'altro perché siamo della sua stessa città. Domanda d'obbligo: Il rapporto con la musica. «Forse è nato lo stesso giorno che sono venuta al mondo io, a quattro anni ho inziiato a studiare pianoforte. A sedici ho scoperto la lirica e nel 2006 sono stata ammessa al Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio” di Cosenza, dove ho studiato col soprano Claudia Sisca. Ho poi proseguito gli studi con il baritono verdiano Giancarlo Pasquetto, trasferendomi nel dicembre 2011 al Conservartorio "B. Marcello" di Venezia, al quale sono attualmente iscritta, perfezionandomi con lo stesso Pasquetto affiancato dal pianista, cembalista e organista Silvio Celeghin per la costruzione e perfezionamento del repertorio lirico e barocco». A Venezia è entrata tra le Masterclass di Alto perfezionamento di Canto Lirico, quelle con il Soprano Luciana Serra, con il baritono Giancarlo Pasquetto; masterclass di canto barocco “Le sonate di A. Scarlatti”, tenuta dal soprano Gloria Banditelli; masterclass di liederistica tedesca di Mozart e Schubert; masterclass di liederistica tedesca di Strauss e Schumann con la pianista Marina D’Ambrosio; approfondimento su repertorio di liederistica tedesca di Schumann e Mahler con il direttore d'orchestra Rigon; masterclass sul repertorio spagnolo con il tenore Fernando Luigi Marquez Fernandez, docente dell'Istituto Superior de Màlaga; masterclass di perfezionamento sul repertorio antico spagnolo, in particolare lo studio sulla Zarzuela, con Ana Rodrigo ed Hector Guerrero, insegnanti presso la Escuela Superior de Canto de Madrid.

 

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Lacrimogeni (vignetta)

17 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

 

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"Ora chi ha sbagliato paghi" Così apre oggi l'Unità mentre per il manifesto il titolo è  : "Un ordine dall'alto". Per i quotidiani di sinistra è ancora la prima notizia quella dei lacrimogeni apparentemente lanciati dalla finestre del ministero della Giustizia durante le manifestazioni di mercoledì. Sulla vicenda sono partiti gli accertamenti dei Pm così come sulla condotta delle forze dell'ordine per verificare se ci sono stati "eccessi di comportamento". Al vaglio dei magistrati ci saranno filmati e foto. 

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Scrittori, il rifiuto degli editori? Una manna

17 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Da Camilleri a Primo Levi. Se la stroncatura di un libro è indice della sua riuscita. Parola del critico Ferretti: «Esiste una sorta di Provvidenza laica che fa emergere i meritevoli».

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di Bruno Giurato

I rifiuti spesso risultano molto utili anche allo stesso autore.

Evviva gli autori respinti. A quanto pare uno degli elementi chiave del successo di un romanziere, è aver subìto dei rifiuti dalla case editrici. È una regola che vale ancora oggi, e valeva ancor di più per i capolavori italiani dei decenni scorsi: il gusto (letterario) è fatto, storicamente, anche di disgusti.

La tesi la troviamo in un libro del critico Gian Carlo Ferretti intitolato Siamo spiacenti. Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti (Bruno Mondadori). Non si tratta di una boutade, ma di un preciso metodo critico usato dallo studioso per stendere una utile controstoria della letteratura italiana, dal fascismo ai giorni nostri.

Il NO: UNA MANNA PER L'AUTORE. La famosa lettera di rifiuto dell'editore (quella che comincia con una formula vista anche nei fumetti di Snoopy: «Siamo spiacenti ma il suo manoscritto...») è indicativa delle esigenze dell'editoria, dell'idea di letteratura degli addetti ai lavori.

Gli argomenti usati per respingere un manoscritto rivelano il clima culturale di un dato momento. Ma se il rifiuto è una manna per il critico, spesso risulta molto utile anche all'autore. «Non è un caso se i libri interessanti finiscano per trovare un editore nonostante siano stati respinti» ha detto Ferretti a Lettera43.it. «La mia teoria è che esista una sorta di Provvidenza (beninteso laica) che tende a far emergere i libri meritevoli, nonostante le difficoltà».

L'appuntamento con Ferretti è per il 16 novembre a Milano in occasione di BookCity, per parlare della sua antologia di dinieghi insieme agli scrittori Giulio Mozzi e Marco Belpoliti, e Stefano Mauri, a capo del gruppo editoriale Gems.

Quando Adelphi rifiutò Eugenio Scalfari

La storia della letteratura italiana del '900 è piena di pietre di scarto che sono diventate d'angolo. Intanto, per restare agli ultimi anni bisogna menzionare Andrea Camilleri.

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10 ANNI PER PUBBLICARE CAMILLERI. Lo scrittore con la sigaretta incorporata, l'uomo che che ha montalbanato l'Italia, ha dovuto aspettare ben 10 anni, e altrettanti «no», prima che il suo primo libro, Il corso delle cose, vedesse la luce. Il discorso vale per l'amata-odiata Susanna Tamaro. Prima di arrivare al successo con Va' dove ti porta il cuore la scrittrice incassò, a quanto ha dichiarato, ben 26 rifiuti in 10 anni.

Antonio Pennacchi, premio Strega 2010 per Canale Mussolini, dovette mettersi in macchina con famiglia da Latina, arrivare a Milano e sentirsi dire «no». Il suo primo romanzo, Mammut, incassò 55 rifiuti da 33 editori (l'indefesso autore inviava più volte lo stesso manoscritto allo stesso editore).

CERONE: 113 RIFIUTI EDITORIALI. Antonio Moresco ha scritto un libro (Lettere a nessuno) che è la cronaca molto poco romanzata delle sue peripezie tragicomiche tra case editrici e potenti dell'editoria.

Anche Alessandro Piperno, fresco vincitore dello Strega, riuscì a pubblicare il suo esordio narrativo, Con le peggiori intenzioni, dopo essere stato tagliato da Quiritta e da Adelphi.

Alla fine approdò a Mondadori e portò alla casa di Segrate una 'dote' di 200 mila copie. Ancora più interessante il caso di  Eugenio Scalfari, che nel 1994 ebbe l'idea di inviare ad Adelphi il suo saggio Incontro con io, e finì segato senza pietà nonostante i quarti di nobiltà giornalistica, politica, imprenditoriale.

E per lambire l'estremo, ci sarebbe l'esempio di Giuseppe Cerone, professore di inglese in una scuola cilentana, che è riuscito a collezionare 113 rifiuti ai suoi manoscritti. Ma non è mai diventato famoso. A volte anche la Provvidenza degli scrittori si distrae.

Il caso Tomasi di Lampedusa: la provvidenza in ritardo

La copertina del libro di Gian Carlo Ferretti.

Ma l'editoria italiana di adesso, spiega Ferretti, è molto diversa da quella dei decenni passati. «Oggi gli operatori dell'editoria dicono che, tutto sommato, è piuttosto difficile restare impubblicati. Una volta le scelte culturali delle case editrici e degli editori erano molto più nette». E anche esclusive, aggiungiamo.

Beppe Fenoglio dovette passare attraverso un rapporto molto conflittuale con Elio Vittorini (curatore della collana einaudiana dei Gettoni) prima di approdare alla stesura de Il Partigiano Johnny, capolavoro che tra l'altro rimase incompleto. Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa proprio da Vittorini fu rifiutato, prima di diventare un bestseller mondiale grazie a Giorgio Bassani, che lo fece pubblicare a Feltrinelli. Solo che la Provvidenza letteraria in questo arrivò tardi: nel frattempo il povero principe palermitano era morto.

PAVESE: «NON MI INTERESSA. A MORTE!». Un altro classico del '900, Se questo è un uomo di Primo Levi, si prese un bel rifiuto da Einaudi, per demerito di Cesare Pavese in veste di editor.

Del resto l'autore di «Verrà la morte/ e avrà i tuoi occhi» non fu tenero nemmeno con Silvio D'Arzo: «Non m'interessa affatto. A morte!» scrisse a proposito di Casa d'altri. Al di là del ruolo di talent scout per Einaudi del severo, ideologico, ma generoso Elio Vittorini, nel libro di Ferretti emerge anche un Italo Calvino poco propenso ad aprire ai giovani autori le porte della casa editrice torinese.

«Calvino rifiutò Memoriale di Paolo Volponi, rifiutò  GiovanniTestori. Dalla morte di Vittorini in poi Calvino mostrò una crescente sordità per la letteratura italiana contemporanea» conclude Ferretti.

Ma i nomi dei rifiutati eccellenti sono davvero moltissimi: si va da Alberto Arbasino a Carlo Emilio Gadda, da Giuseppe Berto a Luciano Bianciardi, fino a Alberto Moravia: nel 1928 Gli Indifferenti fu definito dalla prima casa editrice a cui fu sottoposto: «una nebbia di parole».

D'ARRIGO: VACANZE E CURE PAGATE DA MONDADORI. In mezzo ai percorsi accidentati di libri e autori spicca la figura di Stefano D'Arrigo, che è l'esatto, magnifico, esempio opposto. Lo scrittore di Milazzo ci mise 18 anni a scrivere il suo capolavoro Horcynus Orca. Durante questo periodo venne «quasi adottato», ricorda Ferretti, «da Arnoldo Mondadori, che arrivò a pagargli vacanze e cure mediche.

Questo perché l'editore milanese, che aveva sempre seguito la politica dell'”autore garantito”, per una volta voleva far emergere uno scrittore nato “in casa”». Nel 1975, a libro di 1.275 pagine uscito, ci si accorse che la Provvidenza era stata favorevole. All'autore, e anche all'editore.

                                                                                        Fonte : Lettera43.it


NOTA di Caranas

Non so se il rifiuto dell'editore possa essere una vera manna per l'autore.

C'é sempre l'altra via, paghi un contributo e il tuo libro è pubblicato. Sono convinto però che questa scelta non sia del vero scrittore. Un autore serio non scrive per vedere pubblicato il suo libro e sentirsi noto solo per un codice ISBN con ricavi da fame (1.50 € a libro a fronte di oltre 10 € per la casa editrice ). E allora , coerente con le tue idee rifiuti il contratto ed aspetti che una casa editrice nota accetti di pubblicare il tuo manoscritto. 

E' quello che sto vivendo in questi giorni per il mio libro " Oltre il limite dei miei passi " 


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ALDO BUSI : “Sto con i ragazzi, non con i poliziotti”

15 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

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AMANDOLA - un altro piemontese (o quasi) scomodo : i Napoletani puzzano

23 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

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di Caranas

Perché dovremmo meravigliarci ancora una volta dell’infelice battuta del giornalista Rai Giampiero Amandola sui napoletani che, secondo lui, si riconoscono dalla puzza ? L’ha già scritto Giorgio Bocca e nessuno se n’è risentito (tranne il sottoscritto che napoletano non è ). Del razzismo di Bocca ne ho già parlato su questo blog. Ora voglio sottolineare proponendovi la lettura dell’articolo che segue invitando a riflettere sul pensiero di  questo antitaliano da poco scomparso.

 

GIORGIO BOCCA E LE AMARE VERITÀ SU NAPOLI

Lo scrittore piemontese non ha mai lesinato critiche a Napoli, ai napoletani e alla “napoletanità”. Senza mai temere, spietatamente lucido. Di Carmine Cimmino

In Napoli Giorgio Bocca, “l’antitaliano“, vedeva uno dei paradigmi di quell’Italia corrotta, cinica, criminale, figlia degenere dell’antifascismo, che il caotico sviluppo economico degli anni ’60, il “Miracolo all’ italiana“, aveva definitivamente depravato. Contro le storture di quel “miracolo“ Bocca emise la prima, durissima condanna in un articolo del gennaio del ‘1962, dedicato alla città di Vigevano, e pubblicato su “Il Giorno“. 

“Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Di abitanti, cinquantasettemila, di operai, venticinquemila, di milionari, battaglioni affiancati; di librerie, neanche una”. La sentenza fu inappellabile, e la condanna, definitiva. Alle sconcezze che esibiva in quanto città italiana Napoli aggiungeva sconcezze proprie e particolari, in nome del principio che, secondo Bocca, riassumeva tutta la filosofia napoletana: qui il peggio rientra nella normalità. “L’Italia è tutta uno schifo, ma a Napoli va un po’ peggio“. Tra il 2004 e il 2005 il giornalista, sollecitato dalle prime scene dello spettacolo della monnezza, dedicò alla città alcuni articoli assai aspri.

Quegli articoli provocarono a Napoli commenti stizziti e risposte furibonde, che egli poi trascrisse, nel 2006, nel libro “Napoli siamo noi“. Un titolo volutamente ambiguo, aperto a una doppia lettura: Napoli siamo noi, perché la città è, con chiarezza didattica, la sintesi di tutti i mali italiani, oppure perché, se non risolviamo i problemi di Napoli, non risolveremo i problemi dell’Italia. Nel 2004 Bocca aveva formulato un duro giudizio sulla napoletanità, intendendola come “folklore che copre l’insipienza del disordine, finta solidarietà che copre il perdurante sfruttamento dei deboli“: “questa napoletanità risulta francamente repellente, indegna di una grande città civile”. 

Questa grande città non risolve mai nessuno dei suoi problemi, a Napoli “il problema vero è sempre un altro, che altri dovrebbero risolvere… Napoli è stata fatta così com’è oggi dalla sua storia, e la sua storia è segnata da una mancanza o dalla debolezza di una classe dirigente capace di perseguire il bene comune. L’unica giustificazione di questa storia è che nella modernità il perseguimento del bene comune non è né possibile né desiderato”. La napoletanità tanto severamente condannata da Bocca era, diciamo così, un’idea di Raffaele La Capria. Napoli è abitata da due “nazioni“: il popolo alto e la plebe. Atterrito dalla violenza plebea del 1799, il popolo “alto“ decide di creare un patrimonio di miti da condividere con la plebe, per convincerla che il popolo napoletano è uno solo, e soprattutto per ammansirla.

I “miti“ comuni, costruiti nel tempo, sono il dialetto, la pasta, la pizza, la canzone, il teatro di Viviani e di Eduardo. Questa è la napoletanità di Raffaele La Capria. Il quale, ritenendo di essere un bersaglio degli articoli di Bocca, rispose, prima dichiarando, garbatamente, che la napoletanità

“è una vera e propria forma di civiltà”, e dunque non può essere espressione di una città che sia solo “un paese di camorristi adoratori di pulcinella”; poi, riconoscendo, maliziosamente, che alla napoletanità avrebbe giovato un po’ dell’ “austero e severo moralismo“ di Bocca, ma anche che lo spirito della napoletanità avrebbe addolcito, nel giornalista, se egli ne avesse accettato l’influenza, “la monotona seriosità del giustiziere“: e voleva dire, La Capria, che mancava a Bocca quel senso dell’umorismo ironico che scintilla, invece, nell’intelligenza dei napoletani.

Ma non fu garbata la reazione di Ermanno Rea, il quale classificò i “pezzi“ di Bocca come “l’invenzione di una vecchia scarpa littoria carica di nostalgia“: un insulto sanguinoso per uno che pensava e scriveva i suoi articoli con l’animo di chi non ha mai cessato di sentirsi un partigiano in guerra contro tutte le possibili versioni e riedizioni del fascismo. Il sindaco di Napoli, signora Iervolino, adombrò il sospetto che gli articoli fossero un attacco premeditato al centrosinistra che governava la città, e quindi giovassero alla causa di Berlusconi. Un professore della Federico II bollò Bocca come “tuttologo“.

 

A tutti Bocca rispose in “Napoli siamo noi: rispose indirettamente, attraverso il “medaglione“ dedicato a Amato Lamberti: “Amato Lamberti è nato a San Maurizio Canavese, ha fatto le scuole a Bussoleno in Val di Susa, ma poi è andato a Napoli, di cui è un grande conoscitore per aver diretto, per anni, l’ Osservatorio sulla camorra e fatto parte dell’ amministrazione cittadina. Parlare di Napoli con uno che ha fatto le scuole a Bussoleno, sotto il Roccamelone e l’abbazia di Novalesa, è tornare alla chiarezza. Con Lamberti non si recita, si parla, non si fa ammuina, si comunica”. Amato Lamberti gli spiegò, tra l’altro, che nella Napoli delle due “nazioni“ la camorra aveva preso il posto della napoletanità di La Capria: assicurava la sopravvivenza dei “ marginali “ e impediva loro di “assaltare i regolari”.

 

Giorgio Bocca avrebbe potuto, prendendo le mosse da questa amara verità, riconsiderare il ruolo che i piemontesi svolsero a Napoli tra il 1861 e il 1864, riconoscere la gravità degli errori che essi commisero, la vergogna dei soprusi di cui furono responsabili. Non lo fece: il rigore morale piemontese era un cardine della sua visione del mondo, del suo modo di essere: non avrebbe mai nutrito dubbi sulla sua verità storica. E poiché questo rigore si manifestava prima di tutto nel culto della giustizia, Bocca indagava gli uomini e le cose con una lucidità spietata, perché nell’ Italia gaglioffa che egli descriveva come “antitaliano“ conoscere la realtà era in sé un primo atto di giustizia.

 

Gli estremisti dell’idealismo hanno spesso il genio e il gusto del realismo estremo. Bocca interrogava uomini e cose in una prospettiva agonistica: l’incontro era sempre un confronto, e le interviste erano duelli. Nel luglio del ’79 intervistò Lucio Dalla, e aprì l’articolo con questo raffinato gioco retorico: Lucio Dalla “piacerebbe anche a me se non fosse elettrico e retrattile come un gatto durante il temporale, impaziente di farmi sapere subito, in due minuti, come è e il contrario di come è, semplice? no, sofisticato; sofisticato? no, semplice; amico? sì, ma con il sottinteso che per lui puoi anche essere uno stronzo”.

 Giorgio Bocca è stato un italiano scomodo. Il destino gli ha concesso il privilegio di osservare, meravigliandosi fino all’ultimo giorno, a quali altezze sanno salire gli Italiani, e in quali baratri possono sprofondare. Forse vide in Napoli la Sirena che poteva incantarlo, confondergli le carte, e indurlo al dubbio. Si difese con la piemontesità : “ … io sono di Cuneo e se gioco, gioco ai tarocchi o alle bocce. Sai cosa dicono i giocatori di bocce al momento di contare i punti, dalle mie parti?: bocce ferme. Nessun trucco, nessuno spostamento dell’ultimo secondo, le cose stanno come sono”. 

Nemmeno in fotografia la luce di Napoli permette che le cose stiano come sono. Ma forse è un pregio, una “virtù” filosofica.

f. Il mediano.it

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Drogatevi di cultura . Paolini sei er mejo !

20 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Paolini sei er mejo

 

Paolini Gabriele, da solo e senza alcun mezzo finanziario,  è riuscito a combattere una intera classe politica dominante. Onore al compagno Paolini !

NAPOLI -  Gabriele Paolini si schiera di nuovo dalla parte dell'amica Sara Tommasi e per farlo sceglie di improvvisare uno spogliarello. Come location ha scelto la sede del Corriere del Mezzogiorno, a Napoli, che ha registrato la performance in esclusiva.

Armato di megafono, il provocatore Paolini ha detto: «Sara Tommasi rischia di morire in base a un trattamento sanitario obbligatorio. Non vuole più mangiare e va aiutata dalle istituzioni, dal pubblico tv e da internet».

Attorniato da ragazzini, Paolini si è rivolto ai giovani suggerendogli «drogatevi di cultura», facendo riferimento alle scelte sbagliate dell'amica Sara. «Se lei si è ridotta così è perché ha dei grossi problemi in famiglia ed è crollata. Ragazzi, scegliete sempre la cultura e non la droga». Ha poi annunciato di ricorrere alle vie legali nei confronti di Alfonso Luigi Marra, l'ex compagno della Tommasi.

 

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Ma quel progetto della stazione metropolitana di Piazza Dante a Napoli è giusto o sbagliato ?

13 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

Centro storico di Napoli in tilt per 52 mm di pioggia

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Quanto accaduto ieri a Napoli  pone responsabilmente un quesito che riguarda la sicurezza dei cittadini che usano la metro. Sono bastati  52 mm di pioggia in 50 minuti per mandare in tilt il  centro storico  con  allagamenti del binari alla stazione Dante  e Piazza Garibaldi.  Un evento piovoso  significativo ma che  certamente non rappresenta il massimo attendibile visto che il 5 novembre del 2011 , a Genova caddero ben 181 mm di pioggia in un'ora e circa 100 mm in un'ora in vari luoghi delle Cinque Terre durante l'alluvione dell'autunno scorso.

Due stazioni della metropolitane e una chiesa allagate, il sistema fognario in crisi e la fornitura elettrica funzionante «a singhiozzo» per qualche ora. I centralini del pompieri sono andati in tilt e tutte le squadre sono state costrette ad uscire per rispondere agli Sos.

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Russia, ragazzo scopre carcassa di mammut ben conservata

6 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

 


Un ragazzo di 11 anni ha scoperto un mammut in uno stato di conservazione eccezionale, mentre camminava con il fratello sulla riva del fiume Yenisey, nell'estremo nord russo. Gli scienziati sono rimasti sbalorditi dal ritrovamento del pachiderma che risale a diversi millenni fa: scheletro quasi intatto e potrebbe esserci ancora il cuore nel petto. La scoperta, appena rivelata, ha avuto luogo nel mese di agosto nei pressi del mar glaciale artico nella penisola Taimyr. L'animale si è conservato grazie al permafrost (dove la temperatura rimane sempre inferiore o uguale a zero gradi centigradi).

 

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Testata di Zidane a Materazzi diventa statua

27 Settembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

La celebre testata di Zinedine Zidane a Marco Materazzi durante i Mondiali di calcio di Germania 2006 diventa una statua di 5 metri nel cuore di Parigi. Da ieri, l’impressionante scultura in bronzo – del giovane artista algerino Abdel Abdessemed – è stata sistemata nella grande piazza del Centre Pompidou, il museo di arte moderna e contemporanea di Parigi, nel centro della capitale.

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Molti passanti, tra cui numerosi turisti italiani, si sono fatti ritrarre davanti all’opera, intitolata “Coup de tete” (Colpo di testa, ndr) e hanno ricordato la finalissima di 6 anni fa, quando la Francia si inchinò ai rigori davanti all’Italia Campione del mondo. A partire dalla prossima settimana, il Centre Pompidou dedica una grande mostra a Abdessemed, nuova star dell’arte contemporanea, che si ispira spesso a fatti storici.

 

fonte : Blitz

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La Minetti non si dimette e sfila

25 Settembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #ATTUALITA'

 

La Minetti sfila con disinvoltura, Formigoni barcolla  (vignetta Caranas)

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Per accendere ulteriormente i riflettori sulle sfilate , Nicole Minetti, Melissa Satta ed Elisabetta Gregoraci, che hanno incantato il pubblico sfilando per tre diverse case di costumi da bagno.

Nicole Minetti è quella che ha suscitato più scalpore, dato il suo impegno politico che secondo molti non è congruente con le sfilate di moda, dati anche i recenti trascorsi della consigliera regionale della Lombardia, che più volte è stata esortata a rassegnare le dimissioni dall’incarico politico.

In passerella la Minetti è stata perfettamente a suo agio, indossando due creazioni della Parah che ne esaltavano le forme provocanti e sinuose, mettendo in risalto un fisico pressoché perfetto e un lato b di tutto rispetto. Di lei e della sua sfilata, ha parlato anche The Guardian, perché non è comune vedere un politico che sfila sulle passerelle, in costume da bagno, con tale disinvoltura.

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