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Blog  di Caranas

Post con #poesia tag

REVOLUTION

26 Settembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

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poesia di Caranas

 

Aspettando la revolution

 

Ora me ne vado a casa,non ne posso più.

basta con questi oracoli stronzi e ladri

di soldi e di potere.

Magnificat come per Maria ci vorrebbe,

liberiamo il popolo proletario.

Quello vero però,

non quello osannato da politicanti stolti

solo per racimolar voti.

 

E poi ,  trumba per le orecchie,

dicon tutti le stesse cose

in ogni show televisivo,

padrone nel padrone del padrone.

 

Anche le primarie dello schifo…

Che , dove sei ?

Vieni a farmi compagnia,

io non posso ancora venir lassù.

 

Devo ancora galleggiare

in questo mare di merda

dove i bei colori son spariti

e il grigio domina sul rosso.


È duro ritrovare

tra le mille e mille facce 

intestardite,  sorridenti ebeti,

calde stupite amorfe grigie facce.


Altro che molotov,

non più pensieri ma azioni vere.

Il popolo è stanco

stanco anche di aspettare.

Ma non ha coglioni

e subirà,

subirà,

subirà,

subirà fino all’estremo spasimo

 

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Le poesie di Caranas

20 Settembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

Ritorno in apatia

 A-Ritorno.jpg

 

Ora vedo la pianura con filari d’alberi a confine

e vi affondo gli occhi catturandola

aderente alle pareti dello stomaco

come un guanto di trasparente lattice.

 

Stiamo arrivando, tra poco saremo in Centrale.

Incomincia a piovere  e quel verde si offusca .

Ci sta proprio bene  una lavata al cuore,

ed anche alla mente.

 

Tutu- tum,  tutu-tum,  mi è rimasto nelle orecchie

per tutta la notte, ora non lo sento più,

siamo in Lombardia.

Tutto scivola col niente da spiegare.

 

Allento piano  la presa d’appoggio

e cerco vie d’uscita.

No, non si può fumare .

 Il crampo torna con la realtà

oltre la lucida fibra dei sensi

col cielo  grigio in aria che palpita di brezza.

 

Solo venti minuti ancora,

poi quel buco scuro  ci ammanterà

e ricomincerà il trantran.

E’ passata la notte , ma non la stretta.


Tutti i diritti sono riservati by Carmelo Anastasio (2001)

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LA MORTE NON È NIENTE

23 Maggio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

Nella

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La morte non è niente.

Sono solamente passata dall'altra parte:

è come fossi nascosta nella stanza accanto.

Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l'una per l'altro lo siamo ancora.

Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;

parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,

di quelle piccole cose che tanto ci piacevano

quando eravamo insieme.

Prega, sorridi, pensami!

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:

pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:

è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,

solo perché sono fuori dalla tua vista?

Non sono lontana, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.

Rassicurati, va tutto bene.

Ritroverai il mio cuore,

ne ritroverai la tenerezza purificata.

Asciuga le tue lacrime e non piangere,

il tuo sorriso è la mia pace.

 

      ad. poesia di Sant’ Agostino

 

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File apri, file chiudi

27 Febbraio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

 

BUONA SETTIMANA CON TRE POESIE DI CARANAS

 

 

File apri, file chiudi

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Questo blog è una stanza disabitata.

Ogni tanto ci infilo una sedia nuova,

un quadro, un cestino. E li lascio li.

 

Aspetto che qualcuno si sieda e legga il quadro

compiendo quel travaso

con pudore e con luce,

rendendolo acquedotto luninoso.

 

Niente, neanche un commento!

 

File apri,

file chiudi,

file salva.

 

Quello che avanza lo dispongo in cestino

per un’ultima sosta prima di uscire dall’orizzonte

e morire in memoria.

 

 

Milano 1969

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Ė scuro il cielo di Milano;

di nebbia e di gas lacrimogeno.

L’aria puzza e non è mai ferma.

Le strade disselciate si gloriano di tumulto,

con cortei che sostano un poco

attorno alle vedovelle per dissetarsi

e bagnare gli occhi che sanno di limone.

I cuori battono sussultando

ma non per i Rolling Stones

che concertano più in là.

I portoni si chiudono.

Le serrande scorrono

e dalle finestre spuntano pugni chiusi

nell’odore della pietra divelta

e degli spari.

Un urlo più forte,

una carica rossa tra manganelli,

auto rovesciate e incendiate.

Poi l’onda si allarga

e a terra una grande macchia

rosso sangue d’autunno,

sangue di venti anni.

Nella mano una bandiera zuppa

con l’”A” cerchiata che si vede appena.

Appena un sussurro:

portatemi in fondo al  corteo,

fatemi fare ancora un po’ di strada con voi.

 

 

 

1968 – Un giorno, una guerra

 

c3.jpg 

Ad ogni sparo un urlo

e spesso solo un tonfo!

 

E pullula la morte

ora in basso ora in alto

sui terreni arrossati

e l’uomo urla al vento,

alle pietraie mute

la sua storia di sangue.

 

Vanno senza calzari nella notte,

di sentiero in sentiero,

l’anime revelte dei morti

e sono perle al mattino

le lacrime sui prati.

 

 

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Ode a Silvio

14 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

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Silvio caro, mio grande statista

Piccolo uomo ma grande pallista

Tu che fai tutto in quattro e quattr’otto

Inventa subito un nuovo motto

Giacché sei anche bello

Liberaci subito di Quagliariello

Visto che sei senza pietà

Leva a tutti  l’anzianità 

E se vuoi fare le cose serie

lasciaci anche senza ferie

Per migliorare la situazione

togli di mezzo Capezzone

Se l’inflazione ancora dilaga

fregaci pure la busta paga

E per far dispetto ai sindacati

aumenta la schiera dei disoccupati

Affinché  sia tutto normale

facci pagare anche l’ospedale

Perché  vada tutto a buon fine

facci pagare anche le medicine

Per evitare ulteriori danni

mandaci in pensione a 90 anni 

 

E poiché  a 90 anni saremo caput

MA VA FA NCULO  A CHI TE MMURT!!!

 

 

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Passero solitario

3 Giugno 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

passero-Berlusconi-copia-1.jpg

 

... Odi greggi belar, muggire armenti;

 

Gli altri augelli contenti, a gara insieme

Per lo libero ciel fan mille giri,

Pur festeggiando il lor tempo migliore:

Tu pensoso in disparte il tutto miri;

Non compagni, non voli,

Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;

Canti, e così trapassi ...

 

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Non ci son più le mezze stagioni

22 Maggio 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

 

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Non ci son più le mezze stagioni

 

Non ci son più le mezze stagioni
Erika, Omar e poi la Franzoni,
le cavallette, la carestia
è tutta colpa di Pisapia

Le coltellate date a Melania
e la monnezza nella Campania
le bombe in Iraq e quelle in Turchia
è tutta colpa di Pisapia

Quando cantando prendi una stecca
quando sei al letto e fai cilecca
e le emorroidi di nonna e di zia
è tutta colpa di Pisapia

Se un giorno Atlantide è sprofondata
se danno Sgarbi in prima serata
se a volte Davide batte Golia
è tutta colpa di Pisapia

Se la bistecca che hai cotto è una sòla
se sbagli candeggio per le lenzuola
il quattro e mezzo che c'hai a geometria
è tutta colpa di Pisapia

Se paghi un mutuo al venti per cento
se ci sta facebook che gira un po' lento
se sei più grasso del sergente Garcia
è tutta colpa di Pisapia

Se non vedi dieci euro nemmeno dipinti
se i dinosauri si sono estinti
se è larga la foglia e stretta la via
è tutta colpa di Pisapia

Se non digerisci la peperonata
se una vecchietta viene scippata
se c'hai vent'anni e la sciatalgia
è tutta colpa di Pisapia

Se tua moglie è tre anni che ti mette le corna
se senza lo Swiffer la polvere torna
se ti tocca leggere questa poesia 
è tutta colpa di Pisapia



perfetta ... Letizia 

 
È perfetta … Letizia se va via,

ed ancor più perfetta la Moratti

se lascia il posto a Pisapia

senza condizioni e senza patti ! 

 

S’accrescerebbe la democrazia,

scevra da compromessi e ricatti,

e guarirebbe dalla malattia

di scambi di favori e misfatti. 

 

Sarebbe proprio perfetta … Letizia

se, ritornando sulla via retta ,

si convertisse alla pastorizia: 

 

lì c’è un posto vuoto di capretta!

Perché, chi non si scusa quando sbaglia,

è capra o … un asino che raglia !

di Vox

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ROBERTO BENIGNI - POESIA AD ALMIRANTE

10 Aprile 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

 

 

 

 

Maledetta l'ora

il giorno il secondo, toh,

in cui du' merdaioli

ti misero al mondo. 

Maledetta l'ora

il giorno e l'annata

che la tu' mamma ti dette

la su' prima poppata.


Maledetta l'ora buia

ancor di più la notte cupa

che un finocchio ti convinse

a esser figlio della lupa.


Se dovessi maledirti

poi non saprei come finirla,

maledetto sia quel giorno

che ti fecero balilla. 


Maledetta l'ora

e tutto il calendario

in cui mille finocchi

ti fecero segretario. 


Maledetta la persona,

che stesse sempre male,

che ti parlò per la prima volta

della Destra Nazionale. 

S'aprisse la porta,

senza tu te ne sia accorto,

entrassero le mogli

di ogni partigiano morto.


Poi t'aprissero la bocca

e da maggio a carnevale

ti facessero be' le cose

e cantar l'Internazionale.


Poi arrivasse, come si chiama,

Terracini, no, Paietta, Natta e Ingrao

ti cacassero sugl'occhi

mentre cantan Bella Ciao.

 

Alla fine  vanno via,

finalmente sei contento,

ma ti piscia addosso Lama

mentre canta Fischia il vento.

 

Ti venisse un colpo,

ti venisse un accidente,

gli uomini son tutti uguali,

ma te tu sei differente.

 

Ti scoppiasse la vescica (tum!),

ti scoppiassero i coglion (tum tum!)

ti scoppiassero in un mese

trentatré rivoluzioni.

 

Ti venisse la febbre,

ti venisse un ascesso,

ti scoppiassero in culo

tutte le bombe che tu ha' messo.

 

Ti chiavassero la moglie (ah!)

tutti i morti delle guerre,

e ti nascesse un figliolo

che assomiglia a Berlinguerre.

 

dal Blog "Questa è la sinistra italiana" 

 
 

 

 

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Essere o non essere (italiani)

25 Marzo 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

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Mi scusi Presidente

non è per colpa mia

ma questa nostra Patria

non so che cosa sia.

Può darsi che mi sbagli

che sia una bella idea

ma temo che diventi

una brutta poesia.

Mi scusi Presidente

non sento un gran bisogno

dell’inno nazionale

di cui un po’ mi vergogno.

In quanto ai calciatori

non voglio giudicare

i nostri non lo sanno

o hanno più pudore.

 

Io non mi sento italiano

ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

Mi scusi Presidente

se arrivo all’impudenza

di dire che non sento

alcuna appartenenza.

E tranne Garibaldi

e altri eroi gloriosi

non vedo alcun motivo

per essere orgogliosi.

Mi scusi Presidente

ma ho in mente il fanatismo

delle camicie nere

al tempo del fascismo.

Da cui un bel giorno nacque

questa democrazia

che a farle i complimenti

ci vuole fantasia.

 

Io non mi sento italiano

ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

Questo bel Paese

pieno di poesia

ha tante pretese

ma nel nostro mondo occidentale

è la periferia.

 

Mi scusi Presidente

ma questo nostro Stato

che voi rappresentate

mi sembra un po’ sfasciato.

E’ anche troppo chiaro

agli occhi della gente

che tutto è calcolato

e non funziona niente.

Sarà che gli italiani

per lunga tradizione

son troppo appassionati

di ogni discussione.

Persino in parlamento

c’è un’aria incandescente

si scannano su tutto

e poi non cambia niente.

 

Io non mi sento italiano

ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

Mi scusi Presidente

dovete convenire

che i limiti che abbiamo

ce li dobbiamo dire.

Ma a parte il disfattismo

noi siamo quel che siamo

e abbiamo anche un passato

che non dimentichiamo.

Mi scusi Presidente

ma forse noi italiani

per gli altri siamo solo

spaghetti e mandolini.

Allora qui mi incazzo

son fiero e me ne vanto

gli sbatto sulla faccia

cos’è il Rinascimento.

 

Io non mi sento italiano

ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

Questo bel Paese

forse è poco saggio

ha le idee confuse

ma se fossi nato in altri luoghi

poteva andarmi peggio.

 

Mi scusi Presidente

ormai ne ho dette tante

c’è un’altra osservazione

che credo sia importante.

Rispetto agli stranieri

noi ci crediamo meno

ma forse abbiam capito

che il mondo è un teatrino.

Mi scusi Presidente

lo so che non gioite

se il grido “Italia, Italia”

c’è solo alle partite.

Ma un po’ per non morire

o forse un po’ per celia

abbiam fatto l’Europa

facciamo anche l’Italia.

 

Io non mi sento italiano

ma per fortuna o purtroppo lo sono.

 

Io non mi sento italiano

ma per fortuna o purtroppo

per fortuna o purtroppo

per fortuna

per fortuna lo sono.

 

(Giorgio Gaber)

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Lettera ai miei compagni del manicomio

13 Ottobre 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA

 

images 

 

Compagni! Che nebbia tra di noi!

Vi distinguo male compagni miei, che i muri proclamano, che le finestre come pareti sdegnano.

Dorme quello là? O sbriciola forse del tabacco tra le dita di Canapa?

Penso a voi come si pensa all’assenza, al contenuto dell’assenza.

Le vostre ossa ripiegate, dormite o sobbalzate nel corridoio per supplicare la notte di intervenire, di intercedere perché cessi di essere la notte.

Siete le ombre delle ombre che sonnecchiano, camminate e non è  più la notte, ma il baccano del grande deambulatorio dell’angoscia di domani che vivete tritando la paura dello spazio, annerito dal sonno degli altri.

Il vostro spazio riprenderà corpo con il giorno.

Il vostro Corpo-Spazio che è la vostra solidarietà di dimorare nella coercizione del divenire dei muri, può darsi dipinti alla calce di domani.

Immagino il sonno di qualcuno e benedico questa attesa dell’indomani fedele.

La vostra ricchezza è di non possedere nient’altro che la certezza di “essere già di là”, a non cercare nient’altro che la lassitudine di non essere niente più che un altro giorno.

Non abbandonate la nostra certezza, vi amo nella vostra spoliazione fragile.

E’ più facile amare ciò che è spoglio, non tradire ciò che è spoglio quando si ama.

Compagni! Che nebbia fra di noi.

Vi distinguo male. Ma vi prometto per domani qualche lingua di fuoco, una pentecoste manicomiale.

 

L’autore di questo testo poetico è Alain Morin, nato nel 1940, a lungo “ospite” di un manicomio parigino.

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