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Blog  di Caranas

Post con #politica tag

Vorrei avere... mille lire al mese...

16 Giugno 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA


Crisi, crisi, ma si rendono conto i nostri governanti che le banche danno ai risparmiatori un tasso netto di 0.1 % mentre chiedono il 13 o il 15%?

 

Anche il Governatore Draghi segnala il credito difficile ma Berlusconi fa orecchie da mercante.

Attacchi e sollecitazioni provengono da più parti, ma dall’altra non si muove una foglia. Si continua a tenere giustamente sotto tiro le banche , ma queste, soddisfatte della loro situazione più positiva rispetto ad altre nell’Apocalisse della crisi, se ne sbattono. Finanche la Presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia parla di fidi negati e/o revocati , ma la reazione non c’è, o meglio l’unica realtà è che le condizioni di credito si inaspriscono . Come si giustifica tutto questo? Quale Onda può spazzare questa arroganza? Non si può essere così severi verso i clienti; il risultato non potrà essere che un peggioramento dei conti italiani. Loro si rifanno rivalendosi sui tassi applicati; sui medi risparmiatori ad esempio il tasso lordo è passato in moltissimi casi dal 3% allo 0.3% agendo quindi sullo spread. Non va bene! I Tremonti-bond  ( che gli possa venire un attacco di diarrea) , sono stati accolti con distacco dalle banche e allora perché non intervenire in altro modo se i tassi chiesti sono molto alti e le banche non li vogliono? Dobbiamo consolarci.L’azione di Draghi e della Banca d’Italia ha , in qualche modo assicurato una certa stabilità. Come dire, meglio uno 0.1 % che la bancarotta.La raccolta del risparmio è tutelata dalla Costituzione, le banche devono fare profitto ma non in queste condizioni che massacrano l’economia.

La crisi del 29 fu risolta con l’intervento dello Stato, come  ora in altri Paesi. In Italia no. Eppure Berlusconi continua a prendere voti. Si vede che in questo Paese è la mentalità a essere ammalata.

 




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FEDERALISMO : parliamone

12 Maggio 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Federalismo fiscale : perché il più
debole non soccomba  e  il  più  forte
non prevalga  
 

 

Il 50 per cento circa delle retribuzioni finisce nelle casse dello stato e
intanto gli stipendi non permettono di arrivare alla fine del mese.

 


di Caranas

Non molti anni fa si aspettava il 27 di ogni mese e già al 24 si gioiva senza eccessive preoccupazioni per l’arrivo imminente della busta paga .

Oggi, i più fortunati lavoratori dipendenti non gioiscono più, i soldi che riceveranno sono stati in buona parte  già impegnati o addirittura spesi nelle forme d’impegno più diverse. A rincarare la dose di pessimismo, oltre alla crisi, ci pensa lo stato che trattiene circa il 50 per cento tra tasse e contributi. Non solo, fra non molti anni le pensioni si ridurranno ulteriormente raggiungen-    do il 35% dell’ultimo stipendio percepito. E’ giusto tutto questo?

La Lombardia paga da sola il 27,5 % delle tasse italiane contro, ad esempio, solo il 3,94 % della Campania.

Davanti a queste ingiustizie cresce il malcontento dei lavoratori. Come non comprendere le difficoltà e la rabbia di quelli che non riescono ad arrivare alla quarta settimana?

Si parla tanto di federalismo fiscale, a volte anche a sproposito, senza però arrivare alla concretizzazione. Nel 2001, con l’approvazione della riforma del Titolo V, il federalismo è entrato a tutti gli effetti nella nostra Costituzione.

 
Le Regioni, le Province e i Comuni sono in attesa di finanziare le proprie spese imponendo delle tasse. Ma già accade con le varie addizionali incassate per l’Irpef e per l’Irap , non dimenticando l’ICI sulla seconda casa.

Eppure ciò non è sufficiente.

In gennaio molti hanno ricevuto l’incremento sulla retribuzione per la perequazione (adeguamento al carovita) con la sorpresa in febbraio di trovarsi a percepire meno di quanto prendevano nel 2008 a causa degli aumenti delle famigerate addizionali.

Occorrerebbe trattenere nei territori almeno l’80% dell’IVA e il 15% dell’Irpef cui potrebbero aggiungersi le accise e imposte su tabacchi, lotterie e carburanti. Ma così le Regioni più ricche non aiuterebbero quelle più povere. “ Voi al nord non dovete scioperare se no noi che mangiamo?” diceva durante l’autunno caldo un amico napoletano .

La medicina : si potrebbe fissare ad esempio un tetto massimo del 50% della capacità fiscale, alla « perequazione» , cioè al trasferimento delle risorse dalle Regioni più ricche a

quelle più povere. Se così fosse, e la via sembra sostenibile, nessuno rimarrebbe scontento perché la proposta è equa.

 

La Lombardia  può continuare a sostenere in così larga misura il costo delle diverse spese sociali, soprattutto quella sanitaria delle Regioni meno ricche? Non dimentichiamo poi che molti di questi soldi finiscono in mani non proprio pulite (mafia, camorra e ‘ndrangheta).

Va bene la solidarietà, l’unitarietà e l’efficacia, ma fissando dei paletti virtuosi e imponendo una spesa più attenta da rendicontare a tutti i  cittadini , soprattutto a quelli più deboli, eliminando completamente i finanziamenti milionari a società legate alla politica corrotta che vorremmo sparisse. Finanziamenti buttati perché quanto promesso non verrà mai costruito. Per avere un’idea del meccanismo di “dispersione” di tali fondi, basterebbe leggersi alcune pagine delle inchieste dell’ex magistrato De Magistris.

La cura citata sopra senza pretese di espertismo, è già inflazionata da diverso tempo, ma sembra l’unica in grado di ridare dignità alla soluzione di problemi nazionali  senza bendarsi gli occhi.

 Alla luce poi dei recenti fatti sugli sbarchi degli immigrati a Lampedusa, vien difficile anche per noi meridionali onesti , immaginarsi  un futuro tranquillo e radicato in un territorio : “in Calabria siamo i Milanisi, a Milano siamo i Terroni” diceva questa estate un amico in spiaggia. Voglio sperare che non sia così e non proiettarmi in  un grande esodo verso il sud. Quo vadis?

 

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SCUOLA : "Tra timori e potenzialità "

21 Aprile 2009 , Scritto da Carmelo Anastasio Con tag #POLITICA

SCUOLA : “ Tra timori e potenzialità”

 

di Carmelo Anastasio

 

 

Dalla fine dell’estate si parla molto di scuola e della   nuova riforma Gelmini. Sulle    nuove problematiche scolastiche, sono stato intervistato in gennaio ’09,  in qualità di Dirigente Scolastico, da “Comunità Viva” un mensile di Vimodrone  molto attento ai temi della scuola.

A distanza di un paio di mesi, vista l’attualità del problema “Riforma Gelmini” , mi è sembrato utile pubblicare il testo dell’intervista in quanto penso che può essere motivo di confronto e d’informazione nella Community .

Segue il testo.

 

D – Professore , il ministro Fioroni nel settembre 2006 aveva  detto : “ voglio una scuola  serena e seria “. La nuova riforma introdotta dal ministro Gelmini con il D.L.112/08 e seguenti, sembra   tracciare   le   basi   per una scuola  certamente non serena , basi che delineano una missione quasi impossibile.

Quali sono le sue considerazioni ?

 

R – Due riforme   nel   giro   di pochi anni sono troppe e l’ultima genera  non  pochi  timori tra gli operatori del comparto, tra i genitori e   soprattutto   tra   gli   studenti . Il  nuovo progetto   di   riforma sembra molto semplice. A   mio avviso  si tratta in realtà di un composito  ingannevole. Non è così facile. Occorre analizzare   attentamente   i   vari   punti   e valutare seriamente    le    problematiche  connesse .

Semplificando   vediamo    nel dettaglio   i vari punti :

maestro  unico ;   voti  e abolizione dei   giudizi per   valutare   il    rendimento ;   voto  in condotta  che come negli anni sessanta torna a far parte del giudizio finale; insegnamento dell’educazione civica obbligatorio; prezzo bloccato per i libri  di   testo   per   cinque anni.

Può sembrare un ritorno alla scuola deamicisiana, in effetti nei provvedimenti legislativi non riesco a leggere nulla di moderno e se qualcosa minima c’è bisogna cercarla col lanternino . O no ?  Riformare  la  scuola primaria ?  Ma   se  da noi  funziona  molto, ma molto  bene ormai da decenni … che necessità c’è?

Non   dimentichiamo   inoltre   che la nostra scuola  elementare   occupa   un   posto   di assoluta eccellenza nelle classifiche internazionali. E ciò nonostante le enormi difficoltà rappresentate a livello amministrativo dalla mancanza di fondi e dal sistema micidiale imposto dalle leggi – e da alcuni sindacati- per la chiamata dei supplenti. Quante risorse si sprecano infatti per chiamare i supplenti? Almeno 350 telefonate al giorno per un solo supplente che ha facoltà di non accettare e quindi di bloccare per almeno 24 ore la supplenza con l’unico risultato di dover ricominciare tutto daccapo il giorno dopo. Non capisco poi perché devo chiamare un bidello in Sicilia per una supplenza di 20 giorni. Chi accetta?

D – I discorsi   sulla   scuola   italiana  svolti in merito da diversi   opinionisti, evidenziano non   poche preoccupazioni ed enfatizzano il    rischio   della   perdita    di    credibilità dell’istituzione    scolastica  . Questo  è  un nodo di grande rilevanza. Cosa ne pensa?

 

R – Di  fronte ad una diminuzione della forza simbolica della scuola e in una situazione di crescente disorientamento  con   crisi profonda di fiducia tra gli individui e le istituzioni, è utile   richiamare   il    valore della  scuola   come  ambiente educativo in cui    giocano      un     ruolo       importante l’autorevolezza  ,   la   fatica ,   lo studio, il merito e l’insegnamento. Una scuola    che forma   necessita     fiducia    per    poter trasmettere   il piacere dell’imparare e per poter  arricchire  l’atto   didattico. Come sostengono moltissimi esperti di settore, il   pericolo   è  che la  scuola ,perdendo di credibilità   verso   le   nuove   generazioni, diventi  inevitabilmente e sicuramente    inefficace  trasformandosi   in   una sorta di “ammortizzatore sociale”.

Preoccupa anche il fatto che ormai l’azione Pedagogica   e amministrativa, in aderenza rigida   ed   esclusiva   alle norme, tra  una riforma  e   l’altra   ha   raggiunto      ormai livelli    esasperati    e     tali    da   risultare incomprensibile   fino    a  diventare inutile se   non    negativa . C’è  il rischio  che  la pedagogia    finisca   col    parlare  solo a se stessa. E’ necessario    non    complicare   il linguaggio ricercando  l’equilibrio necessario  per   evitare   cadute   nel   tecnicismo o dall’altra   parte   nella    banalizzazione.

D-  Professore,  parliamo  anche  di  numeri    e proviamo  a   far   chiarezza  su alcuni punti cruciali della riforma. Le farò quindi alcune domande specifiche :

D-  Meno ore più qualità ?

R-  Per giustificare la riduzione   a  24 ore della Primaria, si afferma che con meno scuola si impara di più. Credo che sia falso . Oggi si sta lavorando affannosamente per adattare i contenuti   al   contenitore – gli orari scolastici- riducendo  i  primi in funzione del secondo.

Esattamente   l’opposto   di ciò che sarebbe logico fare . Prima di stabilire   quante  ore servono, occorrerebbe decidere che cosa va insegnato e appreso. E poi , come ci insegna don Milani, la crescita sociale richiede più scuola e non meno.

 

D- Meno docenti ( 87.000 in meno) , scuola migliore ?

R- Diminuire il   numero dei docenti significa togliere risorse   indispensabili a chi più ne ha bisogno : alunni   in difficoltà ed alunni diversamente  abili.  Inoltre , a mio avviso, meno  insegnanti vuol dire avere classi più numerose a scapito della qualità dell’azione educativa.

D- Ogni  classe  ha  tre  maestre. Il ministro afferma    che    lavorano    sempre      in compresenza . E’ vero?

R- E’ falso . Gli insegnanti di cui si parla , non lavorano    in   una   classe sola, ma su due o più classi, in  particolare  quelli  di sostegno e  di  inglese .  E poi , la compresenza è  una

risorsa preziosa per la personalizzazione dei percorsi educativi.

D- Si   dice   che    il    maestro   unico è “ più rassicurante   e   favorisce       l’unitarietà dell’insegnamento .

R- E’  come    dire   che    starebbe   meglio  un bambino con un genitore solo.

D- Meno scuole, miglior servizio ?

R- La razionalizzazione del sistema va bene , la desertificazione   del    territorio  no.  Va garantita e salvaguardata l’offerta formativa .

Privare   molti   comuni  della scuola di base è  un   falso risparmio . In   ogni  caso non è così   che  si   salvaguarda   la   scuola  della nostra  Costituzione.

D- Meno personale ma pagato meglio? Si arriva a promettere 7.000 euro  “ a gran parte dei docenti “.

 

R- Non   è   vero . Nella   finanziaria   il  piano prevede   1000   euro  lordi  annui pro capite che corrispondono a un netto mensile di 40 €.

Spero  che  la   filosofia vera dell’intervento governativo   non  sia   quella  di  far   cassa senza   preoccuparsi   delle   conseguenze   e senza    misurarsi   con  la  complessità del sistema   scuola .  Spero   inoltre  che  non si passi   ad   una valutazione prevalentemente selettiva , piuttosto che formativa  e che   la riforma  non provochi l’appiattimento della carriera    degli   studenti   e   dei   docenti e l’impossibilità di avere risorse da valorizzare oltre il funzionamento ordinario, oltre allo squilibrio della qualità della scuola tra alcune regioni.  Bisognerebbe   inoltre    non sottovalutare i cambiamenti  avvenuti   nella società   e     porre   più    attenzione       alle conflittualità   crescenti   tra   le componenti famiglia e scuola favorendo il dialogo  e il confronto,   cercando   insieme   di costruire patti condivisi.

 

D- Un’ultima domanda : il ritorno al voto ha delle valenze positive ?                                                    

 

R- Qui traspare una visione un po’ nostalgica della scuola. Ritengo, per la mia esperienza, che   il     numero    non   accompagnato  da un’attenta analisi del processo  di  apprendimento   di   un alunno  , rischia di portare ad un’azione   di    giudizio  che  guarda più alla prestazione finale del minore e non tanto al percorso   seguito     ed   al   processo       di apprendimento   globale  che ,  secondo   me dovrebbe   essere   programmato   in   senso “glocale   perché    implica     anche       un coinvolgimento  e una partecipazione   attiva  non    solo   delle   famiglie  ( nel rispetto dei ruoli), ma  anche   delle  diverse  componenti presenti   sul    territorio  le  cui   potenzialità dovrebbero essere sfruttate al  meglio.

 

Bene Professore. A nome di Comunità Viva  la ringrazio per il suo contributo e la saluto.

 

 

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