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Blog  di Caranas

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Roma sondaggi... se si votasse oggi

2 Maggio 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Roma sondaggi... se si votasse oggi

Non credo molto ai sondaggi, comunque sia la situazione a Roma è questa

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RIFORMA COSTITUZIONALE. Cosa cambia con la legge approvata ieri

13 Aprile 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

                   

REFERENDUM COSTITUZIONALE, IL BICAMERALISMO

La principale novità della riforma costituzionale, passata a Montecitorio dopo sei letture, riguarda la fine del bicameralismo perfetto o bicameralismo paritario. Con l’entrata in vigore della legge (che dovrà comunque ottenere il via libera da un referendum confermativo in autunno) Camera dei deputati e Senato della Repubblica non avranno più le stesse funzioni. A Palazzo Madama non si voterà più la fiducia al governo e dovranno passare solo le leggi che riguardano la costituzione, i referendum popolari, i sistemi elettorali degli enti locali e le ratifiche dei trattati internazionali.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, IL NUMERO DEI SENATORI

Seconda importante novità è rappresentata dalla riduzione del numero di parlamentari. I deputati saranno ancora 630, mentre i senatori caleranno da 315 a 100. Nel dettaglio, 95 membri dell’assemblea di Palazzo Madama (che si trasformerà in una sorta di Camera delle Autonomie) saranno rappresentativi delle istituzioni territoriali ed altri 5 saranno invece nominati dal capo dello Stato (ai quali si aggiungeranno gli ex presidenti della Repubblica). I 95 rappresentanti dei territori saranno eletti dai consigli regionali: 74 saranno consiglieri regionali e 21 sindaci. Il nuovo Senato, inoltre, non sarà sottoposto a scioglimento, perché la carica dei suoi membri coincide con quella degli organi territoriali di cui saranno espressione. Si trasformerà cioè in un organo , i senatori continueranno ad avere l’immunità parlamentare: non potranno essere perquisiti, intercettati o arrestati senza autorizzazione dell’aula.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, I COSTI DELLA POLITICA

Una svolta riguarda anche la riduzione dei costi della politica. I nuovi senatori non percepiranno in aggiunta allo stipendio di amministratori locali nessuna indennità parlamentare.

 

REFERENDUM COSTITUZIONALE, IL QUORUM PER L’ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO

Cambia anche l’elezione del presidente della Repubblica. Il capo dello Stato continuerà ad essere scelto dal Parlamento in seduta comune, ma non è prevista più la partecipazione al voto dei 58 delegati regionali (in virtù dell’elezione dei senatori da parte dei consigli regionali). Sono state modificate anche le regole sul quorum necessario. Dopo il terzo scrutinio, dal quarto in poi, si passa dai 2/3 ai 3/5 dell’assemblea (e non più dai 2/3 alla maggioranza assoluta). Dal settimo scrutinio poi, con la nuova riforma costituzionale il quorum scende ai 3/5 dei votanti (e non più degli aventi diritto).

REFERENDUM COSTITUZIONALE, L’ELEZIONE DEI GIUDICI DELLA CONSULTA

Diverse regole anche per la scelta dei giudici della Corte costituzionale. Non saranno più eletti in seduta comune di Camera e Senato i 5 membri della Consulta di nomina parlamentare, ma saranno scelti separatamente: 3 a Montecitorio e 2 a Palazzo Madama.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, LE COMPETENZE DI STATO E REGIONI

La riforma costituzionale prevede anche novità sulle competenze concorrenti di Stato e Regioni. È prevista una redistribuzione delle materie e una clausola di supremazia in base alla quale la legge statale, su proposta del governo, potrà intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva, quando lo richieda però la tutela dell’interesse nazionale. In capo allo Stato torneranno energia, infrastrutture e grandi reti strategiche.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, L’ITER LEGISLATIVO

Novità anche sull’iter legislativo. La riforma della Costituzione approvata ieri dà al governo il potere di chiedere che un disegno di legge indicato

come essenziale per l’attuazione del proprio programma venga iscritto come priorità all’ordine del giorno della Camera. Le competenze dei due rami del Parlamento su tipologie di leggi espressamente indicate nella Costituzione restano invariate, ma la maggior parte dei provvedimenti verrà approvato solo a Montecitorio.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, LA COSTITUZIONALITÀ DELLA LEGGE ELETTORALE

Per quanto concerne invece la legge elettorale è stata introdotta la possibilità che le leggi elettorali vengano sottoposte al giudizio della Corte Costituzionale prima della loro promulgazione. Ci sarà però bisogno di un ricorso motivato da parte di un terzo dei senatori o di un quarto dei deputati, da presentare entro dieci giorni dall’approvazione della legge. la Consulta avrà 30 giorni di tempo per esprimersi. In caso di illegittimità costituzionale la legge elettorale non potrà essere promulgata dal presidente della Repubblica. Una norma transitoria renderà possibile chiedere il giudizio anche sull’Italicum.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, IL QUORUM PER I REFERENDUM

Cambia il quorum per i referendum abrogativi. Per rendere valido il voto sui quesiti referendari non sarà più necessario l’attuale 50% degli aventi diritti al voto, ma la maggioranza degli elettori che si sono recati alle urne alle ultime elezioni per il rinnovo della Camera se la richiesta viene avanzata da 800mila elettori. Resta l’attuale limite del 50% degli aventi diritto se la richiesta viene invece avanzata da un numero di elettori compreso tra 500mila e 800mila.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, LE LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE

Per quanto riguarda le proposte di legge di iniziativa popolare la soglia delle firme necessarie per la loro presentazione sale da 50mila a 150mila. Ma, secondo la riforma, i regolamenti parlamentari dovranno prevedere tempi certi per il loro esame e per la deliberazione conclusiva, si tratti di approvazione o bocciatura.

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Per una volta Renzi ha ragione, sblocchiamo l’Italia

8 Aprile 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Per una volta Renzi ha ragione, sblocchiamo l’Italia

di Caranas

Gira e rigira le grandi opere ed infrastrutture, tra uno scandalo e l’altro, tra mazzette e corruzione, non riescono a partire e tutto resta bloccato col motore spento. Non si può certo negare gli ostacoli di ogni sorta incontrati da decenni per far decollare opere che rimetterebbero in moto l’economia italiana attirando anche i capitali degli investitori stranieri. Parliamoci chiaro : è vero o non è vero che dobbiamo rinunciare all’alta velocità perché taglia una montagna rovinando il paesaggio? E’ vero o non è vero che stiamo ancora aspettando la Salerno-Reggio Calabria? E via dicendo. E’ giusto che vi debbano essere i necessari controlli, la sicurezza, la trasparenza e tutto il sacrario liturgico, per carità, però non si può neanche negare che comitati vari , campanilismi di ogni sorta e sentenze dei vari Tar si sovrappongono bloccando le prime pietre. La vita dei magistrati non deve essere certamente facile in mezzo a tanti diversi interessi di lobby e comunità. E tutto resta fermo. Certo bisogna combattere contro chi fa scempio del territorio e della salute dei cittadini, però non ci si può fermare ogni volta davanti ad un esposto in carta bollata. Il premier ci riempie le orecchie ogni giorno con promesse pro domo sua, ma questa volta non ha tutti i torti nel ricordare che il nostro Paese deve sbloccare le tante opere ferme da decenni. Che poi le scelte politiche le fanno le lobby si sa, funziona così in tutto il pianeta, ma non per questo bisogna giustificare una classe dirigente intenta solo a curare pericoli e paure mentre tutto resta fermo. Non sempre le lobby sono sette segrete incappucciate; meglio non decidere? Non attirare investimenti stranieri?

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Ora vengono fuori le mail che sembrano incastrare la ministra Boschi.

4 Aprile 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Ora vengono fuori le mail che sembrano incastrare la ministra Boschi.

Sbaglia Matteo Renzi ad assumersi tutte le responsabilità sulla faccenda Guidi legata all’emendamento auspicato dalle compagnie petrolifere. Secondo la ministra Boschi, quell’emendamento non rappresentava alcun favore, ma solo una parte del suo lavoro. Leggendo però il Fatto Quotidiano di oggi, si apprendono grandi particolari su cosa succedeva due anni fa dietro le quinte, sulle scrivanie degli uffici legislativi del Ministero. Si dice infatti di “un via vai di bozze, correzione e valutazioni” e scambi di mail alquanto sospette, ad esempio : “Mandatemi solo gli scritti e stop con gli incontri”. Perché stop agli incontri? Cosa si vuole nascondere? Il dubbio è legittimo visto che l’autore di questa mail è il capo di Gabinetto del ministro per i Rapporti con il Parlamento Robero Cerreto. Nel dicembre 2014 , l’ emendamento che serve compagnie petrolifere interessate al Tempa Rossa, Total, Shell e Mitsui, ha subìto un inciampo perché avrebbe potuto vedere la luce nel decreto Sblocca Italia. Non fu così, e non andò neanche come desiderava Gianluca Gemelli, il compagno di Federica Guidi che, secondo l' accusa, stava maturando il reato di traffico di influenza illecita per incassare, attraverso la Total, un subappalto da 2,5 milioni di euro, utilizzando il legame personale all’ex ministra. Le compagnie interessate avevano comunque trovato un interlocutore al ministero dello Sviluppo. Sulle mail citate non c’è alcun reato, ma viene spontaneo pensare che dietro questi scritti ci sia una pressione politica di dette compagnie petrolifere per ottenere il risultato auspicato. Comunque sia, ricordiamocelo ed al prossimo referendum andiamo a votare “SI” non solo per dire basta a queste lobbies in favore di un mondo più pulito , ma anche per far capire al premier che cca nesciuno è fesso !

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Nuovo no a Boeri da parte del governo sul taglio delle pensioni più alte

3 Aprile 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Nuovo no a Boeri da parte del governo sul taglio delle pensioni più alte

A scaldare il dibattito sulle pensioni c’è anche un altro elemento, destinato ad accendere una nuova polemica tra Boeri e il governo: un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. Una proposta che trova il suo input nelle tabelle dell’Inps dove emerge che in Italia ci sono quasi 500mila pensioni liquidate prima del 1980, quindi in vigore da oltre 36 anni. Il numero uno dell’Istituto nazionale di previdenza è stato netto: “Siccome sono state fatte delle concessioni eccessive in passato e queste concessioni eccessive oggi pesano sulle spalle dei contribuenti, credo che sarebbe opportuno andare per importi elevati a chiedere un contributo di solidarietà per i più giovani e anche per facilitare e rendere più facile anche a livello europeo questa uscita flessibile”. La proposta di Boeri è stata rispedita al mittente dal Governo. Prima Nannicini e poi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, hanno stroncato sul nascere questa ipotesi: “Su questo versante non c’è nulla”, ha affermato il titolare del dicastero di via Veneto, sottolineando che “questi terreni vanno valutati concretamente se e quando ci sono le condizioni, altrimenti facciamo atti che preoccupano le persone senza poi produrre nulla, producono solo incertezza”.

Parole dure, quelle di Poletti, che rendono evidente come le proposte di Boeri, sempre respinte, creino un certo fastidio all’esecutivo. A palazzo Chigi c’è chi bolla quello del presidente dell’Inps come “un protagonismo eccessivo”, come rivela una fonte. Il governo vuole tirare dritto da solo: né Boeri né le manifestazioni di Cgil, Cisl e Uil hanno scalfito questa intenzione. Tempi e misure si decidono in casa propria

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Matteo Renzi : "quell’emendamento è mio"

3 Aprile 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Matteo Renzi : "quell’emendamento è mio"

"Ho scelto io di fare questo emendamento. Lo rivendico con forza. L'idea di sbloccare le opere pubbliche e private l'abbiamo presa noi. La rivendico, per Tempa Rossa così come per Pompei, per esempio". Lo afferma Matteo Renzi, ospite di "In mezzora".

Il premier aggiunge: "Noi questo Paese lo stiamo talmente cambiando che se i magistrati vogliono mi interroghino non solo su Tempa Rossa ma su quello che vogliono". Da ambienti vicino alla procura di potenza si apprende che i pm "non pensavano" di ascoltare il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nell'ambito dell'inchiesta sul petrolio in Basilicata.

A proposito della accuse lanciate da Beppe Grillo contro il Pd a proposito dell'inchiesta sul petrolio e la decisione di portare il leader M5s in tribunale, Renzi afferma. "Io sono un ragazzo semplice, mi possono dire che non ho combinato niente, ma se mi dicono che sono disonesto mi partono i cinque minuti. Dunque Beppe Grillo risponderà di quello che ha detto".

Parlando del referendum sulle trivelle, Renzi dice: "Questa legge sulle trivelle l'ha fatta il Pd, è evidente che spera che fallisca ma chi vuole andare a votare, scelga liberamente che cosa votare. Non stiamo con il fucile puntato. La linea è sempre stata questa, no news. Ma a chi dice che non bisogna indicare il non voto, ricordo che al referendum del 2003 la Quercia disse di non andare a votare sull'articolo 18".

(fonte : Huffingtonpost.it)

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A Renzi sfugge che la sovranità appartiene al popolo. Firma l'appello per il NO all'Italicum e già che ci sei vota SI al prossimo referendum sulle trivelle.

1 Aprile 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

A Renzi sfugge che la sovranità appartiene al popolo. Firma l'appello per il NO all'Italicum e già che ci sei vota SI al prossimo referendum sulle trivelle.

Un appello a “bocciare le modifiche della Costituzione e la legge elettorale” perché “riducono la democrazia e il diritto alla partecipazione dei cittadini”. A sostegno della campagna per il No alla riforma Renzi-Boschi e contro l’Italicum scendono in campo numerose personalità del mondo della cultura, della scienza, dell’università, del cinema, dello spettacolo e del giornalismo. “Facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico”.

Non è una questione tecnica, per specialisti o addetti ai lavori. Le riforme istituzionali - modifiche alla Costituzione e nuova legge elettorale - trasformano radicalmente (anzi stravolgono) «il patto costituzionale che sorregge la vita politica e sociale del nostro paese», incidendo pesantemente sulla possibilità di decidere da parte dei cittadini. Cittadini «cui secondo Costituzione appartiene la sovranità» ma che «non sono mai stati coinvolti nella discussione». A loro deve tornare la parola.

E’ questo il senso dell’appello che numerose personalità della cultura, dell’università, della scienza, dello spettacolo, del giornalismo hanno sottoscritto per chiedere che «nel deserto della comunicazione pubblica e con la Rai sempre più nelle mani del governo» tutte le persone di cultura e di scienza si esprimano «in un vasto dibattito pubblico, anzitutto per informare e poi per invitare i cittadini a partecipare in tutte le forme possibili per ottenere i referendum». «Sentiamo forte e irrinunciabile – continua l’appello – il compito di costruire e diffondere conoscenza per giungere al voto con una piena consapevolezza popolare, prima nel referendum sulla Costituzione e poi nei referendum abrogativi sulla legge elettorale. Per ottenere questi referendum sulla Costituzione e sulla legge elettorale occorrono almeno 500.000 firme, per questo dal prossimo aprile vi invitiamo a sostenere pienamente questo impegno» e «facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico».

Tra le adesioni: Alberto Asor Rosa, Ginevra Bompiani, Luciano Canfora, Lorenza Carlassare, Luigi Ciotti, Paul Ginsborg, Monica Guerritore, Leo Gullotta, Fiorella Mannoia, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Tomaso Montanari, Giorgio Nebbia, Piergiorgio Odifreddi, Moni Ovadia, Michele Prospero, Ermanno Rea, Marco Revelli, Stefano Rodotà, Silvia Scola, Toni Servillo, Salvatore Settis, Roberto Zaccaria, Gustavo Zagrebelsky, Alex Zanotelli.

IL TESTO DELL’APPELLO

Manca ormai solo il voto della Camera ad aprile per l'approvazione di una revisione costituzionale che riduce il Senato a un'assemblea non eletta dai cittadini e sottrae poteri alle Regioni per consegnarli al governo, mentre scompaiono le Province. Potevano essere trovate altre soluzioni, equilibrate, di modifica dell’assetto istituzionale, ascoltando le osservazioni, le proposte, le critiche emerse perfino nel seno della maggioranza. Si è preferito forzare la mano creando un confuso pasticcio istituzionale, non privo di seri pericoli. La revisione sarà oggetto di referendum popolare nel prossimo autunno, ma la conoscenza in proposito è scarsissima. I cittadini, cui secondo Costituzione appartiene la sovranità, non sono mai stati coinvolti nella discussione. Domina la scena la voce del governo che ha voluto e dettato al Parlamento questa deformazione della Costituzione, che viene descritta come passo decisivo per la semplificazione dell'attività legislativa e per il risparmio sui costi della politica: il risparmio è tutto da dimostrare e la semplificazione non ci sarà. Avremo invece la moltiplicazione dei procedimenti legislativi e la proliferazione di conflitti di competenza tra Camera e nuovo Senato, tra Stato e Regioni. Il risultato è prevedibile: sono ridotte le autonomie locali e regionali, l'iniziativa legislativa passa decisamente dal Parlamento al governo, in contraddizione con il carattere parlamentare della nostra Repubblica, e per di più il governo non sarà più l'espressione di una maggioranza del paese. Già l’attuale parlamento è stato eletto con una legge elettorale definita Porcellum. Ancora di più in futuro: con la nuova legge elettorale (c.d. Italicum) - risultato di forzature parlamentari e di voti di fiducia - una minoranza, grazie ad un abnorme premio di maggioranza e al ballottaggio, si impadronirà alla Camera di 340 seggi su 630.

Ridotto a un'ombra il Senato, il Presidente del consiglio avrà il dominio incontrastato sui deputati in pratica da lui stesso nominati. Gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Csm) ne usciranno ridimensionati, o peggio subalterni. Se questa revisione costituzionale sarà definitivamente approvata la Repubblica democratica nata dalla Resistenza ne risulterà stravolta in profondità. E’ gravissimo che un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Corte abbia sconvolto il patto costituzionale che sorregge la vita politica e sociale del nostro paese. Nel deserto della comunicazione pubblica e con la Rai sempre più nelle mani del governo, chiediamo a tutte le persone di cultura e di scienza di esprimersi in un vasto dibattito pubblico, anzitutto per informare e poi per invitare i cittadini a partecipare in tutte le forme possibili per ottenere i referendum, firmando la richiesta, e per bocciare con il voto nei referendum queste pessime leggi. Sentiamo forte e irrinunciabile il compito di costruire e diffondere conoscenza per giungere al voto con una piena consapevolezza popolare, prima nel referendum sulla Costituzione e poi nei referendum abrogativi sulla legge elettorale. Per ottenere questi referendum sulla Costituzione e sulla legge elettorale occorrono almeno 500.000 firme, per questo dal prossimo aprile vi invitiamo a sostenere pienamente questo impegno.

Facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico.

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L’accordo della vergogna sulla testa dei profughi

21 Marzo 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

L’accordo della vergogna sulla testa dei profughi

Il recente accordo con la Turchia dimostra ancora una volta come i leader europei nell’abbuffata di menefreghismo abbiano perso completamente il contatto con la realtà che costa all’Unione ben altri tre miliardi. Il cinismo cieco di questo accordo è sotto gli occhi di tutti: per ogni siriano che dopo aver rischiato la vita in mare sarà respinto in Grecia, un altro siriano avrà la possibilità di raggiungere l’Europa dalla Turchia. L’applicazione di questo principio di porte girevoli riduce le persone a semplici numeri, negando loro un trattamento umano e il diritto di cercare protezione in Europa.

Si cerca di eliminare gli attraversamenti irregolari fra la Turchia e l’UE e verrà attivato un programma “ volontario” di ammissione umanitaria e come al solito sarà l’Italia a farne le maggiori spese. Mentre la Turchia fascista oltre al nuovo introito miliardario, godrà dell’abolizione dell’obbligo del visto per i cittadini migranti in UE decidendo lo scambio di persone (numeri) soldi.

Un accordo che esclude ogni non siriano e che viola il diritto internazionale e quello dell’Unione, scambiando vite umane con concessioni politiche e nulla dice dei disgraziati che continuano a sopravvivere ai confini chiusi nel fango.

Il confine a ridosso della Turchia non può essere gestito da un accordo con uno Stato. Deve essere assunto dall’ Onu con autorità di visti con stretto controllo di funzionari europei e collaborazione per l’accoglienza temporanea delle organizzazioni umanitarie.

di Caranas

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Le due facce della Debora Serracchiani

19 Marzo 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Le due facce della Debora Serracchiani

"Oggi a Monopoli ho partecipato alla manifestazione per la difesa del mare Adriatico dai rischi delle trivellazioni petrolifere". Il 21 gennaio 2012 il vicesegretario del Partito Democratico Debora Serracchiani scendeva in strada a manifestare per dire no alle trivellazioni nell'Adriatico e per difendere il mare italiano dai rischi legati alle attività petrolifere. Un commento che le si ritorce contro, a distanza di quattro anni dopo che, in una nota congiunta con il suo collega Lorenzo Guerini, ha nei fatti invitato gli elettori a non andare a votare al referendum del 17 aprile sulla proroga delle concessioni per alcune piattaforme petrolifere fino all'esaurimento dei giacimenti, bollandolo come "inutile".

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14 Marzo 2016 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

        

 

Dopo le recenti  primarie e gazebarie , sembra finalmente giunto il momento di  mettere in piedi una normativa comune e generale che regoli questo importante passaggio della vita politica.

I 48.000  romani che avrebbero votato per queste  Gazebarie  targate Forza Italia , sono un risultato pur sempre  dignitoso dal punto di vista dell’affluenza, anzi decisamente buono, considerato che le primarie volute dal Pd , la cui macchina organizzativa non è paragonabile a quella del centrodestra ,  avrebbe portato al voto solo 44.500 elettori.

Affluenza buona , ma i dubbi sono eccellenti.  E’ venuta a mancareil dato più significativo e cioè la mancata registrazione dei singoli votanti. E non è poco, considerando il fatto che in tal modo la consultazione diviene manovrabile ed alterabile. Le primarie di Berlusconi, snobbate dalla Lega e dalla Destra e sostenute da parte di Fratelli d’Italia, avrebbero incoronato, senza alcuna ombra di dubbio, Bertolaso con quasi il 97% dei consensi. Le reazioni dalla coalizione della destra non sono, però, molto confortanti. Ad esternare le contrarietà, Giorgia Meloni che proprio mentre Bertolaso convoca la conferenza stampa con i numeri delle “sue” primarie se ne esce con delle dichiarazioni al vetriolo: “Chiedo un incontro risolutivo a Berlusconi e Salvini nella giornata di domani. Metto a disposizione anche la mia candidatura come gesto di amore e responsabilità. Mi aspetto amore e responsabilità anche dagli altri”. Ed infine aggiunge: “Guido Bertolaso può essere un buon candidato e un buon sindaco se riesce a unire le forze di centrodestra. Se riesce a farlo e a vincere le perplessità che ancora diverse persone hanno, Fdi sarà con lui come lealmente ha fatto dall’inizio”. E proseguendo dice: “Se Bertolaso si presta a strumentalizzazioni che forse sono utili a tutelare un partito ma che sicuramente danneggiano i romani, allora saremo costretti a fare scelte diverse. Abbiamo contribuito al risultato dei gazebo invitando i romani a votare con spirito unitario. Anche il nostro impegno è stato sfruttato per delegittimare me e il movimento che rappresento”. La Meloni, poi rimarca: “Poteva essere una festa per il centrodestra ed è servito come palchetto per decretare il funerale della coalizione. Potrei aggregarmi alla fiera della irresponsabilità collettiva, e assumere subito decisioni unilaterali, ma mi preoccupa il risultato finale per i romani più che mostrare i muscoli ai colleghi”. A provocare le reazioni della Meloni il fatto che queste consultazioni dovevano in pratica servire a notificare la candidatura di Bertolaso. Il vecchio  banana  aveva necessità di mettere in chiaro che non c’era nessuna intenzione di rimettere in discussione la candidatura. Aveva detto, in merito alle tensioni con Salvini e la Meloni: “Se c’è una rottura è quella tra gli uomini d’azione che fanno, e quelli che sono politici per professione. Nella giunta di Bertolaso ci sarà gente d’azione. I politici facciano i politici, facciano i convegni e parlino. Qui bisogna decidere e lavorare. E’ un cambiamento di prospettiva totale quello che sto proponendo a Roma, a Napoli e a Milano. E quando arriverà un politico che mi dice ‘voglio essere io al posto di Bertolaso’ lo guarderò e gli riderò in faccia. E gli dirò ‘mi vengono i brividi a pensare che tu possa immaginare, tu che non saresti capace di amministrare un’edicola, di fare il sindaco di una città come Roma'”. Un messaggio più che chiaro. E il diretto interessato acquista sicurezza: “Io sono il candidato del centrodestra, non di un singolo partito”, dice Bertolaso, e annuncia: “Non ho motivi di dovermi fermare, sono i romani che mi spingono a questo punto, non i partiti. E se i romani mi spingono, allora vado avanti come una ruspa fino alla fine”. 

Caranas

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