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Blog  di Caranas

Tra amuleti e “ toccamenti “ giù in Calabria

9 Settembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #FUSCALDO

                   a'ru ciucciu  gastimatu li lucìa ru pilu

[ all'asino maledetto perché invidiato  gli luccica il pelo  - (l'invidia altrui rende belle le cose) ]

scaramanzia.jpg

                                                                          di Caranas

Toccarsi i testicoli è un’arte molto singolare,  soprattutto al mio paese d’origine. Molto comune nel volgo , ma resistente anche nella popolazione maschile più colta. Per i più acculturati, nel momento in cui secondo loro scatta la jettatura  ( dal latino jacio- gettare) immaginando complessi di calamità emanati dall’occhio malefico dell’interlocutore, istantaneamente inizia la ginnastica del dito indice destro che scende avvicinandosi teso col pugno chiuso  all’inguine , a sfiorare la palla destra per poi ritirarsi in alto a toccare i capelli dietro l’orecchio (per chi li ha ancora) o semplicemente la punta del naso  a giustificare il movimento  precedente .Come per dire “ prima mi prudeva la palla destra , ora il naso o la testa. Più singolare è la reazione del superstizioso in coppia (maschio-femmina) che al momento malefico, secondo me anche momento di invidia , fa scattare l’occhiatina (mascolina o femminina)  che incrocia quella del partner come simultaneamente a comunicarsi : “ Ah, ah! A vistu ‘cca dittu ? minchia  ‘cchi furtuna !” e subito dopo la toccatina dell’uomo. Come dire ? Malizia profumo d’intesa ?

Per i calabresi non c’è una precisa immagine dello  jettatore, in passato lo si identificava nell’uomo dalle sopracciglia folte, ovvero nell’uomo abbattuto dalla miseria,  senza distinzione tra malocchio e jettatura e l’azione anti influenze perniciose, di invidia e di cattiverie, sempre in passato , si limitava allo scongiuro : « Fora malocchiu » che avrebbe dovuto colpire l’affascino dello sguardo maligno. Oggi invece non c’è bisogno di identificare  lo jettatore, l’azione di toccarsi o toccare un amuleto, è comune in quasi tutta la popolazione (non solo al sud) ed in moltissime situazioni. A Cetraro ad esempio, resiste ancora l’usanza di dire nel visitare un neonato : « E’ bruttu ! E’ malufattu ! Prestu more ! » . Ad Acri invece, le donne nel metter piede nella camera di una puerpera, sputano tre volte, come ai tempi di Teocrito.

Il colmo è che ancora oggi, la simbologia cristiana influisce sulla primitiva concezione popolare ( come amuleto il pesce simbolo dell’abbondanza) , trasformando in mostro demoniaco l’essere selvaggio prepagano . La gran bestia è il demonio, l’unghia della gran bestia (scure di selce delle epoche litiche) dai Cosentini è detta « gaggiula di lu tonu ».

Diversi sono gli amuleti contro la jettatura , dal corno, coda di volpe, peli di cane, ferro di cavallo ( a 7 fori) , chiavetta mascolina ecc, ma questo è un altro discorso. Qui, volevo solo  far notare come la superstizione si trasforma ancor oggi in maleducazione , con gesti neanche troppo velati, che per chi è sincero e deve subirli, infastidisce alquanto creando imbarazzo.

Si potrebbe dire : ma perché frequenti certa gente ? Giusto ! Ma dovrei eliminare il 90 % degli individui  che , tra virgolette, reputo  amici.


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