satira umorismo colto
SIAMO RIMASTI IN TRE...
Siamo rimasti in tre, tre briganti e tre somari sulla strada longa longa di Girgenti...
"Si', ma se stasera, se incontriamo la corriera, uno balza sull'arcione, uno acciuffa il postiglione, due sorvegliano di fouri, uno spoglia i viaggiatori e ce ne andiam...!"
...Ma se siamo tre, tre somari e tre briganti solo tre...!
AHI AHI AHI.....
"E non ti preoccupare Dragonera, noi tre siamo, ma cose mirabolandoli possiamo fare: siamo i padroni del Mondo!!!"
...Siamo sempre in tre, tre briganti e tre pistole, sulla strada da Girgenti a Monreale...
"Si', ma c'e' il castello del Marchese di Mondello: uno passa dal portone, uno salta dal bastione, uno uccide i servitori, due si pigliano i tesori e ce ne andiam...!"
...Siamo sempre tre, tre somari e tre briganti, solo tre...
AHI AHI AHI......
Silvio a Bolgheri pensando al Carducci

Aveva deciso di passare qualche giorno a Bolgheri. Voleva riposarsi e pensare a come uscire dal casino in cui si era messo con il voto del martedì alla Camera. Silvio passeggiava perso nei suoi pensieri , cercando di ricordare un vecchio carme che aveva studiato dai salesiani. A un certo punto, il suo cuore aveva dato un battito più forte . A qualche metro in fondo al vicolo, era comparsa una figura maestosa. La testa leonina, la barba folta, l’incedere pesante e consapevole che tutti, da quelle parti, conoscevano bene. Giosuè Carducci.
Silvio si era quasi immobilizzato, mentre il Poeta si avvicinava lento e maestoso nella strettezza del vicolo, guardandosi intorno con calma. Di soppiatto, Silvio aveva lasciato sfilare la figura imponente, chiedendosi se era il caso di salutarlo o meno, se doveva fare mostra di averlo riconosciuto o no, se invece non era meglio palesarsi e dirgli buona sera, senatore, mi consenta, mi scusi l’ardire ma…
Ma cosa sta facendo ?
Mentre Silvio stava immobile a guardare, infatti, il Poeta si era fermato davanti a un portone e lo aveva studiato severamente per qualche secondo. Quindi, trovatolo confacente, si era sbottonato con difficoltà i pantaloni e aveva incominciato tranquillamente a liberarsi la vescica, la testa verso l’alto e il fare indifferente che caratterizzano il vero professionista della pisciata all’aperto.
Silvio rimase impietrito.
Dopo una decina di secondi, Silvio si era avvicinato al vate pisciante e lo aveva guardato con stupore.
E il Carducci, nulla. Lì, come se niente fosse.
A quel punto, Silvio esplose. Ma cosa diavolo state facendo ?- disse con voce tremante di rabbia e di sorpresa.
Per nulla turbato, il poeta cominciò :
Non vedi, caro, che stai disturbando?
Su un portone, tranquillo, sto pisciando.
Io piscio dove mi pare e quando voglio,
piscio sopra l’aiuola e sullo scoglio.
Piscio sulla moneta, e sopra il foglio,
piscio sul Vaticano e in Campidoglio;
e se continui a rompermi i coglioni
piscio sul muso a te, e anche ai tu lecconi.
E, terminato l’endecasillabo, si riabbottonò e girò sui tacchi imperturbabile, lasciando il povero Silvio ammutolito.
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