Solidarietà del PdL alla Lega
''Ciò che è stato immaginato ( sic !) è' inapplicabile alla persona. Bossi si è sempre dedicato alla causa del partito quindi il Pdl esprime vicinanza a lui e alla Lega''.
Lo afferma il segretario del Pdl Angelino Alfano conversando con i cronisti alla Camera, a proposito delle indagini a carico della Lega Nord.
AVANTI IL PROSSIMO
FORSE UN SOGNO SI STA AVVERANDO
Sic transit
Un calcio in culo l’ha preso Fede
che grida al mondo che è stato un complotto
un altro l’ha preso Bossi in quella sede
ìn compagnia del premier bassotto
caduti sono con Berlusconi
viva il Comunismo che ha i coglioni
BOSSI E LA CASA EREDITATA A MILANO: DONATA DA UNA MILITANTE E MAI DICHIARATA
MILANO - Caterina Trufelli era una vera appassionata della Lega Nord, tanto che la signora, classe 1931, ha fatto testamento a favore di "Umberto Bossi, quale segretario del partito". In eredità, la militante deceduta il 10 maggio 2010, ha lasciato 250 metri quadri di appartamento in uno stabile milanese di inizio secolo dal valore catastale di 958,03 euro.
L'immobile, però, non è mai finito nelle disponibilità della Lega. È stato venduto il 1 febbraio 2011 per 480mila euro ad Angela Torazzi, ma il fatto non è mai stato dichiarato alla Camera dei Deputati, così come prevedono i regolamenti parlamentari. Si pone, a questo punto, non solo una questione morale, in quanto la volontà della signora Trufelli non è stata rispettata e al partito è stato fatto torto, ma anche legale e amministrativa. Il senatur, infatti, dovrebbe pagare una sanzione che va da due a sei volte il valore della casa venduta.
Intanto, un’ altra casa è nel mirino dei magistrati. Si tratta di una cascina a Brenta, vicino Gemonio, intestata alla moglie di Bossi, Manuela Marrone, e poi regalata a Roberto Libertà, uno "di famiglia". Dell'immobile, comprato il 24 giugno 2011, non si conosce il valore, né risulta alcun mutuo a riguardo. I magistrati dovranno capire se la cascina non sia stata acquistata con i soldi provenienti dalla vendita dell'appartamento ereditato.
Pasquetta a Sirmione terra di Catullo
Viviamo di penombra e di luce, perché non tutto si può scorgere e capire.
di Caranas

Gli spiriti dei cari morti e gli dèi Lari ci vivono in casa, guardandoci ogni mattina dalle nicchie ricavate nei muri che proteggono, tutti avvolti nelle immagini danzanti e in familiari statuette di bronzo.
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Esistono mondi al di sopra e al di sotto di noi, vicini distratti che a volte bussano alla nostra porta, come noi alla loro.
Siamo superstiziosi, eccome. Sappiamo che un lieve malore può portarci per sempre tra gli Dei Mani, che una complicazione nel parto è quasi sempre fatale alla consorte con cui i nostri uomini, a differenza dei Greci, dormono, visitano gli amici e condividono tutto. Tardo e lieve è ogni rimedio al dolore.
Per questo addolciamo la vita con scongiuri e gesti apotropaici, con simboli crociati, fallici, geometrici, che portino indietro il malocchio da dove è venuto.
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Uno sferico amuleto prezioso, allacciato sul collo, accompagna i fanciulli nella dura salita al diciassettesimo anno, ché li protegga e li salvi da ogni pericolo.
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Così una succulenta coscetta di pollo è meglio lasciarla dov’è se cadendo dalla mensa ha toccato la terra dove posano i piedi: ha già bussato alla porta degli inferi e come tale è nefasto riportarla tra noi.
Viviamo tra geometrie in bianco e nero da calpestare sui mosaici all’ingresso e colore ovunque, verde, azzurro, rosso, ocra, sui mosaici stessi e sui muri spessi di stucco e cementum, lisci di cera da blandire, passandovi accanto, con le dita e con gli occhi. Giochi di prospettiva, paesaggi ideali ampliano gli spazi dagli intonaci che ricoprono ogni parete delle nostre case signorili, in cui viviamo di prestiti a usura e di rendite avite. Viviamo di nudità umane e divine, intraviste o sfacciate, come il cinto di Venere o il fallo di Priapo che protegge ogni nostro giardino.
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A Clodia
I soli possono tramontare e risorgere;
noi invece, una volta che si spegne la nostra breve luce,
dobbiamo dormire una notte eterna.
Dammi mille baci, poi cento,
poi ancora altri mille, poi altri cento,
poi dammene altri mille, poi cento.
Infine, quando ne avremo accumulati migliaia,
li scompiglieremo, per non sapere quanti sono,
o perché nessun maligno ostile ci porti male,
a sapere nel mondo quanti baci ci siano.
(n.d.a. Qui mi è sembrato di mirare i colori del mar di Sibari)
Di lì a poco il tramonto avrebbe acceso i lumi del cielo, cui i mortali rispondono con bracieri e lucerne come Eco alle voci tra i monti.
Alla prossima ...
NOTA : tutte le foto senza asterisco sono di proprietà Caranas. In caso di download si prega di citare la fonte.
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