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Blog  di Caranas

Candelora

1 Febbraio 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #POESIA


                                                                                                                    

Il 2 febbraio la Chiesa (quella cattolica) celebra la presentazione al Tempio di Gesù , popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.
Le candele usate per la festa sono lunghe e di diametro inferiore a quelle normali. A Fuscaldo le usavamo spesso ( in mancanza d'altro) quando andava via la luce per il vento forte. C'è anche l'usanza di accendere questa candela benedetta quando in casa sta per morire qualcuno. La morte arriva allo spegnersi (naturale , visto il vento) della candela.Ma tocchiamo ferro e tuffiamoci invece nel passato per un flash su come eravamo. Il passato, come scritto in testata , è bello perchè è bello il ricordo.
Ad un particolare 2 febbraio, quello del 1965( se la data dell'anno è riportata giusta nel mio vecchissimo quaderno di poesia- si vede appena), è legato il ricordo di una nevicata fin sulla spiaggia. Il resto lo si può leggere nel testo che segue e che dedico ai miei compagni di scuola ed in particolare a N.B. che ci segue sul blog.
                                                                                                                      Caranas

neve-spiaggia.jpg

Candelora

 

Quel giorno la neve cadde anche sul mare

sciogliendosi al primo contatto.

Il primo che scese dalla barca

sulla spiaggia bianca

imprecò contro il sole scialbo e lontano.

Per freddo , per fame, per poca pesca,

nun sacciu.

Altri con la testa china a guardar giù,

segnavano con passi gravosi

il manto bianco

al confine con le onde

preparandosi a tirar su

le barche da rovesciare.

 

Più in là, i fimmini nivuri

vattendusi u pettu facevan ressa,

con occhi volti al convento,

lassù sull’eremo di San Francesco,

chiedendo grazia

per quelli ancora in mare

con promesse d’oli da ardere.

  

Su volti segnati dal tempo

si scioglievano malinconie disperate.

E Fiore, marinaio più giovane,

col suo sorridere così innocente:

jamu, jamu, ca c’havimu fatta!

 

Come un invito alla presenza,

sul manto bianco della spiaggia

i segni di quel  travaglio umano,

ultima fatica   prima di tornare a casa.

 

Il rintocco delle otto

accompagnato dal sibilo della sirena,

riportava all’impegno gli studenti,

curiosi spettatori infreddoliti

ripassavano  sotto il ponte ferrato

e si avviavano a scuola

seguiti da lontano

da Pristufora  con lingua fumante.

 

Lo spettacolo era finito.

 

2 febbraio 1965  Fuscaldo Marina (CS)  

 

Tutti i diritti riservati  by Carmelo Anastasio  

 

 

 
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