Dal racconto di un sopravvissuto compagno di prigionia di mio padre
27 Gennaio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA
Luciano Battiston DEP n.7 / 2007
Luciano Battiston DEP n.7 / 2007
Un giorno sempre a Stetten in stazione dovevamo portare una rotaia, dall’altra parte c’era un recinto con dei prigionieri militari italiani, catturati l’ 8 settembre, quando c’è stato l’armistizio. Avevano delle loro baracche, si facevano da mangiare, erano trattati meglio di noi. C’era solo una siepe che ci divideva, quando abbiamo potuto parlare assieme, uno di quelli italiani lì che si era portato il mangiare di mezzogiorno, ci ha passato a me e a Vigi un panino dei suoi.(nota Caranas : mio padre mi raccontò più volte questo episodio).Quando l’avevo io in mano il panino ho detto a Vigi: “varda qua che ho un fià de pan”, un altro prigioniero vicino a me mi ha preso il panino e lo ha messo in bocca… io e Vigi lo abbiamo preso per la testa, gli abbiamo tirato fuori il pane dalla bocca, abbiamo fatto una lotta contro uno, insomma lui lo abbiamo lasciato a terra con la bocca aperta perché con la nostra forza lo abbiamo… e abbiamo preso il pane, non so se lo abbiamo… ci interessava solo il pane, eravamo all’estremo dell’appetito, solo parlare di pane avevamo quasi mangiato, solo parlandone ci si riempiva la pancia.
I russi sono i più generosi! Altro che gli ebrei. I russi! Pensa che un giorno intanto che stavamo riempiendo una buca assieme a quattro-cinque russi, uno di questi trova una scatola con dodici formaggini. Sai cos’ha fatto? Li ha divisi! Due a testa! Poteva mangiarseli lui o tra russi. Ne ha dati due anche a me e due a Vigi facendo segno con la bocca di non farci vedere che masticavamo. Un altro giorno a Stetten allora ci dicono: prendete delle pale, eravamo una cinquantina di noi e ci hanno portato in una ferrovia a spalare la neve dalle rotaie perché doveva entrare il treno. Io i Vigi siamo davanti che buttiamo via la neve e una guardia che ci accompagnava, ci parlava in italiano; alle undici si è messo con la gavetta e il gas a spirito e si è acceso il gas. Ha messo la gavetta con acqua e si è lessato le patate, arrivato mezzogiorno ha tirato fuori le patate e le ha spellate, si è messo a mangiare patate: aveva l’acqua delle patate e le bucce, non so il perché ho detto a Vigi: “Vigi va a domandarghe l’acqua e le scorze delle patate” e lui: “Varda che el me da”, era vestito da borghese, era un trentino, uno di quelli dell’Alto Adige, parlava sia il tedesco che l’italiano. Allora Vigi ha lasciato la pala ed è andato a domandare l’acqua; ma invece di dargli l’acqua ha preso il moschetto per la cima e gli ha dato due botte. Vigi ha messo la code in mezzo alle gambe, è tornato da me e mi ha solo ringraziato: “Sutu contento adess?”, ha ripreso la pala e abbiamo continuato a buttar via la neve. Invece di mangiare le ha prese. Non mi ha mai rimproverato, mi ha solo detto: “Sutu contento adess?”.
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“ Non c’è verso ” è una silloge di poesie intensa, sincera, pura, in cui non c’è spazio per momenti che vogliono essere celati o tenuti per sé. Nel libro si avvertono frequentemente momenti di buio, ma quasi sempre seguiti da una piccola luce in fondo al tunnel. Una poesia non va spiegata diceva Pablo Neruda: "Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l'esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla." , ai lettori resta l’interpretazione. ( Nicoletta Mandaradoni )
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