Gheddafi : discorso integrale alla nazione
Un contributo di MARIO SELVAGGIO
(22 febbraio 2011)
"Non mi farò da parte. Non ho un incarico per essere dimesso, sono il leader della rivoluzione''. Il collonello, per più di un'ora' in diretta tv. si rivolge ai libici dalla sua casa di Tripoli.
''Morirò da martire''
"Io, leader fino alla morte''
"Dove eravate quando gli Usa mi bomardavano''
"Non temo niente. Ho il mio fucile e combatterò"
''Sono l'orgoglio della Libia''
Dopo il discorso, la solitudine del dittatore
IL DISCORSO INTEGRALE (IN INGLESE) link
Tripoli -
Un'altra volta in giro di 24 ore è tornato a mostrarsi in tv il leader libico Muammar Gheddafi.
Il rais promette di restare in Libia fino alla fine dei suoi giorni.
"Sono il leader della rivoluzione, non un presidente che si dimette, morirò qui come un martire".
Poi la minaccia, durissima, ai rivoltosi: "Non abbiamo ancora utilizzato la forza ma lo faremo se necessario".
Poi prosegue cercando di risollevare l'orgoglio nazionalista:
"Vogliono rovinare la vostra immagine nel mondo. La vostra immagine è distorta nei mass media arabi per umiliarvi".
A un certo punto le immagini si allargano, mostrando un palazzo gravemente colpito dagli ordigni. Il rais spiega: è il luogo fatto bombardare da Reagan nel 1986 e in cui morì sua figlia adottiva. Un luogo simbolo che Gheddafi, fine cultore della simbologia, ha scelto appositamente per rilanciare la sua sfida.
"Vi saluto o coraggiosi, vi saluto popolo della vittoria e delle sfide, siete la generazione del domani e delle sfide, date al mondo la vera immagine del popolo libico. Voi presentate al mondo la verità contro la viltà e il tradimento. Fate vedere la vostra immagine al mondo, in modo che tutti, libici compresi, vedano che la Libia non vuole la provocazione e la divisione. La Libia vuole essere protagonista nel mondo, tutti i continenti devono guardare alla Libia e al suo onore, ora quando si dice Libia nel mondo tutti sanno che la parola corrisponde a Gheddafi e alla rivoluzione. Tutti i capi di stato africani e del mondo guardano con rispetto al nostro paese, a Tripoli e a Bengasi".
Abbiamo vinto contro Usa, Gb e Italia "Abbiamo sfidato l’America con tutta la sua potenza, la Gran Bretagna. Abbiamo sfidato grandi nazioni nucleari e abbiamo vinto. Ora non possiamo abbassare la testa. Anche l’Italia, allora grande impero, fu sconfitta in Libia".
Manifestanti? Drogati pagati dall'estero "Un minuscolo gruppo giovani drogati ha attaccato le sedi della polizia e dell’esercito. Sono ratti pagati dai servizi segreti stranieri". Il rais aggiunge poi che gli insorti sono "una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù".
Un passaggio del suo discorso il colonnello lo dedica all'economia. Ancora una volta cercando di rinverdire lo spirito della rivoluzione del 1969: "In territorio libico c’erano cinque basi americane. Dove eravate voi? E i vostri padri? Ci sono voluti tanti anni per costruire questo orgoglio. Noi non abbiamo mai desiderato incarichi o potere. Lo abbiamo lasciato al popolo, a tutti i libici. Negli ospedali, negli uffici, nei campi, abbiamo lasciato gestire tutto dal popolo nel 1977. I comitati rivoluzionari sono espressione del popolo. Anche il petrolio lo abbiamo lasciato al popolo e il popolo ha voluto che venisse amministrato dallo Stato"....
Da 41 anni la storia della Libia coincide in tutto e per tutto con quella del suo colonnello Muammar Gheddafi, il leader più longevo del mondo arabo.
Ecco alcuni degli eventi chiave della storia libica sotto la guida di Gheddafi:
1969: il 27enne Gheddafi, insieme con altri ufficiali, guida un golpe incruento contro re Idris, giudicato troppo servile verso Usa e Francia. Il colpo di stato porta alla proclamazione della repubblica il 1 settembre dello stesso anno.
1972: le spoglie dei terroristi del Settembre Nero, che avevano compiuto un massacro della squadra israeliana alle Olimpiadi di Monaco, arrivano in Libia accolti con gli onori militari.
1977: Gheddafi istituisce la Grande Giamahiria, ovvero lo 'stato delle masse'. L'anno prima, con il Libro Verde che prendeva spunto dalla cromatura della bandiera libica, aveva esposto i principi della sua 'terza via' che coniugava panarabismo e socialdemocrazia.
1986: ad aprile gli Usa di Ronald Reagan attaccano Tripoli: nel massiccio bombardamento rimane ferita a morte la figlia di Gheddafi. Illeso il colonnello, avvisato dal governo italiano (Craxi).
1988: il 21 dicembre esplode un aereo della Pan Am sopra la cittadina di Lockerbie: muoiono le 259 persone a bordo del veicolo e 11 abitanti della piccola cittadina scozzese. Dalle indagini emerge il coinvolgimento di due 007 libici. Dopo forti pressioni internazionali, nel 2003 Tripoli 'accettera'' la sua responsabilita' nella strage.
1998: il 4 luglio a Roma il comunicato congiunto Dini-Mountasser dà il via al processo di riconciliazione fra l'Italia e la sua ex colonia, culminato con l'accordo di Amicizia e Cooperazione firmato nel 2008 a Bengasi tra Gheddafi e Berlusconi. E' l'inizio dello sdoganamento di Tripoli.
2003: ad agosto la Libia si accorda con Usa e Gran Bretagna sul pagamento di 2,7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime di Lockerbie. Il 12 settembre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu revoca le sanzioni imposte a Tripoli, di fatto sancendo la fine del suo isolamento internazionale.
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