I politici calabresi? Tutta colpa loro
17 Settembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA
La classe politica che governa la Calabria è da sempre, e in larghissima parte, clientelare, familistica, nepotistica, feudale...
di Spartaco Pupo
Per rendersi conto dello stato in cui versa ancora la Calabria basta farsi un giro sulla Salerno-Reggio Calabria o un bagno nelle acque piene di fogna dei suoi mari o ricoverarsi nei suoi ospedali, dove si muore per una banale appendicite e dove i boss della ‘ndrangheta agli arresti domiciliari evadono che è una bellezza. Stiamo parlando, dati alla mano, dell’ultima regione d’Europa in termini di sviluppo socio-economico, infrastrutture e istituzioni politiche e amministrative.
La classe politica che governa la Calabria è da sempre, e in larghissima parte, clientelare, familistica, nepotistica, feudale. Una classe politica che a Roma non conta proprio nulla, essendo questa regione una sorta di colonia elettorale per questo o quel parlamentare che nessuno dei calabresi vede mai più una volta eletto. Una classe politica sempre uguale a se stessa e consociativa, che si ricicla puntualmente a ogni elezione nei posti chiave del governo regionale, con cognomi di politicanti che sono sempre gli stessi da una vita, nella maggioranza come nell’opposizione (che poi sono la stessa cosa) e che tramandano il loro potere dinastico per eredità, di padre in figlio (o figlia), di nonno in nipote, o se lo dividono tra buoni fratelli con una facilità che non trova eguali al mondo, neanche nelle dittature del nord Mediterraneo oggi bersaglio delle rivoluzioni democratiche. Per la Calabria, purtroppo, anche l’ultimo treno, quello dell’Europa, rischia di passare invano.
Dopo gli scandali legati ai finanziamenti della legge 488, che anziché dare un’opportunità di sviluppo alle imprese delle aree svantaggiate ha irrobustito i portafogli di avventurieri e imbroglioni, ci mancava il «blocco» dei fondi di sviluppo regionale (Fesr) e del Fondo sociale europeo (Fse). Bruxelles, dicono le ultime cronache, chiude le porte alla Calabria. Johannes Hahn, commissario europeo alle politiche regionali, ha fatto sapere in questi giorni che i milioni di euro destinati alla Regione Calabria sono sospesi perché il sistema di gestione e controllo regionale non è ancora ritenuto affidabile dalla Commissione europea. In pratica, a Bruxelles non si fidano dei calabresi, e soprattutto non sembrano abbastanza convinti che la Regione targata Scopelliti-Pdl-Udc sia per davvero tutto questo rinnovamento in fatto di capacità di gestione, lungimiranza e realizzazione degli investimenti pubblici. A Bruxelles non si trovano le “pezze d’appoggio” sulle spese già effettuate di oltre 100 milioni di euro e non c’è uno straccio di programma di progetti finanziabili per il futuro. Insomma, una tegola dagli effetti devastanti per la Calabria, un disastro politico e amministrativo che gli apparati di potere consociativo in queste ore cercano di minimizzare o addirittura di negare nei modi e nelle forme pilatesche tipiche della vecchia politica calabrese.
Il primo a chiamarsi fuori da questa brutta storia è l’assessore competente della giunta regionale di centrodestra, e cioè Giacomo Mancini, nipote del defunto e molto più famoso omonimo, quel Mancini ex ministro e segretario nazionale del Psi, fiero avversario dei post-fascisti talmente accanito da attirarsi la famosa campagna giornalistica del “Candido” di Giorgio Pisanò sugli scandali Anas e, qualche anno dopo, persino la rivolta dei «boia chi molla» di Reggio Calabria, guidata dal missino Ciccio Franco, che vedeva proprio nella spregiudicatezza del «mancinismo» un’idea e una pratica da aborrire e combattere. Oggi, ironia della sorte e della politica odierna, il nipote dell’ex leader socialista, Giacomo junior, dopo aver fatto il deputato a sostegno del governo Prodi e dopo essere stato trombato alle politiche del 2008, è passato col Pdl, diventando l’uomo di Cicchitto in Calabria nonché stretto collaboratore del governatore Scopelliti, si proprio lui, il discendente diretto dei post-fascisti calabresi. Mancini, emblema di un nepotismo che in Calabria assume un significato persino letterale, è considerato così bravo da meritarsi, in qualità di esterno, la nomina di assessore al Bilancio e Programmazione Comunitaria, in pratica il settore più importante e delicato per l’auspicata rinascita calabrese. Dopo un anno e mezzo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Dimissioni o ritiro della delega? Manco per sogno! Mancini ha tenuto una conferenza stampa sul blocco dei fondi europei declinando ogni responsabilità: tutto va bene, madama la marchesa! E intanto la Calabria affonda, sempre più lontana da Roma, da Bruxelles e da una politica degna di tale nome.
(fonte : Il Futurista Calabria )
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