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Blog  di Caranas

La politica dei morti viventi

23 Luglio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Silvio è il più vegeto tra gli zombie

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A volte ritornano. Se qualcuno pensava che Silvio il Deposto non sarebbe stato in testa alla fila ululante dei revenants, a spargere il terrore in quelle che Repubblica definisce “le cancellerie europee”, si vede che non conosce l’uomo. O meglio non lo conosceva quando faceva al 100% parte di questo nostro mondo. Del resto, previdente, già da vegeto e da regnante si era circondato di figure tanto diafane e scialbe che persino da ectoplasma risulta molto più vivo, vivace, carismatico e pertanto capace di razziare voti di loro. No, nella resurrezione del re vampiro non c’è quasi nulla di stupefacente. L’unico a illudersi che se ne sarebbe davvero rimasto buono buono nel catafalco era stato il povero Angelino, l’erede beffato, ma non è che ci si possa commuovere più che tanto per le sue lacrime di disillusione. Come quasi tutti i dignitari della corte d’Arcore resta un miracolato. Come che sia, dovrebbe accendere un cero all’ora per grazia ricevuta. Il dubbio, casomai, riguarda quale forma sceglierà di assumere lo zombie ora che deambula di nuovo nei corridoi dell’alta politica. Più precisamente: vestirà i panni scamiciati del Masaniello pronto a guidare la rivolta contro Monti il turpe esattore oppure preferirà virare in sobrio e proporsi alle masse come suo austero e responsabile erede? Sarà il Berlusconi del battiamo moneta alla faccia del mondo, o quello del Monti non si discute si vota? Quesito lecito ma ingenuo. Denota una scarsa conoscenza sia della filmografia zombie che del modus operandi del morto vivente in questione. Si sa che gli zombie tendono a ripetere pedissequamente i gesti che gli erano abituali prima del trapasso, e Berlusconi, oltre tutto, non è che variasse più che tanto schema di gioco nemmeno nel rigoglioso passato. Dunque riproporrà paro paro il gioco che gli garantì il trionfo nel 1994, quando riuscì a proporsi allo stesso tempo come guida della rottura innovatrice con la Prima Repubblica e come erede della stessa. Stavolta si tratterà di figurare a un tempo come alternativa alle politiche di Monti, dalle tasse all’austerità alla sudditanza nei confronti della “culona inchiavabile”, e come prosecutore fedele di quelle politiche. Uno di quei giochi di prestigio che solo nella terra fatata della politica italiana, abituata da sempre alla fantasia illimitata dei pittoreschi suoi abitanti, può riuscire. A quel punto, va da sé, saranno i fatti e i risultati elettorali a decidere se, a urne chiuse, Silvio il Redivivo rioccuperà palazzo Chigi, per la gioia dei colleghi capi di governo europei, oppure se punterà su una piatta ripetizione dell’attuale “strana maggioranza”, magari con lo stesso Monti alla guida del Titanic, pardon del Paese, ma la golden share saldamente nelle mani dello spettro di palazzo Grazioli. In sé, si tratta di una strategia astuta e con ottime chances di successo. A renderla meno credibile è casomai proprio il suo ideatore, regista e principale interprete. Nel vasto mondo non c’è probabilmente altro posto dove un fantasma, oltretutto con alle spalle una teoria di fallimenti e danni impressionante, potrebbe seriamente ambire a giocare di nuovo un ruolo di primissimo piano. Vero. Però questa è l’Italia. È la politica italiana: un set da film di George Romero (mai abbastanza lodato autore della serie dei morti viventi) nel quale di trapassati politici che si trascinano ripetendo stancamente le strategie nelle quali eccellevano da vivi ce n’è a carrettate. Guardi da una parte, e t’imbatti in Massimo D’Alema, col ghigno un tempo sarcastico ormai irrigidito che cerca l’accordo col centro come faceva quando c’erano ancora sia lui che il centro. Muovi gli occhi, e trasalisci di fronte a un Veltroni sempre più spaventoso che si finge buono come faceva ai tempi e ancora balbetta nefandezze nuoviste. Volgi lo sguardo al centro e c’è Casini, l’unico che riesca ad abbronzarsi anche da morto vivente, impegnato proprio come vent’anni fa a “ricostruire il centro”. Non manca proprio niente, neppure i giornalisti “responsabili” che mettono in guardia dalle sirene dell’antipolitica, oggi incarnate dalle sembianze poco sinuose di Beppe Grillo come ieri da quelle altrettanto rustiche di Bossi. È la politica italiana, e le si attaglia, non a caso, la frase adoperata spesso da uno che di zombie e spettri se ne intende come pochi, Stephen King: “L’inferno è ripetizione”.

 

 

Fonte : Gli Altri la Sinistra quotidiana

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