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Blog  di Caranas

Cara Enrica, lunedì si festeggerà l'8 marzo, ma il '68 non c'è più!

4 Marzo 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

8marzo.jpg

Cara Enrica,

ti chiedi se il '68 sia fallito. Io, a pelle, direi di no. Per sapere se qualcosa e' fallita bisogna confrontare i risultati con le aspettative, come fai giustamente tu. Io però non ho ben capito quali fossero, davvero, le aspettative del ‘68. Esistono? O ognuno aveva le sue? Se è così forse allora qualcuno ha fallito e qualcun'altro no. Gliel'abbiamo mai chiesto ai protagonisti di quell'epoca quali erano, esattamente le loro aspettative? Contro cosa si ribellavano? Qualcosa di più definito de  "il Sistema" o "il Fordismo". Qualcosa di più misurabile, per verificare i risultati. Che cosa intendi tu per "cambiare il sistema"? Cosa è il sistema? Ancora meglio, CHI è il sistema?

Forse proprio il parallelo con il femminismo ci fornisce una chiave per rispondere a queste domande anche se non sono d'accordo che il femminismo abbia inciso sulla politica ed il sessantotto sulla mentalità. A me sembra piuttosto il contrario. Nel sessantotto si protestava per cambiare il sistema, i nemici erano gli altri. Nel femminismo si manifestava per cambiare la mentalità, per cambiare noi stessi. Le donne che manifestavano lo facevano anche per autoaffermarsi, per uscire loro stesse dai condizionamenti della mentalità che volevano cambiare.

Perché la mentalità da cambiare è la nostra; il sistema,  la gerarchia, siamo noi. Per cambiare il sistema, per cambiare il mondo, dobbiamo cambiare noi per primi. E per "noi" non intendo "tu", intendo proprio "io".

Le donne sapevano di dover cambiare il loro modo di pensare, per prime. Cantavano "l'utero è mio", non "l'utero è delle donne". Nel "sessantotto", mi sembra, si voleva cambiare il modo di pensare degli  altri, dei nemici, di chi aveva più di 34 anni, del sistema.

Mi viene in mente, forse a sproposito, la battaglia di Giuliano Ferrara, ex sessantotino, contro l'aborto. Di nuovo vuole cambiare il modo di pensare e di agire degli altri. Una donna che parla di aborto mi pare più credibile di un uomo o addirittura di un prete, che non può neppure essere padre (fermo restando il loro diritto a parlarne).

Ti ricordi quando cantavamo "la pantera siamo noi"? Il sistema siamo noi, il nemico da cambiare siamo noi (ed anche il miglior amico). Io non posso cambiare te, solo tu puoi farlo e solo io posso cambiare me stesso. Devo, anzi, non posso. Ho il dovere, nessun altro può farlo per me, nessuno "mi salverà", solo io posso "salvarmi". Migliorando me migliorerò quel  pezzettino di sistema che "mi compete", che compete soltanto a me.

Tu  Enrica sai meglio di me , sono  tutte cose che vivi anche profondamente. Il mio è  solo uno spunto di riflessione.

E oggi come siamo ? Eh... come stiamo... un quartiere  ha  più problemi, un quartiere di meno, gente che si è arresa, gente che ancora combatte, inceneritore si, inceneritore no, e paura delle malattie diffusa ovunque... nonché rabbia nei confronti di chi ci dà dei mafiosi per colpa di chi avrebbe dovuto governarci... parli di ribellione... mai argomento fu più calzante...

Già..c'è davvero da piangere...a guardarci oggi...quello che dice Virginia è vero, ma quello che manca sono proprio le idee..si tende all'omologazione (o meglio vogliono farci omologare) e la ribellione, quella sana, non è più di moda...peccato..perché ragioni per ribellarsi a questa realtà italiana ce ne stanno tante! E' vero che ognuno di noi magari si impegna e fa la sua parte nel proprio..ma la forza delle idee, quella che muove le grandi rivoluzioni dov'é?

Virginia dice che il cuore è l'elemento indispensabile per muovere le idee... e le idee - specie quelle buone - si possono veicolare in qualsiasi epoca, non ci sono pregiudiziali a proposito  , già mia cara, ha ragione da vendere il tuo prof. dove sono i ribelli? Capisco adesso la tua domanda. ero una piccolina nel '68 e non avevo fratelli che potessero, dopo, raccontare. sono figlia degli anni '70. nel '77 occupammo per l'ultima volta le università. Nel '77 per l'ultima volta siamo stati un movimento, ma l'idea e i sogni li abbiamo conservati forti, intatti. Non è un purtroppo, siamo una generazione che ha fatto scelte radicali. Era il momento delle scelte che ti cambiavano la vita, ma eravamo ancora ribelli, si faceva ancora rumore e in fondo ribelli lo siamo ancora...

Tu dici : C'era il terrorismo nel 1977 e dal '68 eran passati ben 9 anni. La domanda non è se è valsa la pena battere a terra per farsi sentire, per fare più rumore, per avere una voce. No , la domanda non è questa. La domanda è con cosa abbiamo riempito il vuoto lasciato dalle voci di chi, con o senza sassi, con le mani o con le spranghe, ha urlato, non ci sta bene, vogliamo che sia diverso, peraltro, condivisibile. Ci hanno lasciato anni di memoria storica che non possono andare dimenticati, ma hanno cambiato la storia, non la politica. E purtroppo, la storia successiva è la storia degli anni '70, del terrorismo rosso e nero, della pantera rosa. E' la storia di una generazione sul baratro, senza speranza e senza voce. Alcuni, non avendo voce, e solo disperazione, hanno usato le armi. Altri la droga, altri il suicidio. Poi è arrivato il consumismo, che prometteva di riempire i vuoti con slogan e neon. Non credo lo abbia fatto, eppure noi (nati negli anni 70), se siamo figli di qualcuno, siamo figli suoi. Precari, Transitori, Transitivi.

Salutami Virginia, ti abbraccio 
Mary


                                                            8 marzo al sud femminismo-a-sud.jpg

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