Libertà è partecipazione
di Pino Cappadone
Il governo appartiene al popolo. E il popolo è sovrano, ognuno di noi è sovrano.
E’ in questo doppio flusso interagente fra governante e governato che si realizza lo sviluppo di una comunità che ha la democrazia come substrato. Il diritto di partecipare alla soluzione di problemi, attraverso l’informazione, deve essere esercitato, senza remore, chiunque sia stato eletto. Bisogna togliersi la zavorra culturale della dipendenza dalle decisioni del monarca, che ci portiamo dietro da retaggi medioevali. E chi ha più capacità di discernere ed estrapolare le soluzioni nella dinamica politica, ha una responsabilità più grande di chi tira a campare perché non ha i mezzi per individuare percorsi che mirano alle soluzioni. Questa responsabilità trova il suo sfogo nelle peculiari capacità dell’attore democratico: il cittadino, che parla e scrive, che chiede, che denuncia e che si nobilizza col suo lavoro. Questo significa partecipare, e partecipare è la premessa per conquistare la libertà . Ecco, internet può essere la tavolozza sulla quale possiamo dipingere con impegno e coraggio il nuovo quadro sociale, dipende solo da noi. La democrazia è attuabile se si ha la consapevolezza della comunione di intenti, diversamente poche voci per quanto urlate si disperdono nel deserto della polemica anche se documentata o erudita.
Un invito dunque a tutti coloro che credono alla giustezza delle loro rivendicazioni a dichiararle, su questo sito o in altri luoghi di dibattito, anche ostinatamente se è il caso, senza quella rassegnazione che contraddistingue chi non avverte la responsabilità civile che è alla base dello sviluppo sociale delle grandi democrazie. Denunciamo senza lamentarci. Il lamento è segno di debolezza, la denuncia invece di forza. Il lamento rafforza il cattivo governo e genera commiserazione, la denuncia motivata lo responsabilizza e genera consensi. Terrorizziamo questa classe politica gridando, ma insieme, con un'unica e potente voce, la nostra voglia di libertà. Riprendiamoci anche le parole che ci hanno rubato, come appunto “Libertà ” fino ad arrivare sfacciatamente alla mortificazione dell’Amore, svuotandole del loro significato e mascherandole con una fanghiglia spruzzata sulla dignità . Vi sembra eccessivo? Basta leggere negli atti degli ultimi mesi, la legge sulle intercettazioni, il legittimo impedimento, le varie cricche di faccendieri e ministri stranamente ingenui, basta leggere fra le riga ed è impossibile non notare una deriva antidemocratica, che non scaturisce solo da questo governo (che pur ne ha responsabilità primaria) ma da un sistema trasversale che si è impadronito della politica trasformandola in mezzo di potere anziché di servizio. Bisogna uscire dalla logica della contrapposizione e guardare le cose dall’alto della libertà di pensiero, e con fredda lucidità cogliere i flussi negativi che stanno soffocando le residue spinte evolutive dell’Italia più sana.
Ma qual è il valore a cui bisogna far riferimento, per essere sicuri di non sbagliare? Il metro è una cosa semplice, che viene tacciata da “chi ha capito” di essere impossibile da realizzarsi, una utopia per ingenui. Ebbene il metro è il bene comune, la priorità del sistema su una parte di esso. Una società è un organismo vivente dove tutto deve essere equilibrato, e se in un comparto c’è troppa energia inevitabilmente questa verrà a mancare in altri che biologicamente si affaticheranno per riequilibrare il sistema. Ne scaturirà uno stress che dopo un relativo periodo porterà ad una malattia. Quindi sta’ alla capacità di ogni singola cellula che soffre ( ogni uomo) che rappresenta la più piccola unità funzionale a mandare messaggi riequilibranti, ma anche quantitativamente sufficienti, alle altre in modo da controbilanciare il sistema. E’ qui che si nobilizza la quantità in democrazia, quando il messaggio è sano, è soprattutto libero da dipendenze strumentali, da sclerotizzate ideologie, quando cioè è dettato dal bene comune. Il bene comune si identifica con l’equilibrio dinamico del sistema. Qui è il compito del cittadino veramente libero da implicazioni personali, che si erge a giudice dei suoi eletti e rivendica il suo diritto di libertà . Votiamo pure chiunque ci convince, ma vigiliamo severamente sul suo operato che deve essere di servizio a tutto il sistema. Non essere consapevoli della malattia e, peggio non essere partecipi alla spinta riparatrice, potrà portare alla conseguenza nefasta dell’esaurimento della forza vitale, e nella migliore delle ipotesi alla perdita di potenziale umano. Non sprechiamo l’intelligenza delle giovani generazioni, il loro entusiasmo: è il crimine peggiore di cui si può macchiare un politico. Rousseau diceva che l’uomo è buono per natura, è la società che lo corrompe. E la corruzione può essere controllata principalmente da chi gestisce la società: il politico. Ecco perché ritengo la politica la più nobile attività umana, e come tale deve essere protetta e nobilizzata. Solo noi possiamo fare questo, partecipando e prendendo coscienza che ci appartiene, che ne siamo i legittimi proprietari. Noi siamo la politica. Smettiamola di prendercela con questi scalzacani corrotti, marionette, nani, show girls, piazzisti, loro sono la nostra emanazione, sia di chi li ha votati sia di chi non li ha votati. Quest’ultimi evidentemente non riescono ad essere credibili. Non sprechiamo le opportunità del web, partecipiamo: “Libertà e’ partecipazione” diceva giustamente Giorgio Gaber.
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