Noi che il panino lo riempiamo proprio con la cultura.
17 Ottobre 2010 , Scritto da CARANAS
Gentile Ministro Tremonti,
leggiamo, riportata sui giornali di qualche giorno fa, una sua battuta a chi le chiedeva conto dell’investimento pressoché nullo che questo governo opera nella cultura. Più o meno suonava così: «Domattina ci metto la cultura nel panino e mi mangio quella».
Naturalmente poco dopo ha precisato che si trattava solo di una battuta.
Volendo essere bonari, potremmo dire “Bertoldo scherzando si confessava”, citando l’espressione cara ai nostri nonni per indicare l’infantile strategia di rivelare un pensiero imbarazzante buttandola sul ridere.
Ma c’è poco da stare buoni di questi tempi e la brutta abitudine di fare battutacce come questa (o come quelle del premier sugli ebrei o sulla Bindi), salvo poi ritrattare, altro non è che segno di vigliacca ipocrisia, in un continuo gioco al rimpiattino dove svelate ciò che pensate veramente - e che populisticamente sperate piaccia ai vostri elettori – e poi smentite perché sapete di stare uscendo da quella correttezza e decenza pubblica che invece il vostro ruolo formalmente vi imporrebbe.
E’ comunque un bene che lei ci abbia finemente (...) rivelato che posto ricopre la cultura nella gerarchia dei suoi valori governativi (e probabilmente anche personali), perché almeno ci confrontiamo in campo aperto.
Ecco allora come la pensiamo noi, molto diversamente da lei.
La cultura è quella cosa che evita che ci prendiamo a schiaffi ogni volta che non siamo d'accordo, che fa si che la maggioranza degli uomini non violenti o uccida le donne pensandole oggetti, che i genitori non gonfino i figli pensandoli loro proprietà, che ci fa raccogliere denari per le genti vicine o lontanissime nella consapevolezza che siamo tutti uomini di questo mondo, che ci fa sperare la pace e ripudiare la guerra, che spiega al lavoratore che non è uno schiavo, che immunizza dalle baggianate pubblicitarie (qualunque sia il prodotto da vendere...) eccetera eccetera.
E la cultura la fanno giornalisti, scenografi e giornalai, poeti, assistenti sociali ed editori, attori, scrittori, registi e archeologi, e maestri e scultori e tipografi e presidi, musicisti e redattori, danzatori, educatori e restauratori e conservatori museali e mille figure tecniche senza cui nulla prenderebbe forma. Tutta gente che il proprio panino – Ministro – lo riempie proprio con la cultura.
La si condivide in libri, riviste, concerti, spettacoli, film, animazioni e mostre e soprattutto (soprattutto) attraverso la SCUOLA.
Tutta roba che lei e i suoi ministri – da Bondi e Gelmini in su – avvilite nel passo quotidiano e nell’orizzonte privandoli di valore moralmente e materialmente e divulgano l’idea che non possiedano nessuna rilevanza politica, sociale, economica e, ovviamente, culturale.
Quando chiunque abbia a cuore libertà e responsabilità del nostro popolo (tutti vocaboli di cui ci si riempie la bocca solo retoricamente per cercare di imbonire le menti) sa che si tratta di un bene non solo prezioso, ma indispensabile.
Quando chiunque si rende anche conto che solo un’educazione ricca di idee e di mezzi metterà i nostri bambini e ragazzi nelle condizioni di essere lavoratori capaci e cittadini attivi nel mondo di domani (ma forse questo fa paura).
Per non parlare dei danari che l’Italia attrarrebbe da tutto il mondo se veramente valorizzasse uno dei più ricchi patrimoni culturali e turistici del pianeta.
La cultura – Ministro - è “L’ANIMA” di un Paese.
Immaginiamo che anche questa parola pesi poco nel suo mondo così simile a un grande porcellino provvisto di fessura sulla schiena.
Pazienza. L’Italia si doterà presto di persone migliori.
Ah! Vorremmo anche ricordare una cosa al ministro Bondi, che pensa di tutelare la sua dignità ministeriale affermando di non essersi presentato al Consiglio dei Ministri che ratificava l’assenza di fondi per il suo dicastero, con queste parole: «Non voglio andare a mendicare». I soldi per i quali avrebbe dovuto presentarsi ginocchioni non erano suoi, ma del comparto economico che presiede e che abbiamo sommariamente elencato poco sopra. E che chi non potrà godere dei fondi non sarà lui ma le migliaia di operatori – e relative famiglie - di questo settore.
Chissà che fatica gli sarà costata rinunciare a quei denari di cui lui non ha bisogno ma noi sì!
Tuteli allora la sua dignità mortificata, lasciando il posto a qualcuno più capace di lui di rappresentare l’anima di questo Paese...
le lavoratrici e i lavoratori del Trebbo
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