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Blog  di Caranas

politica

BERLUSCONI AFFONDA A BALLARO'

6 Febbraio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Demolito dai sarcasmi e dai sorrisi di Floris, Berlusconi reagisce come un pugile suonato, aggrappandosi per automatismo ai soliti quattro fogli che tiene in mano e alle ormai logore giustificazioni di sempre.

Ma alla fine, da comunicatore consumato, fa scherzosamente finta di sferrare un pugno a Floris, poi lo bacia sulle guance.

Grande furbata: è un modo per farci credere che è di buon'umore ed è soddisfatto della sua performance.

 Un altro dei suoi giochetti di prestigio mal riusciti...

 Perché è chiaro che se "duello" c'è stato, quel duello lo ha vinto Floris.

Due i motivi del suo successo.

Il primo risiede nell'aver centrato l'intervista su un punto chiave.

Berlusconi ha sempre detto che, essendo il miglior imprenditore italiano è, automaticamente, il migliore dei leader possibili.

Floris ha semplicemente smontato questo assioma.

Perdendo sistematicamente per strada tutti i suoi alleati, ha sostenuto il conduttore, il Cavaliere ha dimostrato in maniera lampante - a tutti fuorché a se stesso, beninteso - la differenza che esiste tra un imprenditore, che può fare a meno del consenso dei suoi collaboratori, e un politico che invece deve trovare delle mediazioni con i compagni di strada per realizzare le cose che ha in mente.

Non è casuale l'indulgenza di Berlusconi nei confronti di Mussolini: più volte, in questa campagna elettorale, Berlusconi ha chiesto a gran voce, per governare al meglio il paese: un consenso plebiscitario.

Cioè qualcosa di cui, dopo avere diviso per anni il paese e avere fatto di questa divisione il suo "marchio di fabbrica", non disporrà mai.

La seconda scelta vincente di Floris è stata la scelta di dare ritmo all'intervista, evitando i toni dell'invettiva che aveva scelto invece Michele Santoro nella famosa puntata di Servizio Pubblico.

Ecco un esempio (che riguarda tra l'altro proprio il tema delle alleanze)

F.: «Gli alleati li sceglie lei?»

B.: «No, sono quelli sul campo»

F. «Ma allora che squadra è? I candidati la possono tradire, gli alleati non li sceglie lei…»

B.: «Sono gli alleati che mi consente il sistema»

F.: «Ma la legge elettorale l’ha fatta lei»

B. «No non l’ho fatta io. La volevo cambiare».

F.: «Perché non l’ha cambiata?»

B. «Perché c’era un alleato che me l’ha impedito».

F. «Lo stesso alleato che si porta?»

Ma lo scambio più efficace è senz'altro questo:

B.: «Sono stato classificato come il miglior imprenditore italiano del dopoguerra».

F.: «Da chi?»

(f.Agorà Vox)

 

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Un taglio delle tasse impossibile e promesso per quasi venti anni

4 Febbraio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

Quella della riduzione delle tasse è una carta  stupefacente e vecchia giocata per 19 anni dal bugiardo  Berlusconi. Ecco la sua storia :

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3 gennaio 1994: «Serve un tetto fiscale da inserire in Costituzione».

8 marzo 1994 : «Se davvero vogliamo combattere l’elusione e l’evasione dobbiamo renderle meno convenienti, il che impone la rinunzia ad aliquote eccessivamente punitive. Noi abbiamo indicato nel 30 per cento il valore accettabile».

5 marzo 1996, Tax Day a Milano: «Ci vuole un’aliquota media del 30 per cento. Ognuno di noi è disposto a pagare il 33 per cento di ciò che guadagna. È una regola che definirei quasi naturale». Propone l’«abolizione dello scontrino fiscale». Perde le elezioni.

maggio del 1999  secondo Tax Day per rilanciare «la riforma copernicana del fisco». 26 febbraio 2000  Professional Day : «Un’area di esenzione totale per le famiglie più povere, con redditi fino a 20 milioni, una aliquota del 23 per cento per i redditi fino a 200 milioni ed un’altra, unica, per i redditi superiori ai 200 milioni».

2001  precisa il «traguardo: un prelievo pari al 33-34-35 per cento».

Vince coi manifesti «Meno tasse per tutti». A giugno conferma la riduzione ma «con gradualità». A settembre segnala che «la pressione fiscale cala dal 42.2 al 41.9 per cento». Nel maggio del 2002 annuncia che «dal 2003 andranno giù sia Irpef che Irpeg». Il 30 settembre, presentando la Finanziaria, è più generico: «La pressione fiscale sarà ridotta di un punto», però «entro il 2006» ci saranno «due sole aliquote, al 23 e 33 per cento».

febbraio 2004  sulle tasse specifica : «ci vorranno una o due legislature». I sondaggi vanno giù. Ad aprile rilancia: «La maggior parte dei cittadini ricadrà sotto l’aliquota del 23 per cento». Il 5 maggio assicura che la riduzione delle aliquote sarà varata «nei prossimi giorni in consiglio dei ministri».

22 di ottobre 2004 : «Come sapete le aliquote fiscali si ridurranno a tre: 23, 33 e 39 oppure 42 per cento». Si fa tutto a gennaio, garantisce. Il 10 novembre  rinvia la riforma al 2006 perché «non ho il 51 per cento della coalizione». Si sono opposti Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Il giorno dopo la «colpa è del debito».

22 novembre 2004 : «la copertura per la riduzione fiscale c’è», scrive sul Foglio. Il 25 conferma che le aliquote saranno tre, «al 23, 33 e 39 per cento». Si faranno ritocchi minimi.

dicembre 2005, Berlusconi è sconsolato: «La riduzione delle tasse c’è stata ma non quanto era nelle nostre speranze».

Nel 2008 sfida Walter Veltroni. Il 15 marzo spiega che servirebbe «una rivoluzione totale del nostro sistema fiscale». Il 28 marzo dice di «un traguardo che vorremmo raggiungere: l’aliquota massima al 33 per cento». Il 31 marzo il traguardo «è possibilissimo».

6 aprile 2008  riconsidera l’obiettivo: «Vogliamo far scendere la pressione fiscale sotto il 40 per cento e poi di portare l’aliquota massima al 33». Vince. Il 1° ottobre fissa nel 2011 l’anno in cui ci sarà «un 10 per cento di tasse in meno».

Non se ne parla più fino al gennaio 2010: la riforma fiscale «si può fare entro l’anno». Il 13 gennaio aggiusta: «Spero possa essere sufficiente un anno, ma è un lavoro improbo». Il 12 marzo 2011 «ci stiamo lavorando». Il 12 maggio la crisi «impedisce la riduzione». 

Il 19 dello stesso mese è sicuro di «abbattere le aliquote fiscali, come era nel nostro programma del ’94». Il 21 giugno esulta: «Ridisegneremo l’impianto delle aliquote, saranno solo tre rispetto alle attuali cinque, e più basse». È un’estate difficile, di ritocchi ai conti, manovre correttive una dietro l’altra. A novembre, Berlusconi lascia a Mario Monti.

2 gennaio 2013, a SkyTg24: «Abbassare la pressione fiscale al 33 per cento? Non l’ho mai promesso, assolutamente. Anche perché è impossibile».

Estratto da :La Stampa.it

 

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COMPAGNI , ATTENTI CHE NON POTREMO PIU’ NEANCHE DARCI ALL’IPPICA

3 Febbraio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

e se il malefico nano la spuntasse ancora ?

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                                                                            di Caranas

E’ evidente che un politico di successo, conclusa la sua carriera da parlamentare, finisce per diventare un depresso . In questo momento penso a Scajola e a tanti altri rimasti fuori dal giro . Ma presto ( e sinceramente spero ardentemente di no) , anche Bersani,  se continua a farsi fregare punti dal cavaliere puttaniere, potrebbe rimanere scottato e fare un pensierino sull’ippica.

Vi ricordate la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto ? Eravamo nel 1994 , la svolta della Bolognina, il crollo della Prima Repubblica, la tempesta di tangentopoli, la fuga dei politici, il debito pubblico alle stelle, i magistrati che scendevano in politica, le elezioni alle porte, il Pds che volava nei sondaggi, le piazze piene, il baffetto di Achille che pregustava il successo della sua Alleanza progressista e poi ?

C'è scuderia e scuderia. C'è quella che odora di  banche e quella che odora di pezze al culo che non ha ancora finito di piangere i tanti suicidati a causa del malgoverno e della  crisi.

Comunque vada , spero che col 25 febbraio prossimo non nasca una nuova storia di ex compagni per future  corse e gran premi che porti  appresso un corollario di piccoli e grandi «se c'avessimo pensato prima...».

 

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Trattativa Stato-mafia, depone Brusca: “Per Mancino il papello di Riina”

2 Febbraio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Il pentito di Cosa nostra depone al processo di Palermo in videoconferenza dall'aula bunker di Rebibbia a Roma. E indica nell'ex ministro dell'Interno il "destinatario finale" delle richieste del boss corleonese per far cessare le stragi nel '92-93. "La mafia ipotizzò di uccidere Di Pietro e Martelli"

“L’ultimo destinatario del ‘papello‘ di Totò Riina era Nicola Mancino“, allora ministro dell’Interno. Lo ha detto in aula il pentito di mafia Giovanni Brusca, nell’udienza preliminare per la trattativa tra Stato e mafia in corso a Palermo. Brusca, che viene sentito per ragioni di sicurezza in trasferta, nel carcere romano di Rebibbia, è stato citato dal gup Piergiorgio Morosini che nell’ultima udienza ha disposto integrazioni probabtorie.

Il boss ha ribadito quanto messo a verbale durante le indagini anche rispetto a un altro imputato del processo trattativa, l’ex ministro Dc Calogero Mannino. “Nel 1992 Totò Riina, tramite Salvatore Biondino, mi diede l’incarico di uccidere Calogero Mannino, ma poi l’incarico mi venne revocato”. Secondo i magistrati l’incarico venne revocato perché Mannino, sentendosi appunto in pericolo dopo l’omicidio Lima, sarebbe stato tra i protagonisti della trattativa tra Stato e mafia per fare cessare la strategia stragista di Cosa nostra.

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ALLORA ERA VERO : RAZZI SI FA I RAZZI SUOI

2 Febbraio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Almeno il 23 % degli italiani, quelli che generalmente vengono chiamati italioti,  è  affetto dal morbo di Alzheimer e questi sono anche ciechi visto che non ricordano e non vedono  facendo risalire il PdL a cinque punti dal PD in poche settimane, come dire ? Banderuole !

Ricordate Razzi, ?  quello che salvò Berlusconi insieme a Scilipoti  ( due regalini del superattento Di Pietro, vista la provenienza di entrambi dall’IDV), ma questo non fa storia se penso ad Inchino ex PD, un altro che si inchina a 90 °), ebbene entrambi hanno ricevuto da Berlusconi il pagamento della cambiale : Razzi candidato PdL in Abruzzo e Scilipoti  là dove l’Italia (non unica), scarica i rifiuti tossici , cioè in Calabria . Comunque sia Bindi docet.

Razzi  disse che il 14 dicembre 2010, salvando Berlusconi, aveva pensato "ai cazzi suoi", che altrimenti "gli si inculavano la pensione". Il Cavaliere d'altro canto lo definì "un esempio, un cavallo di razza della politica italiana". Ed eccolo di nuovo a fregarci i soldi che paghiamo con le tasse , ecco a voi Antonio Razzi, ex Idv, candidato alla Camera dei Deputati con il Popolo della Libertà.

 

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LA RIMONTA DI BERLUSCONI ( vista da Caranas)

31 Gennaio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Senza Berlusconi, il Pdl era al 14 per cento. Poi è tornato Berlusconi, ed è salito al 15. Poi Berlusconi ha detto di essersi fidanzato con una ragazza bella dentro ed è salito al 17. Poi è andato da Santoro a spolverare la sedia di Travaglio ed è salito al 19. Poi ha detto che il Duce aveva fatto molte cose buone  ed è salito al 21. Poi ha comprato Balotelli ed è salito al 23. Domani si alza i tacchi di cinque centimetri e vince.

I numeri nudi e crudi sono questi: a inizio dicembre 2012 il PDL si attesta in media poco sopra il 15% mentre il 20 gennaio, a un mese dalle elezioni arriva poco sopra al 18%. Insomma sembra che i numeri avvalorino la tesi della rimonta di Berlusconi anche se non nella misura propagandata dall’ex-premier. Tre punti percentuali (ri)guadagnati in 2 mesi sono un bel bottino in effetti, ma se il trend rimanesse quello attuale, a fine febbraio arriverebbe a sfiorare il 20%, un risultato discreto ma che certo non gli permetterebbe di vincere le elezioni ma al massimo privare il centrosinistra della maggioranza assoluta al Senato.

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SALTATO IL CONFRONTO A SEI SULLA RAI

31 Gennaio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Forse avrebbe partecipato anche il refrattario Beppe Grillo, che di recente ha reso noto di voler tornare in televisione durante la settimana che precede la tornata elettorale.

INTERVISTA A 6

 

Ma alla fine il confronto televisivo a sei, avanzato  da Pier Luigi Bersani, non si concretizzerà né in Rai, né altrove. Peccato, perché avevano accettato tutti, o quasi: Antonio Ingroia, Oscar Giannino e Mario Monti, nonostante si sia reso disponibile quasi contestualmente allo svanire delle trattative. Berlusconi non si era espresso direttamente, al suo posto lo ha fatto Paolo Bonaiuti che oggi è tornato ad attaccare il Pd, accusandolo di «cambiare idea tutti i giorni». Il Pdl ha indirettamente declinato l’invito, richiamando il regolamento della Vigilanza Rai che prevede la partecipazione al confronto dei soli leader delle coalizioni che, di fatto, escluderebbe la presenza di Ingroia, Giannino e Grillo, rispettivamente leader di Rivoluzione Civile, Fare per Fermare il Declino e Movimento5Stelle.

 

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Caro Sarubbi, ho seguito le tue iniziative da deputato per cinque anni, quello che però scrivi sul tuo blog non fa certo bene al PD.

30 Gennaio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

Dal blog del deputato uscente Andrea Sarubbi

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La notizia era nell’aria già da fine dicembre, ma all’inizio dell’anno ho avuto la conferma – da fonti pluri-incrociate e attendibilissime – che il Pd non mi inserirà nelle liste dei candidati al Parlamento per la prossima legislatura. Sarei stato una presenza abbastanza scomoda, certamente troppo montiano per la linea del partito e di un nuovo gruppo parlamentare più spostato a sinistra, ma credo di poter dire con sincerità che avrei comunque combattuto le mie battaglie (per i diritti umani, l’immigrazione, la trasparenza) con lo stesso spirito di sempre. Non credo abbia molto senso recriminare a oltranza, perché sono cose che nella vita succedono: è successo pure a quel fenomeno di Andrea Pirlo, che si è trovato senza contratto perché non rientrava più nei piani del Milan, figuriamoci a un mezzo scarparo come Andrea Sarubbi. Ma con l’onestà di sempre vorrei spiegare perché è successo. ...

Continua a leggere : link

Riporto un solo commento che condivido in toto

GIOVANNI scrive:

9 gennaio 2013 alle 21:15

Caro Sarrubbi, ma, tu non conducevi A SUA IMMAGINE ?, non eri tutto Chiesa e casa, e allora perchè ti lamenti se non ti candidano?Credo che ti sarai incazzato, pensa tu con i rosari, le preghiere, e adesso ad incazzarti perchè non puoi accedere alla greppia, secondo me vi dovrebbero mandare tutti in miniera,tanto per cominciare per almeno 2 anni filati , li a provare cosa vuol dire il lavoro, e poi ma solo dopo questa esperienza darvi la possibilità di andarvi a mettere il vostro culo sulla potrona, e forse allora avreste i TITOLI per parlare di fatica e via discorrendo.

SCUSAMI SE SONO STATO UN PO' DURO, MA, SECONDO ME , IN ITALIA SIAMO TROPPO ARRENDEVOLI, SE FOSSIMO IN UN PAESE NORMALE PROBABILMENTE PER MOLTI DI VOI LA CARRIERA POLITICA SAREBBE MOLTO MENO APPETIBILE, IN QUANTO MOLTO MENO REMUNERATIVA E MOLTO PIU’ COMPLESSA.TI SALUTO

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PS : ma l'altro simpatizzante renziano,Gianrico Carofiglio,  il senatore magistrato e scrittore (di lui ho letto tutte le sue pubblicazioni ), è stato escluso dalla lista PD oppure no ?

 

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Berlusconi e Tremonti sapevano: «rapporto n. 460/2009 – Revisione sul processo di finanza proprietaria del Gruppo Monte Paschi effettuata dal 5 agosto al 30 settembre 2009».

27 Gennaio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Dentro il Montepaschi un hedge fund fuori controllo

Lorenzo Dilena

Esclusivo. Il rapporto interno di fine 2009 che lanciava l’allarme sulla finanza di Mps rimasto ignorato. Gli investimenti speculativi della banca hanno continuato ad aumentare fino a tutto il 2011. I dettagli di “Nota Italia”. E il verbale Bankitalia con le osservazioni su Nomura, Deutsche Bank e Santorini.

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                                 Giuliano Amato e Giuseppe Mussari (foto Imago)

23 Gennaio 2013 - 19:00

«Rapporto n. 460/2009 – Revisione sul processo di finanza proprietaria del Gruppo Montepaschi effettuata dal 5 agosto al 30 settembre 2009». In questo documento interno ottenuto da Linkiesta, c’era già la fotografia di quello che Mps era diventata: “un hedge fund di fatto” da 24,89 miliardi di euro, con una banca intorno. Al di fuori di ogni controllo. A tal punto che, nonostante il rapporto fosse sul tavolo del consiglio di amministrazione del 14 gennaio successivo, nessuno bloccò la crescita del «Portafoglio titoli e derivati di proprietà del Gruppo»: era questo il rassicurante nome con cui l’hedge fund di fatto operava all’interno della banca senese.

 

Così gli investimenti speculativi sono lievitati fino ai 38 miliardi di euro, evidenziati dal bilancio 2011, senza che le ristrutturazioni su alcune di queste operazioni, come quelle sui veicoli Alexandria e Santorini, risolvessero il problema, ma anzi aggravandolo. La poltica di investimenti era aggressiva. Si è speculato su tutto: pure sull’Italia. Tramite veicoli di finanza strutturata, Mps garantiva la solvibilità del Tesoro italiano. Una struttura, nota un esperto di derivati sentito da Linkiesta, apparentemente senza senso: «Nessuno comprerebbe protezione su un titolo sovrano da una banca sotto giurisdizione dell’emittente sovrano». Eppure così è stato, anche se oggi è il Tesoro a salvare Mps con un prestito da 3,9 miliardi di euro.

L’operazione, battezzata “Nota Italia”, aveva un valore nominale di 500 milioni e scadenza nel 2037, ed era collegata a un veicolo finanziario irlandese, Corsair Finance, messo su da Jp Morgan. Proprio stasera, la banca presieduta da Alessandro Profumo ha comunicato di «aver recentemente ristrutturato tale investimento mediante l’eliminazione della sua componente derivativa legata al rischio sovrano Italia e che, a seguito della chiusura del derivato, la rimanente parte  dell’investimento iniziale rimane correttamente classificata tra i Loans and Receivables».

Un allegato del rapporto 460/2009 spiega cosa è Nota Italia:

«L’operazione in oggetto appartiene alla famiglia delle cartolarizzazioni sintetiche “credit link note”. In breve, la posizione consiste nella vendita di protezione sui titoli emessi dalla Repubblica Italiana con scadenza 2037 verso un rendimento pari all’Euribor a 3 mesi + 25 punti base. L’investimento è articolato nel modo seguente:

- la società veicolo emette le note, le quali sono sottoscritte dalla banca;

-la società veicolo investe le risorse finanziarie raccolte con l’emissione delle note acquistando un titolo con rating AAA (Corsair a tasso variabile scadenza a febbraio 2037), il quale rappresenta il collaterale dell’operazione e vende protezione sul nome Italia, attraverso un credit default swap. Infine, considerando che il collaterale è in dollari, il veicolo copre il rischio di cambio sottoscrivendo un cross currency swap».

Fonte: Mps, Rapporto n. 460/2009, allegato 6

Quanto ha reso «Nota Italia»? In attesa di spiegazioni ufficiali da parte della banca, che ha promesso chiarimenti «entro la prima metà del mese di febbraio»,  vale la pena di rileggere quello che veniva scritto nel rapporto 460/2009, che porta la firma di Andrea Furlani e di altri sette revisori del Servizio audit rischi.

«In merito alla redditività dell’investimento, tenuto conto che attualmente il Btp con scadenza 2037 ha un rendimento lordo pari al 5% circa, il margine finanziario dell’operazione risulta scarso, considerato che attualmente l’Euribor 3 mesi ha una quotazione pari allo 0,74%, per cui se si somma lo spread di +25 basis point, l’operazione ha attualmente un rendimento inferiore all’1 per cento.

In conclusione, se l’Area finanza avesse investito direttamente sul Btp con scadenza 2037 anziché entrare nell’operazione Nota Italia, la reddività sarebbe stata maggiore del 400%. Inoltre, l’investimento diretto sui Btp avrebbe limitato anche i rischi di credito assunti, visto che il collaterale dell’operazione è rappresentato da un titolo emesso dalla controparte Jp Morgan e, di conseguenza, la banca ha assunto il rischio di credito di quest’ultima, il cui spread creditizio nell’ultimo anno è stato quasi sempre superiore a quello dell’Italia».

Fonte: Mps, Rapporto n. 460/2009, allegato 6

In quel momento la sola Area finanza – guidata da Gianluca Baldassari, che lascia la banca a marzo 2012, due mesi dopo l’arrivo dell’attuale amministratore delegato Fabrizio Viola – aveva investito 1,71 miliardi di euro in titoli strutturati di ogni genere: Abs, Cdo, Cdo Squared, Cdo Cub, Cdo di Abs, Credit spread linked, Synthetic Loan Cdo, Credit link note of Special purpose entity, e poi Spi-Synthetic portfolio insurance e Cppi-Constant proportion porftolio insurance. Alla data del 30 settembre il valore di mercato di tutti questi strumenti era però inferiore di oltre 200 milioni (1,48 miliardi). 

Nei documenti messi a disposizione degli amministratori, sindaci e revisori, c’è anche un cenno alla ristrutturazione di Alexandria, un Cdo-squared sottoscritto  per 400 milioni di euro, prima ancora che Mussari fosse nominato presidente di Mps «Per quanto riguarda invece la posizione Alexandria detenuta nei portafogli delle filiali estere, la verifica eseguita ha evidenziato un miglioramento gestionale del merito creditizio espresso dal mercato; tale variazione è connessa ad una rimodulazione del sottostante effettuata nel corso dell’ultimo trimestre», si legge. Dai verbali del cda del 14 gennaio 2010, che Linkiesta ha potuto consultare, non risulta che gli amministratori o i sindaci abbiano sollevato domande specifiche su Alexandria e sulla relativa ristrutturazione.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/mps-un-hedge-fund-fuori-controllo#ixzz2JAV2LozB

 

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Imputati o condannati che saranno eletti : Udc e Pdl in testa

27 Gennaio 2013 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

La soglia stabilita è quella del rinvio a giudizio: nell’analisi sono stati quindi presi in considerazione solo i candidati che hanno raggiunto lo status di imputato e che non ne sono usciti assolti (la prescrizione non è stata considerata come assoluzione). Salvi, quindi, i candidati che sono «soltanto» indagati.

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La fotografia scattata assegna il «primato» a due partiti, in base al metodo con cui viene effettuata la graduatoria. Considerando Udc, Fli e Lista Monti come un unico gruppo (al Senato si presentano sotto lo stesso simbolo), il partito con il tasso più alto di candidati con guai giudiziari è il Pdl (5%), seguito a brevissima distanza dalla Lega (4,8%), con la coalizione che sostiene il Professore all’1,4% e il Pd a 0,8%. Massima pulizia (secondo i parametri sopra spiegati) per gli altri partiti che dovrebbero eleggere deputati o senatori, vale a dire Sel, Rivoluzione Civile, Movimento Cinque Stelle e Fratelli d’Italia. Se andiamo invece a separare i tre partiti del centro, emerge chiaramente come gli unici candidati «con macchia» della coalizione siano tutti dell’Udc: vale a dire il 7,7% di quelli che saranno eletti in Parlamento.

(f.La Stampa.it)  

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