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Blog  di Caranas

politica

Piergiorgio Odifreddi intervista Hitler

3 Ottobre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

                   Intervista a
               ADOLF HITLER
                                             Piergiorgio Odifreddi 2005


Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, "La mia battaglia'', scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente.

L'espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l'annessione dell'Austria, e raggiunse al suo massimo un'estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l'entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker.

Sessant'anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l'ha comandato per dodici anni.

 

Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?

 

La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt.

 

Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l'ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.

 

Milioni di persone non l'hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda.

 

Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?

 

Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi.

 

Cosa voleva insinuare, fra l'altro, con quel "paese che ci comanda''? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti?

 

E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati, nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt'oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un'occupazione militare a un'altra, meno esibita ma non meno effettiva.

 

Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l'umanità mai visti prima.

 

Ah, sì? E quali?

 

Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.

 

Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche.

 

Lei è proprio un senza Dio!

 

Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che "tutti gli assassini dell'Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana''? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura.

 

La Chiesa non la pensa certo così!

 

Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l'incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l'avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica.

 

In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.

 

Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le "tempeste di fuoco'' che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i "cattivi'' nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i "buoni'' Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!

 

Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica.

 

Perchè mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali?

 

Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista!

 

Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni '60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916?

 

Chi?

 

Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l'ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l'artefice dell'apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento.

 

Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!

 

Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l'hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il "male'' di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.

 

E' questa, dunque, l'eredità del nazismo?

 

L'ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell'intervista rilasciata all'argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.

 


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Il governo vara lo scudo fiscale

30 Settembre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

                                                                                            di Carmelo Anastasio 

 Lavoro inutile della Guardia di Finanza     
   
     
Ancora una volta Berlusconi & Tremonti al servizio degli evasori fiscali e delle associazioni mafiose. Secondo stime dell’Agenzia delle Entrate, sono quasi 300 i miliardi custoditi all’estero da industriali, imprenditori ,professionisti  e soprattutto da malavitosi italiani. Ancora una volta , questa gente che ha accumulato gruzzoli di decine di milioni di euro nascosti all’estero ( Svizzera, Panama, Liechtenstein) , la faranno franca alla faccia di tutti gli altri onesti ed operosi italiani che regolarmente pagano le tasse. Con questa nuova amnistia voluta fortemente dal ministro Giulio Tremonti  (aveva già prodotto due condoni fiscali nel 2001 e 2003 ), lo Stato si accinge a far cassa per un gettito stimato tra i 3 e 5 miliardi. Il tutto con un provvedimento che :

 

  • permette di rendere legali i capitali esportati illegalmente
  • sana i reati di evasione fiscale
  • sana i reati di falso in bilancio
  • copre con l’anonimato chi ha frodato lo Stato  (un vero scandalo)
  • tasserà con il solo 5% i capitali rientranti , mentre le tasse pagate dai contribuenti italiani sui loro redditi superano anche il 50%
  • rende onesto (per ora) chi è stato disonesto guadagnando molto di più degli onesti
  • permetterà alla mafia nuovi riciclaggi di proventi neri d’attività criminale
  • rende vano il lavoro della Guardia di Finanza.

 

Che dire ... una vera pacchia per gli evasori. Se “Rossi” ha 1 milione di euro non dichiarato, ora potrà legalizzare questi soldi senza neanche riportarli in Italia ( se depositati in un paese UE)  o facendoli rientrare versandoli su un suo conto e pagando solo l’1% al fisco per ogni anno di possesso della somma. La sanatoria vale sino a 5 anni fa , quindi ci sarà ,per l’esempio, un’aliquota del 5% e Rossi verserà 50.000 € all’erario al posto dei 500.000€ che avrebbe dovuto versare dichiarandoli regolarmente. Certamente un bel guadagno. Perché allora uno che i soldi li ha dovrebbe dichiararli?

Bisogna essere proprio fessi; tanto Berlusconi viene eletto quasi sempre.

E che dire del lavoro della Guardia di Finanza ? Lo scudo bloccherà le indagini se non c’è stata udienza preliminare e sono molti quelli che ne trarranno vantaggio . Si pensi ad esempio agli evasori arrestati alla Malpensa il 18 marzo scorso. Il nuovo scudo fiscale farà risparmiare anche il carcere agli evasori che faranno rientrare il capitale , salvo  poi farlo tornar fuori illegalmente ritornando a nasconderne i reali profitti e così pagare meno tasse e meno dividendi agli azionisti (falso in bilancio). Con l’amnistia , il Fisco non saprà neanche i nomi degli evasori, al contrario di ciò che avviene in altri paesi (USA, Francia e Gran Bretagna ) dove invece lo scudo non è anonimo e per usarlo devi spiegare come hai evaso, e quindi , da noi dopo il rientro dei soldi, l’anno successivo il Fisco  non potrà controllare l’evasore e chi l’ha aiutato. Una vera merde!  


                                                                              Carmelo Anastasio  RIPRODUZIONE RISERVATA

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GABBIE SALARIALI E LEGGENDE METROPOLITANE

23 Settembre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

                                                                                                        di Carmelo Anastasio

 

In questo mese di settembre , sempre più martellante si è fatta la verde  campagna  della Lega sulle “gabbie salariali” e su altri vecchi temi quali il federalismo e l’inno nazionale. Il leader del Carroccio approfittando  del malcontento creato dalla crisi , ripete il concetto già espresso più volte nelle ultime settimane introducendo una nuova sfumatura nel tema. Parla ora di “salari territorializzati” sponsorizzando quella falsa leggenda metropolitana che vorrebbe la vita al sud meno costosa rispetto al nord (salvo poi affermare  : “ una garza costa cento volte di più al sud che al nord – Bossi - ). E  un servizio del telegiornale della prima rete gli da man forte confermando tale asserto diffondendo notizie non vere e rinsaldando quei luoghi comuni fin troppo adusi come quello che vorrebbe il sud come un gran contenitore di nullafacenti, fannulloni, e imbroglioni, la cui unica preoccupazione è quella di trovare compiacenti complicità che assicurino alla vecchia maniera democristiana ,  indennità di invalidità e di disoccupazione. Il discorso di Bossi fa presa anche su quei  meridionali  della diaspora  da anni ormai  radicati nel territorio al nord, solo perché qualcuno  di questi,  ha un parente che a lavorare a Milano non ci vuole venire. Non si può negare che esistono tipi del genere, con la presenza della mafia poi la voglia di lavorare giù al sud non è che ti passa, non ti viene proprio. E’ dunque vero, il fenomeno esiste. Certamente però le percentuali afferenti queste tipologie umane ,non sono troppo discostanti tra una regione e l’altra. E’ difficile uscire da quella mentalità assistenzialista acquisita nel dna con l’atavico potere democristiano. Il gap vero tra nord e sud è da ricercarsi nella realizzazione delle opere pubbliche, soprattutto nelle infrastrutture , che al nord ci sono e si continua (per fortuna) a costruire e a potenziare nel giro di tempi  ragionevoli, al sud invece sono merce più unica che rara e spesso se si realizza qualcosa è per secondi fini (si pensi agli ospedali costruiti e mai messi in funzione). Incuria e trascuratezza caratterizza queste opere una volta costruite . Chi doveva provvedere non ha provveduto perché? Perché protetto nelle alte sfere della politica.

Bene, se questa è la realtà, allora si potrebbe accettare la rozza sfida del leghismo  : proporzionare la busta-paga al costo della vita nelle singole realtà prendendo a base  le macroregioni . All’Istat il compito delle necessarie rilevazioni? Fin qui troppo semplice. E dunque l’altra parte della medaglia per un’Italia più seria e più giusta:  proporzionare le tasse da pagare ai servizi ed alle infrastrutture che lo Stato e la Pubblica Amministrazione avranno erogato ed erogano e mettono a disposizione dei cittadini. Chiunque, ad esempio, sarà felice di pagare un pedaggio per transitare sulla Salerno-Reggio Calabria se questa sarà strutturata in sicurezza come le altre autostrade del nord.

Ed io pago ! Che pago ? Laddove si facessero  al momento dei calcoli veramente esatti riferiti ad es. a realtà come la Calabria, i cittadini avrebbero diritto a cospicui rimborsi soprattutto se si pensa alla malasanità calabrese degli ultimi tempi. Un rimborso simile potrebbe aiutare le famiglie ad uscire dalla crisi in atto. Bisogna muoversi allora non inneggiando al libero mercato ma percorrendo la strada  che garantisce tutte le categorie del mondo produttivo  e non solo chi il capitale ce l’ha e se ne frega  dei rischi reali di povertà cui sono assoggettati i lavoratori. I sindacati questo lo devono capire e quindi non dare via ad alcuna contrattazione in merito come auspica Bossi.

Nel governo poi c’è chi sostiene che le proposte di Bossi siano frutto del sole di agosto ( La Russa) . Ma che maggioranza è? Qui ognuno si sente autorizzato a spararla più grossa e ad offendere attraverso i giornali i colleghi di partito e di governo. Il Senatur infatti ha replicato a La Russa : “ E’ brutto quando non si fanno le ferie nei posti giusti”. Per la cronaca , La Russa era a Napoli.

Altra leggenda metropolitana “Il dialetto” . Bossi lo ha rilanciato sperando che lo studio a scuola sia reso obbligatorio , “ me lo ha spiegato mia moglie che insegna e di queste cose se ne intende”. Meglio tacere. Per l’inno nazionale credo che l’Italia veramente unita solo durante le partite della nazionale di calcio, si dividerebbe in due davanti a una scelta. Per la secessione sarebbe veramente interessante un referendum. Perché non provare?

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NON SOLO ‘NDRANGHETA PER I RIFIUTI TOSSICI IN MARE

18 Settembre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

      

                                                                                           di Carmelo Anastasio



L’inabissamento, da parte delle organizzazioni mafiose delle “navi a perdere” e dei rifiuti nocivi in esse stivati, era ormai noto sin dal 1992. La notizia del ritrovamento , al largo ma non tanto della costa di Cetraro,   di un relitto carico di bidoni schiacciati dalla pressione a 480 metri di profondità, fa riflettere e sulla lucrosa attività criminale del traffico di rifiuti tossici che la ‘ndrangheta esercita ormai da lungo tempo con protezioni (sembra) di apparati statali, sia sulle conseguenze per le popolazioni e le attività di quella terra  dimenticata da Dio, ma non  dagli uomini politici  a cui frutta enormi ricchezze. Chi scrive può sperare solo che nel caso in cui i fusti dovessero veramente contenere rifiuti tossici, non vi sia stata contaminazione e non vi sia pericolo per l’uomo e per la fauna marina  tenuto conto  che non esiste un trattamento che consenta di invertire gli effetti delle radiazioni.

Silenzi e collusioni eccellenti sembrano accompagnare questi “affari”. Ma anche morti. E in questo momento penso a Ilaria Alpi uccisa in Somalia nel 1994 (cosa aveva scoperto?) col suo cameramen e a Natale De Grazia funzionario della Repubblica a Reggio Calabria , morto mentre indagava sulla Yolly Rosso.

Le dichiarazioni del pentito Francesco FONTI , ex boss della ‘ndrangheta appaiono sconcertanti e di una gravità eccezionale soprattutto se si pensa che già nel 2005 un dossier (pubblicato da L’Espresso) depositato alla Direzione Nazionale Antimafia, informava l’Organo dello Stato sui fatti dell’affondamento al largo di Cetraro della Cunski e di quello della Yvonne A nel mare di Maratea. Una terza nave, la Voriais Sporadais con 75 bidoni di sostanze tossiche, si sa oggi dal Fonti che è stata affondata al largo di Melito Porto Salvo.

Parla il pentito Fonti e racconta i fatti con dovizie di particolari. E molti politici di destra e di sinistra , incominciano a preoccuparsi.  Ora il Fonti viene chiamato anche dal consigliere della Direzione nazionale antimafia Vincenzo Macrì. I nuovi particolari non ancora resi noti, ma che potranno essere letti sull’Espresso di domani sabato 19, faccio fatica a riportarli e sinceramente creano, data la loro pericolosità anche una certa preoccupazione, visto che puntano a colpire molto in alto nel quadro delle istituzioni e in quello della malavita internazionale. Riportarli non è facile, non per me che in quanto a “fare cronaca” sono solo un principiante. Pensate ai nomi dei personaggi implicati nell’affaire : Guido Giannettini, Riccardo Misasi, Ciriaco De Mita, Vladimir Putin – al tempo agente del KGB-, un fantomatico “Pino” agente del SISMI, Gianni De Michelis e  Craxi (“La spazzatura deve essere buttata in Somalia”) . Sempreché le “gocce” del pentito Fonti, che vengono fuori attraverso i giornali,  siano veramente attendibili visto che oggi (venerdì) non c’è stato tempo sufficiente per una verifica ( i particolari si sapranno domani su L’Espresso).

Storia veramente incredibile e allucinante . E da domani sarà soprattutto imbarazzante per diversi politici, visto che il pentito Fonti, che riceveva il 20% del totale per ogni operazione (si partiva da 4 miliardi di vecchie lire sino a un massimo di 30), per salvarsi la vita si segnò il tipo di macchine “fornite direttamente dal SISMI “ e col tipo anche le matricole di tali autovetture diplomatiche usate per non subire controlli alle frontiere.

A quanto pare, il ritrovamento della Cunski  non è la fine della storia ma l’inizio di una scia di conseguenze imprevedibili tra segreti inconfessabili della nostra nazione.

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Secessione, perchè non ci contiamo?

15 Settembre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 
Bossi rilancia l'indipendenza della "Padania". E un lettore di Milano propone provocatoriamente un referendum in quelle regioni. Per far vedere a tutta Italia che a volersi staccare dal resto del Paese è solo una minoranza rumorosa. Anche nel nord Italia .

"Cari amici de L'espresso, sono un piccolo imprenditore di 38 anni e abito a Milano, dove sono nato e ho sempre vissuto. Amo la mia città, le sue tradizioni, il suo dialetto e anche le sue nebbie (sempre più rare, purtroppo). Mi piace questo autunno già fresco, così come mi piace d'estate prendere la bicicletta e andare in campagna, cercare osterie, dividere vino e salame con amici improvvisati del posto, bagnarmi i piedi nelle rogge e poi pedalare sotto il cielo di Lombardia, "così bello quando è bello": tra i campi di "melgun" (granturco) quando la giornata è limpida vedo lontano le Grigne, il Resegone, perfino il Monte Rosa. Perché vi dico tutto questo? Per dire che sono un milanese "vero" - come direbbero i leghisti. E come tutti milanesi veri, quando nella mia azienda viene a cercare lavoro un immigrato - dal Sud Italia o dall'estero - non gli chiedo mai "da dove vieni?", bensì "che cosa sai fare?". Bene. Per lavoro, da diversi anni, mi reco spesso a Roma e a Napoli, Dove tutti sono convinti che "su al nord" siamo tutti leghisti. Ma perché ce l'avete tanto con noi, mi chiedono. E io a spiegare che i leghisti sono alcuni, non tutti. Anzi, sono una minoranza. E che mio padre ha creato l'azienda di famiglia anche grazie al lavoro di tanti meridionali, che oggi peraltro sono milanesi come me. Gente che ha lavorato sodo tutta la vita, altro che fannulloni. Tutto questo per dire che ogni volta che sento parlare di secessione, come ha 
fatto Bossi l'altro giorno, mi viene il voltastomaco. E vorrei tanto che davvero su questa secessione si votasse. Un bel referendum consultivo, qui al nord. Tutti i cittadini della Lombardia, del Veneto, del Piemonte e delle altre regioni di questa fantomatica "Padania" vadano alle urne a scegliere: lo volete davvero questo ridicolo staterello? Se lo volete, votate Sì. Per Bossi sarebbe la disfatta. A stento raggiungerebbe il 30-35 per cento. Da quel giorno dovrebbe tacere per sempre. E io potrei andare nel Sud Italia senza che nessuno mi chieda perché "su al nord" siamo tutti leghisti".
 
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La crisi morde soprattutto la scuola

7 Settembre 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 

  
E l’autunno sarà ancora più caldo.

 

La crisi morde ancora nonostante l’ottimismo paventato nel cielo terso di Villa d’Este a Como.

“Non c’è nessuna guerra con i precari , rispettiamo anzi le posizioni di coloro che si trovano a non avere certezze”. Così si è espressa Maria Stella Gelmini Ministro della Pubblica istruzione. Evidentemente non si rende conto dei disastri combinati insieme a Tremonti. O meglio,  ne è pienamente cosciente,  ma prevale l’interesse personale e quello del governo Berlusconi con buona responsabilità  anche dei precedenti recenti governi. Nel caravanserraglio si ripete, alla faccia dei lavoratori italiani, il solito refrain “è una piaga sociale ereditata “. Che cavolo se ne fa dell’indennità di disoccupazione, chi dopo anni e anni di sacrifici,  sicuro di aver maturato una buona posizione in graduatoria aspettando l’agognato ruolo? Oddio meglio di niente. Certo che passare dalla sicurezza (l’anno scorso ho lavorato tutto l’anno, anche adesso dovrei farcela , sono quindicesimo arriverà il ruolo…) al nulla o quasi, se si  pensa alla via preferenziale (tutta da sperimentare) per le supplenze brevi, può gettare nello sconforto più nero parecchi padri di famiglia. “E adesso che dico a mia moglie?”. Ricomincerò con le lezioni private in nero?

Ed ecco la scuola “essenziale” della Gelmini : in tre anni quasi 90 mila docenti e 44 mila ausiliari in meno. Si comincia da subito : 42 mila insegnanti tagliati a partire da  settembre che equivale a un risparmio di otto miliardi di euro che la scuola pagherà in questi tre anni alla faccia di chi si è fatto un mutuo per pagarsi i corsi SSIS. I soldi vengono spremuti dal Ministero della Pubblica Istruzione con grande facilità (nessuno, al governo, si preoccupa della ricaduta negativa diretta) riducendo il personale : 87.000 docenti e 44.500 ausiliari, tecnici ed amministrativi nell’arco del triennio ( fonte Flc Cgil – Rassegna Sindacale). Tremonti impone, Gelmini obbedisce. Gli strumenti tecnici sono stati preparati meticolosamente per tutte le riforme della Ministra e nessuna di queste prevede un vero ed efficace progetto di scuola   finalizzato alla qualificazione e al miglioramento. L’obiettivo risparmio si contorna dello scempio  rappresentato dalla diminuzione dell’offerta formativa per gli studenti italiani e della funzionalità organizzativa delle scuole. Ed è proprio questa crisi che genera anche la corsa a un posto di preside ( ci vuole parecchio coraggio) eludendo per necessità tutti gli ostacoli posti in essere da tutte queste nuove riforme che hanno invaso la scuola a partire dall’epoca del ministro Berlinguer.

Perché un mea culpa bisognerebbe recitarlo : dov’è la valutazione dell’operato dei presidi? E quella dei docenti? Dove sono finiti i fondi ad hoc previsti da Berlinguer ? Com’è cambiata di conseguenza la qualità dell’insegnamento?

La qualità didattica ha già sofferto e soffrirà di più con i nuovi tagli che  in questa fase , o subito dopo (con l’aria che tira ), provocherà ancora effetti più devastanti con le famigerate “gabbie salariali” invocate da molti : “perché io che insegno al nord in una classe di scuola primaria con  26 alunni, piena di extracomunitari, senza copresenze , devo guadagnare - a parità di anni di ruolo - e pagarmi l’affitto o il mutuo,  come una collega che invece lavora al sud in una classe tranquilla di 9 alunni in un’anonima scuola di un paesino vicino al mare e con l’aria buona?” Questo è quanto si raccoglie ormai durante gli intervalli delle riunioni sindacali della scuola. E ancora : “tu almeno il posto ce l’hai, pensa a me che ho 58 anni e sono ancora precario !” e così via. Le conseguenze dei tagli, in Calabria saranno ancora più disastrose e i docenti o aspiranti tali saranno messi a dura prova. Con quale spirito, quei pochi fortunati che avranno la nomina , affronteranno la loro giornata lavorativa sapendo che dovranno percorrere in macchina centinaia di chilometri per raggiungere il posto di lavoro ? Si continua a “ridurre”, questa è la parola d’ordine : ore d’insegnamento, ore frontali per alcune materie, seconda lingua straniera, impossibilità di poter garantire la continuità didattica, soppressione di classi per insufficienza di alunni nei paesini capoluogo e conseguente riempimento di quelle nei luoghi frazione di marina , luoghi più facili da raggiungere. Per cui, ad esempio, le famiglie di realtà come Fuscaldo Paese (CS) dovranno arrangiarsi.

E pensare che gli investimenti nei settori della conoscenza possono essere il motore indispensabile per una ripresa dello sviluppo equilibrata. E’ un dato acquisito ormai la stretta correlazione che esiste tra la qualità dei sistemi d’istruzione/formazione/ ricerca e il livello di sviluppo di un paese. La classe politica che ci governa però non assume come impegni prioritari per il nostro futuro , i comparti della conoscenza.

Il presidente Giorgio Napolitano ha ricordato che  “la crisi provocherà serie conseguenze sul mercato del lavoro”. A perdere il lavoro sono soprattutto cinquantenni che hanno vissuto già un autunno caldo e se non si inverte la rotta con politiche di assistenza alla disoccupazione, il prossimo autunno sarà ancora più caldo.

 

                                                                                           Carmelo Anastasio

                                                                                         

 

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" Credevamo in un'Italia migliore, ognuno a nostro modo... abbiamo sbagliato tutto?"

27 Agosto 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

 da una lettera pubblicata sul blog di Grillo


"Mi chiamo Alessio, non credo che pubblicherai questa lettera, nel tuo blog si respira un'altra aria, ma te la invio lo stesso. Sono un missino della generazione degli anni '70. Uno di quelli che si faceva i cortei a Milano e la sera era contento di essere tornato a casa sano e salvo. Uno che credeva in Giorgio Almirante e aveva sul comodino il libro:"Autobiografia di un fucilatore". Che schifava la mafia e la massoneria.
Oggi sento dire che viviamo in un regime fascista. Ma questo vuol dire offendere il fascismo. Mussolini mandò il
prefetto Mori in Sicilia a combattere la mafia. I suoi presunti eredi, i post fascisti, post missini, poi annini e poi più niente si sono alleati con un partito creato da Dell'Utri condannato a nove anni per frequentazioni mafiose.
Una generazione la mia che credeva nella Giustizia e nello Stato, a cui ha aderito persino l'Eroe Borsellino, che si è ridotta a fare da spalla a un cialtrone piduista e puttaniere. Con che faccia Fini e La Russa, uno che ha rischiato la pelle per le sue idee, in cui credevano i ragazzi della "
Giovane Italia", si prestano a questa indegna pagliacciata? Se fosse vivo Ramelli, gli prenderebbe il vomito. A me viene lo sconforto.
Volevamo una Patria e ci ritroviamo la Lega e il Partito del Sud. Gaber ha detto che: "La sua generazione ha perso", bene, la mia ha straperso e ora ci raccontano pure che ha vinto. Era più democratico il fascismo di questa caricatura di democrazia truccata, in cui vincono sempre gli stessi, i ricchi, i potenti. Il fascismo non ritornerà più, ha fatto errori imperdonabili, è morto e sepolto, ma durante il fascismo Gelli sarebbe finito al confino e lo psiconano in qualche varietà di provincia. Io credo che uno Stato non possa tollerare dei contropoteri occulti al suo interno, non possa abdicare al principio di Autorità, altrimenti è finito. Le regioni del Sud sono sotto il controllo delle mafie con cui "bisogna convivere". La Massoneria è più forte che mai. Le truppe di occupazione americane sono ancora qui dopo più di sessant'anni dalla fine della guerra.
Le letture della mia Destra erano Guénon, Evola, Pound, Nietzsche, D'Annunzio oggi ci sono i reality show anche a Palazzo Grazioli, il bordello del nuovo regime. Quando ci fu "Mani Pulite" eravamo il partito dell'onestà, l'unico, contro la corruzione, Il pool di Milano, seppure strabico verso la sinistra, era un punto di riferimento. Gli stessi dirigenti di allora hanno votato il Lodo Alfano, una legge miserabile che neppure il Duce avrebbe voluto. Per cosa? Per evitare la condanna per corruzione a Berlusconi, non una condanna per motivi politici, ma una per soldi, per dei miserabil soldi.
Forse ho sbagliato tutto, come i miei dirimpettai di
Avanguardia Operaia e di Lotta Continua che, comunque, hanno il mio rispetto. Credevamo in un'Italia migliore, ognuno a modo suo. Ho imparato, a mie spese, che l'italiano è un popolo opportunista a cui fa difetto la memoria." Alessio

 

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Vorrei avere... mille lire al mese...

16 Giugno 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA


Crisi, crisi, ma si rendono conto i nostri governanti che le banche danno ai risparmiatori un tasso netto di 0.1 % mentre chiedono il 13 o il 15%?

 

Anche il Governatore Draghi segnala il credito difficile ma Berlusconi fa orecchie da mercante.

Attacchi e sollecitazioni provengono da più parti, ma dall’altra non si muove una foglia. Si continua a tenere giustamente sotto tiro le banche , ma queste, soddisfatte della loro situazione più positiva rispetto ad altre nell’Apocalisse della crisi, se ne sbattono. Finanche la Presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia parla di fidi negati e/o revocati , ma la reazione non c’è, o meglio l’unica realtà è che le condizioni di credito si inaspriscono . Come si giustifica tutto questo? Quale Onda può spazzare questa arroganza? Non si può essere così severi verso i clienti; il risultato non potrà essere che un peggioramento dei conti italiani. Loro si rifanno rivalendosi sui tassi applicati; sui medi risparmiatori ad esempio il tasso lordo è passato in moltissimi casi dal 3% allo 0.3% agendo quindi sullo spread. Non va bene! I Tremonti-bond  ( che gli possa venire un attacco di diarrea) , sono stati accolti con distacco dalle banche e allora perché non intervenire in altro modo se i tassi chiesti sono molto alti e le banche non li vogliono? Dobbiamo consolarci.L’azione di Draghi e della Banca d’Italia ha , in qualche modo assicurato una certa stabilità. Come dire, meglio uno 0.1 % che la bancarotta.La raccolta del risparmio è tutelata dalla Costituzione, le banche devono fare profitto ma non in queste condizioni che massacrano l’economia.

La crisi del 29 fu risolta con l’intervento dello Stato, come  ora in altri Paesi. In Italia no. Eppure Berlusconi continua a prendere voti. Si vede che in questo Paese è la mentalità a essere ammalata.

 




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FEDERALISMO : parliamone

12 Maggio 2009 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Federalismo fiscale : perché il più
debole non soccomba  e  il  più  forte
non prevalga  
 

 

Il 50 per cento circa delle retribuzioni finisce nelle casse dello stato e
intanto gli stipendi non permettono di arrivare alla fine del mese.

 


di Caranas

Non molti anni fa si aspettava il 27 di ogni mese e già al 24 si gioiva senza eccessive preoccupazioni per l’arrivo imminente della busta paga .

Oggi, i più fortunati lavoratori dipendenti non gioiscono più, i soldi che riceveranno sono stati in buona parte  già impegnati o addirittura spesi nelle forme d’impegno più diverse. A rincarare la dose di pessimismo, oltre alla crisi, ci pensa lo stato che trattiene circa il 50 per cento tra tasse e contributi. Non solo, fra non molti anni le pensioni si ridurranno ulteriormente raggiungen-    do il 35% dell’ultimo stipendio percepito. E’ giusto tutto questo?

La Lombardia paga da sola il 27,5 % delle tasse italiane contro, ad esempio, solo il 3,94 % della Campania.

Davanti a queste ingiustizie cresce il malcontento dei lavoratori. Come non comprendere le difficoltà e la rabbia di quelli che non riescono ad arrivare alla quarta settimana?

Si parla tanto di federalismo fiscale, a volte anche a sproposito, senza però arrivare alla concretizzazione. Nel 2001, con l’approvazione della riforma del Titolo V, il federalismo è entrato a tutti gli effetti nella nostra Costituzione.

 
Le Regioni, le Province e i Comuni sono in attesa di finanziare le proprie spese imponendo delle tasse. Ma già accade con le varie addizionali incassate per l’Irpef e per l’Irap , non dimenticando l’ICI sulla seconda casa.

Eppure ciò non è sufficiente.

In gennaio molti hanno ricevuto l’incremento sulla retribuzione per la perequazione (adeguamento al carovita) con la sorpresa in febbraio di trovarsi a percepire meno di quanto prendevano nel 2008 a causa degli aumenti delle famigerate addizionali.

Occorrerebbe trattenere nei territori almeno l’80% dell’IVA e il 15% dell’Irpef cui potrebbero aggiungersi le accise e imposte su tabacchi, lotterie e carburanti. Ma così le Regioni più ricche non aiuterebbero quelle più povere. “ Voi al nord non dovete scioperare se no noi che mangiamo?” diceva durante l’autunno caldo un amico napoletano .

La medicina : si potrebbe fissare ad esempio un tetto massimo del 50% della capacità fiscale, alla « perequazione» , cioè al trasferimento delle risorse dalle Regioni più ricche a

quelle più povere. Se così fosse, e la via sembra sostenibile, nessuno rimarrebbe scontento perché la proposta è equa.

 

La Lombardia  può continuare a sostenere in così larga misura il costo delle diverse spese sociali, soprattutto quella sanitaria delle Regioni meno ricche? Non dimentichiamo poi che molti di questi soldi finiscono in mani non proprio pulite (mafia, camorra e ‘ndrangheta).

Va bene la solidarietà, l’unitarietà e l’efficacia, ma fissando dei paletti virtuosi e imponendo una spesa più attenta da rendicontare a tutti i  cittadini , soprattutto a quelli più deboli, eliminando completamente i finanziamenti milionari a società legate alla politica corrotta che vorremmo sparisse. Finanziamenti buttati perché quanto promesso non verrà mai costruito. Per avere un’idea del meccanismo di “dispersione” di tali fondi, basterebbe leggersi alcune pagine delle inchieste dell’ex magistrato De Magistris.

La cura citata sopra senza pretese di espertismo, è già inflazionata da diverso tempo, ma sembra l’unica in grado di ridare dignità alla soluzione di problemi nazionali  senza bendarsi gli occhi.

 Alla luce poi dei recenti fatti sugli sbarchi degli immigrati a Lampedusa, vien difficile anche per noi meridionali onesti , immaginarsi  un futuro tranquillo e radicato in un territorio : “in Calabria siamo i Milanisi, a Milano siamo i Terroni” diceva questa estate un amico in spiaggia. Voglio sperare che non sia così e non proiettarmi in  un grande esodo verso il sud. Quo vadis?

 

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SCUOLA : "Tra timori e potenzialità "

21 Aprile 2009 , Scritto da Carmelo Anastasio Con tag #POLITICA

SCUOLA : “ Tra timori e potenzialità”

 

di Carmelo Anastasio

 

 

Dalla fine dell’estate si parla molto di scuola e della   nuova riforma Gelmini. Sulle    nuove problematiche scolastiche, sono stato intervistato in gennaio ’09,  in qualità di Dirigente Scolastico, da “Comunità Viva” un mensile di Vimodrone  molto attento ai temi della scuola.

A distanza di un paio di mesi, vista l’attualità del problema “Riforma Gelmini” , mi è sembrato utile pubblicare il testo dell’intervista in quanto penso che può essere motivo di confronto e d’informazione nella Community .

Segue il testo.

 

D – Professore , il ministro Fioroni nel settembre 2006 aveva  detto : “ voglio una scuola  serena e seria “. La nuova riforma introdotta dal ministro Gelmini con il D.L.112/08 e seguenti, sembra   tracciare   le   basi   per una scuola  certamente non serena , basi che delineano una missione quasi impossibile.

Quali sono le sue considerazioni ?

 

R – Due riforme   nel   giro   di pochi anni sono troppe e l’ultima genera  non  pochi  timori tra gli operatori del comparto, tra i genitori e   soprattutto   tra   gli   studenti . Il  nuovo progetto   di   riforma sembra molto semplice. A   mio avviso  si tratta in realtà di un composito  ingannevole. Non è così facile. Occorre analizzare   attentamente   i   vari   punti   e valutare seriamente    le    problematiche  connesse .

Semplificando   vediamo    nel dettaglio   i vari punti :

maestro  unico ;   voti  e abolizione dei   giudizi per   valutare   il    rendimento ;   voto  in condotta  che come negli anni sessanta torna a far parte del giudizio finale; insegnamento dell’educazione civica obbligatorio; prezzo bloccato per i libri  di   testo   per   cinque anni.

Può sembrare un ritorno alla scuola deamicisiana, in effetti nei provvedimenti legislativi non riesco a leggere nulla di moderno e se qualcosa minima c’è bisogna cercarla col lanternino . O no ?  Riformare  la  scuola primaria ?  Ma   se  da noi  funziona  molto, ma molto  bene ormai da decenni … che necessità c’è?

Non   dimentichiamo   inoltre   che la nostra scuola  elementare   occupa   un   posto   di assoluta eccellenza nelle classifiche internazionali. E ciò nonostante le enormi difficoltà rappresentate a livello amministrativo dalla mancanza di fondi e dal sistema micidiale imposto dalle leggi – e da alcuni sindacati- per la chiamata dei supplenti. Quante risorse si sprecano infatti per chiamare i supplenti? Almeno 350 telefonate al giorno per un solo supplente che ha facoltà di non accettare e quindi di bloccare per almeno 24 ore la supplenza con l’unico risultato di dover ricominciare tutto daccapo il giorno dopo. Non capisco poi perché devo chiamare un bidello in Sicilia per una supplenza di 20 giorni. Chi accetta?

D – I discorsi   sulla   scuola   italiana  svolti in merito da diversi   opinionisti, evidenziano non   poche preoccupazioni ed enfatizzano il    rischio   della   perdita    di    credibilità dell’istituzione    scolastica  . Questo  è  un nodo di grande rilevanza. Cosa ne pensa?

 

R – Di  fronte ad una diminuzione della forza simbolica della scuola e in una situazione di crescente disorientamento  con   crisi profonda di fiducia tra gli individui e le istituzioni, è utile   richiamare   il    valore della  scuola   come  ambiente educativo in cui    giocano      un     ruolo       importante l’autorevolezza  ,   la   fatica ,   lo studio, il merito e l’insegnamento. Una scuola    che forma   necessita     fiducia    per    poter trasmettere   il piacere dell’imparare e per poter  arricchire  l’atto   didattico. Come sostengono moltissimi esperti di settore, il   pericolo   è  che la  scuola ,perdendo di credibilità   verso   le   nuove   generazioni, diventi  inevitabilmente e sicuramente    inefficace  trasformandosi   in   una sorta di “ammortizzatore sociale”.

Preoccupa anche il fatto che ormai l’azione Pedagogica   e amministrativa, in aderenza rigida   ed   esclusiva   alle norme, tra  una riforma  e   l’altra   ha   raggiunto      ormai livelli    esasperati    e     tali    da   risultare incomprensibile   fino    a  diventare inutile se   non    negativa . C’è  il rischio  che  la pedagogia    finisca   col    parlare  solo a se stessa. E’ necessario    non    complicare   il linguaggio ricercando  l’equilibrio necessario  per   evitare   cadute   nel   tecnicismo o dall’altra   parte   nella    banalizzazione.

D-  Professore,  parliamo  anche  di  numeri    e proviamo  a   far   chiarezza  su alcuni punti cruciali della riforma. Le farò quindi alcune domande specifiche :

D-  Meno ore più qualità ?

R-  Per giustificare la riduzione   a  24 ore della Primaria, si afferma che con meno scuola si impara di più. Credo che sia falso . Oggi si sta lavorando affannosamente per adattare i contenuti   al   contenitore – gli orari scolastici- riducendo  i  primi in funzione del secondo.

Esattamente   l’opposto   di ciò che sarebbe logico fare . Prima di stabilire   quante  ore servono, occorrerebbe decidere che cosa va insegnato e appreso. E poi , come ci insegna don Milani, la crescita sociale richiede più scuola e non meno.

 

D- Meno docenti ( 87.000 in meno) , scuola migliore ?

R- Diminuire il   numero dei docenti significa togliere risorse   indispensabili a chi più ne ha bisogno : alunni   in difficoltà ed alunni diversamente  abili.  Inoltre , a mio avviso, meno  insegnanti vuol dire avere classi più numerose a scapito della qualità dell’azione educativa.

D- Ogni  classe  ha  tre  maestre. Il ministro afferma    che    lavorano    sempre      in compresenza . E’ vero?

R- E’ falso . Gli insegnanti di cui si parla , non lavorano    in   una   classe sola, ma su due o più classi, in  particolare  quelli  di sostegno e  di  inglese .  E poi , la compresenza è  una

risorsa preziosa per la personalizzazione dei percorsi educativi.

D- Si   dice   che    il    maestro   unico è “ più rassicurante   e   favorisce       l’unitarietà dell’insegnamento .

R- E’  come    dire   che    starebbe   meglio  un bambino con un genitore solo.

D- Meno scuole, miglior servizio ?

R- La razionalizzazione del sistema va bene , la desertificazione   del    territorio  no.  Va garantita e salvaguardata l’offerta formativa .

Privare   molti   comuni  della scuola di base è  un   falso risparmio . In   ogni  caso non è così   che  si   salvaguarda   la   scuola  della nostra  Costituzione.

D- Meno personale ma pagato meglio? Si arriva a promettere 7.000 euro  “ a gran parte dei docenti “.

 

R- Non   è   vero . Nella   finanziaria   il  piano prevede   1000   euro  lordi  annui pro capite che corrispondono a un netto mensile di 40 €.

Spero  che  la   filosofia vera dell’intervento governativo   non  sia   quella  di  far   cassa senza   preoccuparsi   delle   conseguenze   e senza    misurarsi   con  la  complessità del sistema   scuola .  Spero   inoltre  che  non si passi   ad   una valutazione prevalentemente selettiva , piuttosto che formativa  e che   la riforma  non provochi l’appiattimento della carriera    degli   studenti   e   dei   docenti e l’impossibilità di avere risorse da valorizzare oltre il funzionamento ordinario, oltre allo squilibrio della qualità della scuola tra alcune regioni.  Bisognerebbe   inoltre    non sottovalutare i cambiamenti  avvenuti   nella società   e     porre   più    attenzione       alle conflittualità   crescenti   tra   le componenti famiglia e scuola favorendo il dialogo  e il confronto,   cercando   insieme   di costruire patti condivisi.

 

D- Un’ultima domanda : il ritorno al voto ha delle valenze positive ?                                                    

 

R- Qui traspare una visione un po’ nostalgica della scuola. Ritengo, per la mia esperienza, che   il     numero    non   accompagnato  da un’attenta analisi del processo  di  apprendimento   di   un alunno  , rischia di portare ad un’azione   di    giudizio  che  guarda più alla prestazione finale del minore e non tanto al percorso   seguito     ed   al   processo       di apprendimento   globale  che ,  secondo   me dovrebbe   essere   programmato   in   senso “glocale”   perché    implica     anche       un coinvolgimento  e una partecipazione   attiva  non    solo   delle   famiglie  ( nel rispetto dei ruoli), ma  anche   delle  diverse  componenti presenti   sul    territorio  le  cui   potenzialità dovrebbero essere sfruttate al  meglio.

 

Bene Professore. A nome di Comunità Viva  la ringrazio per il suo contributo e la saluto.

 

 

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