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Blog  di Caranas

Berlusconi e Bersani sono vecchi, rappresentano l’ultimo colpo di coda della politica della contrapposizione, non hanno futuro. Ma che attrezzi abbiamo per costruire la rinascita?

27 Aprile 2010 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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    di Pino Cappadone

La spirale della storia ovvero verso un Nuovo Rinascimento.

 

Quante volte ho pensato di andar via da questo paese. Ma non l’ho mai fatto. Non so perché.

Sara’ stato  che non ho avuto il tempo per organizzarmi, vanno così le cose, è vero che si può cambiare la propria vita con decisioni importanti, ma quello che sei dentro si modifica lentamente e in fondo, non credo sia necessario cambiare paese per modificare in meglio la tua esistenza.

L’Italia ? sono convinto sia il più  grande e bello, paese del mondo, crogiuolo di culture millenarie, potenzialmente alla guida del mondo per capacita’ artistiche, intellettive e manifatturiere, e per posizione geografica, e mi piacerebbe fare questa affermazione non da italiano, perché fosse più  sincera.

Nello stesso tempo avverto un groppo in gola al pensiero che ci sia un freno allo sviluppo: sto rimpiangendo la vecchia e tanto odiata democrazia cristiana che nel bene e nel male ha forgiato la nostra gioventù  e lo sviluppo più importante nell’ultimo secolo.

C’era del buono e del marcio nelle due posizioni ideologiche che si contrapponevano. In quei tempi avevamo uno spessore umano, un senso da seguire che ci faceva intravedere una luce. Volevamo riscattare i poveri, volevamo maggiore libertà di esprimere le nostre tensioni , liberarci dai sensi di colpa che la chiesa ci inculcava. Forse la porta ideologica dalla quale volevamo passare non era proprio la più adatta per incamminarci in una strada di emancipazione sociale universale, forse bisognava allargare quella già esistente. Chissà, ma ormai non conta.

Fatto sta che la speculazione filosofica dell’ottocento era riuscita a partorire quelle idee.

L’epoca dello sviluppo industriale si è tirata dietro ed ha amplificato una cultura  di contrapposizione ideologica fra imprenditori e lavoratori, fra ricchi e poveri. La presa di coscienza del valore operaio, se è stata  una indubbia e notevole conquista sul piano sociale, è stata gestita con ingenuita’ dalla classe dirigente comunista. Le comunicazioni si sono amplificate, e non c’è stata attenzione dai politici della sinistra , a dare il peso giusto all’ informazione basata più sulla lotta di classe che sulla lotta culturale, anzi la lotta contro l’autoritarismo della classe dirigente scolastica ha cancellato lo studio dei capisaldi della cultura e della scienza, favorendo il formarsi di una gioventù con deboli ideali.  A niente è valso l’impegno politico  più di spessore della gioventù di sinistra, piu’ motivata, ma  proprio perché di parte, si è staccata da una evoluzione a più largo respiro. Insomma non bisognava promuovere una cultura di sinistra, ma una cultura universale, classica. La faziosità, e perchè no, anche la spocchia di appartenere ad una “intelligenzia” ci ha danneggiato. Ciò ha fatto affievolire lo sviluppo artistico-umanistico  che tanta luce  ha portato nel rinascimento italiano. L’attenzione  mediatica si è posta più sulla rivendicazione di diritti salariali  che sulle ricadute socioculturali, più  sul desiderio di smantellare che di ricostruire, e si sa che non basta demolire una casa non comoda, bisogna saperne costruire un’altra, e attenzione, con solide fondamenta. Mentre la furbizia commerciale del capitalismo bottegaio ha colto la potenza della forza mediatica , tant’è che se ne è appropriata addirittura inquinando la politica, addirittura governando, per minare i presupposti della democrazia, che sono l’educazione alla civiltà , al rispetto dell’altro, alla solidarietà . Valori questi che l’informazione mediatica non è riuscita a trasmettere, anzi attraverso la manipolazione ad hoc dei suoi padroni, li ha trasformati in armi psicologiche che hanno ottenebrato la mente della … maggioranza democratica. Bisognava saperla trattare l’informazione, bisognava proteggerla, più del salario o del sei politico, o della mitologia comunista sia essa maoista piuttosto che sovietica o cubana. L’informazione è educazione, e non si può lasciare in mano ai commercianti. Questa è la più grossa responsabilità  di cui la sinistra si deve vergognare, specialmente quando si è chiamata fuori quando poteva, e non lo ha fatto, fare una legge sul conflitto di interesse…chissà perche’? Mah! Consociativismo? Inciucio? I dubbi restano, e sono forti.

Ed il conto è arrivato. Lo stiamo pagando, non tanto in termini di crisi economica, ma in termini di crisi di valori.

L’imposizione dei genitori a seguire i dettami della chiesa a un certo punto non ha retto ed è stata lesionata sotto la spinta sessantottina. E questo è un fatto da non giudicare, è semplicemente avvenuto, e non poteva essere diversamente, date le condizioni.

La nuova cultura tuttavia non è stata in grado di riempire quel vuoto con altri valori della stessa portata, e se poteva essere nobile negli intenti, non ha retto sul piano pratico, per una ingenua e sempliciotta analisi dell’animo umano, ma soprattutto non ha retto sul piano dell’immagine politica che veniva affidata a culture che non ci appartenevano come quella  sovietica o peggio ancora cinese. Insomma dietro la chiesa, romana, è bene precisare, c’erano e ci sono tuttora duemila anni di scritti, di opere d’arte magnifiche, eventi storici fondamentali, di santi con i loro miracoli, di processioni  suggestive, mentre dietro la cultura della protesta si intravedono  rivoluzioni che se hanno cambiato l’assetto economico, non sono riuscite a sostituire la forte impronta spirituale che ancorava i popoli al trascendente, rappresentata in Russia dall’ortodossia cristiana ed in Cina dalle filosofie orientali. Addirittura a Cuba, dopo una sacrosanta rivoluzione, a distanza di 50 anni, non possiamo cantar vittoria, viste le condizioni attuali del popolo cubano.

Come conseguenza queste rivoluzioni hanno ceduto il passo ad un inevitabile capitalismo ancora più spregiudicato, paradossalmente protetto e garantito da uno dei baluardi dalla cultura di sinistra: la democrazia.

Il marxismo al quale abbiamo affidato le nostre speranze ha fallito sul piano economico e politico. Bisogna riconoscerlo.  Pur se rimane la riconoscenza per aver strattonato un ingranaggio ormai stantio ed arrugginito che aveva bisogno di lubrificante.

Ma ora bisogna rimettere tutto in discussione e liberarci da questo marasma dove la sinistra e la destra si confrontano non su un piano ideologico ma su prese di posizioni aprioristiche, che non sviluppano linee politiche di sintesi democratica, bensì tendono a marcare il loro operato attraverso emanazioni di decreti, a dispetto di una discussione parlamentare ormai desueta.

Ebbene ora bisogna prendere coscienza , ognuno per la sua parte, che è necessaria una tregua, un abbassamento dei toni, una fase meditativa. E’ giunto il momento della sintesi, nella dialettica Hegheliana: alla tesi del capitalismo ha risposto l’antitesi comunista , ora è il momento della sintesi dove si deve sviluppare un Nuovo Umanesimo, un Nuovo Rinascimento.

Berlusconi e Bersani sono vecchi, rappresentano l’ultimo colpo di coda della politica della contrapposizione, non hanno futuro. Ma che attrezzi abbiamo per costruire la rinascita?

Vendola ? interessante, Di Pietro, Grillo, personaggi di rottura abbastanza indipendenti, ma con meno spessore culturale del primo. Mi sarebbe piaciuto intravedere alle loro spalle, un ideologo (alla maniera di Miglio, per intenderci, ovviamente non per i suoi contenuti), che desse spessore umano e storico al  percorso di rinascita, soprattutto sul piano dei valori umani, con una visione a lunga gittata, capace di raccogliere e far lievitare quel che rimane della nobiltà  e dell’orgoglio del popolo italiano. Che non sia il caso di cercare quest’ago nel pagliaio? Tanto è inutile, ancora abbiamo bisogno di una guida umana, non avendo a disposizione guide divine visto che la democrazia ha mostrato di essere vulnerabile, non tanto nella sua essenza, ma nei suoi presupposti, che possono essere manipolati sapientemente dai nuovi signori della comunicazione truffaldina, e non solo da questa. Ma mi fermo qui, per non sfidare la pazienza degli eventuali lettori di queste righe. Magari ne riparleremo.

Per concludere, una mia considerazione ottimistica: la storia credo si muova su una spirale dove si ritorna ciclicamente sulla stessa posizione ma ad un livello più alto, sempre più prossimo alla linea di un confine superiore che ci attira, inconsapevoli, guidati da una forza  di cui non ci è dato conoscere direttamente la Fonte. Al massimo possiamo intuirla.

 

 

 

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Maritè 04/28/2010 18:04



E' già un pezzo che gli italiani all'estero hanno votato per la prima volta; forse è arrivata l'ora che per noi in Italia sia volontariamente l'ultima volta. A che serve se non puoi votare
neanche un tuo candidato preferito.Che democrazia è? E l'importante non è partecipare (cavolata di De Coubertin) , noi donne e uomini di sinistra vogliamo vincere !



CARANAS 04/28/2010 18:09



Cara Maritè, alle regionali non avevo voglia di andare a votare... poi ho parlato con la Rosy Bindi ( era qui in sezione) e mi sono lasciato convincere. Credo però di non aver sbagliato. Ci
voglio credere ancora.



Lisa78 04/28/2010 14:10



Uno dei problemi di disaffezione alla politica è la presenza delle correnti nei partiti. Per fare un esempio, fu significativa l'esperienza della margherita di Rutelli , vita breve perchè più che
una margherita sembrava una capricciosa. Oggi rimpiangiamo anche la disciplina di partito che non esistendo più provoca problemi di coesione. Ciauz



Mico 04/28/2010 13:51



Holetto che la democrazia c'è quando il governo si rassegna al suo popolo, non quando il popolo si rassegna al suo governo.