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Blog  di Caranas

Post con #ufo e scienza oggi tag

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Il numero di DIO .Video delirante ? Tesi assurda ?

26 Febbraio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

 

L'anello mancante che tutti gli esseri umani non hanno mai scoperto, il senso della vita, ciò che rappresenta l'uomo stava in un numero!! Il numero di Dio, il 666.

 

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Il mistero che è stato nascosto da sempre è stato svelato adesso, nel tempo in cui Dio stesso è tornato sulla terra a rivelare questi misteri.

L'anello mancante che tutti gli esseri umani non hanno mai scoperto, il senso della vita, ciò che rappresenta l'uomo stava in un numero!! Il numero di Dio, il 666, che viene definito anche da Giovanni, nel libro dell'Apocalisse, numero di uomo ed in esso c'è sapienza. Anche nel libro dei Re 10:14 sta scritto che al Re Salomone davano 666 talenti d' oro all' anno di rendita ed i figli di Adonikam, che significa: "Dio con noi" , erano 666 (Esdra 2:13).

Le religioni si sono sbagliate nell'interpretare il numero che identifica Dio e il Suo Popolo prescelto, che ha marcato con il Suo numero per identificarli come proprietà del DIO VIVO.

 

 

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Ictus cerebrale, individuato il gene «sentinella»

7 Febbraio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

 

 

cervello-maschile1Scovato un gene "spia" dell'ictus cerebrale: individuato da un gruppo internazionale di studiosi dell'International Stroke Genetics Consortium e del Wellcome Trust Case Control Consortium 2, il gene HDAC9 risulterebbe connesso all'ictus dei 'grossi vasi'. Lo studio, pubblicato su Nature Genetics, è stato condotto esaminando i dati genetici di oltre 50 mila persone di origine europea, delle quali circa 10.000 affetti da ictus ischemico.

 

Lo studio ha ricevuto un contributo dal gruppo Malattie Cerebrovascolari della Fondazione Istituto Neurologico “Carlo Besta” diretto da Eugenio Parati che, grazie alla comparazione con un gruppo di soggetti sani partecipanti allo studio Procardis presso il Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare dell’Istituto Mario Negri di Milano diretto da Maria Grazia Franzosi, ha potuto confermare anche nella popolazione Italiana questo tratto genetico identificativo della patologia aterosclerotica dei grossi vasi.

"L’analisi dei risultati – sostiene Giorgio Boncoraglio, della Fondazione Istituto Neurologico 'Carlo Besta', responsabile per la parte italiana dello studio - ha permesso di identificare un nuovo polimorfismo, ovvero una differenziazione, nel gene HDAC9 sul cromosoma 7p21 associato all’ictus cerebrale ischemico, in particolare in quei soggetti che sviluppano infarti cerebrali dovuti alla stenosi o all’occlusione delle grosse arterie del collo e della testa (arterie carotidi, arterie vertebrali, arteria basilare)".

 

Nel mondo ogni 40 secondi un individuo viene colpito da ictus, patologia che rappresenta tutt’ora la terza causa di morte e la prima di invalidità permanente. "Questa scoperta - aggiunge Boncoraglio - apre una serie di possibilità applicative nella prevenzione dell’ictus cerebrale e nella personalizzazione della terapia. Per i soggetti sani, per i quali si parla di prevenzione primaria, la conoscenza di un tratto genetico predisponente impone una maggior attenzione nel controllo dei fattori di rischio come fumo, obesità, mancanza di esercizio fisico, pressione alta, diabete o  colesterolo elevato. La ricerca ha inoltre evidenziato una eterogeneità genetica nei diversi sottotipi di ictus ischemico che, con ulteriori studi, potrebbe portare all’identificazione di nuove e più mirate terapie per i soggetti malati, verso i quali va adottata una prevenzione secondaria".

 

"Ad oggi - afferma Maria Grazia Franzosi - l’ictus rappresenta un problema medico-sociale gravissimo e largamente irrisolto, nonostante i recenti progressi nell’ambito di diagnosi precoce, terapia trombolitica, creazione di stroke unit e riabilitazione. La sua incidenza, inoltre, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione è in continuo aumento".

 

(fonte : Il Sole 24 ore salute)

 

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Ai confini della realtà .Nel corso delle missioni Apollo fu fotografato, sul lato nascosto della Luna, il relitto di una grossa astronave aliena.

1 Febbraio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

Il complottismo si scatena sul caso Apollo 20

apollo20.jpg

Quando si parla di missioni lunari, complottisti e ufologi si dividono in due grandi categorie: quelli che ritengono che l’uomo non è mai stato sulla Luna e le missioni Apollo sono state una sofisticata finzione cinematografica per vincere, barando, la corsa allo spazio che impegnava uomini e risorse degli Stati Uniti da un lato e dell’Unione Sovietica dall’altro; e quelli che invece sostengono che le missioni ci sono state, che l’uomo è davvero andato sulla Luna, e gli astronauti sono entrati in contatto con una civiltà aliena che già da tempo utilizzava il nostro satellite come base operativa.

ALIENI - I primi, i sostenitori della finzione cinematografica, affermano che la storiella degli incontri con gli alieni è stata diffusa allo scopo di avallare la veridicità delle missioni. I secondi, i sostenitori del contatto, affermano che la storiella della finzione cinematografica è stata diffusa allo scopo di nascondere l’incontro con la civiltà extra-terrestre. Dato che la diatriba riguarda le missioni Apollo che hanno raggiunto la Luna, quindi dall’Apollo 11 all’Apollo 17, con eccezione della missione 13 che rientrò a causa di problemi tecnici (con il completamento della missione 17 il programma fu chiuso), qualcuno ha pensato bene di superare l’intera questione e proporre una nuova grande rivelazione, che riguarda direttamente la missione Apollo 20. Una missione che ufficialmente non è mai esistita, per cui la sua storia si può modellare a piacimento. A parlarne è un certo William Rutledge, sedicente astronauta membro dell’equipaggio della misteriosa missione, composto dalla scienziata Leona Snyder e dal cosmonauta sovietico Alexei Leonov. I primi due nomi non risultano negli elenchi (ufficiali, s’intende) degli astronauti americani mentre Leonov è un noto cosmonauta russo. Rutledge spiega nel corso delle missioni Apollo fu fotografato, sul lato nascosto della Luna, il relitto di una grossa astronave aliena. La scoperta portò all’interruzione del programma Apollo, sostituito da una missione congiunta segretissima, russo-americana, finalizzata a recuperare l’astronave. La missione partì nell’agosto 1976, il razzo americano fu lanciato dalla base militare di Vandenberg. All’interno dell’astronave aliena, precipitata sulla Luna circa un miliardo e mezzo di anni addietro, la spedizione recuperò il corpo di un’aliena in stato di ibernazione e vari equipaggiamenti. Non potendo recuperare l’astronave (lunga vari chilometri) fu deciso di distruggerla con alcune cariche nucleari. Il sedicente Rutledge ha condito la sua storia con una gran quantità di immagini e di video. C’è perfino il patch della missione, che mostra due moduli del sistema Apollo che sollevano (con un paio di funi) un’astronave a forma di pesce, e ci sono le immagini dell’astronave ritratta in foto ufficiali della NASA e quelle dell’aliena recuperata.

EPPURE - Tutto molto avvincente, quanto inattendibile, ma la storiella continua a circolare su Internet con immagini e filmati sparsi un po’ ovunque ed è ormai entrata fra i miti e leggende che circondano le missioni Apollo. Innanzitutto è impossibile pensare di mettere a punto una missione del genere in segreto: la sua organizzazione richiederebbe la partecipazione di migliaia di persone a ogni livello, dalle officine che avrebbero costruito il missile e la navicella, al personale impegnato nel calcolo e nella pianificazione, per finire a quello predisposto ai centri di controllo e comunicazione. Per non parlare di ciò che sarebbe necessario allestire per il ricovero dei resti rinvenuti e per l’utilizzo delle non meglio specificate cariche nucleari impiegate per la distruzione dell’astronave aliena. L’idea di recuperare un’astronave così grande utilizzando gli elementi delle missioni Apollo, poi, è tecnicamente irrealizzabile. Le navicelle Apollo potevano trasportare solo tre astronauti, e solo due di essi potevano essere allunati. I margini di peso e di volume disponibili erano così bassi che dalla Luna sono stati portati sulla Terra solo una manciata di polvere e sassi. Anche il trasporto di testate nucleari e di un corpo “ibernato” sarebbe stato impossibile. Le immagini del lancio del presunto vettore di Apollo 20, diffuse per corroborare la storiella di Rutledge, riprendevano in realtà il lancio di un missile Saturn V, il modello usato nelle missioni Apollo, ed erano opportunamente artefatte e sgranate per impedire l’identificazione della missione. Infatti ogni razzo Saturn V era verniciato con combinazioni di grafiche geometriche differenti per ciascuna missione. Nonostante tutte queste prove che smontavano la veridicità della storia di Apollo 20, le presunte rivelazioni di Rutledge sono state prese per buone da qualche giornalista e il racconto è finito anche in televisione. In Italia è stato oggetto di un servizio di Mistero, il programma condotto da Enrico Ruggeri su Italia Uno. L’ultimo e definitivo macigno sull’intera vicenda è arrivato dal Centro Ufologico Nazionale, comunità di appassionati ufologi che solitamente tende a essere possibilista su questi argomenti. Da un’analisi attenta dei video rilasciati dal sedicente Rutledge, quelli del CUN hanno scoperto che la famosa astronave aliena era solo un modellino sospeso con un bel mollone. Caso chiuso, quindi. Fortuna che c’era il mollone, aggiungiamo noi: se gli autori della contraffazione fossero stati più attenti e lo pseudo astronauta Rutledge fosse stato più accorto nel raccontare una storia che fosse almeno tecnicamente compatibile con gli equipaggiamenti disponibili negli anni settanta, probabilmente la leggenda dell’Apollo 20 sarebbe continuata ancora a lungo.

 

(fonte : Giornalettismo)

 

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La sublime bellezza del nostro pianeta

31 Gennaio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

 

 

Guardatelo ingrandito a tutto schermo e in alta definizione, se potete. Capirete perché c''è gente che è disposta a sopportare anni di addestramento e selezioni inesorabili per farsi lanciare sulla cima di un missile concepito cinquant'anni fa, sopportare due giorni senza gabinetto e sei mesi a bersi pipì riciclata. Per fare scienza e per contemplare con i propri occhi la ghirlanda animata dell'aurora, i fuochi d'artificio dei fulmini, il bagliore delle luci delle città e dei fuochi negli accampamenti nel deserto da quattrocento chilometri d'altezza, veleggiando silenziosamente nel vuoto a quasi trentamila chilometri l'ora.

 

 

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NASA TEMPESTA SOLARE 2012

13 Gennaio 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

Come minimo salterà la corrente di chi realizza questi video catastrofici raccontapalle. 

 

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La Santanché ha perso un seno ?

26 Dicembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

Un palla di metallo di 35 cm di diametro caduta dal cielo in Namibia

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                      La misteriosa palla di metallo trovata in Namibia

Una palla di metallo è caduta dal cielo nel deserto della Namibia  causando un cratere di 4 metri. Un mistero che gli scienziati della Nasa e dell’Esa dovranno svelare. L’oggetto è stato ritrovato nei pressi di un villaggio a 750 chilometri dalla capitale Windhoek. L’ipotesi più probabile al momento è che si tratti di un pezzo di un veicolo spaziale. Non si spiegherebbero però le esplosioni udite dagli abitanti della zona , come spiega  Paul Ludik, capo della procura namibiana che  ha dichiarato: “Gli abitanti e le autorità del villaggio hanno udito diverse esplosioni nel raggio di tre chilometri, poi cinque giorni dopo hanno individuato questo oggetto sferico. Esiste la possibilità che questo oggetto sia caduto sulla Namibia da un qualche veicolo spaziale”. A parte le esplosioni udite, potrebbe veramente trattarsi di  un pezzo di veicolo spaziale, magari cinese direi,  visto che il cavalletto ( costruito in Cina) per la macchina fotografica  da me comprato sette giorni fa , si è rotto durante il montaggio. Mai risparmiare su queste cose !

La palla di metallo pesa 6 chilogrammi ed ha un diametro di 35 centimetri. E’ formata da due metà identiche saldate insieme e sembrerebbe vuota all’interno. La caduta ha creato un cratere largo 4 metri e profondo 33 centimetri (incredibile se pensiamo al peso) . Nasa ed Esa presto si occuperanno del mistero, dato che le autorità locali non riescono a trovare una spiegazione.

 

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La marijuana uccide il cancro. Tu ci credi ?

14 Dicembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

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Immagine spettacolare di GIOVE ed IO

13 Dicembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

La Nasa ha pubblicato una nuova immagine di Giove, insieme al suo satellite Io, ottenuta durante un flyby (passaggi ravvicinati) della navicella Jupiter avvenuto nel 2007.

 Giove-ed-IO.jpg

Giove è il quinto pianeta del sistema solare, costituito soprattutto da idrogeno ed elio, e si trova ad una distanza dalla nostra stella di circa 780 milioni di chilometri.

Il suo moto di rivoluzione dura circa 12 anni ed è il quarto oggetto più brillante nel cielo insieme al Sole, alla Luna e a Venere.

Possiede un elevato numero di satelliti e quello mostrato nell'immagine è Io, il cui nome deriva da una delle molte amanti di Zeus.

Per completare la sua orbita impiega 42.5 ore e presenta un elevato numero di vulcani attivi, circa 400.

Ma il satellite di Giove a cui gli scienziati sono molto interessati ultimamente è Europa, dove è stata scoperta, sotto la sua superficie ghiacciata, acqua allo stato liquido e si pensa che potrebbe ospitare un qualche tipo di forma vivente.

 

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Alieni: dichiarazioni-shock di un astronomo del Vaticano

8 Dicembre 2011 , Scritto da CARANAS Con tag #UFO E SCIENZA OGGI

Ecco, inizia una nuova evangelizzazione kerigmatica, qualcuno per favore avverta  Piergiorgio Odifreddi

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L’astronomo vaticano padre Guy Consolmagno ha dato il benvenuto a eventuali forme di vita extraterrestri e aggiunto che, se incontrasse un alieno, sarebbe felice di battezzarlo. Parlando alla vigilia del British Science Festival, padre Consolmagno ha detto al Daily Telegraph di sentirsi “a mio agio” con l’idea di forme di vita evoluta nello spazio interplanetario ma che, a proposito del battesimo degli Ufo, glielo offrirebbe “solo se me lo chiedessero“.

 L’astronomo gesuita, uno dei 12 che lavorano per l’Osservatorio della Santa Sede, ha osservato che le caratteristiche che contraddistinguono un’anima (intelligenza, libero arbitrio, libertà di amare e libertà di decidere) non sono necessariamente esclusive degli esseri umani. “Ogni entità, non importa quanti tentacoli abbia, può avere un’anima“. Cinquantanovenne, di Detroit, padre Consolmagno è il curatore della collezione di meteoriti della Santa Sede.

 

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