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Blog  di Caranas

politica

Se Renzi è il nuovo, ci dica che progetti ha per guidare il Paese

12 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Una volta la politica cercava di dare direzioni di grande respiro, di seguire idee e progetti importanti. Quella di oggi non sembra fare lo stesso, e nemmeno la nuova politica di Renzi sembra promettere altro che un ricambio generazionale del suo partito. Ha in mente altro il rottamatore di Firenze? Se sì, ce lo dica.

Mi intriga molto il ragionamento che ha fatto Massimiliano Gallo attorno alla possibilità di successo di Matteo Renzi e sulle conseguenze che questa eventuale vittoria comporterebbe. Massimiliano è di testa vivace e di penna elegante e scrive cose che in tanti condividono. Il tema “Renzi” è indubbiamente suggestivo perché investe nodi storici della sinistra sia per quanto riguarda la sua natura sia per quanto riguarda la conformazione dei suoi gruppi dirigenti.

 

I lettori del Linkiesta sanno che non sono un sostenitore del sindaco di Firenze ma non voglio riproporre, qui e ora, le ragioni del diverso parere rispetto a quello di Massimiliano. In fondo siamo appena agli inizi di una nuova presenza politica e capiremo presto se si tratterà di un fuoco fatuo o di una leadership che si sta facendo avanti prepotentemente.

 

Mi interessa però ragionare attorno al tema che Gallo propone, e cioè attorno al fatto che solo con Renzi si produrrebbe quel big bang che metterebbe davvero in soffitta le vecchie culture. Avverto, infatti, che nella impostazione di Renzi, così come in quella degli altri competitor delle primarie, per non parlare del centro-destra tutto intero, vi è un deficit di cultura progettuale che non fa ben sperare.

 

Si tratta di questo. Sia Renzi sia gli altri propongono rimedi alla mala-politica senza prendere di petto i problemi del paese. Là dove ci sono state vere rivoluzioni politiche il tema all’ordine del giorno non è stato solo la riforma della politica ma prima di tutto la riforma della struttura del paese.

 

De Gaulle, per esempio, cambiò, dopo il trauma dell’Algeria, l’assetto istituzionale ma soprattutto immaginò una nuova Francia post-coloniale come potenza egemone in Europa e addirittura competitiva con gli Usa. Tony Blair non ha cambiato l’assetto istituzionale ma ha dato respiro ad una economia frustata dalle iniezioni di antibiotico della lady di ferro. Angela Merkel oggi si avvantaggia di progetti rivoluzionari che hanno consentito alla Germania di consolidare il suo primato economico. Voglio dire che ci sono passaggi in cui l’economia e la politica devono procedere assieme. Siamo invece sopraffatti dalle regole. Regole per il lavoro, regole per cambiare la rappresentanza e regole per convivere fra cittadini. Nessuno si preoccupa della regola principale: cosa, come e per chi produrre.

 

L’Italia post-resistenziale si occupò di tante cose anche di assoluto valore civile, con scontri memorabili, ma si occupò soprattutto di che cosa questo paese dovesse rappresentare nella divisione internazionale del lavoro e di quali mercati si dovessero difendere o conquistare. C‘è una rivoluzione culturale da fare oggi per immaginare la nuova Italia produttiva in cui, ad esempio un settore finora considerato di nicchia o marginale come l’industria agro-alimentare, può avere più mercato di altre proposte, in cui i settori tecnologicamente avanzati possono prendere quel primato produttivo che un tempo avevano le auto e i frigoriferi. Voglio dire che i cittadini si aspettano, lo dico con affetto: un po’ meno Ichino e un po’ di più Farinetti.

A Renzi, e mi rivolgo a lui perché lui dice di rappresentare il nuovo e Massimiliano Gallo gli dà credito, spetta dire che cosa l’Italia dei trenta-quarantenni di oggi deve essere nel mondo e solo da queste risposte potremo capire quale struttura politica deve prevalere. Invece si continua a discutere dei mali della politica da curare con medici-stregoni che si propongono al posto di quelli di prima. Noi sapevamo, come italiani, che cosa voleva dire nel dopoguerra De Gasperi o Togliatti, Di Vittorio o Valletta. Cioè sapevamo tutto dell’immaginario che queste presenze evocavano ma soprattutto sapevamo quale Italia avevano in testa. Sono cresciuto con i miei parenti sfortunati che andavano a fare gli operai al Nord e quelli che restavano a lottare per le fabbriche al Sud.

Oggi i giovani sono costretti a scegliere sulla base di una contrarierà verso questo o quel leader ma non sanno qual è l’Italia che potrà dare loro lavoro e dignità di cittadini. È anche colpa di noi giornalisti che non indaghiamo abbastanza nelle teste dei nostri uomini politici. È questo ciò che manca al dibattito pubblico. Vedo invece che il recinto via via si sta rimpicciolendo perché la nostra politica, mentre gli Usa decidono come daranno nei prossimi anni e la nuova leadership cinese lancia la sfida all’Occidente, si perde dietro i temi del proprio auto-referenziale ricambio.

Forse è vero che si potrà rottamare definitivamente sia la cultura della Dc sia quella del Pci ma il tema all’ordine del giorno non è questo da tempo. Il tema è cos’è l’Italia, se è una società che ha rinunciato a produrre e a convivere con un mondo radicalmente cambiato oppure, come accadde negli anni 50-60, sa trovare nuove ragioni per sopravvivere e affermarsi.

F. linkiesta

 

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Iraq, video di omosessuali bruciati vivi da integralisti religiosi !

11 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

A vederlo mi vien da vomitare, gli hanno persino impedito di urlare,neppure l'inquisizione giunse a tanto,togliere il dolore imbavagliando le vittime è semplicemente atroce.


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Fini : che fai , mi riaccetti ?

10 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Che fai mi riaccetti? Gianfranco Fini osserva quello che sta accadendo nel Pdl e spera di ritrovare una casa. O almeno, ci prova. L’idea è questa: Alfano liquida il Cavaliere e poi tutti insieme si costruisce il grande centro dei moderati.

La risposta che arriva da destra e dintorni si può riassumere in quattro parole: tutti ma non Fini.  (fonte Il Giornale.it )

 

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Questa volta la campagna acquisti la fa Di Pietro... e rispunta Scilipoti

10 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Di Pietro e simbolo partito

Dal Messaggero

Caos Idv. Ieri, alla Camera, sono andate in scena due conferenze stampa. La prima ha avuto per protagonisti l’ex capogruppo alla Camera Massimo Donadi e l’ex responsabile della Campania per l’Idv, Nello Formisano. Escono dal gruppo e dal partito: nascerà un sotto-gruppo, all’interno del Misto, che comprenderà loro due, l’ex Renato Cambursano, l’ex Udc Lorenzo Ria e, forse, l’ex Pd Laganà-Fortugno. Obiettivo: un listone di Riformisti per il centrosinistra, che sarà il nome dell’area e che lavorerà con la lista di De Magistris. Più tardi, arriva la conferenza stampa dei fedelissimi di Di Pietro: nuovo capogruppo alla Camera sarà Antonio Borghesi.

Dal Fatto

Così è partita la “caccia” all’eletto nell’Italia dei Valori. Con le dimissioni di Evangelisti il gruppo dell’Italia dei Valori alla Camera si ritroverà a quota 19. Un deputato in meno, cioè, dei 20 necessari per avere il gruppo. ”Non avalleremo salti della quaglia. Ci rivolgiamo solo ad eletti dell’Italia dei Valori che oggi siano in altri raggruppamenti”, spiegano. A parte Vatinno, tuttavia, di ex Idv non ce ne sono poi molti altri. Beppe Giulietti è uno dei nomi più gettonati. Portavoce di Articolo 21, Giulietti è entrato alla Camera con Idv, dalla quale ha preso le distanze quasi subito: ”Sono uscito proprio perché non condividevo la linea politica che allontanava l’Idv dal centrosinistra. Che senso avrebbe tornare ora?”. C’è poi Jean Leonard Toaudi. Giornalista, scrittore e docente, Toaudi si è defilato dall’Idv quasi subito, nel luglio del 2008. Da oltre 4 anni e’ deputato del Pd.

E si finisce per approdare ai nomi “indigesti” dei responsabili (o come si chiamano ora) Antonio Razzi e Domenico Scilipoti. Razzi, ex operaio immigrato in Svizzera, è perentorio. “Ma andassero a cagare”, risponde al cronista della Dire che lo interpella sul punto. “Quelli non mi salutano neppure più. A Scilipoti sì, lo salutano, e a me no. E io dovrei pure tornare da loro?”. A sorpresa è invece Domenico Scilipoti a non chiudere la porta in faccia ai suoi ex compagni. “Sia chiaro – spiega – io non torno nel partito, perché sono convinto di aver fatto bene a mantenere in piedi il governo Berlusconi. Ma se mi si dice: senza di te, l’Idv rischia di scomparire in Parlamento, non può esprimere più la sua voce, ebbene, io quella voce te la voglio dare. Sarei costretto ad interrogarmi seriamente su un partito che è anche un pezzo della mia storia”.

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Debito pubblico

8 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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OBAMA VINCE CON L'AMERICA LIBERAL

8 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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                                                                          di Caranas

Barack Obama trionfa con un  successo straripante, al di là di quasi tutte le previsioni. Con Obama vince l'America 'liberal', progressista che da minoranza diventa maggioranza. Dall'aborto alle nozze gay, dall'attenzione al cambio climatico all'uso ricreativo della marijuana, gli americani sembrano aver dato un segnale chiarissimo  , spostando a sinistra il baricentro della politica americana. Non c’è stata la forte astensione che tanti avevano preannunciato giorni fa ,  il popolo ha finalmente parlato e lo ha fatto in modo inequivocabile.  Obama è riuscito a ricomporre il puzzle variegato del suo elettorato, attirando su di sé voti delle donne, delle minoranze, degli ambientalisti, dei gay, ponendo forte l'accento sull'allargamento dei diritti civili.

La destra ha perso e con essa Richard Mourdock, famoso per “il concepimento da stupro voluto da Dio” . Ma che cavolata!

 

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Di Pietro al Quirinale (con vignetta Caranas )

5 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

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Caro Grillo, quando la smetterai di dire cazzate ?

Nel giorno in cui Antonio Di Pietro dichiarò che il suo partito era morto, travolto dall’inchiesta di Report sui bilanci e sui soldi dell’Italia dei valori, Beppe Grillo scommise sull’ex pm candidandolo al Quirinale .

E’ il Tonino Nazionale, secondo il comico genovese, l’uomo giusto per il Colle. Perché? Perché ha sempre attaccato Berlusconi, spesso in solitaria. E perché, assicura Grillo, è un uomo onesto: come se quella di Report fosse solo velenosa propaganda contro chi è anti-sistema con i dipietristi.

E Grillo ci ricasca… dopo aver difeso quell’Umberto Bossi dei soldi della Lega finiti nelle tasche del Trota.

La sparata del leader del Movimento 5 Stelle fa immediatamente il giro del mondo politico e ricorda una simile sortita, sei mesi fa. Allora, era aprile, Grillo si schierò a difesa di Umberto Bossi, appena spazzato via dal vortice di soldi che dai cassetti della Lega finivano in Tanzania o nelle spese private del Trota: «Bossi è un uomo onesto, sappiamo tutti che non ruba», aveva detto il comico.

Totò direbbe : “ ma mi faccia il piacere ! “ . Preparati piuttosto a riattraversare lo stretto di Messina camminandoci sopra !


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L'amico Andrea Sarubbi, deputato in progress , cosa pensa di Di Pietro

2 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Prendo in prestito la pagina di Sarubbi su Twitter

Due destini

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In questa legislatura ho sempre pensato una cosa dei miei colleghi Idv: che fossero – con le dovute eccezioni – persone in gamba se presi uno per uno, ma deleteri se presi tutti insieme. E ho sempre creduto che se avessero avuto qualche procedura più democratica al loro interno non avrebbero fatto tante fesserie, visto che in diverse occasioni – anche all’interno del gruppo parlamentare – Di Pietro è finito in minoranza (mi ricordo un 26 a 2 sulla politica estera, un paio d’anni fa) ma ha continuato a dettare legge. Problemi loro, per carità, ma la riflessione mi è tornata in mente leggendo di questi ultimi (e forse definitivi) sviluppi, dopo il caso Report e il bacio mortifero di Beppe Grillo.

Lasciamo perdere i casi di scuola, da Scilipoti a Razzi, perché nessuno in questo Parlamento ne è immune: magari si può rimproverare al partito anti-casta di averne collezionata una percentuale doppia o tripla rispetto alla media, da De Gregorio in poi, e di non avere dunque i titoli per fare la morale a chicchessia. Ma non è questo il punto: il punto è che l’Idv è, in sé, un impeccabile caso di scuola, che rende sempre più attuale la frase di Nenni sul “puro più puro che ti epura”. Hanno fatto le pulci a noi per tutta la legislatura – memorabile l’ostruzionismo notturno sui fondi alla lirica, che noi eravamo riusciti a salvare solo in parte dai tagli di Tremonti, e quello ad hoc durante l’ultima partita della nazionale ai Mondiali 2010, per guadagnare qualche riga anticasta pure sulla Gazzetta dello sport – e poi si sono sgonfiati come un soufflé. Hanno oscillato tra il sogno del Partito democratico durato un giorno (il tempo di costituire un gruppo autonomo in Parlamento, nonostante le promesse) e le sceneggiate di piazza Navona, tra l’antiberlusconismo viscerale e la strategia della responsabilità, anch’essa durata poco (giusto la settimana successiva ai referendum vinti), tra la fiducia a Monti e le accuse più invereconde al governo dei banchieri. Hanno cambiato linea una decina di volte, forse anche una quindicina, fino a quando l’avanzata di Grillo non li ha messi con le spalle al muro; alcuni lo hanno capito subito – tipo Franco Barbato il castigatore, che ora può vantarsi di essere stato candidato nell’Idv come indipendente – e hanno cercato subito una saldatura con il massimalismo (Grillo e ala dura della Fiom); altri, più ottimisti, hanno cercato di spiegare senza successo a Di Pietro che sul terreno dell’anticasta il M5S era fuori portata per gente che nella politica sta da anni, e che l’unica possibilità ragionevole sarebbe stata quella di ammorbidire i toni aprioristici anti-Monti, valutando provvedimento per provvedimento, per poi cercare una nuova alleanza con il Pd. Si è arrivati ora a questo punto di non ritorno, che per certi versi ricorda molto quello che sta accadendo al Pdl: un padre-padrone in grande difficoltà, un partito spaccato tra fedelissimi a oltranza e militanti critici, un elettorato confuso, un consenso ridotto ai minimi storici, una promessa di morte e resurrezione cambiando nome e simbolo. Silvio e Tonino: simul stabunt vel simul cadent. Che il più berlusconiano di tutti fosse proprio Di Pietro, d’altra parte, si sapeva già da tempo.

sarubbi-andrea    Andrea Sarubbi deputato PD

 

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Caro Di Pietro, che delusione ! Da tutti a casa , a "casa a tutti"

2 Novembre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Di Pietro: “L’Italia dei Valori è morta con Report. Ora risorgiamo”

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L'ex magistrato: "Mediaticamente siamo morti. Siamo isolati, speriamo nei nostri elettori". Sulle donazioni ricevute e gli affitti dei suoi appartamenti al partito ammette: "Ho commesso tanti errori, chiedo scusa e ricomincio. Ma su questi fatti sono un perseguitato". E nega ogni irregolarità

Antonio Di Pietro ha perso qualcosa: “Dov’è la mia agenda? Venga, le faccio vedere. Io mi siedo su quella poltrona singola”. Decisionista, sempre. Uomo partito, uomo comando, uomo immobili: “Le visure catastali, fresche fresche. Guardi, leggiamo insieme”. S’accomoda, riprende punto per punto la trasmissione Report, l’incedere sofferto: “L’italiano mi punisce. E poi il taglia e il cuci di un video. Ma io stimo Milena Gabanelli”. L’ex magistrato parla con le carte in mano. Le carte non lo scrivono, non lo dicono, ma l’uomo – che attira aggettivi negativi anche dal figlio politico, l’Idv – è rassegnato. “Voglio chiarire tutto”.

Un attimo di pazienza, che succede?

(Ripone gli occhiali, chiude la cartellina) Qui a maggio andiamo a casa: non entriamo in Parlamento. La storia già la conosco. L’Italia dei Valori è finita domenica sera, a Report. Mediaticamente siamo morti. Siamo vittime di un killeraggio, di un sistema politico e finanziario che non ha più bisogno di noi.

Chi spegne la luce?

Noi, non più io. Combattiamo, ma sarà dura: porte sbarrate a sinistra, porte sbarrate ovunque. Siamo isolati, speriamo che i nostri elettori ci aiutino.

E se va male?

Faremo opposizione fuori dal Palazzo. E tiferemo per Beppe Grillo.

Una domanda tormenta gli italiani, quante proprietà possiede, 54 o 56?

Mi faccia ridere un po’. I miei figli scherzano: tu perché hai 8 fabbricati e io solo 7? In realtà, entrambi hanno una casa a Milano, comprati su progetto, per risparmiare, attraverso una cooperativa, e una quota di eredità materna a Bergamo. Tutto qua.

E sua moglie? I suoi 49 terreni e 7 fabbricati a Montenero di Bisaccia?

Lei è ricca di famiglia. Non ha beneficiato dei miei guadagni, anzi. Ha uno studio fortissimo, è indipendente, è una donna intelligente e rispettabile. Non è la moglie di Di Pietro. A Montenero ho appezzamenti per gli ulivi, il grano e baracche per il trattore e addirittura la stalla. Queste sarebbero le mie ricchezze?

Non è povero.

Mica mi lamento? Ma sono soldi sudati e ricevuti vincendo cause per diffamazione.

Per due volte, a Roma e Busto Arsizio, ha comprato due appartamenti e li ha dati in affitto al partito. Non è strano?

Non c’è nulla di irregolare. Certo, non lo rifarei. Ma io ho messo in piedi una macchina quando Internet non esisteva e non avevo i capitali necessari.

 

Nel ’95 la signora Borletti le lasciò quasi 1 miliardo di lire in donazione.

La data è importante: non facevo politica, mi difendevo in tribunale. Ho incassato i soldi in due rate, nel ’98 e nel ’99 e in parte li ho utilizzati per l’Idv che cominciava da zero lire. Ho commesso tanti errori, lo ammetto. Chiedo scusa, e ricomincio. Ma su questi fatti sono perseguitato, e non per caso.

Cosa pensa di scontare?

Quello che rompe le scatole al governo di Mario Monti e critica il presidente Napolitano per il conflitto d’attribuzione con la Procura di Palermo viene automaticamente escluso. Io lo sapevo, ma non posso rinunciare ai principi dell’Idv.

Crolla tutto.

E noi cerchiamo di riparare il tetto. Non è stato facile, però avremo regole ancora più stringenti sui soldi che gestiscono i gruppi regionali e sui candidati per le prossime elezioni.

Farete le primarie?

Subito, in rete. Chiunque potrà presentare il proprio curriculum, che sia un iscritto al partito o un semplice simpatizzante, un comitato di garanti esaminerà la candidatura e un sistema elettronico, come quelli che usa Grillo, selezionerà i migliori. Così eviteremo i casi Sergio De Gregorio. Deve sapere che io, Grillo, lo ammiro e lo copio.

E i casi Vincenzo Maruccio, l’ex capogruppo nel Lazio, indagato per peculato?

L’ho conosciuto giovanissimo, laureato, educato, preparato. Ha fatto carriera. Era insospettabile. Come potevo immaginare queste accuse? Se ci fosse la preveggenza, non ci sarebbero i divorzi. L’Italia dei Valori, però, adesso è un divorzio continuo.

Ce l’ha con Bersani?

No, per carità. Anche lui è vittima di un sistema. Se ne accorgerà, quando gli faranno le scarpe.

Si spieghi, Di Pietro.

Quando dovrà formare il nuovo governo e Monti sarà pronto per il bis.

Teme di non farcela, stavolta?

Sì, ma chi s’arrende è già perduto. E io questi adagi popolari non li dimentico.

 

da Il Fatto Quotidiano di giovedì 1 novembre 2

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Ancora una nota sullo spreco del denaro pubblico - Franco Spada , consigliere regionale IDV della Lombardia , prenderà 50.000 € per sei ore di lavoro

31 Ottobre 2012 , Scritto da CARANAS Con tag #POLITICA

Non è certamente colpa sua (chi è quel fesso che rinuncia a qualcosa che gli spetta per legge ?), è il meccanismo che non funziona e va riformato dalle radici.

E’  vero, ho lavorato solo 6 ore, ma sono state 6 ore molto intense?. Ha risposto così a “24 Mattino” su Radio 24 Franco Spada, consigliere regionale Idv in Lombardia entrato in carica il 26 ottobre, il giorno stesso dello scioglimento del Consiglio. Spada ha lavorato 6 ore ma percepirà lo stipendio fino alle prossime elezioni: circa 50mila euro lordi.  “Io prenderò né più né meno di quello che prenderanno gli altri consiglieri “ - si è difeso Spada -. Quando assumo un incarico mi impegno sempre al massimo. In quelle sei ore è stata approvata una legge importantissima: la legge elettorale. Se fossimo stati in tempi normali quella legge sarebbe stata approvata in una ventina di giorni. Quindi quel giorno non è che non abbiamo lavorato... “ E’ stata una giornata intensissima”.

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